RegistratiIndiceCercaAccediFAQ

Condividi
 

 Trecento anni fa circa, località sconosciuta

Andare in basso 
AutoreMessaggio
Alfredo Canovi
Junior
Junior
Alfredo Canovi

Numero di messaggi : 19
Data d'iscrizione : 12.05.11

Trecento anni fa circa, località sconosciuta Empty
MessaggioTitolo: Trecento anni fa circa, località sconosciuta   Trecento anni fa circa, località sconosciuta Icon_minitime20/5/2011, 17:27

La città di Shamballa era la capitale del regno di Agharti, l’ultimo regalo degli Dei agli Angeli caduti, un posto nascosto a cavallo fra le viscere della Terra e un piano dimensionale alterativo dove loro e la loro prole degenerata avrebbero potuto trovare rifugio oppure esilio.
Era chiamata “La città di smeraldo” perché una soffusa luce verdastra permeava l’intera, immensa caverna in cui Shamballa sembrava incastonata come l’omonima pietra preziosa.
Era placidamente adagiata su di una collina dai dolci declivi, di pianta rotonda, attraversata per tutto il suo diametro da cinque strade che si intersecavano nel centro formando dieci spicchi perfettamente uguali tra di loro, erano talmente lunghe che anche se un baldo e vigoroso giovane avesse camminato di buona lena avrebbe impiegato non meno di dieci ore a percorrerne l’intero diametro.
La città, vista dall'alto mostrava di essere costituita da tre corone concentriche di terreno lisciato e selciato con un pavé formato da cubetti in porfido rosso alternato con altri di arenaria grigia sui quali erano costruiti gruppi di edifici intonacati coi più sgargianti colori, che miscelandosi alla eterea e onnipresente luce verde creavano un melange di toni incredibilmente delicati e screziati.
Questi tre gironi circondavano una vasta collinette artificiale posta al centro di tutto, un edificio tondo che sovrastava l’intero paesaggio, del diametro di poche decine di metri risplendeva di quella luce verde che illuminava e dava calore a ogni cosa, il suo possente bagliore non si poteva osservare a occhio nudo, esattamente come quello del sole era in grado di recare danni consistenti a chiunque lo avesse fissato per troppo tempo ma era anche ciò che rendeva vivibile l’unica porzione fertile di questo reame demoniaco
Era questa la fonte di tutto, era la residenza stessa dei “Caduti” le essenze degli angeli che sfidarono Dio e furono cacciati dal Paradiso, il Gandharva, costretti a eoni di esilio per meditare sui propri errori e purificarsi per il ritorno.
Ognuna delle tre corone della città, partendo da quella poggiata sulle mura esterne era larga tre volte quella successiva ed era percorsa da strade e stradine che permettevano una viabilità perfetta all’interno di essa.
Ciascuna di queste porzioni di edifici era divisa delle altre da ampi fossati pieni di una purissima ed azzurra acqua che un fiume sotterraneo conduceva in città dal lato destro della struttura uscendo poi da quello sinistro e finendo, poche centinaia di metri dopo i confini dell’abitato in una immensa cascata grande due volte quella di Niagara ed alta due volte quelle di Angel, in Venezuela.
Cadendo produceva un rumore assordante andandosi a schiantare contro l’increspata superficie di un immenso lago, la cui acqua riempiva i lunghi canali di irrigazione che dissetavano gli estesi campi coltivati parecchie decine di metri sotto la cinta di mura, dove molti fattori erano intenti a
svolgere le più svariate mansioni agricole, c'era chi seminava una porzione di terreno delimitato da bassi muriccioli tirati su usando pietra murata a secco, alcuni di loro guidavano pariglie di strani e possente buoi a sei zampe che tiravano un aratro munito di diverse file di erpici, altri erano già intenti alla raccolta di strani ortaggi di colore viola, alcuno tagliavano e rastrellavano porzioni di erba medica, non mancavano branchi di bambinetti che giocavano insieme riempiendo l'aria di festosi schiamazzi.
I larghi e profondi fossani che separavano le sezioni cittadine pullulavano di vita, erano la residenza dei demoni dell’acqua, che vivevano in confortevoli tane scavate nella roccia, ogni tanto si potevano vedere saltare fuori dal pelo dall’acqua alcune sirene, oppure gruppi di demoni kappa che si lasciavano cullare dalle ondine, leggiadri spiritelli elementali degli specchi d’acqua; in altri punti grandi gorghi oscuri rivelavano la presenza di demoni superiori come Kraken e Schyllas, questi posti erano molto pericolosi e evitati da chiunque, demoni compresi
Il primo dei gironi, quello più esterno e largo era popolato dai demoni minori, creature dalle fattezze più disparate, alcune bellissime, altre mostruose ed orripilanti, alcune piccolissimi ed altri giganteschi ma tutti comunque indaffarati a svolgere le stesse mansioni che si sarebbero svolte in una normale città umana, c’era chi ferrava robusti cavalli imponenti dal manto colore della notte e fiammeggianti occhi rossi, chi macellava creature mai viste dall’uomo, chi vendeva al mercato ogni più stravagante articolo e c’erano anche diverse massaie che giravano per le bancarelle tastando questo o contrattando quest’altro in un vociare che pareva lo stesso festoso brusio che si incontra nei mercati dell’uomo.
