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 Diario della demenza - 19/11/2010

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Daniela Micheli
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Daniela Micheli

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MessaggioTitolo: Diario della demenza - 19/11/2010   Diario della demenza - 19/11/2010 Icon_minitime20/11/2010, 20:32

E’ da agosto che non scrivevo una pagina de I diari della demenza.
Oggi è il giorno giusto per riassumere ciò che sono stati i giorni che non sono stati scritti ma, semplicemente, solo vissuti.
Le ore si sono srotolate, tra uno squillo di cellulare e un altro, richieste di aiuto che necessitavano la presenza di me, figlia senza nome.
Le demenze si sono susseguite, una diversa dall’altra; alcune è stato facile farle rientrare.
Altre no, sono continuate per ore e ore.
Ultimamente le ore sono diventate giorni interi, di costante pressione psicologica.
Di rabbia, di lacrime.
Di calma e di furia, non sapendo più qual è la via giusta da imboccare visto che nessuna porta da nessuna parte se non ad un grande dolore ed una grande sofferenza, non solo tua mamma, ma di chi ti sta attorno.
La mia pena è immensa, oggi più che mai.
E’ stupido da parte mia mettere sulla carta ciò che ho dentro ma voglio fissarlo, per rileggerlo tra qualche tempo e sperare che non lo farò più con gli stessi occhi di oggi, che la malinconia di te arrivi prepotente a farmi dimenticare questa giornata.
Oggi ti ho detto che tu non sei più mia madre.
Ti ho urlato che stai rovinando la vita a tutti.
Sì, mamma, sei malata ma il tuo male non ha una scadenza per cui mi posso aiutare dicendomi “Dai, Dani, ancora qualche settimana di strazio ed è finita”.
L’ho fatto per sei mesi, con il babbo e solo dopo mi sono pesate le visite quotidiane in ospedale, quando, nel parcheggio, mi si contraeva lo stomaco dall’entrare, per l’ennesima volta, in quella corsia dalla quale sapevo ne sarebbe uscito solo morto.
Con te, mamma, non ho un termine al quale aggrapparmi per sostenermi e farmi forza ancora di parlarti, di capirti, di vivere la tua impotenza.
Io non ce la faccio più, mamma.
Io sono sfinita ed esaurita.
Tuo figlio altrettanto, Rodica se ne torna in Romania perché lei è qui per lavorare non per sentirsi dare della puttana, della ladra per tutte le ore che sei sveglia.
A nulla vale dirle che lo dici anche a me, il risultato che otteniamo è di piangere assieme.
Oggi abbiamo deciso e vorrei solo che tu sentissi la pena che ho dentro, nella determinazione della decisione.
Forse scrivo per assolvermi da quello so mi perseguiterà a lungo; sei sempre stata così brava con me,a riempirmi di sensi di colpa, che sicuramente e al di là della tua demenza, percepisci anche adesso, nell’urlarmi che sono una bestia e che non sono tua figlia.
E’ vero, mamma, io non sono più tua figlia dal momento che questo corpo che ho davanti, piegato e lento è quello di colei che mi ha partorito ma il resto non lo conosco più, mia madre è morta il 5 febbraio e non è più ritornata, nemmeno per un momento ad essere quella donna che mi ha messo al mondo cinquant’anni fa.
Ti ho sempre giurato che sarebbe stata l’ultima spiaggia, che avrei fatto di tutto per non metterti in una struttura.
Sono una traditrice, mamma, ho fatto uno spergiuro.
E se c’è un dio per davvero, da qualche parte, sa con quanta tenerezza sto pensando alla mia mamma che avevo una volta e che odio ho per questo viso, stravolto da un ghigno cattivo, al quale ho augurato la morte.
Sono felice di non essere credente o questo mio pensiero, che oggi ti ho gridato in faccia, saprei essere la porta spalancata per un inferno.
Solo che io, mamma, l’inferno lo sto vivendo qua, in terra.
E’ l’inferno che mi distoglie da tutto e da tutti, che mi fa rispondere male a mio marito ed ai miei figli.
Che non mi permette di concentrarmi sul lavoro, al punto che oggi mi hanno invitato a venire a casa.
Il mio inferno, mamma, mi si legge negli occhi che non smettono mai di essere lucidi.
Perché sei qua dentro, con la tua pena che convive con la mia paura e la mia inadeguatezza di affrontare questa situazione che non auguro a nessuno di dover vivere.
Io non ti voglio ricordare così come oggi, mamma.
Tra un’ora tornerò da te.
Mi odio per questo mio non riuscire più a volerti bene.
Mi odio nel rendermi conto che ho più pietà per un cane rognoso che passa per la strada che non per te, che sei mia madre.
Mi arrendo, mamma, non ho più armi per combatterti e per salvarmi se non quella che già so sarà per sempre la mia condanna.
Non sono più tua figlia, mamma.
Ora non ha più importanza se non ricordi il mio nome.
Oggi ho tagliato il cordone ombelicale.
Ne resta ancora un piccolo pezzo: quello non so quando cadrà del tutto.
Spero solo per me e per te che sia il più presto possibile.
E non prego il tuo dio che avvenga, io non credo al tuo dio.

