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 La dieta

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MessaggioTitolo: La dieta   La dieta Icon_minitime7/8/2011, 15:19

La dieta





Pasquale inzuppò nel caffè i famosi quattro frollini, li gustò con silenziosa religione, poi dette il via alle sua solite elucubrazioni contro la dietista.
“ Ma si può mai chiedere ad un uomo di fare una colazione così misera? Manco al campo di concentramento!”
Lui era abituato a iniziare la giornata con 2 maritozzi e a volte pure un krafen.
A pranzo godeva di cupolette di pastasciutta il più delle volte ornata di abbondate frane di neve di parmigiano. Insomma era un cultore della buona tavola, non per necessità caloriche, ma per scelta di vita . Poi erano venuti i primi dolori al petto ed il dottore aveva detto:”Caro Pasquale, qui se non ti metti a dieta, rischi l’infarto, sei un colesterolo deambulante, dacci un taglio alle tue lasagne ed abbacchio e torte varie.”
Da una settimana quindi il tipo combatteva con la fame, era diventato irascibile, scontento, incazzato fisso. Litigava con tutti, pativa la fame e non dimagriva.
I suoi pranzi erano di circa 300 calorie, tutto rigorosamente pesato sulla nuova bilancina elettronica.
Si alzava la mattina con un unico pensiero, andare a guardare la pagina della dieta per vedere cosa gli toccava quel giorno. Una sottile e costante lama di fame era diventata la colonna sonora di quel suo personalissimo problema.
“Accidenti a me e vaffanc…alla dietista, quella pretende che oltre a morire di fame faccia anche sport, la bicicletta dice.
Io la bicicletta non ce l’ho e fare finta di pedalare seduto su uno sgabello mi pare proprio ridicolo. Andare in bicicletta dove poi, sulla tangenziale? Così il primo tir che passa mi stira come gatto silvestro! Accidenti a lei, accidenti al dottore !”
Chiacchierava da solo sfogando le proprie tensioni, sbatacchiando gli oggetti qua è là .
Quasi quasi piangeva, da uomo di 100 chili e passa, famoso camionista della riviera, si era trovato in pensione a inseguire quel pensiero fisso, a guardare l’orologio per vedere se era ora di pranzo: a guardare l’orologio per vedere se era ora di cena. A merenda gli toccava una mela e mentre in due morsi la divorava, ricordava le sue belle fette di pane e mortadella a cui a volte aggiungeva anche formaggio e pomodorini, con un filo di olio del contadino, ora proibito.
Le sue giornate venivano scandite da 150 grammi di minestra, che comperava surgelata, e 200 grammi di verdura lessa, escluse le patate e i fagioli. Una volta alla settimana era concessa una fettina di pesce magro.
Vino, solo mezzo bicchiere, e pensare che aveva la cantina piena di botticelle di vino “bono”.
Per distrarsi si consolava con la TV, che vigliaccamente era piena di programmi di cucina, dove in primo piano si vedevano fritturine, tagliatelline, arrostini, funghini e saporini.
Pasquale era sempre più arrabbiato e sconsolato, anche perché tanti sacrifici per ora non avevano dato alcuni risultati, ma la terribile carogna della dietista aveva parlato di mesi di sofferenze prima di dimagrire.
Ma, giurava, non avrebbe desistito, non dopo che quella sperversa di cognata aveva sentenziato che non avrebbe fatto la dieta per più di 15 giorni. Parlava bene, lei che sembrava una lisca di pesce con addosso tre squame.
Le vie del Signore sono infinite ma Pasquale non poteva saperlo.
Accese la TV e cercò un film, sperando che si trattasse di un western. Il titolo non gli diceva nulla ma gli piaceva: “Il pranzo di Babette”. Un film in costume, niente di pericoloso per la sua dieta.
Lo trovarono così, morto da tre giorni, sulla poltrona con ancora la TV accesa.





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