Dai portoni aperti di alcune osterie uscivano sgraziati versi che nell’intenzione dell’avventore ubriaco dovevano essere melodiose canzoni, mentre alcuni di loro, rigorosamente in coppia con aria più austera passeggiavano su e giù per il girone come fanno le normali ronde di polizia.
Un’aria ben diversa si respirava nel secondo girone, decisamente più piccolo ma formato da elegantissimi edifici con appese all’esterno di essi solenni targhe in marmo bianco sulle quali campeggiavano lettere scure in strani caratteri gotici che non corrispondevano a nessuna scrittura di uomo.
Le costruzioni dovevano essere degli edifici pubblici, visto che i demoni che uscivano ed entravano da essi erano tutti elegantemente vestiti, chi con abiti di chiara foggia italiana, chi con tait o frac e chi con ampi camicioni colorati come quelli con cui usano agghindarsi durante le cerimonie i corpulenti notabili di alcune tribù dell’Africa.
Ognuno di questi stabili era posto nel mezzo di ampi giardini pieni di fiori dalle più strane fogge e dai più sgargianti colori, ogni viale che attraversava il girone era ampio e ben curato, ed ai suoi lati era abbellito da piante di alto fusto che emanavano un buonissimo effluvio, mentre una parte dell’acqua limpida dei fossati era incanalata in tubature che rifornivano perennemente un gran numero di eleganti fontanelle.
In aria svolazzavano spiritelli e Puck di svariati colori, alcuni con ronzanti alette che battevano velocissime altri che si accontentavano di librare dolcemente,
Oltre a questi eleganti complessi, nel terzo e ultimo girone spuntavano, sovrastandoli in altezza di svariate centinaia di palmi dieci castelli di incredibile bellezza, ognuno posto sul lato sinistro di ognuna delle dieci strade che si dipartivano dal girone centrale, abitazioni solenni di ciascuno dei dieci demoni originali, i figli degenerati degli angeli caduti procreati da donne umane corrotte, dai quali avevano avuto origine tutti gli altri esseri demoniaci che popolano questa incredibile cittadina e la sterile porzione dimensionale esterna.
Erano di aspetto l’uno differente dall’altro e parevano la copia perfetta delle più sontuose regge costruite dall’uomo se non fosse che tutte queste meraviglie erano di millenni più vecchie, una era del tutto simile a Versailles, altri ancora rivaleggiavano in bellezza e struttura con Buckingham Palace oppure il Taj Mahal indiano, e ancora il Cremlino, la “Città proibita“il palazzo imperiale cinese, il palazzo dell’ Alhambra di Granada, il tempio di Angkor Wat dalla città di Siem Reap, in Cambogia, un altro era la copia perfetta della Reggia di Caserta mentre, incredibilmente, uno era uguale alla Piramide di Cheope nel massimo del suo splendore, con ancora la candida copertura in pietre di calcare lucide e molto lisce, incise con antichi caratteri, mentre un pyramidion, la lucente cuspide in oro era posta sulla sommità.
Ma su tutte queste meraviglie svettava per bellezza e maestosità il decimo ed ultimo palazzo, una copia ancora in piedi del Mausoleo di Alicarnasso, la tomba di Mausolo, formata da un grande basamento di 22 metri di altezza, circondato inferiormente da una zoccolatura degradante, interamente costruiti in “statuario” il niveo marmo bianco proveniente dalle cave di Carrara, sopra la quale si innalzava un colonnato ionico composto da nove colonne di larghezza per undici di lunghezza con un’altezza di tredici metri; sovrastante questa imponente struttura si trovava una piramide a gradini di 7 metri ed infine la “quadriga”, una scultura poggiante al centro del tetto che raffigurava il padrone del palazzo nell’atto di guidare un cocchio trainato da quattro stalloni infernali.
Era questa la magione del più importante dei demoni originali, Lucifer il bello, della genia di Satan, nato da quell’E-lohim corrotto e dalla moglie di un nobile re di Atlantide , Gran Sovrano della discendenza dei demoni del fuoco e dei succubi.
Proprio in quel luogo si stava svolgendo la riunione dei dieci figli dei Deh-Monn, tutti accomodati intorno a un desco rotondo al cui centro dava mostra di sé uno splendido intarsio in oro e pietre preziose che raffigurava la cacciata dei loro genitori dal Gandharva, questo per non dimenticare mai chi li aveva resi schiavi.
Sedeva alla destra del trono di Lucifer Samael il forte, figlio di Belzebub re dei demoni battaglieri, poderosi guerrieri che cavalcavano gli stalloni satanici, vigorosi cavalli neri con occhi rossi dalla muscolatura potente e bardati con robuste armature da impatto, spesso seguiti dai mastini infernali, mute di cani i cui latrati gelavano il sangue dei nemici.
