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 PER CHI SCRIVIAMO? - non siamo più un popolo ma un pubblico di spettatori televisivi -

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Carlo Bodeleri
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Carlo Bodeleri

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PER CHI SCRIVIAMO? - non siamo più un popolo ma un pubblico di spettatori televisivi - Pasolini

Pier Paolo Pasolini, un poeta e intellettuale che non smetto mai di rimpiangere ogni giorno della mia vita, scriveva nella sua “ Abiura della Trilogia della Vita”, queste parole terribili quanto ridestanti le coscienze assopite del nostro povero MalPaese:

“ Anche la "realtà" dei corpi innocenti è stata violata, manipolata, manomessa dal potere consumistico: anzi, tale violenza sui corpi è diventato il dato più macroscopico della nuova epoca umana.”

“I giovani e i ragazzi del sottoproletariato romano - che son poi quelli che io ho proiettato nella vecchia e resistente Napoli, e poi nei paesi poveri del Terzo Mondo - se ora sono immondizia umana, vuol dire che anche allora potenzialmente lo erano: erano quindi degli imbecilli costretti a essere adorabili, degli squallidi criminali costretti a essere dei simpatici malandrini, dei vili inetti costretti a essere santamente innocenti, ecc. ecc. Il crollo del presente implica anche il crollo del passato. La vita è un mucchio di insignificanti e ironiche rovine.”.

Nel suo ultimo film del 1975, “Salò e le 120 giornate di Sodoma”, Pasolini rinnega tutta quella gioia, quell’innocente esuberanza erotica, che aveva tratto come valori costruttivi dal popolo delle borgate romane ed esprime tutto il suo pessimismo e la sua delusione per gli italiani che vede ormai corrotti nell’anima e nel corpo, non più popolo ma massa; non più liberi e vitali, ma degradati e trasformati in merce, puri oggetti di consumo del Potere.
Pasolini assiste sgomento ma lucido, alla mutazione antropologica che porterà ai devastanti anni ’80 che non sono ancora finiti.

Vede quel popolo vitale, libero e sensuale che aveva idealizzato, deformarsi per lasciare le pur brutte baracche della periferia romana, per imborghesirsi con qualche liretta in tasca e intrupparsi in osceni condomini popolari – posti senza aria, senza verde, senza servizi e socialità – e scimmiottare un decoro borghese finto e grottesco, imprigionato in un modello di vita che fa somigliare sempre di più gli uni agli altri, con l’onnipresente televisione che incolla tutto e tutti.
Ed esplode, in quelle parole di un’attualità assoluta, la sua amarezza e la sua capacità di autocritica che lo rende unico tra gli intellettuali italiani moderni; e si dice che forse quel popolo che aveva così amato non era così come lui l’aveva visto e vissuto; se oggi sono corrotti lo erano anche prima ed io non me sono mai accorto.

Penso che si scriva per se o per gli altri.
Credo che oggi noi tutti scriviamo solo per noi stessi, per cercare di illuminare le ombre della nostra vita con un fioco lumicino di senso.
Siamo come venditori ambulanti, in un mercato dove si vendiamo tutti la stessa mercanzia; offriamo quello che scriviamo, evitando in tutti modi il contraccambio del leggere.
La mia è una semplice constatazione e non moralismo, un fatto operativo che anch’io per primo pratico nell’ottica dello scrivere per me stesso, nella strategia di liberazione e auto-plasmazione sacrosanta dei miei pensieri e delle mie emozioni.
Ma per quanto riguarda lo scrivere per gli altri – sfera creativa strettamente connessa allo scrivere per se – la mia disillusione è ormai totale, irreversibile.
La nostra democrazia è ormai un guscio vuoto dove i servi sono solidali con i padroni, e i padroni sono lo specchio dei servi.

La grande, vera gloria di Berlusconi è di dimostrare che il primo venuto può, impadronendosi delle televisioni e di metà dell’editoria e della stampa nazionale, governare in modo autoritario una nazione sorretta da una grande Costituzione democratica.
I veri imbecilli sono quelli che credono che simili cose possano riuscire senza il permesso del popolo degli attuali spettatori televisivi – mi riferisco alle opposizioni sempre divise e corrotte pure loro – e quelli che sottovalutano il merito di Berlusconi di aver capito che oramai non siamo più delle persone ma una massa di ebeti.
I tiranni e gli autoritari sono sempre stati i maggiordomi del popolo.
E’ la gente che mette i suoi dittatori sul trono.
Per questi evidenti motivi, non è possibile fare altro che scrivere per noi stessi, cari colleghi forumisti.

“Quanto al futuro, ascolti:
i suoi figli fascisti
veleggeranno
verso i mondi della Nuova Preistoria.
Io me ne starò là,
come colui che
sulle rive del mare
in cui ricomincia la vita.
Solo, o quasi, sul vecchio litorale
tra ruderi di antiche civiltà,
Ravenna
Ostia, o Bombay – è uguale -
con Dei che si scrostano, problemi vecchi
- quale la lotta di classe -
che
si dissolvono…
Come un partigiano
morto prima del maggio del ’45,
comincerò piano piano a decompormi,
nella luce straziante di quel mare,
poeta e cittadino dimenticato.”
(Clausola)
“Dio mio, ma allora cos’ha
lei all’attivo?…”
“Io? – [un balbettio, nefando
non ho preso l'optalidon, mi trema la voce
di ragazzo malato] -
Io? Una disperata vitalità.
Da “Una disperata vitalità” in Pier Paolo Pasolini, Poesia in forma di rosa, Einaudi.

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norberto minguzzi
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norberto minguzzi

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MessaggioTitolo: Re: PER CHI SCRIVIAMO? - non siamo più un popolo ma un pubblico di spettatori televisivi -   PER CHI SCRIVIAMO? - non siamo più un popolo ma un pubblico di spettatori televisivi - Icon_minitime4/4/2011, 14:18

Pier Paolo Pasolini è stato un grande. Fai bene a ricordarlo ed ad amarlo. Condivido.Ciao.
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Carlo Bodeleri
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MessaggioTitolo: Re: PER CHI SCRIVIAMO? - non siamo più un popolo ma un pubblico di spettatori televisivi -   PER CHI SCRIVIAMO? - non siamo più un popolo ma un pubblico di spettatori televisivi - Icon_minitime4/4/2011, 17:13

norberto minguzzi ha scritto:
Pier Paolo Pasolini è stato un grande. Fai bene a ricordarlo ed ad amarlo. Condivido.Ciao.

Berlusconi più che uno scrittore. è un "creativo"; un venditore che ha capito come nessuno altro i clienti a cui andava a vendere i suoi prodotti.

Come avrai capito nel mio testo stigmatizzo questa mania tutta italica di creare un capro espiatorio, per avere un riparo e una assoluzione alle proprie trame più o meno lecite.

Pe me Berlusconi è solo una parola che nasconde una massa di persone che hanno scelto il non pensiero e la non responsabilità.

Per questo motivo pratico Pasolini.

Ciao e buona serata e grazie del bel contributo.
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MessaggioTitolo: Re: PER CHI SCRIVIAMO? - non siamo più un popolo ma un pubblico di spettatori televisivi -   PER CHI SCRIVIAMO? - non siamo più un popolo ma un pubblico di spettatori televisivi - Icon_minitime6/4/2011, 07:58

Hai detto bene...è la gente che mette i suoi dittatori sul trono!

e le idee di Pasolini corrispondono in pieno.
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Natascia Prinzivalli
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Pasolini aveva già tutto previsto-

____nat

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Sandra Sirianni
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MessaggioTitolo: Re: PER CHI SCRIVIAMO? - non siamo più un popolo ma un pubblico di spettatori televisivi -   PER CHI SCRIVIAMO? - non siamo più un popolo ma un pubblico di spettatori televisivi - Icon_minitime6/5/2011, 18:55

eppure sono certa che ciascuno di noi legga, sia assiduo frequentatore di librerie e dalla lettura sia pure un po' dipendente. Perchè, quindi, quest'"evitare in tutti i modi il contraccambio del leggere"?
Io credo per sfiducia, la stessa che ti fa accodare a Pasolini nella stigmatizzazione di un'intero popolo, ma mentre quella di Pasolini è la disillusione che segue un amore viscerale, messo in pratica "sporcandosi" nelle borgate e vivendole fino a morirne, quello tuo (e mio, spesso, e spesso di una certa sinistra) è un distacco un filino altezzoso di cui non impariamo a disfarci neanche ora che ha provocato la nostra disfatta, la peggiore, tra tutte le nostre innumerevoli sconfitte. E' vero che è la gente che mette i suoi dittatori sul trono, ma è anche vero che oltre ai beoti, ci sono tutti gli scontenti a cui la sinistra non ha saputo parlare, avendo disimparato totalmente la lingua del popolo. Facendo a gara nell'infilare distinguo e nel contemplarsi il suo splendido e forbito ombelico.
A votare, un terzo della gente non ci va e di certo non è solo per qualunquismo. Chi ci va speso spara voti alla disperata e canalizza il malessere su un "nuovo pensiero" rozzo e brutale come quello della lega, che però ha saputo intercettare il malessere, a differenza della sinistra e degli intellettuali.
Autoreferenziali fino all'ultimo, non diamo credito a nessuno, neanche a quelli con cui condividiamo un forum, anche se lo usiamo come vetrina, contraddicendo in maniera evidente l'assioma che ci vuole scrivere per noi stessi.
E anche questa è un semplice constatazione, non moralismo.
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