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 Racconto dell'orrore 2

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Alfredo Canovi
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Alfredo Canovi

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MessaggioTitolo: Racconto dell'orrore 2   Racconto dell'orrore 2 Icon_minitime13/5/2011, 19:56


Chikako mori aveva appena finito di pranzare, rassettò con cura l'umile desco ponendo nel lavabo in pietra serena la ciotola in legno insieme al bicchiere in vetro e pulendo lo straccio che fungeva da tovaglia dalle briciole di pan-kyoshitsu, il pane tipicamente giapponese.
Era una arzilla vecchietta di ottanta anni, stranamente alta per essere un giapponese di stirpe Ainu ma ristretta dall'età e dalle fatiche del lavoro nei campi; ne aveva viste di cose in questo stralcio della sua vita, terremoti quotidiani, carestia e miseria, anche qualche tsunami ma la cosa che l'aveva più colpita nel più profondo del suo animo furono i due ordigni nucleari che decretarono, oltre che la fine del conflitto nippo-statunitense anche la distruzione di Hiroshima e Nagasaki, il ricordo era vivo in lei soprattutto perché durante quella di Hiroshima perse la sorella ,più vecchia di lei di dieci anni , che si era trasferita in quella città con il marito e il figlioletto che portava in grembo.
Nonostante fossero passati così tanti anni il dolore era forte ogni volta che pensava alla sorella Kioko , rafforzato dal fatto che, dopo aver perso nel tempo gli anziani genitori non le era rimasto più nessuno, non era riuscita ad avere una famiglia sua, niente marito a sorreggerla nei momenti di sconforto o figli per riuscire a farle vedere il futuro meno nero, abitava sola in quella piccola e graziosa casa in mattoni rossi nei sobborghi di Kushiro, che con quasi duecentomila abitanti, è la principale città della parte orientale di Hokkaido, la più settentrionale delle quattro isole principali del Giappone.
La città è rinomata per via della pesca in alto mare ma soprattutto per il Parco Nazionale di Kushiro, inaugurato nel 1987, questo parco nazionale è stato creato nella maggiore palude del paese e si estende per 10 km da est a ovest e per 35 km da nord a sud, lo circondano alcuni dei maggiori specchi d'acqua dell'isola, a nord dal lago Shiratoro, a Est coi laghi Tokkobu e Toro.
Dalla punta più meridionale dell'ampia palude esce un tratto di fiume che si getta nel porto al centro della cittadina.
Come tutti i giorni la signora agile nonostante gli anni, prima di uscire per fare la sua consueta passeggiata nella rigogliosa natura che la circondava, si avvicinò a un piccolo altare su cui ardevano quattro piccoli e tozzi ceri rituali, insieme a un braciere in cui grezzi pezzi di incenso color miele mandano odorosi effluvi nell'intero ambiente dedicato ai ricordi, praticamente una piccola nicchia ricavata da una precedente porta, murata qualche anno prima che dava accesso ad un locale dismesso.
Dietro alle basse e tozze candele quattro foto, due più recenti a colori con due arzilli vecchietti, una anziana donna in un austero kimono Irotomesode, fabbricato cioè con una accurata stoffa in tinta unita color pesca legata in vita con un ampio obi rosso, la classica fusciacca trattenuta da una cintura più sottile e nera.
La fotografia ritraeva la donna a figura intera, probabilmente durante una cerimonia, visto che ai piedi portava un paio di tabi color lavanda abbinati a zori in tinta, i capelli erano adornati con un kanzashi in guscio di tartaruga e reggere una canuta crocchia.
Sembrava molto felice, esattamente come l'altra immagine a colori che ritraeva suo marito, un basso omino il cui sorriso rivelava la scarsa cura che aveva riservato alla propria dentatura, risultando comunque di aspetto piacevole.
Si capiva che le foto erano state fatte nella medesima occasione dato che lo sfondo era assolutamente uguale, una bassa siepe di bosso davanti a due magnifici esemplari di acero giapponese che facevano da contorno a un meraviglioso ciliegio ornamentale, un esile alberello completamente ricoperto di magnifici fiori rosa.
