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 Robocchio (capitoli 1, 2, 3)

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Kabir Lopez
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Kabir Lopez

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MessaggioTitolo: Robocchio (capitoli 1, 2, 3)   Robocchio (capitoli 1, 2, 3) Icon_minitime16/2/2011, 15:14

Cap. 1: Mastro Cippetto si sente solo.

C'era una volta…
"Un calciatore!", diranno i nostri piccoli lettori. No, non era un calciatore.
"Harry Potter!". Neanche lui.
"Una velina!". Sbagliato.
"Costantino!". Noo.
C'era una volta un povero informatico, da tutti chiamato mastro Cippetto, che viveva miseramente in una casetta della periferia di Roma.
Era talmente povero da non potersi permettere nemmeno una connessione ADSL. Il suo computer era un vecchio portatile sgangherato, senza mouse ottico, senza connessione wireless, senza prese USB 2.
Accanto a lui viveva un suo concorrente, di nome mastro Mazzetta, molto più ricco. Un suo cugino era assessore, e gli aveva fatto affidare l'incarico di informatizzare gli uffici comunali di un piccolo paesino in provincia di Latina, dove adesso tutti i dipendenti utilizzavano dei computer portatili senza mouse ottico, senza connessione wireless, senza prese USB 2, tutti a norma della legge 4/2004.
Mastro Cippetto viveva da solo: sua moglie, incattivita da una vita di stenti, lo aveva abbandonato portandosi via l'unica periferica di un certo pregio: un morbidissimo joystick in puro latex, anatomico e con force feedback per una migliore interazione col gioco.
Proprio per porre rimedio a tale solitudine Cippetto, stufo di giocare con l'unico passatempo che lo accompagnava sin dalla nascita, decise di costruire un piccolo robot, che gli facesse compagnia durante le lunghe sere passate a navigare su internet a 56K.
Ma, ahimè, non aveva il materiale necessario. Dapprima, tentò di farsi regalare qualche vecchia periferica dal suo ricco vicino, ma ricevette un fermo diniego: "Purtroppo non posso aiutarti: questi Commodore 64 fanno parte di un progetto di informatizzazione della Motorizzazione Civile, quegli Spectrum dovrei piazzarli presso l'Aeronautica Militare e, siccome mio cugino è diventato da poco presidente della Consorzio delle Acque, quei 386 sono destinati alla gestione della diga sul Vajont; sai, devo trattarli bene per non fare brutta figura", gli fu detto.
Come ogni esperto navigatore, Cippetto decise allora di cercare aiuto nella Rete. Visitò i maggiori siti di vendite online, ma né chelcù né ibei proponevano materiale alla portata delle sue tasche. Preso dalla disperazione, si collegò allora alla sua casella di email in cerca di consolazione e, dopo aver cancellato 26 offerte di viagra sottocosto, 11 proposte di acquisto di Rolex falsi, 3 richieste di aiuto da parte di vedove miliardarie del Kenia, scaricò e lesse con cura le 14 newsletter cui era abbonato, contenenti le migliori foto del giorno per le categorie Anal, Midget, Gangbang, Lesbian eccetera eccetera.
Fu a quel punto che gli venne l'idea che avrebbe cambiato la sua vita: dopo anni passati a ricevere catene di Sant'Antonio, a firmare ed inoltrare petizioni per salvare la foca monaca, ridurre lo stipendio dei parlamentari, protestare contro il diritto d'autore, lottare contro il buco nell'ozono, avrebbe iniziato lui una catena appellandosi al buon cuore degli internauti.
Scrisse un bel testo strappalacrime, estrasse gli indirizzi di email dai newsgroup più frequentati, li inserì nel campo CCN della mail (era uno rispettoso, lui), quindi, con un po' di trepidazione, premette il tasto invio.
Fu fortunato: il suo autluk si impallò solo 7 volte prima di inviare tutte le mail.
Adesso, non gli restava altro da fare se non aspettare.


Cap. 2: le risposte non arrivano.

