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Daniela Micheli
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Daniela Micheli

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MessaggioTitolo: Viaggi    Viaggi  Icon_minitime14/9/2011, 13:29

Viaggi  Daniel10

I
Ci sono treni che non possono transitare più di una volta dalla stessa stazione: nessun viaggio sarà mai identico a quello precedente e mai assomiglierà a quello successivo.
Il viaggiatore lo sa, ancor prima di accomodarsi al posto a lui riservato in seconda classe.
Da lì, può solo osservare ed immaginarsi storie, inventarsi vite, tra il disturbo della suoneria troppo alta di un cellulare e voci concitate in vari idiomi a raccontare e raccontarsi.

L’uomo ha lo sguardo, vuoto. Ha un panama in testa che gli copre la fronte, ai lati qualche ricciolo incanutito sfugge e gocce di sudore gli rigano il collo. Il viaggiatore di seconda classe lo osserva, incuriosito dal colore liquido delle sue iridi, pallide come lui, come se le avesse lavate per non farle brillare alla luce violenta che entra dal finestrino sporco. Sotto ha rughe scure ma non profonde, come se fossero cresciute nella notte. Forse l’uomo spera che durante il viaggio si distenderanno e lui potrà dimenticare i ferri uncinati che gli strattonano il cuore e ne fanno pastura per rabbiosi cani randagi. La bocca ha labbra sottili, fini e pur se inumidite dal calore e dalla lingua che le umetta in continuazione, al viaggiatore di seconda classe arrivano gelide, come se non avessero mai conosciuto il calore di un bacio. Il viaggiatore pensa che quelle labbra sono così aride perché l’uomo ha sempre avuto timore di dare e ricevere baci, terrorizzato dal restare ustionato dalla tenerezza che in un bacio è racchiuso.

La donna è vestita di nero e al viaggiatore di seconda classe arriva una vampata di calore nel solo guardarla. Tra i seni lampeggia un grosso crocefisso d’oro, che si alza ritmicamente sull’ampio seno assieme allo srotolare delle traverse sotto le ruote del treno. Il viaggiatore di seconda classe resta ipnotizzato dal bagliore del Cristo e socchiude gli occhi, interrogandosi sul contenuto dell’ampia borsa che la donna ha sulle ginocchia e che tiene stretta, in un gesto protettivo. Non sa perché ma immagina la donna su una sedia, in un vicolo di un paese lontano, dove la calura diventa vapore in mezzo alla polvere ed al cielo. “Andrà dai figli, al nord”, si dice. E sempre con gli occhi socchiusi la immagina a preparare il pranzo per tanti figli che poi sono andati per il mondo, alla ricerca del loro Eldorado; quei figli che non hanno capito la saggezza della terra, che non hanno imparato ad amare la loro terra e l’hanno lasciata implacabilmente lasciata marcire alle stagioni ed ai vecchi.

Ha un vestito leggero, corto, le arriva appena a metà delle cosce. I capelli le arrivano al collo, biondi, freschi e profumati di shampoo. Mentre scivola di fianco al viaggiatore di seconda classe, alla ricerca del posto che è indicato sul biglietto che stringe tra la mani, lascia una scia lieve di un profumo da pochi soldi, da scaffale di supermercato ma non sgradevole. Il viaggiatore di seconda classe allunga il collo per vedere qual è il sedile che l’accoglierà. I tratti della donna sono chiari e il tono con il quale ringrazia, conferma al viaggiatore che viene dall’est. Sarà qua a fare la commessa in un qualche negozio o l’assistente di qualche anziano, in una delle tante case dove ai vecchi non è rimasto altro che diventare cenere? Oppure avrà deciso di vendere al miglior offerente l’unica cosa preziosa che le è rimasta e che quel vestitino corto enfatizza all’occhio attento? Il viaggiatore di seconda classe non è curioso di saperlo: si fa bastare quel leggero aroma che ancora arriva alle sue narici, a profumare di vita quel convoglio in transito.

