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 Invasori di m...

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Mario Malgieri
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Mario Malgieri

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MessaggioTitolo: Invasori di m...   Invasori di m... Icon_minitime28/4/2011, 16:32

La coppia danzava nel grande salone panoramico.
Lei sofisticata, fasciata da un abito azzurro molto attillato di seta betaliana semitrasparente. A prima vista si aveva la certezza che col tessuto della biancheria intima si sarebbe a malapena ricavata l’etichetta per la lavanderia.
Lui distinto, dai lineamenti irregolari, forse non belli ma nobilitati dagli occhi di un colore che le donne trovavano assolutamente irresistibile. Il suo abito da sera, certamente di taglio asuriano, riusciva persino a celare con disinvoltura un inizio di rotondità addominale, quella che un tempo si chiamava “pancetta”.
Finito il ballo, i due si avvicinarono alla balaustra affacciata sulla vetrata. Molte coppie erano già lì, in ammirazione di uno spettacolo senza confronti.
Il pianeta, che pareva sovrastarli ruotando lentamente, brillava di una luce azzurra, mutevole con la circolazione dei grandi ammassi nuvolosi che ne celavano a tratti gli immensi oceani. Al confronto, l’unico piccolo continente, illuminato dal rosseggiare d’innumerevoli vulcani, pareva un insignificante vascello sperduto tra le acque.
« Caro, che peccato non scendere per un giro turistico. »
« E’ spiegato nell’opuscolo, ma tu non li leggi mai… ci fermiamo per una decina di orbite perché questo pianeta è esattamente come doveva essere il nostro qualche miliardo di anni fa, prima che ci fosse la vita, e non scendiamo appunto per questo: il pianeta è assolutamente sterile, non è stato trovato nemmeno un batterio primordiale. Quindi non dobbiamo inquinarlo in alcun modo.»
« E’ stupendo, ma non vedo l’ora di arrivare a Nuova Honolulu, pensa, un intero mondo di sabbia, acque di cristallo e palmizi. »
« Già, e completamente artificiale, ma visto che ci tenevi tanto… tutto secondo le tue attese, mia cara? »
« Anche oltre, tesoro, abbiamo atteso qualche anno ma questa crociera ci ripaga del viaggio di nozze che non abbiamo avuto il tempo di fare. »
« E c’è pure quell’amore di Rick, quando rientriamo in cabina passiamo prima in quella della tata a vedere se dorme tranquillo. »
« Sai caro, non sono tranquilla io, ti dispiace se andiamo? Tanto è quasi mezzanotte, vorrei vedere il bambino e poi... »
Il sorriso malizioso di lei spense sul nascere ogni obiezione dell’uomo che anzi si premurò di stringere a sé la compagna per farle constatare che il suo invito era stato accolto con molto favore.

Quell’amore di Rick era stufo di dormire.
Stare con la tata gli piaceva, mamma e papà gli mancavano un poco, ma soprattutto non voleva perdere tempo, a tre anni c’erano tante cose nuove da esplorare.
Uscire dal lettino non era un problema, sapeva già che il pavimento era ricoperto da un bel tappeto morbido e così non doveva far altro che scavalcare la sponda e lasciarsi cadere fuori.
Si rialzò, aspettandosi di essere preso da quella signorina così gentile e rimesso nel lettino.
Nulla.
Si guardò intorno.
La signorina gentile era dall’altro lato della stanza, sul suo letto, e stava facendo strani versi mentre un signore senza vestiti le era come sdraiato sopra. Forse stavano giocando, certo non badavano a lui.
Scalzo, si diresse trotterellando verso la porta, alzandosi in punta di piedi riuscì a far scattare la serratura, come aveva visto fare dai grandi, e senza rumore si avviò nel corridoio. Naturalmente non si curò di richiudere la porta.

