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 Il dono di Tony

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Mario Malgieri
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Mario Malgieri

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MessaggioTitolo: Il dono di Tony   Il dono di Tony Icon_minitime14/12/2010, 15:54

Il sogno di quella notte era stato bello, anzi bellissimo; se Tony fosse stato sveglio l’avrebbe classificato tra quelli a colori, sereni e luminosi, senz’altro da conservare.
Nel suo mondo, il mondo di un bambino di sei anni che tutti definivano “particolare”, ogni cosa aveva un posto preciso e per ogni posto c’era la cosa che doveva occuparlo. Non ci poteva essere eccezione a questa semplicissima regola. Invece i sogni, l’aveva capito molto presto, non potevano essere ordinati, seguivano logiche incomprensibili, ma almeno Tony aveva imparato a costringerli in una cornice controllabile.
Per ottenere il suo scopo si era costruito un teatro, naturalmente immaginario ma assolutamente realistico,
l’aveva visto una volta alla televisione e lui non dimenticava mai nulla. C’era un palcoscenico, dove si svolgevano gli spettacoli, cioè i sogni sempre nuovi e imprevedibili e c’era la platea con una sola poltrona, dove lui sedeva comodamente e assisteva alla rappresentazione con grande partecipazione emotiva.
Quando lo spettacolo finiva, lui si svegliava.
Ora Tony era sveglio e felice, con quel sogno bellissimo avrebbe completato ciò che stava facendo in gran segreto da molti mesi anzi, esattamente da trecentosessantadue giorni .
Si alzò dal lettino, si infilò le pantofole e si diresse verso gli scaffali dove tutti i suoi giocattoli erano riposti in ordine perfetto.
Stando attento a non fare rumore, non voleva che la mamma lo sentisse e magari venisse a vedere cosa stava facendo, spostò la sedia, vi salì sopra, si alzò in punta di piedi, prese la scatola dal ripiano più alto e, sceso con cautela, la depose sulla sua piccola scrivania.
Era rotonda, di metallo, con un coperchio sul quale era dipinta una scena molto colorata e movimentata: delle persone a cavallo, vestite in modo buffo, sembravano correre dietro a tanti bei cagnoni che a loro volta rincorrevano un animale simile a un cane ma dal pelo rosso.
Per Tony era adattissima allo scopo. Aprì con cautela il coperchio, come se avesse paura che qualcosa da dentro potesse fuggire.
Si soffermò il tempo necessario a rivivere il bel sogno che aveva appena fatto, poi richiuse il coperchio, con la massima attenzione.

In cucina, i genitori di Tony stavano parlando a bassa voce ma si percepiva la tensione, trattenuta solo per il timore di farsi udire dal figlio. Sul tavolo alcuni documenti e una penna.
La mamma pareva sconvolta, aveva gli occhi rossi e si mordeva nervosamente le unghie di una mano. Il padre, in apparenza più calmo, cercava di ragionare.
- E’ la decisione giusta, per il bene di Tony soprattutto. Crescendo non gli basterà certo essere un genio con i numeri, deve imparare a comunicare, a interagire col resto del mondo. -
- Lo so, se ci ragiono è come dici tu, ma c’è il cuore, io sono sua madre e non riesco a essere solo razionale. Questo bambino, il mio bambino, io lo amo e lui ama me, ne sono sicura. Non lo firmo!-
- Ma pensaci, in sei anni non ha mai dato un segno di affetto, ti vuole vicino perché soddisfi i suoi bisogni ma non ti ha mai dato nulla. Io poi, sembra quasi che per lui io non esista.-
- Certo che non esisti - il tono della donna divenne aspro - tu sei sempre via per il tuo lavoro, anche settimane intere, e quando ci sei, di lui non ti occupi mai. Faccio sempre tutto io. E poi lo dici tu che non mi dà nulla, a volte mi guarda in un modo… è amore, ne sono sicura.-
- Come puoi esserne sicura? Non un sorriso, non una carezza, apre la bocca solo per dire no, o per farci sapere quanti maccheroni ci sono nel piatto, ha solo quello strano talento coi numeri. Comunque non devi certo smettere di amarlo, lo andremo a trovare ogni volta che vorrai, è a mezz’ora di strada.-
- Ma come farà senza sua madre? Come hai detto tu, Tony mi ha sempre avuto vicino.-
- Là sarà seguito ventiquattro ore al giorno da specialisti, hanno trattato centinaia di casi come il suo. Farà dei progressi e tra tre o quattro anni, magari anche prima, lo potremo riprendere in casa.-
- Non lo riprenderemo in casa perché da qui non andrà via, è a te che dà fastidio, sei tu che non gli rivolgi mai una parola affettuosa, che ti vergogni a portarlo fuori…-
- Certo che mi vergogno a portarlo fuori! “Ecco lo stupido con suo padre” questo è quello che pensano! E per forza, se qualcuno lo guarda lui si nasconde, se poi solo lo sfiorano si mette a urlare come se lo ammazzassero, sì è vero, mi vergogno e ora me ne vado, quando torno voglio vedere la tua firma su quel foglio se no me ne vado io, e per sempre!-
Il padre non aggiunse altro, prese la giacca e uscì
La madre si sedette sconvolta, poi scoppiò a piangere. Non sapeva più cosa fare.