Il treno si ferma cigolando, il viaggiatore di seconda classe lo ha visto sulla panchina, con una sigaretta tra le dita che scaglia lontano mentre sale gli scalini di ferro. Quella è la sua fermata e il suo posto è proprio di fronte al viaggiatore, anche lui in seconda classe, sebbene l’abito impeccabile di lino, la camicia candida, potrebbero collocarlo meglio nella vettura in testa al treno, dove i sedili sono più ampi e dai servizi igienici non esce, forse, quell’odore di urina che il detergente non riesce mai a togliere completamente. L’uomo si siede di fronte al viaggiatore di seconda classe, estrae il telefono ed invia un messaggio. E’ serio mentre lo fa ma non lo è quando il beep segnala la risposta. Il viaggiatore di seconda classe pensa che l’uomo in lino sta scrivendo alla sua amante perché una moglie non invia messaggi sul telefono.

Il viaggiatore di seconda classe è stanco, adesso, è come se tutte quelle vite gli fossero arrivate addosso. Pensa che nessuno di loro ha la storia che lui ha per loro pensato. Ma si è inventato delle storie, le scrive nella sua testa in attesa di scriverle sulla carta.

Già pensa al prossimo viaggio, alle persone che incontrerà, agli odori e ai rumori dell’umanità che percorrerà un tratto di rotaia assieme a lui.

II

Il viaggiatore di seconda classe si sveglia dal torpore nel quale è sprofondato, la voce metallica annuncia l’arrivo imminente in stazione a strapparlo dall’onda nebulosa e ritmica che lo ha avvolto in quel viaggio partito da nessun dove per arrivare a nessun altrove.
Non ricorda se, nel mentre, sono passate sillabe in transito dal sogno ma al viaggiatore non importa, è un affezionato lettore di Poe e si ritiene appartenente alla categoria di coloro che sognano di giorno, sanno molte cose che sfuggono a chi sogna soltanto di notte.
Il cartello azzurro a dire con la scritta bianca il paese, gli fa capire che, rotaia dopo rotaia, il momento di estraniazione da suoni, odori e colori è durato pochissimo, appena una manciata di granelli della clessidra.
Solleva gli occhiali che ha messo a protezione del bagliore canicolare d’un agosto troppo caldo, cerca di allungare i piedi e guarda dal finestrino, sporco di gocce non sicuramente residui di una pioggia, latitante da mesi, mentre il treno smorza il suo scorrere nella calma dei pochi viaggiatori alla stazione di periferia.
Vede la rivendita di tabacchi, all’angolo del violetto cubo di cemento, sverginato dai graffiti di qualche artista di strada; la proprietaria è sulla porta, ha una maglietta d’un rosa acceso, strizzata su pesanti seni enormi, rughe profonde sul viso ingrigito e capelli stopposi di troppe decolorazioni. Dal suo punto di vista privilegiato, il viaggiatore di seconda classe pensa che un tempo quei seni erano stati rigogliosi e quel volto fu liscio; pensa che furono certamente omaggiati dai ragazzetti eccitati che bigiavano le lezioni per comprare un pacchetto di sigarette da dieci, ogni giorno, pur di non perdersi la visione di quella nave scuola mai varata ufficialmente ma sempre saputa.
Il viaggiatore di seconda classe ode un cicaleccio che si avvicina, dall’altra parte della stazione, da un gruppo colorato di variegata umanità. Uno di loro ha il capo chino su un lungo caffetano bianco, ha un rosario tra le mani che sgrana borbottando parole inintelligibili per il viaggiatore; sa che sta pregando anche se non può sapere con certezza a chi e per chi sta rivolgendo le sue preghiere. Lo può intuire, ma il viaggiatore di seconda classe sa che c’è un dio per tutti ma che ogni dio è sempre contro tutti.
Salgono sul treno due zingari, il viaggiatore li riconosce subito. Hanno uno strano banchetto tra le mani, assomiglia a quello dei lucida scarpe. “No, non può essere”, si dice il viaggiatore“nessuno fa più quel mestiere”. Forse, nel banchetto, hanno stipato bottiglie di colla, provvista per l’inverno, quando ritorneranno nelle loro fogne a Bucarest e le annuseranno la notte, per non sentire freddo. Nemmeno quei due zingari, dal punto d’osservazione del viaggiatore di seconda classe, sembrano felici.
Un ferroviere fischia, annunciando l’imminente nuova partenza. Il viaggiatore di seconda classe ricorda un film, dove il guidatore del treno era alcolizzato ed aveva tra le sue mani il destino di tutti i suoi passeggeri. Chissà se chi guida quel treno lo è e, in quel caso, anche un semplice ferroviere diventa il dio; non di tutti gli uomini ma di quanti sono sul convoglio a lui affidato, che riparte, cigolando, sempre in quella direzione, senza mai spostarsi dalle traverse che iniziano a battere sempre più ritmicamente, vibrando, sotto i piedi del viaggiatore di seconda classe.
Mentre si allontana, al viaggiatore di seconda classe arriva fuggente la visione di un uomo, immobile in un angolo all’ombra della stazione. Ha un abito intero, scuro, la camicia abbottonata a strizzargli il collo grinzoso e pare non soffrire della calura che liquefa l’aria in nebbia leggera e impalpabile. Sulla testa dell’uomo scivola, dall’alto, un piuma leggera: sale in alto, poi scende, come se uno zefiro indisponente sia arrivato a giocare con lei. La fa volteggiare di nuovo e poi la fa posare sulla falda del cappello nero dell’uomo. Il viaggiatore di seconda classe allunga il collo per vedere meglio e gli pare di conoscerlo, quell’uomo: assomiglia all’angelo Clarence, sceso dal vento di una vecchia pellicola in bianco e nero per ricordare, a tutti i viandanti delle stazioni, che la vita è una cosa meravigliosa.

