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 CORPO ERETTO

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Luca Curatoli
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Luca Curatoli

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MessaggioTitolo: CORPO ERETTO   CORPO ERETTO Icon_minitime28/5/2011, 12:14

CORPO ERETTO Antony12


La prima volta che ti ho visto eri corpo eretto, poi sarebbe venuto il nome. Me lo hai detto dopo la scoperta. Salutandoci perché la vita è tutto un saluto. Un tramonto. Un pezzo di pelle che sembrava marmo ancorato sulla spiaggia che non era terra. Sembravi. Ma anche legno abbandonato. Solo che eri troppo liscio per suggerirmi qualcosa di secco e contorto. Anche una decalcomania su uno sfondo di mare arroventato. Come se un oscuro artista dovesse avvicinare la fiamma vicino all'immagine per distruggerla, per segnarla, per marcare il suo territorio di caccia. Prima il piede che si gela; che si gela e si innerva. Ti racconterei la paura dell’acqua che non posso bere, anche se ci ho provato. Il piede si chiude a guscio attorno alle ossa sottili da diventare trasparenti verso le unghie. Pregavo l'acqua torbida che non mi prendesse. Da bambino pregavo a modo mio. Ma poi mi facevo il segno della croce. E Gesù non era ancora morto. Non era né carne né pesce. Non era risorto. Era un pezzo di gesso sulla lavagna delle cose da fare. Era il piede inchiodato e scorticato della sua vernice. Prima la foto ricordo per far morire il dolore una volta per tutte. Prima ero il castello e il guardiano, sul bagnasciuga. E mi raccontavo le storie in un silenzio che sarebbe divenuta pelle. Ti racconterei la paura dell’acqua. Secondo te mi mancano certi giochi. Quando si infilava il ferro fino ad allargare i buchi: quegli stessi pori che io osservavo con timore e raccoglimento, attorno a quelle microscopiche gocce di sudore. Non sapevo ancora il loro odore. Non sapevo niente eppure già mi raccontavo le storie in un silenzio che sarebbe divenuta pelle. Prima aspettavo gli invasori perché un padre dispotico me lo comandava. E non ho fatto niente davvero non ho fatto niente. Ti prego non chiedermi. Sto imparando adesso. Ho creduto una volta di andare in frantumi. Ero uscito dal mio guscio e sono caduto. Nel buio il rumore dell'orecchio che si rompe. E sanguina. Adesso peggio di una conchiglia ho un grumo di rumore dentro. Entra dal sinistro elettrico nervoso per poi uscire dal destro più dolce o forse solo attutito, come se muovendosi, il rumore battesse su pareti imbottite. Forse la mia testa è una mucosa, ma non ho mai letto niente del genere. La prima volta che ti ho visto ti sarei passato sopra; ti avrei attraversato e dimenticato peggio di un sogno. Lì dove le ombre spariscono perché quella è la loro ragione, la loro nuda e impenetrabile logica. Ma poi ho sentito che quella che sembra l'immagine riflessa di noi è urna, ingrottamento dove si infiltrano le cose più incredibili. Non ti avrei chiesto niente. Avrei ascoltato la voce credendola uno spruzzo delle onde. Sarebbe stata la tua voce, insopprimibile ineliminabile incancellabile. L'avrei dimenticata e nella notte che sempre si arrende al giorno, mi sarei detto con la pelle ancora infuocata di averla solo sognata. La tua voce. Prima non facevo niente oltre che contemplare un mondo abbracciato alla sua distruzione. Temevo gli abbracci sì. La prima volta ho scritto una poesia sai. Non ridere. Con parole insapori e fredde in una inimicizia totale col mondo. Le ho riscritte sempre più sole fiammeggianti e sudate in promiscuità scandalosa col mondo. Con parole che ingoiavano i loro discorsi. Per troppa fame o fretta di arrivare alla fine. Con ecchimosi sul senso; con l'ombra di un dolore che ha smarrito l'urto. Prima leggevo senza amore. E facevo sesso credendomi vergine. Prima amavo senza toccare per paura di essere toccato. Prima vedevo le cose divise. Poi le ho spiate in strani inconcepibili accoppiamenti. Prima di buttarmi io stesso sono stato un corpo eretto sempre su quella stessa duna. Prima vedevo le cose divise ma poi ho dovuto unirle per forza. Prima mi sembravi un pezzo di pelle che sembrava marmo ancorato sulla spiaggia che non era terra. Dovevo chiedere i nomi alle statue fino a rischiare di cavarmi gli occhi per risvegliarmi da qull'infantile torpore. Da quell'errore che non si dice. Da quella bugia taciuta. Perché si deve fare e basta. Stai giocando vero? Con me? Ho tanti buchi sai. E di sangue ne ho una buona riserva. Non devi aver paura del sangue. Niente può preservarci dal suo abbraccio. E se respiri un poco lo devi a quel mare oscuro che ti viaggia dentro. Non devi aver paura faccio con un gesto più disumano che altro. Come se fossimo su una terra straniera. Aliena. Non devi aver paura mi dici con il gesto gemello. Con un gesto uguale e contrario come vuole la fisica di cui ignoriamo l'origine. Lo so è prematuro dirti questo. Vorresti uccidermi? La tua serietà forse anche quella è frutto di uno scherzo. O di un retaggio. Siamo pesci. Arenati sulla spiaggia. La prima volta ero verticale. Confitto. Ero un andirivieni tra il cielo e la terra e i miei silenzi sarebbe potuti essere epitaffi perfetti scritti ad un mondo che salutavo sempre. Capita anche a me, vorresti dirmi. Davvero? La prima volta ero rappreso in un me stesso oscuro. Sorpreso sempre e sfacciato. Non devi aver paura del sangue. Sono qui e non altrove. Con ecchimosi sul senso; con l'ombra di un dolore che ha smarrito l'urto. E' pomeriggio. Il sole riverbera il mare e i bagnanti diventano ombre. Spariscono. Riappaiono erranti ma sono belli. Sfacciati. Come i volti senza volto dei sogni. Come i birilli le statue, che poi si aprono le braccia e aggrediscono l'acqua oscura. Ti racconterei la paura dell’acqua che non posso bere. E' pomeriggio ed io sono felice. In quell'ora che non posso dirti non nasco e non muoio. La prima volta che ti ho visto ti sarei passato sopra; ti avrei attraversato e dimenticato peggio di un sogno. Lì dove le ombre spariscono perché quella è la loro ragione, la loro nuda e impenetrabile logica. La prima volta che ti ho visto eri corpo eretto, poi sarebbe venuto il nome.
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MessaggioTitolo: Re: CORPO ERETTO   CORPO ERETTO Icon_minitime9/6/2011, 00:59