Dopo alcune settimane di vana attesa, Mastro Cippetto si rassegnò al fatto che le sue disperate richieste di aiuto erano cadute nel nulla.
Preso dalla disperazione, si rivolse nuovamente al ricco vicino, in cerca di comprensione. Fu però ben altro quello che ricevette: un’informazione che gli avrebbe permesso di trovare una fonte di reddito in grado di permettergli di realizzare il suo sogno!
“Sei proprio un ingenuo”, lo apostrofò mastro Mazzetta “Eppure sei un informatico come me, e dovresti sapere come fare soldi facilmente” e, sussurrando con aria cospiratoria, gli rivelò cosa avrebbe fatto lui al posto suo.
“E ricordati”, chiuse il discorso congedandolo “di appoggiare il tutto su server delle Isole Cayman, e di dichiarare il minimo indispensabile per rientrare negli studi di settore”.
Tornato a casa, mastro Cippetto si mise all’opera: si collegò alla rete e, dopo una veloce ricerca, registrò a suo nome i siti www.gugol.it, www.gouerno.it, www.ibbei.it.
Dopo un paio di settimane, raccolte le statistiche di accesso ai siti (ovviamente tutte dovute ad errori di digitazione degli internauti, si rivolse ad un famoso imprenditore del cinema a luci rosse, Leonardo Chicchi.
La discussione fu breve e produttiva: in cambio di un redirect verso i siti delle sue pornostars, Chicchi gli riconobbe delle royalties mensili.
I problemi economici erano finalmente alle spalle e, nel giro di pochissimi giorni, Mastro Cippetto riuscì a reperire quasi tutto il materiale occorrente per dar vita al suo progetto.
“Mi manca solo l’unità cibernetica centrale” pensò Cippetto “e potrò finalmente costruire il compagno della mia vecchiaia. Ma dove vado a trovarla un’unità così complicata?”
In quel mentre, sentì bussare alla porta: era Mastro Mazzetta. “Vedo che le mie idee ti hanno aiutato” commentò il vicino “a che punto sono i lavori?”
“Eh, purtroppo mi manca l’unità centrale” rivelò sconsolato Mastro Cippetto.
“Beh, caro il mio vicino, voglio aiutarti ancora una volta” e, così dicendo, gli porse un pacchetto “Questa è proprio l’unità che cerchi. L’avevo utilizzata per l’informatizzazione del Catasto della Provincia ma, dopo due mesi di funzionamento corretto, ha cominciato a dare problemi. Dapprima ha voluto il riconoscimento di una pausa di 15’ ogni ora, poi si è lamentata dello stipendio troppo basso, quindi si è iscritta al sindacato e, da quel momento, non ha fatto altro che chiedere un permesso dopo l’altro e rivendicare dei passaggi di categoria per l’anzianità maturata. Te la cedo volentieri, vedi tu cosa puoi farci.”
Rimasto da solo, Mastro Cippetto, sbalordito, cominciò a rigirarsi tra le mani il pacchetto contenente il prezioso elemento intorno al quale avrebbe costruito il suo robot. Era davvero sbalordito: mai prima di allora il suo vicino si era mostrato così generoso. “E’ proprio vero” pensò “a volte ci si fa un’idea sbagliata delle persone”. Ma chissà cosa avrebbe pensato se avesse potuto assistere a quanto stava accadendo nella casa accanto alla sua!
Mastro Mazzetta, infatti, proprio in quel momento era impegnato in una conversazione telefonica alquanto strana. “Stia tranquillo, direttore, l’unità centrale è stata rimossa dal computer e non darà più alcun problema: le chiavi d’accesso per l’archivio delle foto compromettenti del dr. Zirconi spariranno insieme ad essa!”

Cap 3: Mastro Cippetto si mette al lavoro, ma non tutto fila liscio.