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Il più grande condottiero è colui che vince senza combattere.[Sūnzǐ Bīngfǎ, 孫子兵法]
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Franca Bagnoli
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Franca Bagnoli

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MessaggioTitolo: Re: Diario della demenza - 19/11/2010   Diario della demenza - 19/11/2010 Icon_minitime20/11/2010, 21:11

Una pagina drammatica. Ho vissuto questa esperienza e so che si arriva a voler sparire e forse ad ugurare la morte a chi amiamo. Un mio amico prete lo disse gridando a sua madre e poi, piangendo si andò a confessare. Sono situazioni stressanti e chiunque potrebbe perdonarci qundo i nervi diventano incontrollabili. Però, Danielina, il mio cionsiglio, per quanto può valere è di resistere. Assumi una assistente. Non puoi fare tutto da sola. Quando mia madre uscì di testa per un anno intero, gridando giorno e notte, quando sentii che non ce la facevo mi decisi a prendere tre assitenti che si alternavano. Se ne andarono la pensione di mamma, la mia e un po' di soldi che aveva lasciato mio padre. Però, tra i sensi di colpa xhe mi divoravano e ancora mi divorano non ci fu quello di averla mandata fuori di casa. All' epoca, 2000/ 2001 l' Als offiva molti servizi: un medico, iun infermiere e perfino un fisioterapista. Ora non so.Cerca, se ce la fai a tenere la mamma in casa. Se ti costa troppa fatica andare a casa sua, vedi de puoi portarla a casa tua. Altro non so dirti se non augurarti di trovare la soluzione migliore per la mamma e per te. Alla fine mia madre morì serenamente. Per tutto il giormoera stata calma. Venne il medico e disse che aveva poche ore. Feci intempo a farle dare l' Estrema Unzione. Poi, rspirando sempre più piano si addormentò per sempre-Ora la sogno spesso e certe mattine, tra la vegli e il sonno mi sorprendo a pensare: Ora mi alzo e la trovo in cucina.
Un abbraccio dal profondo del cuore. Franca.
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Gisella Sella
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MessaggioTitolo: Re: Diario della demenza - 19/11/2010   Diario della demenza - 19/11/2010 Icon_minitime20/11/2010, 22:45

Ce l'ho sulla punta della lingua…si dice quando non riusciamo a ricordare una parola, un nome, ed è lì che sta per essere pronunciato
Spiritosamente qualcuno risponde: "Tira fuori la lingua che te lo leggo
Poi magari quando non ci serve più, ecco che torna la memoria.
Quando mi succede di non ricordare dove ho messo le chiavi di casa, una data, un luogo o un'altra dimenticanza banale, il mio pensiero va ad una persona di famiglia che aveva perso la memoria.Mia madre.
Morbo di Alzhaimer, aveva sentenziato il medico, una patologia grave.
All'inizio erano fragili avvisaglie, buchi neri dalla grandezza di un chicco d'uva in quella chiamata "memoria breve", poi sempre più devastante fino a togliere ogni dignità umana.
Si guardava nello specchio e non si riconosceva ma "dialogava" con la sua immagine come se fosse un'altra persona. Le erano nitidi immagini del passato ma non quelle del presente…Voleva andar via di casa dove l'aveva vista sposa gentile e semplice…diceva che non era la sua…la sua era quella dove abitavano i suoi genitori e i fratelli. E si disperava e si angosciava.
A volte aveva delle allucinazioni: vedeva fiamme alla finestra, e non erano altro che i fari delle macchine…urlava che stava bruciando, ed aveva il terrore negli occhi.
Ci siamo trovati impreparati e inidonei di fronte a questa malattia.
Il medico, al quale facevo un sacco di domande, mi rispondeva che non dovevo mai contraddirla, perché lei vedeva realmente quello che descriveva…dovevo assecondarla e tranquillizzarla.
Mi spiegò che noi introduciamo la realtà e poi la trasmettiamo…lei invece non aveva più questa capacità ma rimandava un suo mondo interno.
La memoria per lei era come un nastro di registrazione che aveva memorizzato il passato ma che con il tempo si era logorato e incapace ora di farlo con il presente.
Lei esisteva perché esistevamo noi, noi che con affetto costruivamo ogni giorno la sua vita, le garantivamo i ritmi della fame e della sete, stabilivamo quando era sazia, quando probabilmente era scomoda, noi che la tenevamo pulita.
All'inizio, mi rifiutavo di credere che non potesse riprendersi…fisicamente era sana. Mi ero messa in mente di poterla guarire, di poterla far uscire da quell'incubo.
Nelle poche ore che passavo con lei, la stimolavo con domande, con piccoli lavoretti, le cantavo canzoni popolari vecchie, del suo tempo e la incitavo a proseguire quando io mi fermavo a metà.
Era sempre più assente…mi chiamava signora, mi diceva che ero buona, le piacevano i miei orecchini…mentre io avrei voluto urlare…sono Miriam, la tua Miriam.
Gli occhi spenti, privi di vita…lei che era sempre stata così vivace, intelligente, sensibile, gentile…Educata e molto devota al suo Signore e alla sua Madonna.Lei, così simile a me.
Se ne andò una mattina di novembre, in silenzio, leggera come una piuma… Era bella come un angelo.
Mi manca


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Virginia Ferrari
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Virginia Ferrari

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MessaggioTitolo: Re: Diario della demenza - 19/11/2010   Diario della demenza - 19/11/2010 Icon_minitime22/11/2010, 07:45

.....Oggi ho tagliato il cordone ombelicale.
Ne resta ancora un piccolo pezzo: quello non so quando cadrà del tutto.
Spero solo per me e per te che sia il più presto possibile. ..


No, Daniela, quel pezzetto di cordone non cadrà mai... e tu lo sai! un abbraccio forte.
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MessaggioTitolo: Re: Diario della demenza - 19/11/2010   Diario della demenza - 19/11/2010 Icon_minitime

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