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 Distanze

Andare in basso 
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Mario Ughi
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Mario Ughi

Numero di messaggi : 83
Data d'iscrizione : 11.07.09

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MessaggioTitolo: Distanze   Distanze Icon_minitime31/8/2011, 12:28

Il cursore del mouse lampeggia silenzioso sul monitor, mentre i pensieri si accavallano rincorrendosi, e non portano in nessun luogo. Un giro vizioso. Il tempo è presente. Strano: una volta parlavo al passato. E ora, oggi.
Se capiti da queste parti, sempre più di rado credo, ti sembrerò vicino. E’ un’illusione, come molte altre. Alle mie spalle, per strada, quattro piani più in basso, un ubriaco saltella tra briciole di asfalto, e canticchia una canzone. Poi si allontana, e la sua voce viene coperta dal rombo incongruo, nella sua potenza, di uno scooter che prende la rincorsa. Adesso, il gemito cantilenante è già troppo lontano, e io non ho fatto in tempo a capire quale canzone stesse intonando. Il vuoto che lascia viene riempito dal ciottolare di due voci in lento passaggio, parole in lingua straniera, nate e usate in posti remoti, venute a raggiungermi per non lasciarsi scoprire. Si attenuano e svaniscono pian piano, e vengono rimpiazzate da un vociare distante, allegria da dopocena appena fuori dal ristorante, che subito si acquieta, quasi timida, per riprendere smussata e sfilacciata, sembra dividersi e provenire da due punti distinti, si riunisce per poi allontanarsi.
Il vento fresco corre da una finestra all’altra, trascinando lievi nuvole nel cielo e dispiegando a ventaglio l’esile fumo della mia sigaretta.
Quando leggerai queste righe, tutto sarà ormai scomparso. E’ già tutto scomparso, anche per me.
Ti dicevo dei miei pensieri, descrivendoli come una routine noiosa, e in effetti sembrerebbe così, perché si ripetono, per quanto io cerchi di allontanarli, almeno in parte.
Stavo considerando che se io sono quello che penso, assomiglio in modo desolante al giro lento di una vecchia giostra, come quella che amavo da bambino, e sulla quale oggi mi vergognerei a salire, chissà perché.
Non stare a domandarti dove intendo andare a parare, queste sono soltanto parole messe in fila, una cosa che quando ne ho voglia mi riesce abbastanza bene. E soprattutto, non stare a cercare significati appositamente preparati a contenere la tua presenza. Tu non ci sei, qui. E neanche io.
Sto soltanto cercando di allineare i miei pensieri, distraendoli dal loro girare in tondo, un’illusione, un gioco crudele, nel tentativo di distanziarmi dalla distanza.
Sarebbe più interessante parlare di quale giro compiono i miei pensieri, nel tornare a trovarmi, ma non ne ho voglia. Ne ho già io le palle piene, di questa perniciosa reiterazione, mi spiacerebbe riempire anche le tue. In senso metaforico, s’intende.
E poi, se davvero volessi prendermi la briga di descrivere i miei pensieri (e guarda quante volte si ripete la parola pensieri: sembra quasi un gioco), sarebbe come dire che sto scrivendo di qualcosa, e questo non è vero.
E’ un tentativo di raggiungere la voce cantilenante che si è appena persa nel fondo della via, di rendere incomprensibili ma vive le mie parole quanto il dialogo in lingua apparentemente sudamericana da poco transitato, la voglia di sprizzare fuori da questa pelle ancora calda di un giorno di sole speso tra onde di mare e gioco di scacchi. Niente di triste, anche se così potrebbe sembrarti. Forse soltanto un po’ banale.
Come la distanza che ci separa.
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