Nella cabina della tata c’era una piccola folla.
La tata, innanzitutto; rossa in viso, piangente, si stringeva pudicamente al petto il vestito che non aveva fatto in tempo a indossare.
La madre di Rick, sconvolta, non faceva che ripetere “voglio il mio bambino!”.
Il padre parlava col commissario di bordo, chiamato d’urgenza da un cameriere che aveva sentito le urla della signora.
« E’ inconcepibile » stava dicendo il padre con un tono di voce il più calmo possibile
« Trovate subito mio figlio!»
«Tutto il personale non indispensabile sta cercando il bambino, non vi agitate, è questione di tempo, dalla “Space Princess” non si può mica cadere in mare come nelle navi da crociera di una volta. »
« Nel frattempo esigo che mettiate ai ferri, li avete ancora spero, questa troietta della vostra dipendente che invece di badare al bambino si faceva sbattere da non so chi. »
Il “non so chi”, al secolo Salvatore, inserviente fuori servizio, indossava i calzini mai tolti ed era riuscito per lo meno a infilarsi i boxer, azzurri a righe rosse notò con sdegno il commissario, e se ne stava silenzioso, una mano sulla spalla della tata, l’altra a stringere i calzoni celesti della divisa.
« Voi due, rivestitevi, presentatevi al capo della sicurezza e dite che siete agli arresti. Questa è l’ultimo viaggio che fate con la nostra compagnia.»
La madre di Rick interruppe di colpo la sua litania e prima che qualcuno riuscisse a fermarla si scaraventò addosso alla ragazza, brandendo la graziosa scarpina destra, munita di un micidiale tacco al titanio: « Se accade qualcosa al mio bambino giuro che ti faccio passare la voglia di scopare per tutta la vita, brutta bagascia! »
Ci volle la forza congiunta dell’inserviente e del commissario per impedire danni permanenti alla malcapitata. Ripristinata una parvenza di calma, il marito, rosso in viso, si rivolse all’ufficiale : « Commissario » la voce era gelidamente minacciosa « ritrovi mio figlio sano e salvo, e lo faccia subito, se no questa faccenda costerà a lei il posto e alla sua compagnia tanta di quella pubblicità negativa, oltre ai danni, che si ridurrà a trasportare le noccioline vegane alle colonie di Bellatrix.»

Rick era un pochino perplesso.
Uscito dal lungo corridoio, aveva scoperto una stretta scala e non gli era parso vero di scivolare sotto la catenella per poi scendere, in parte a gattoni e in parte tenendosi a un corrimano, e ritrovarsi in un corridoio molto più piccolo e molto meno illuminato di quello che aveva lasciato.
In giro nessun adulto, solo tante porte ciascuna con una serie di lucette colorate.
Iniziava ad avere un po’ di timore, e poi gli scappava la popò.
Si guardò intorno: nessun vasino.
Forse aprendo una di quelle porte lo avrebbe trovato: c’era sempre un vasino quando ne aveva bisogno.

Una luce rossa si accese sul pannello allarmi attraendo l’attenzione dell’ufficiale di guardia.
« Signore, accesso non autorizzato, settore 4B »
Il Secondo controllò, poi s’infuriò di brutto, la tradizione di un certo linguaggio si era trasferita pari pari dalla marineria all’astronautica.
« Cosa cazzo vuol dire accesso non autorizzato? Quella porta dovrebbe essere chiusa e aprirsi solo con le impronte della retina. Come stracazzo hanno fatto a entrare? Abbiamo una telecamera lì dentro?»
« Signore, il sistema del rilevamento retina in quel settore è in manutenzione, temo ci sia stato un problema alle porte.»
« Porca puttana, i nostri errori ci uccideranno un giorno o l’altro… ma chi è quello stronzetto là dentro? »
Sullo schermo principale era comparsa l’immagine del settore 4B, e si vedeva chiaramente una figura umana di piccola taglia accucciata in un angolo.
« Signore, dev’essere quel bambino che si è perso, come sia arrivato sino lì non lo so, chiamo il personale che lo sta cercando.»

Rick aveva deciso che non poteva più aspettare: vasino o no a lui scappava proprio. La mamma si sarebbe arrabbiata se l’avesse fatta addosso. Perciò, come gli avevano insegnato, si abbassò i pantaloni del pigiamino, tirò giù anche le mutandine, si accovacciò in un angolo e, con grande soddisfazione, depositò ciò che doveva depositare.
Non c’era né la mamma né la tata per fare quell’operazione che gli piaceva tanto, il lavaggio del sederino, ma pazienza, pensò che per una volta poteva farne a meno.
Stava ancora armeggiando col pigiamino quando sentì un trambusto e due uomini mai visti entrarono di corsa, lo afferrarono e lo portarono via.
Rick, terrorizzato, si mise a piangere disperatamente.