Non so nemmeno dirti come sia bello tutto questo.
Spesso leggo racconti troppo lucidi, perfezionati con l'uso della ragione, scritti col cervello in mano e la penna dietro a comando
ma quando trovo parole di astrazione metafisica dettate solamente dal tatto del pennino che si poggia sul foglio, o dalle dita che "sentono" e muovono i tasti nella loro più intensa inquietudine allora tutto diventa "il senso" che pervade ed emoziona.
E' proprio vero, ci sono molti modi di comunicare oltre le parole.
Bello che tu abbia dedicato questa sensazione alla non identità, al potere dei sogni, delle ombre e del silenzio. Le cose, dice qualcuno, cominciano ad avere un nome quando si sporcano di conoscenza, quando l'ombra si fa luce i due mondi si toccano.
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MessaggioTitolo: Re: CORPO ERETTO   CORPO ERETTO Icon_minitime9/6/2011, 01:01

poi non lo so.....sembra quasi che raggiungere la posizione del corpo eretto sia come un gradino evolutivo nella conquista di un mondo visto da un'altra angolazione,
come un cammino dell'uomo nell'uomo.
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MessaggioTitolo: Re: CORPO ERETTO   CORPO ERETTO Icon_minitime9/6/2011, 01:20

è un collage di parole che chiamano altre parole e di esperienze passate.
ho dovuto scrivere a caldo per vincere pudore e paura

(il titolo vorrebbe essere uno sfottò all'uomo stesso, ma non ce l'ho fatta.
chi dice che l'uomo, perfino nudo, sia sempre ridicolo, dice una mezza verità. 'notte)
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MessaggioTitolo: Re: CORPO ERETTO   CORPO ERETTO Icon_minitime9/6/2011, 01:33

Pudore posso capirlo, ma paura....perchè ?
La ragione dello sfottò ?
Sto pensando se sia vero che l'uomo nudo possa rendersi ridicolo.
Anche in questo ci sono svariati gradini di pensiero
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MessaggioTitolo: Re: CORPO ERETTO   CORPO ERETTO Icon_minitime

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