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 Libertà

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Canovi Alfredo
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Canovi Alfredo

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MessaggioTitolo: Libertà   Libertà Icon_minitime21/9/2011, 16:47

"Allora vado!"
Non si voltò, tanto sapeva che il suo sguardo avrebbe incontrato solo la nuca di lei, e se casualmente si fosse incrociato con il suo non sapeva se avrebbe retto quell'occhiata carica di sprezzante rammarico.
Raccolse l'ultima valigia con un incredibile peso nel cuore, si avvicinò al baule aperto della station wagon e la spinse nel bagagliaio di prepotenza, non c'era più altro posto nella vettura , così come non ce ne era più nella sua vita per Claudia.
Chiuse il portellone con un tonfo, senza volgersi per guardare se lei era sulla soglia della loro casa si mise alla guida ,accese il motore che tossì un paio di volte prima di andare in moto, ingranò la prima, uscì dal viale e si mise in strada, la distanza da percorrere era tanta, un'altra casa in un'altra città.
Uno strano torpore lo sorprese alla guida, i ricordi cominciarono a riaffiorare prima non invitati, poi tollerati infine cari compagni di viaggio.
Mentre ripercorreva gli avvenimenti che lo avevano condotto a quella giornata si rese conto che quell'epilogo era ineluttabile, il sopore che aveva permeato la loro vita matrimoniale era divenuto troppo evidente, troppo marcato per non essere notato.
Così cominciò a osservare bizzarri comportamenti in lei, strane frasi rimaste a metà e atteggiamenti eccessivamente confidenziali nei confronti di alcuni loro amici comuni .
Niente di preoccupante all'inizio, solo qualche battutina maliziosa, un ammiccante occhiata, un sorriso appena accennato; poi però il radicale appannamento della passione di lei nei suoi confronti divenne insostenibile.
Aldo non era geloso - non più di tanto - ma questo cose cominciarono a dargli fastidio, un tarlo cominciò a scavare nel suo cervello sempre così razionale, un sospetto si fece largo prima leggero come una farfalla poi pesante come un elefante, quindi un giorno di maggio la certezza palpabile, la sua adorata Claudia lo tradiva.
La cosa che lo colpì fu che non era disturbato per l'atto materiale in sé quanto per l'essersi reso conto di aver perso il suo affetto, di non essere più lui il centro dei suoi pensieri, il faro della sua quotidianità, il suo vero amore.
Dolce e amara al contempo questa sensazione permeava la sue papille gustative, letteralmente ne percepiva l'acre sapore in bocca, il gusto del fallimento di anni di vita comune, di obbiettivi raggiunti e quelli mancati, l'invecchiare insieme, tutto distrutto, tutto inutile.
Lui non aveva nulla di cui farsi perdonare in particolar modo; l'aveva sempre trattata con rispetto, i litigi c'erano stati, alcuni anche pesanti ma poi tutto si era riaccomodato tra le braccia di lei nella loro alcova; ecco, ora che ci pensava erano già da parecchi mesi che non discutevano più, subito gli era parsa una bella cosa, gli sembrava il conseguimento di una intesa perfetta, il raggiungimento dell'affinità elettiva con la sua adorata sposa ma poi il tempo ne rivelò la triste verità.
Di altre donne lui poi non ne aveva avute, non che fosse uno stinco di santo, semplicemente aveva valutato il fatto che non ne sarebbe valsa la pena, non era nella sua indole tradire e rischiare di perdere quanto costruito insieme, evidentemente per Stefania non era così, alla fine il togliersi di torno fu la scelta giusta, nessun rimorso per nessuna mancanza, solo l’incontrovertibile realtà degli eventi.
Dolore gliene aveva dato anche il fatto che la sua ex moglie aveva avuto anche il coraggio di lagnarsi della sua mancanza di voglia di lottare, come se tutto ciò che ella aveva fatto fosse colpa sua, sapeva bene che questa era la più classica delle scuse femminili davanti a una colpa schiacciante, come sapeva altrettanto bene che lui non aveva più voglia di sentirla, vederla, pensarla.
Un periodo era concluso ma ora qualcosa di nuovo lo stava attendendo, oscuro quanto misterioso ma comunque una sferzata di vita ai suoi lombi stanchi, sapeva che ciò che sarebbe successo da adesso in avanti sarebbe stato sotto il suo controllo, non avrebbe più permesso a nessuno di trattarlo così.