III
E' un'aria diversa quella che il viaggiatore di seconda classe inizia a respirare mentre si incammina sul binario n.18, in direzione dell'uscita che lo porterà fuori dalla stazione e, da lì, alla sua destinazione.
E' un'aria imbibita di variegata umanità, dai colori accesi alternati ad un chiaroscuro, a cicalecciare il cemento e coriandolando lo spazio di frammenti variopinti che solo un occhio attento coglie nelle sfumature.
Sulla spalla del viaggiatore di seconda classe pesa una valigia, dentro vi sono contenuti i suoi ferri del mestiere: gli saranno necessari in quell'ennesimo viaggio di code a obliterare il biglietto.
Nel farsi spazio tra le gente, gli cade l'occhio su una coppia abbracciata sulla panchina al di là delle rotaie, sul binario parallelo.
Lei ha la pelle scura, lucida dell'umidità che cappa la giornata. Ha ricci capelli cortissimi, due occhi scuri come laghi d'inverno e bagnati di sale, due calzoncini corti su lunghe gambe d'ebano a sorreggere un torace che non nasconde la perfezione di due seni pieni e impertinenti ad ammiccare turgidi capezzoli.
Lui ha i capelli biondi, striati di sole, il viso abbronzato e tristi occhi di fango, una maglietta stazzonata e tirata su corpo di ragazzo che rivela muscoli allenati e gonfi, d'acciaio, ma con piume di tenerezza esplicate nei gesti gentili per lei.
Le cinge le spalle con un braccio e con la mano libera le sfiora il viso, raccogliendo con la punta del dito il grano di sale che rotola sulla guancia della ragazza.
Il viaggiatore di seconda classe si domanda perché quella tristezza e la valigia ai piedi della ragazza gli manda la risposta sulla quale lui inizia a fantasticare, ad inventarsi per loro una vita, un racconto, una situazione o magari, senza che nemmeno lui lo sappia, istanti in transito di un tempo reale e vissuto da tanti amanti senza volto e senza età che ad ogni stazione, ad ogni binario si sono salutati e si saluteranno, ieri come oggi e come domani, nel perpetuarsi dell'oggi che diventa ieri quando ancora non è già domani.
Il viaggiatore di seconda classe riprende il cammino, cambia spalla a sorreggere la sua valigia: è diventata improvvisamente più pesante.
O forse è il peso del ricordo che lo confonde.
Nel sole inforca gli occhiali scuri e tace la malinconica musica che, muta, risuona negli orecchi: è Nino Rota con la sinfonia composta per La strada, la musica che sempre lo accompagna nel suo vagabondo andare, di stazione in stazione.
In seconda classe.