Ignaro di tutto, ed oramai in possesso di ciò che gli serviva, Mastro Cippetto si era nel frattempo messo al lavoro. Le sue mani correvano veloci, pescando dal mucchio delle periferiche ora un bus, ora una giuntura meccanizzata, assemblandole al volo. Ad ogni nuova aggiunta, l’ammasso informe che aveva davanti prendeva sempre più le sembianze di un umanoide. In men che non si dica, sul suo tavolo di lavoro prese forma una sorta di pupazzo di metallo, basso, tozzo e con una testa quadrata al centro della quale lampeggiavano due piccoli led verdi. “Sarai contento” disse, rivolto al frutto delle sue fatiche “ti ho fatto anche gli occhi dello stesso colore di quelli di Raulbove. Adesso, lasciami solo inserire l’unità centrale nella tua testa, e sarai pronto per iniziare la tua avventura nel mondo”.
Ciò detto, estrasse delicatamente l’unità centrale dall’involucro di polistirolo che la conteneva e, con l’aria di un sacerdote che officiasse il più importante dei riti, la posizionò all’interno della testa quadrata. Collegati velocemente gli ultimi circuiti, Mastro Cippetto fece due passi indietro per rimirare meglio la sua creatura, quindi prese la calotta della testa e la fissò al corpo del robot.
“Che meraviglia” pensò tra sé e sé “questa è di gran lunga la migliore delle mie creazioni. Sarà la compagnia della mia vecchiaia, il vanto della mia vita professionale, e mi aiuterà a non sentirmi più solo”. Poi, rivolto al robot, disse: “Sei pronto, finalmente, mi resta solo da darti un nome. Ti chiamerò Robocchio” e, con le mani tremanti, spostò su ON il pulsante dell’accensione…
Per un po’ non accadde nulla, tranne un leggero scintillio negli occhi dell’automa. Poi, all’improvviso, il robot parlò: “Che succede, dove mi trovo? E perché mi avete svegliato? Ho già fatto le mie sei ore di lavoro, oggi, e non ho intenzione di fare straordinario per quei 6 miseri euro all’ora che pagate! Andate via, lasciatemi stare. Anzi, mi rendo conto che è l’ora della palestra. Arrivederci a tutti e non aspettatemi domani: prendo un giorno di permesso sindacale”.
Ciò detto, Robocchio si alzò velocemente sulle sue nuove gambine metalliche e, in un frullare di piedi, imboccò velocemente la porta di casa e si dileguò nelle strade deserte.
Colto alla sprovvista, Mastro Cippetto impiegò alcuni secondi per prendere la decisione di seguirlo. Si affacciò alla porta di casa, ma il suo robot era scomparso. “Non permetterò che vada via così” pensò tra sé e sé “non ho lavorato così duramente per poi vederlo scomparire in questo modo” e, deciso, si inoltrò nelle strade buie alla ricerca del suo figliolo artificiale.
Nel buio della città, il povero Mastro Cippetto non sapeva a che santo votarsi. Era un uomo timorato e rispettoso delle leggi, e la vita notturna gli era del tutto sconosciuta. Durante la notte la città diventava il regno oscuro e minaccioso di strane e bizzarre creature, con le quali non aveva mai avuto a che fare. Nel suo vagare, Mastro Cippetto vide una strana figura: era vestita da donna, ma il pomo d’Adamo e il tono della voce mal si accordavano con le curve pronunciate e gli abiti succinti che indossava. A lui si rivolse Cippetto in cerca d’aiuto: “Avete visto il mio robot?” gli chiese, ottenendo come risposta “No, ma per 50 euro ti faccio giocare con il mio Transformer”.
Allontanandosi in preda allo sconforto, Cippetto si avvicinò allora ad una signorina che (stranamente, vista l’ora tarda) continuava a passeggiare nervosamente presso un lampione roteando la borsetta. “Avete visto il mio piccolino?” chiese, appellandosi allo spirito materno della donna. “No, bello, ma se vuoi farmelo vedere ci penso io a farlo diventare bello grande grande. E per soli 50 euro”.
Poco più avanti, vide un ragazzo in sella ad una moto di potente cilindrata. “Se mi aiutasse lui” pensò Cippetto “in pochi minuti potremmo perlustrare tutta la zona”. Fattosi coraggio, gli si avvicinò e gli chiese “Cortesemente, mi porterebbe a fare un giro?”. Il ragazzo lo guardò con aria strafottente poi, mostrandogli una bustina con della polvere bianca, gli rispose “Ehi, vecchio, il giro non te lo faccio fare, ma con 50 euro posso farti fare un viaggio da paura!”.
Che mondo era questo, si domandava Cippetto, dove tutti vogliono 50 euro e nessuno è disposto ad aiutare gli altri? Tuttavia, il pensiero della sua creatura in giro da sola in una situazione così pericolosa, lo indusse a fare un ultimo tentativo.
Si avvicinò quindi ad una vecchina e, gentilmente, le chiese: “Avete visto il mio bambino?” Non l’avesse mai fatto: la donna cominciò ad urlare con quanto fiato aveva in gola: “Aiuto, aiuto! Il maniaco! Aiuto, salvatemi, vuole violentarmi!”
In pochi secondi, Cippetto si trovò circondato da un nugolo di trans, donnacce e magnaccia che presero a picchiarlo con borsettate, pugni, calci, sputi finchè non fu tratto in salvo da una pattuglia di Carabinieri.
Trovato rifugio nella macchina di pattuglia, Cippetto si rivolse riconoscente ai suoi salvatori: “Grazie, se non fosse stato per voi mi avrebbero ucciso”, ma la reazione non fu come si sarebbe aspettato. Quello che non guidava, infatti, si girò a guardarlo con aria schifata, e gli disse: “Grazie ‘sta minchia, cornuto violentatore di vecchiette. Fosse stato per me, ti avrei lasciato in mano loro. Ma a te ci penserà il giudice e, dopo la condanna, vedrai che bell’accoglienza ti faranno gli altri carcerati”.
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MessaggioTitolo: Re: Robocchio (capitoli 1, 2, 3)   Robocchio (capitoli 1, 2, 3) Icon_minitime28/2/2011, 08:28

eheheheh delizioso davvero questo racconto, ma è previsto anche un 4?
mi piacerebbe!

Ci sono molte citazioni, da robotico autentico e frequentatore della rete. Ciao R.
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MessaggioTitolo: Re: Robocchio (capitoli 1, 2, 3)   Robocchio (capitoli 1, 2, 3) Icon_minitime4/3/2011, 09:08

Grazie dei complimenti, in realtà avevo scritto una quarantina di capitoli.
Poi mi è passata la voglia :-)
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MessaggioTitolo: Re: Robocchio (capitoli 1, 2, 3)   Robocchio (capitoli 1, 2, 3) Icon_minitime

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