Il suo girovagare ebbe fine nell’adespoto posteggio di un altrettanto anonimo caseggiato; non aveva intenzione di impegnarsi nell’acquisto di un appartamento, motivo per cui preferì optare per un umile affitto, aveva perso tutte le sue certezze, strappate dall’anima esacerbata dalle rapaci mani dell’unica donna che avesse realmente amato.
Erano già le otto di sera, sfinito per il lungo viaggio scaricò la macchina e poggiò le valigie nell’entrata del modesto alloggio senza aprirle; da una sacca estrasse un asciugamano e una saponetta, si diresse nel bagno, si diede una veloce lavata e si infilò sopra le coperte del letto, la serata era calda e Aldo era molto stanco, si addormentò poco dopo.
Si destò che il sole era già alto, un sonno ristoratore come non ne aveva fatto più da tanto tempo gli ridiede le energie che aveva perso, la mattinata era abbagliante, un cielo senza nubi di un celeste quasi opprimente rivestiva la sua nuova cittadina, pochi palazzi all’orizzonte, intorno nugoli di casette in mattoncini faccia a vista lo circondavano dando l’idea classica della periferia di una grande città, e questo a lui piaceva molto.
Con un ultimo anelito di ragione aveva scelto di abbandonare la vita precedente nel periodo delle vacanze estive, la grande ditta commerciale nella quale lavorava aveva una succursale importante proprio in quella città e il cambiamento non gli pose particolari condizioni svantaggiose d’impiego, anzi.
Cominciò quindi a pulire la nuova abitazione cominciando dalla sala, spazzò per terra e tirò lo straccio sapientemente, il buon odore di pulito che ne scaturì riuscì a metterlo di buonumore e gli rese meno pesante quel lavoro che per lui era del tutto nuovo, spolverò i pochi mobili, un tavolo rotondo vecchio di qualche anno ma ancora in ottimo stato, le quattro sedie abbinate, la credenza a corpo singolo e un ampio divano in similpelle nera.
Dopo fu la volta della camera da letto, riassettò il giaciglio appena spiegazzato e compì le stesse operazioni fatte in precedenza, come fece anche per il bagno.
Il posto era poco ma sufficiente, non voleva troppo spazio intorno a sé, come se si volesse rinchiudere in un minuscolo ma comodo carapace, facile da accudire e da difendere dal mondo esterno, un posto tranquillo dove riordinare la propria esistenza.
Disfece la valigia e scaricò gli ampi borsoni pieni di cose che, solo ora se ne rendeva conto, erano per la maggior parte inutili, troppe giacche, troppe camicie o calzoni, eccessivi ammennicoli vari.
Si rese conto di una cosa, aveva accumulato tutti quegli oggetti negli anni, come se dovessero servire per una ipotetica fine del mondo ma quando fu la volta che il suo universo aveva ricevuto davvero quel fragoroso sobbalzo, ebbene erano solo inutile ciarpame, il cambiamento era dentro di lui non all’esterno, dove tutto continuava il suo placido andirivieni fregandosene altamente delle sue vicissitudini.
Questa convinzione lo rese, se possibile, ancora più solo.
Eppure una reazione era necessaria, trovo nel fondo di una valigia una tuta da ginnastica, acquistata anni orsono al seguito di una ennesima moda dettata da qualche vittoria internazionale di un ormai dimenticato sportivo.
La estrasse dalla busta di plastica che le faceva da epidermide fin dalla sua uscita di fabbrica a la guardò, ancora perfettamente piegata e stirata, la sciolse e la indossò, cerco il paio di comode scarpe da jogging, anche queste intonse e, lasciando la sua magione ancora in una specie di caos primordiale uscì.
Per la prima volta l’aria sapeva di aria, ne prese un corposo respiro e cominciò a correre, dapprima lentamente poi più celermente, ansimando sentiva i suoi polmoni espandersi, il corpo liberarsi dai legacci di anni di pigrizia, il sole scaldava la sua cute ma il sudore la raffreddava quasi immediatamente, correva e si sentiva libero, finalmente.
La resistenza cedette di schianto e si trovò, ansimante nelle vicinanze di una provvidenziale fontanella in ghisa sagomata, premette il bottone, un gorgoglio precedette la discesa di un rivolo del magico liquido, una, due sorsate abbondanti lenirono la sua sete, alzò il ristorato viso e vide che c’erano altre persone intente a correre, si fermò un attimo a guardarle percorrere su e giù per il viale alberato e finalmente si rese conto di una cosa, finalmente aveva capito quale era il dolce sapore della libertà.
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