L'uomo, anche lui in tenuta cerimoniale indossava un tipo di kimono maschile più formale è completamente nero, con cinque kamon sul petto, sulle spalle e sulla schiena, questi erano i genitori della donna morti quasi vent'anni prima a poca distanza l'uno dall'altra, come se la anziana coppia non volesse separarsi nemmeno nell'aldilà.
Le altre due foto erano invece in bianco e nero, sistemate in due eleganti cornici in legno laccato di rosso lacca con petali in oro.
Una di esse ritraeva sua sorella che la guardava con lo sguardo di una bimba felice l'altra invece la ritraeva già donna, a fianco di un uomo con un radioso sorriso stampigliato sulla faccia, fu quello il momento in cui lei lo aveva partecipe del meraviglioso segreto della sua gravidanza.
Chikako si inginocchiò ai piedi dell'altare e recitò le orazioni in onore defunti, che per lei ormai era diventato come un caldo saluto a tutta la sua famiglia, la sua vita.
Finite le preghiere decise di uscire per la sua passeggiata quotidiana, anche se la giornata era fredda.
Si vestì con un pesante cappotto in lana cotta e si allacciò intorno alla testa un caldo foulard in lana e cotone poi prese dal tavolo il furoshikii con al suo interno il pane raffermo del giorno precedente, amava molto arrivare fino al vicini fiume e dar da mangiare ai gruppi di cigni neri, ormai i suoi unici amici, le piaceva vederli sbattere con forza le ali quando lanciava le briciole di mollica di pane, quasi volessero dedicare a lai una rumorosa danza di ringraziamento.
Si avviò così lungo i viali costeggiati da grandi alberi di sugi e salici, guardandosi attorno con aria estasiata, erano passati lunghi anni ma la meraviglia che ancora destava in lei la bellezza della natura non si era mai placata, anzi con gli anni e l’avvicinarsi della temuta, fatidica data, si era ulteriormente attaccata alla sua terra e l’ammirava ogni giorno come se fosse l’ultima volta.
Terminato il lungo viale alberato la strada si incuneava in un piccolo acquitrino, testimonianza della vicinanza del fiume, carico di alte canne di bambù con le foglie appuntite ancora verdi, la donna senza rallentare il passo si infilò nella verde boscaglia, questa volte però un brutto presentimento la pervase, si guardò intorno, non c’era nessuno, d’altro canto aveva scelto quel percorso anni fa proprio perché amava stare sola.
Si fece coraggio e proseguì, stranamente guardinga, nel suo cammino.
Aveva fatto solo pochi passi che le foglie di alcune canne di bambù si mossero senza apparente motivo, ecco ora era spaventata, si bloccò per capire cosa aveva provocato quel rumore; intanto l’onda di foglie dal fondo della boscaglia arrivò velocemente al bordo della stradina , qualcuno o qualcosa uscì dalle foglie e si mostrò, A Chikako per poco non venne un colpo, si trovava di fronte un demone Kappa.
Era un essere non più alto di un metro, si presentava eretto come un uomo, ma con alcune mostruose deformazioni, era bipede con arti palmati e dotati di tre dita terminanti ad uncino, con il dito centrale molto più lungo. La sua epidermide era scura, lustra e levigala, la testa sottile, le orecchie a punta ma molto grandi, allacciato come uno zaino una gobba a forma di cassetta.
Memore delle vecchie leggende su questi esseri quasi istintivamente la donna si chinò in atto di saluto, infatti la leggenda raccontava che questo atto sarebbe stato ricambiato dal Kappa, notoriamente educato facendo così versare l’acqua che aveva nello strano copricapo a quattro punte, facendogli così perdere la forza.