Egli stesso ne era degno sovrano, alto circa quattro metri e possente come nessun'altro al mondo , il viso nobile e fiero si staccava parecchio da quello degli altri presenti al congresso demoniaco, sul suo fianco risplendeva Naegling , l'artigliatrice, la più poderosa spada del creato.
Le sue braccia muscolose, il suo possente torace e le gambe nerborute ricordavano più un eroe come Eracle che un demone, era leale e giusto, e per questo rispettato e temuto da demoni, dei e uomini.
Alla sinistra del trono stava Gamchicolh l'astuto, della progenie di Astaroth, governatore dei demoni perturbatori di anime, si narra che fu lo stesso Gamchicolh il serpente che tentò Eva, consigliandola di lasciare la scienza misterica per quella materica.
I demoni sobillatori erano freddi e malvagi, usavano il loro fascino oscuro per tentare e sedurre le loro vittime rendendole così giocatoli nelle loro mani , ma l’elite di questo gruppo di diavoli erano le Lamaliel, creature esclusivamente femminili, rivelano il loro aspetto demoniaco solo nel momento di uccidere. Le fauci deformi dalle quali spuntano una lunga fila di denti affilati , la coda terminante con una lama falciforme e gli artigli grossi e affilati come coltelli, tra queste creature vi erano le strzyghe, le lilith e le sirene. Gamchicolh, era di bell'aspetto, anche se la sua figura snella emanava un alone di perfidia, era vestito come un damerino settecentesco, in un abito di elegante e preziosa organza, le lunghe unghie ben tenute erano smaltate di un nero intenso e un vezzeggiante neo adornava il suo zigomo destro.
I capelli scuri e lunghi ricadevano sulle spalle adorne di uno scialle in damasco grigio.
Gli altri sette, in senso orario erano; Thamiel il mago, figlio di Moloch, sovrano dei bicefali, costoro erano i mistici veggenti che avevano il potere di scoprire i segreti i più occulti, rivelare i grandi misteri e di celare il loro vero aspetto.
Pareva un normale uomo di colore, indossava un vistoso camicione variopinto che pareva celare un corpo sproporzionatamente masiccio rispetto agli arti e alla testa, quest’ultima coperta da un fez multicolore.
Però se, incalzato dalla necessità o pressato da richieste di veggenza si sbottonava il leggero camice e si rivelava in tutta la sua vera natura, appariva al centro del suo petto, dove gli esseri umani hanno il cuore una seconda testa, orrenda nelle fattezza quanto precisa nelle predizioni, nell'antica Roma presiedeva il culto della onniscienza utilizzando in nome di Giano Bifronte.
Oltre vi era Satariel il fiero, del clan derivato da Azazyel, maestro dei spiriti dell’Aria, esseri che volano intorno a noi in grado di alterare il clima o di nascondere agli occhi intere città, gargoyle, draghi e arpie erano il grosso delle sue truppe e gli somigliavano in tutto.
Munito di possenti ali e di un sottile corpo squamoso si reggeva su due assurde e ridicole zampette simile a quelle di un tacchino e dello stesso colore, mentre il volto era quello di un capro nero munito di contorte propaggini ossee, era decisamente brutto da vedere ma le sue truppe erano in grado di piombare dall'alto su qualunque esercito con la forza di mille magli, per questo la considerazione dei suoi pari era enorme.
A seguire era Galb,il litigioso discendente di Asadarel, comandava gli spiriti della collera, demoni zoomorfi, minotauri, uomini lupo e Berserker, empi incroci tra i più disparati tipi di animali e uomini.
Il suo culto era tenuta in grande considerazione negli ultimi anni di vita di Atlantide, nel momento di maggior crudeltà della guerra con Mu, visto che la potenza, la tenacia, la ferocia e l'ardimento di questi guerrieri non era seconda a nessuno.
Il suo corpo immenso era completamente ricoperto da una irta pelliccia di colore bruno, che lasciava intravedere unicamente il volto e le mani, mentre i lunghi piedi zoomorfi parevano ricoperti da una pelliccia molto più robusta.
Le mani terminavano con lunghi e affilati artigli neri, l'orribile volto assomigliava al teschio scarnificato di un orso, con immani zanne giallastre.
Poi HarabSeraphel, detto il corvo della morte, generato dal seme di Barkayal, signore dei malvagi spiriti crudeli che abitano le regioni lontane, potevano essi rendersi invisibili, trasportarsi di volo da un punto all'altro, aprire le serrature, vedere cosa succedeva nelle case altrui, insegnando tutte le loro astuzie agli umani malvagi che lo evocano, salvo poi farsi pagare un crudele tributo.
Inoltre era al raduno Tagaririm l'opulento, del casato di Amers, comandava le legioni dei demoni marini, che vivono nel mare e nei fiumi provocando burrasche e naufragi, esso aveva controllo sopra tutte le ricchezze e tutti i tesori del mondo sommerso.