Nella sala controllo della “Space Princess” regnava un’ordinata agitazione.
La sirena d’allarme stava suonando, sul grande schermo principale lampeggiava una scritta:
ALLARME DEPRESSURIZZAZIONE SETTORE 4B
Il comandante era stato richiamato in plancia da un preoccupato secondo ufficiale.
« Comandante » la voce del secondo era tornata abbastanza tranquilla « abbiamo già fatto una diagnosi, pare che un micrometeorite ci abbia colpito anzi, attraversato da parte a parte.»
«Fate tacere quella sirena, come si fa a ragionare con questo fracasso? Attraversato? Ci sono vittime, danni?»
« Abbiamo avuto una ca.. ehmm una fortuna del diavolo, siamo stati colpiti nel ponte di servizio, proprio il compartimento dove abbiamo ritrovato il bambino venti minuti fa. Fosse successo prima… ma così è tutto sotto controllo, le paratie si sono chiuse, il compartimento è depressurizzato ma non c’era nessuno.»
« I passeggeri si sono accorti di qualcosa? Io ero nel salone e non ho avvertito nulla.»
« Nessun rapporto signore.»
« Bene, per oggi avevamo avuto abbastanza casino con quel frugolo pestifero, ci mancava solo che si scatenasse il panico. Mandate subito la squadra emergenze a verificare i danni e a iniziare le riparazioni, ma che indossino le tute solo nei corridoi di servizio, che i passeggeri non vedano. »
Poco più tardi l’astronave, riacquistata la piena integrità, manovrò per lasciare l’orbita e subito dopo entrò nell’iperspazio, diretta verso New Honolulu.
Nel libro di bordo l’accaduto venne registrato come “Incidente di terzo livello” in una scala che arrivava al nono. Al decimo nessuno avrebbe più potuto registrare qualcosa. Vennero annotati tutti i dettagli, i danni riportati e le riparazioni eseguite. Sfuggì solo un fatterello che nessuno strumento aveva potuto segnalare.
Il meteorite delle dimensioni di un pisello aveva aperto una falla di pochi millimetri di diametro. Piccola ma sufficiente a causare una rapida depressurizzazione del locale. Il vuoto aveva risucchiato verso l’esterno tutto ciò che non era fissato alle strutture, incluso il ricordo molliccio e maleodorante lasciato dalla visita di Rick.
Una nebbiolina di colore brunastro si era distaccata dalla “Space Princess”, casualmente nella direzione del pianeta attorno al quale stava orbitando.
Presto l’attrazione gravitazionale fece sentire il suo effetto e quella nebbiolina iniziò un breve viaggio.

Quarantasei ore e venticinque minuti dopo l’incidente, mentre la “Space Princess” si apprestava a uscire dall’iperspazio, le prime particelle che avevano composto la nebbiolina fuoriuscita dall’astronave, disperse e trasportate dai venti turbinosi dell’atmosfera, raggiunsero la superficie del grande oceano.
Tra i milioni di microrganismi che popolavano gli escrementi di Rick, molti erano anaerobi e non avevano bisogno di ossigeno per sopravvivere.
Nell’oceano primordiale gli invasori trovarono condizioni di vita accettabili e iniziarono a riprodursi.
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Franca Bagnoli
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Franca Bagnoli

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MessaggioTitolo: Re: Invasori di m...   Invasori di m... Icon_minitime29/4/2011, 14:07

Magnifico! un sarcastico inno al.....progresso della scienza e della moralità. Entrambe navigano nella....m...!!
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Mario Malgieri
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Mario Malgieri

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MessaggioTitolo: Re: Invasori di m...   Invasori di m... Icon_minitime30/4/2011, 12:38

nella m... più che mai, cara Franca, grazie
Very Happy
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Divagazioni laterali
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MessaggioTitolo: Re: Invasori di m...   Invasori di m... Icon_minitime1/5/2011, 09:05

quindi i prossimo uomini saranno figli della m... ???!! ahahahah, ma anche ora mica si scherza, ci sono già antenati dei futuri colonizzatori! e poi, perchè no, magari è andata proprio così! Sempre originale il Mario. Invasori di m... 946832
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Mario Malgieri
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Mario Malgieri

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MessaggioTitolo: Re: Invasori di m...   Invasori di m... Icon_minitime21/5/2011, 15:42

Rita Paleari ha scritto:
quindi i prossimo uomini saranno figli della m... ???!! ahahahah, ma anche ora mica si scherza, ci sono già antenati dei futuri colonizzatori! e poi, perchè no, magari è andata proprio così! Sempre originale il Mario. Invasori di m... 946832

Scusa il ritardo, sto attraversando un periodo di superlavoro, manco quando mi pagavano sgobbavo così Sad

Vero, anche ora mica si scherza, basta ascoltare, senza andar troppo lontano, certe str... pardon, esternazioni recenti dalle parti di Milano...
Un saluto a te e a tutti
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