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MessaggioTitolo: Re: Viaggi    Viaggi  Icon_minitime15/9/2011, 16:54

Anche il tuo treno è arrivato ....

"Il viaggiatore di seconda classe ...... ha rughe scure ma non profonde, come se fossero cresciute nella notte."
Questa è bella, poi bella ed ancora bella.
Bella perchè non concede spazio a pretese articolate e fiocchi di contorno .
In poche righe suddivise da una virgola c'è il reale e l'immaginario assieme.
Compli, complimenti !
In senso generale, le inquadrature espresse con misto emozional-nostalgico-deduttivo sono collaterali alle visioni del prototipo di viaggiatore esistenzialista , risultano fresche e riuscite, quasi tutte secondo mio gusto.
Il viaggiatore di seconda classe mette in risalto con frequenza il carattere precario dell'esistenza umana avvalendosi dello strumento ( treno ) congiunto al vagone merci delle osservazioni per astrarne i contenuti. Tutto dentro il carattere della personalizzazione nel transito del convoglio viaggiatori . Una volta usciti dal treno un bisbiglio a svanire con " occhi tristi di fango " rilanciati nella piattaforma dei fatti collaterali .
A questo punto .... un treno per ognuno di noi. Ciao
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MessaggioTitolo: Re: Viaggi    Viaggi  Icon_minitime16/9/2011, 14:15

Grazie, Dario :-)

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MessaggioTitolo: Re: Viaggi    Viaggi  Icon_minitime17/9/2011, 00:12

Lo scorrere del treno porta il viaggiatore di seconda classe a incontrare pezzi di variegata umanità e a inventarsi per ogni pezzo una storia. Ma il viaggiatore di seconda classe ha sulla fronte rughe non molto profonde come se fossero nate al risveglio da un sonno che ha svelato la sconfitta. Il viaggio, forse, porta alla scoperta che la vita è dolore ma un dolore lenito e reso buono da un dito chiaro che asciuga il grano di sale che rotola sul viso scuro di una ragazza. Il viaggiatore di seconda classe ha una valigia che diventa sempre più pesante e negli orecchi la musica di Nino Rota ad accompagnare La strada. Il viaggiatore di seconda classe ne assapora la malinconia. ma forse dovrà scoprire che il buio dell' esistenza in fondo è solo un attimo. Poi si squarcia e alla fine di un percorso faticoso sgorgheranno dagli occhi lacrime non più di sale ma del miele di un ritrovato senso del vivere. Un bacio. Franca.

P. S. Sapessi quanto mi commosse il film di Fellini!
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MessaggioTitolo: Re: Viaggi    Viaggi  Icon_minitime19/9/2011, 18:03

Brava Daniela, come al solito.
Intanto ben ritrovata, è sempre un piacere leggerti.
A presto
un abbraccio, Nuccio
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MessaggioTitolo: Re: Viaggi    Viaggi  Icon_minitime13/10/2011, 13:08

Complimenti Daniela! Continua ad inventare delle storie, come il viaggiatore di seconda classe "tra il disturbo della suoneria troppo alta di un cellulare e voci concitate in vari idiomi a raccontare e raccontarsi..." Viaggi  35710
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MessaggioTitolo: Re: Viaggi    Viaggi  Icon_minitime

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