Il demone però non ricambiò il saluto, anzi per tutta risposta emise un sibilo modulato lunghissimo, come per risposta l’intera vegetazione cominciò a muoversi verso la donna che, presa dal terrore si voltò con l’intenzione di scappare correndo con tutto il fiato che aveva in corpo, ma davanti a lei si trovò un gruppetto di demoni, tre per l’esattezza assolutamente uguali al primo, si rivoltò tentando di prendere per la piantagione di arbusti e nascondersi ma anche qui alcuni kappa le sbarrarono la strada.
Quasi rassegnata all’inevitabile Chikako si arrese, si bloccò sul posto aspettando l’evolversi degli eventi.
A questo atto stranamente i demoni si fermarono, come dubbiosi sul da farsi, si scostarono lasciando passare il primo kappa che si avvicino alla vecchia impaurita, arrivò proprio sotto di lei, nonostante le malformazioni il suo sguardo pareva quasi umano, quasi tenero, fece cenno alla donna di abbassarsi verso di lui, circospetta ma rasserenata dalla piega degli eventi la donna si mise carponi arrivando a guardare la strana creatura negli occhi azzardando uno stiracchiato sorriso, l’essere prima ricambiò l’atto ma poi la sua faccia diventò una aberrante maschera di odio, lesto come un fulmine laciò partire un tremendo fendente che recise l’arteria giugulare di Chikako.
Un turbinio di rostri affilati come rasoi lacerarono le carni dell'inerme vecchietta, che nell'atto di difendersi si era raggomitolata a terra proteggendo la testa con le braccia i kappa con lo sguardo carico di odio e disprezzo saltavano da una parte all'altra del corpo ormai ridotto a fagotto lasciando partire fendenti micidiale che martoriavano l'esanime sagoma ormai immersa in una pozza di sangue.
Come gli squali che,cacciata la preda si lasciano andare alla frenesia con un'ordalia di morsi e laceramenti così i demoni acquatici ininterrottamente si accanivano sulla vittima ormai sconfitta, finché un fischio acuto li distrasse dalla loro opera di distruzione.
Si fermarono ammirando una figura femminile che si stagliava dall'altro lato del fiume, aveva anch'essa la fattezze di un demone kappa solo che era più alta e con procaci forme marcate da una sottile vita.
Una volta ottenuta l'attenzione del gruppo di piccoli assassini cominciò a comunicare con loro emettendo una serie di strani suoni gutturali alternati a fischi più o meno sommessi e latrati.
Come fosse stato loro impartito un ordine preciso i demoni afferrarono il corpo dalla donna ormai morta sollevandolo come un fuscello e attraversarono il corso d'acqua lasciando un'abbondante e scarlatta scia del suo liquido vitale che ancora fuoriusciva copioso da ogni taglio che le avevamo inflitto, nuotando vigorosamente contro la potente corrente che li ostacolava arrivarono ai piedi della loro regina con il voluminoso fardello, questa si voltò e cominciò a indirizzarsi diligentemente seguita dai maschi verso il fitto della boscaglia di enormi canne di bambù, mentre dall'altro lato del sentiero le piantagioni addormentate di riso assistevano indifferenti al lugubre corteo; , dopo aver percorso alcuni metri tra l'ingombrante vegetazione si trovo di fronte un albero stranamente massiccio di Sakaki , il sempreverde sacro in molte zone del Giappone.
Era alto almeno quindici metri, con una splendida corteccia bruno-rossastra su cui staccavano le setose, verdissime foglie lobate col bordo liscio, giallastro-verde sotto, risaltavano su tutto innumerevoli bacche di colore rosso vivo.
La regina dei Kappa si avvicinò all’Albero, pareva essere circondato da un’aurea mistica che divenne più forte quando ella dischiudendo la mano destra ,sprovvista diversamente dai maschi della sua specie del micidiale artiglio, rivelò all’interno del suo palmo un talismano lucente in oro raffigurante una cerchio che rinchiudeva una croce, la pose sulla corteccia dell’albero che si illumino ulteriormente aprendosi per il lungo mostrando un passaggio segreto.
Vi passarono tutti, la regina e i suoi sudditi portando con sé il corpo esanime della povera donna.
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