La sua forma ben si adattava alle profondità del mare, aveva la pelle verdastra e umida, ricordava quella di un rospo, anche il suo aspetto complessivo richiamava alla mente quell'anfibio, grasso e con una faccia enorme senza labbra e con due giganteschi occhi neri.
Era completamente rivestito da catene, anelli e diademi in oro e pietre preziose di ogni sorta, che comunque non limitavano il ribrezzo che creava intorno a sé.
Dopo di lui stava Iamaliel, il parassita,figlio dell’E-lohim Amazarak e signore dei demoni vampiri , i padroni delle Tenebre, che devono il loro nome al fatto che vivono lontani dalla luce del sole, ha la potenza di produrre il male a chi si odia; insegna la qualità dei metalli, dei minerali, dei vegetali e di tutti gli animali puri e impuri; possiede l'arte di predire l'avvenire, essendo uno degli espertissimi negromanti fra gli spiriti infernali.
Infine Reshaim l’osceno, della stirpe di Akibeel, comandante dei demoni sotterranei, in grado di squassare le terra al loro volere, il grosso delle sue truppe era formato da zombies e tharkys, demoni che mangiavano carne umana. La sua pelle aveva un tristo colore cadaverico e emanava putrida essenza di morte, era tenuto in disparte assieme a Tagarrim poiché nessuno aveva cuore, o stomaco di avvicinarsi a loro.
A vegliare sul tranquillo procedere della riunione, dietro il trono di Lucifer le sue due guardie del corpo; i gemelli Bodon e Drakrollir, i Draghi dei Decessi, spiriti della Morte comandati da Abraxas, il primo generale dei demoni di fuoco.
“La situazione è grave!” Esordi Lucifer, sovrastando il brusio presente nella sala con la potenza della propria voce, era stato eletto capo dei Deh-monn, così come suo padre Satan lo fu dei “Caduti”, ragione per la quale gli altri partecipanti al consiglio si zittirono per ascoltare cosa lo avesse indotto a radunarli tutti in quel luogo.
“La situazione è grave, amici” Ribadì la frase per enfatizzare il momento:
“Il “Respiro dell’Universo” sta orbitando oltre Giove da quasi cinque secoli, Nibiru, lo chiamano gli sventurati umani, il pianeta misterioso, Per Satan, quanta stoltezza nelle loro leggere menti, manca davvero poco tempo a che si ripresenti alla nostra porta e reclami ciò che gli è dovuto.”
“Ma se ciò dovesse succedere come faremmo noi a sopravvivere?”
Si alzò dal consesso la tremante voce di Reshaim, Lucifer lo guardò con un disgusto represso per la codardia dell’essere, poi rispose con la sua possente voce:
“Tutte le profezie dei più antichi e saggi dei nostri aruspici bicefali concordano su di una data; 21 Dicembre 2012, il giorno il cui i Profeti Celesti torneranno, il giorno in cui i nostri padri, mondati dal peccato originale da cento millenni di preghiere e di contrizione potranno di nuovo dimorare insieme a loro, nel “Respiro degli Dei”, e questa, miei cari demoni sarà la nostra fine.”
Un enorme brusio si alzò dalla congrega seduta intorno al tavolo rotondo, chi malediceva gli dei, chi gli uomini per averli creati immondi e chi il fato crudele, solo Lucifer non disse nulla, guardò con un sorriso gli altri che si allarmavano, battevano i pugni sul robusto piano oppure che gettavano contro i muri i loro calici semivuoti.
Aspettò ancora qualche minuto, seduto sul suo trono, con il braccio destro che reggeva il capo in una moina di attesa, dopodiché sovrastò nuovamente lo sterile vociare:
“Io una idea ce l’avrei!”
Con poco tatto Reshaim interruppe subito:
“Se pensi che potremo ritirarci in Agharti sai meglio di me che quel piano dimensionale è completamente inutile e brullo, gli Antichi ci costrinsero in esilio in quella landa desolata , donando prosperità unicamente a Shamballa, essa…”
Un tonfo secco, il malcapitato demone cinse la testa tra le mani imprecando in qualche lingua sconosciuta mentre il calice in oro di Lucifer rotolò poco lontano, lasciando uscire il contenuto di dolce idromele.
“Non interrompermi più quando parlo, sacco di glontanh, putrido essere maleodorante” eruttò il padrone di casa, evidentemente tra i due non correva buon sangue.
Poi rabbonito dopo l’estemporaneo sfogo di livore continuò:
“Il mio piano comporterà un duplice vantaggio, potremo lasciare i nostri padri ai Profeti e al tempo stesso liberarci di tutti gli umani!”
Un boato di soddisfazione si levò dal coro demoniaco, quando una voce squittente e fastidiosa indirizzò a Lucifer una domanda:
“In cosa consiste questo tuo progetto?”
Reshaim aveva parlato, ma ora si stava cingendo la testa tra le mani aspettando un altro calice volante, ma non successe nulla, anzi il padrone di casa lo ringraziò, in modo ovviamente sarcastico, per avergli dato il permesso di esporre il proprio piano anche agli altri astanti.
“E’ molto semplice, lasciate che vi spieghi!”
Torna in alto Andare in basso
Divagazioni laterali
Star
Star
Divagazioni laterali