La mamma e il papà pensavano che lui non sapesse, invece no, lui conosceva i loro segreti perché era bravo ad ascoltare.
Per esempio, sapeva una cosa di quel giorno speciale che tutti chiamano “natale” e arriva il venticinquesimo giorno del dodicesimo mese.
In quel giorno si ricevono tanti regali, ma questo lo sapeva da tempo.
Ma non li porta Babbo Natale come gli avevano sempre detto. Li portano mamma e papà.
L’ultima volta aveva avuto in regalo quei bei pennarelli colorati che ora usava per i suoi disegni.
E anche le scarpe che la mamma gli faceva mettere quando lo portava a fare una di quelle belle passeggiate nel parco, con tutti i cani e anche le persone che gli passavano vicino.
Le persone gli facevano paura, magari lo avrebbero toccato e lui si sarebbe messo a urlare, non sopportava di essere toccato. I cani invece potevano toccarlo con la punta umida del loro naso, o magari con la lunga lingua ad accarezzare il viso. A Tony piacevano molto i cani, con lui erano sempre gentili e affettuosi.
Ma ai cani avrebbe pensato alla prossima passeggiata, la cosa importante secondo i suoi conti, e lui non sbagliava mai a contare, era che stava per arrivare un altro natale.
Mancavano solo tre giorni.
Questa volta avrebbe fatto anche lui un bel regalo alla mamma .
Però non poteva aspettare proprio il giorno giusto.
Gli costava uno sforzo immenso, ma doveva anticipare.
Così la mamma avrebbe smesso di piangere. Non era la prima volta, era la quarta negli ultimi otto giorni, almeno le volte che aveva potuto ascoltare Non doveva accadere più.
Le avrebbe portato subito il regalo così mamma avrebbe smesso di piangere, anzi, avrebbe persino sorriso.
Tony aprì un cassetto della scrivania, estrasse il foglio di carta colorato che aveva avvolto il suo regalo dell’anno passato. L’aveva piegato bene e conservato con ogni cura.

Il bambino era felice mentre iniziava a incartare la scatola, quella riempita con tutti i suoi sogni più belli.
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Divagazioni laterali
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MessaggioTitolo: Re: Il dono di Tony   Il dono di Tony Icon_minitime14/12/2010, 16:29

regalare sogni, che meraviglia. Commovente!
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Virginia Ferrari
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Virginia Ferrari

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MessaggioTitolo: Re: Il dono di Tony   Il dono di Tony Icon_minitime15/12/2010, 07:56

"La mamma e il papà pensavano che lui non sapesse, invece no, lui conosceva i loro segreti perché era bravo ad ascoltare"

Altrochè se era bravo ad ascoltare. Lui sapeva, conosceva, sentiva sulla sua pelle il rifiuto di quell'uomo chiamato "padre". Questi bambini che stupidamente alcuni chiamano caratteriali hanno una sensibilità enorme e amore a iosa da dare basterebbe ascoltarli. Bella narrativa mario sarai anche un orso ma in quanto a sensibilità ne hai da vendere. Buona giornata ^__^
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Franca Bagnoli
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Franca Bagnoli

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MessaggioTitolo: Re: Il dono di Tony   Il dono di Tony Icon_minitime15/12/2010, 09:54

Un racconto tenerissimo e purtroppo realistico. Questi bambini hanno una grande sensibilità e una altrettanto grande capacità di amare. Sono come i fiori che, privati di acqua appassiscono. Loro, privati d' amore, sempre più si racchiudono in se stessi. Buona giornata, Mario.
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MessaggioTitolo: Re: Il dono di Tony   Il dono di Tony Icon_minitime

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