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 Le pietre di dio

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Massimiliano Procellaria
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Massimiliano Procellaria

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MessaggioTitolo: Le pietre di dio   Le pietre di dio Icon_minitime2/1/2011, 20:38

Non ci fermammo che solo dopo aver visto il suo sangue sgorgare dalla testa fracassata, riversarsi sul terriccio e sporcarle il viso ed i capelli, disordinati come un ventaglio sgualcito.
Quella puttanella traditrice era dura a morire, ci impiegammo più di un’ora, prendendola a calci, bastonate e lanciandole addosso pietre con tutta la forza e l’odio che avevamo dentro; lo stesso odio che si usa a chi tradisce la nostra religione yazidi e s’innamora di un infedele, convertendosi alla sua impura fede.
La puttanella era scappata da casa, ma l’abbiamo trovata, oh si se l’abbiamo trovata, dio misericordioso c’ha condotto al suo nascondiglio per strapparla da quel letto dove avrebbe commesso il più grande oltraggio per l’intera comunità, godendo tra le braccia di quel cagnaccio che non ama il nostro dio.
Se n’era andata da casa lasciando anche il suo figlioletto di appena due anni, credeva d’essere libera, dopo che era rimasta vedova.
Stava distesa a pochi metri da noi, tremando, coprendosi la testa, ma le nostre pietre erano più forti delle sue urla e del suo dolore, stava a singhiozzare pietà e perdono, ma le pietre di dio non sentivano ragione…doveva morire, il suo sangue avrebbe dovuto lavare la terra che lei stessa aveva calpestato coi sui piedi luridi; le pietre di dio cariche d’onore, di obbedienza, di pudore, di giustizia, d’amore per il creatore, non sbagliavano un colpo, fratturavano ossa, spappolavano organi e cranio.
Si contorceva, si straziava, dall’agitazione ogni tanto la gonna le si alzava mostrando le cosce e le mutandine da puttana ed allora ci fermavamo un attimo per coprirla, si sarà illusa che l’avremmo risparmiata, ma subito dopo ricominciavamo ancora più assetati di sangue e vendetta.
Per qualche attimo ci guardavamo negli occhi interrogandoci su chi avrebbe dovuto coprirla, due volte è toccato a me, due volta a Ismail, una a Karim, ogni volta era duro resistere e non potevamo fare a meno di toccarla, eccitante com’era, rannicchiata sul pulviscolo e le pietruzze; d’altronde quella carne è lì per essere flagellata, non meritava il minimo rispetto.
Le grida si confondevano col pianto dei bambini che lì in mezzo stavano spaventati ma senza vedere cosa succedesse, noi yazidi* siamo accorti nel proteggere i nostri figli da questi orrori; suo figlio è stato portato lontano da una delle nostre mogli, quando sua madre avrà espiato pubblicamente la sua colpa, gli diremo che era una peccatrice e che dio ha deciso di farla bruciare all’inferno; povero bambino, orfano di padre e figlio di una puttana infedele; ma non sarà solo, dio misericordioso lo salverà e lo condurrà alla salvezza eterna.
Avrebbe voluto salutarlo un’ultima volta, ma glielo abbiamo impedito, quelle braccia, quelle labbra sporche da peccatrice, non potevano avvicinarsi alla purezza di quell’angioletto.
L’amica alle nostre spalle ci implorava di fermarci; prima che cominciassimo a lapidarla, le stava sempre a fianco, cercando di tranquillizzarla, dicendole di farsi colpire subito nei punti vitali, di modo che la sofferenza sarebbe stata più breve; poi siamo stati costretti a staccarle l’una dall’altra nel loro ultimo abbraccio.
La seta di vendetta si sta per placare, la puttanella ha solo pochi istanti di vita, trema, è una foglia sull’orlo di un burrone che sprigiona lingue di fuoco, è carne morta che sarà da cibo agli sciacalli, non ha più respiro, solo un rantolo leggero che esala l’ultimo afflato dei suoi peccati; l’ultimo colpo, come d’abitudine, lo sferra il più giovane, quello che per la prima volta prende parte ad una lapidazione.
Il giovane è robusto, avrà appena qualche anno in più dell’infedele; raccoglie un blocco di cemento, glielo scaraventa sul viso, deformandolo, storcendole il naso, incavandole gli occhi, con una forza ed una rabbia che, dopo più di un’ora di fatiche, erano ancora lucide e piene di vigore.
Qualcuno le si avvicina, come al solito, e constata che sia morta davvero, le dà qualche calcio sulla spalla; è morta; giustizia a dio misericordioso; la nostra forza è quella di dio, quella dell’unità, quella che ti fa sempre scegliere la cosa più giusta da fare.
Se non fosse stato per apostasia, l’avremmo uccisa per adulterio; se non fosse stato per adulterio, l’avremmo uccisa per furto; se non fosse stato per furto l’avremmo uccisa se avesse divorziato; se non fosse stato per divorzio, l’avremmo uccisa per disobbedienza al padre; se non fosse stato per disobbedienza al padre, l’avremmo uccisa perché camminava a fianco di altri uomini; se non fosse stato che camminasse al fianco di altri uomini, l’avremmo uccisa per oltraggio alla religione; se non fosse stato oltraggio alla religione, l’avremmo uccisa perché le sue scarpe erano troppo colorate; se non avesse avuto delle scarpe colorate, l’avremmo uccisa perché avevamo voglia di ucciderla.

Qualcuno mentre le sputava addosso e le lanciava pietre, gridava “allah akbar*( e siamo grati a dio che ci dà il diritto alla vendetta), io, quella volta ero rimasto in silenzio; ho lanciato le pietre perché sentivo il peso degli sguardi che stanno lì per giudicarti; ho provato ad immedesimarmi al posto della giovane ragazza, non ce l’ho fatta, la sola idea di avere una pietruzza nella scarpa mi fa impazzire.
Sto seduto a chiedermi se questo massacro mi aprirà le porte del paradiso, sto a chiedermi se le atrocità gratuitamente inflitte ci apriranno le porte del paradiso, se in fin dei conti, siano servite a purificare questa terra e questa gente, ritenutasi oltraggiata dal peccato di Dua Khalil Aswad.
Ho paura adesso: paura che suo figlio, la sua amica, il suo uomo, il mondo intero, si vogliano vendicare di me, che confondano un uomo giusto con un assassino.
Fratelli, che lanciavate le pietre assieme a me, non sentite come in ogni istante della nostra vita la nostra coscienza venga lapidata?













• Yazidi: seguaci della religione dello yazedismo, diffusa in particolar modo nei dintorni di Mossul

• Allah akbar: espressione traducibile con “dio è grande”


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