Numero di messaggi : 1477
Data d'iscrizione : 21.09.09

Trecento anni fa circa, località sconosciuta Empty
MessaggioTitolo: Re: Trecento anni fa circa, località sconosciuta   Trecento anni fa circa, località sconosciuta Icon_minitime9/6/2011, 09:29

il testo si svolge molto bene, le descrizioni rendono visibile il racconto e se ne apprezzano i colori e le atmosfere. Per i miei gusti, però, le descrizioni sono troppo circostanziate e appesantiscono la lettura. Ora vado a cercare il seguito. Very Happy
Torna in alto Andare in basso
Divagazioni laterali
Star
Star
Divagazioni laterali

Numero di messaggi : 1477
Data d'iscrizione : 21.09.09

Trecento anni fa circa, località sconosciuta Empty
MessaggioTitolo: Re: Trecento anni fa circa, località sconosciuta   Trecento anni fa circa, località sconosciuta Icon_minitime9/6/2011, 09:31

...vi spieghi...
noi aspettiamo la pubblicazione. study
Torna in alto Andare in basso
Alfredo Canovi
Junior
Junior
Alfredo Canovi

Numero di messaggi : 19
Data d'iscrizione : 12.05.11

Trecento anni fa circa, località sconosciuta Empty
MessaggioTitolo: Re: Trecento anni fa circa, località sconosciuta   Trecento anni fa circa, località sconosciuta Icon_minitime9/6/2011, 17:52

Molte grazie, cara Rita, per i complimenit ma maggiomente per le critiche.
Torna in alto Andare in basso
Contenuto sponsorizzato




Trecento anni fa circa, località sconosciuta Empty
MessaggioTitolo: Re: Trecento anni fa circa, località sconosciuta   Trecento anni fa circa, località sconosciuta Icon_minitime

Torna in alto Andare in basso
 
Trecento anni fa circa, località sconosciuta
Torna in alto 
Pagina 1 di 1

Permessi di questa sezione del forum:Non puoi rispondere agli argomenti in questo forum
 :: Prosa e Poesia :: Prosa-
Vai verso: