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 La sola lettera che so scriverti

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Massimiliano Procellaria
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Massimiliano Procellaria

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MessaggioTitolo: La sola lettera che so scriverti   La sola lettera che so scriverti Icon_minitime8/10/2011, 17:33

Adesso che vieni a parlarmi del tuo ritardo, ho paura, non voglio starti a sentire.

Come vedi, sono il bastardo che tutti ti sconsigliavano di vedere, quello che non ti ha fatto finire il liceo, che ti ha promesso l’amore e la felicità, la comprensione, lasciandoti invece soltanto piangere per notti intere; non mi importava che i tuoi amici ti volessero alle feste, che tuo padre volesse farti andare all’università e ti aveva già iscritto ai concorsi di bellezza, non mi importava di quello stronzetto che piangeva a cui batteva il cuore quando ti vedeva; dovevi essere mia, dovevi essere il mio trofeo, fresco ed innocente da vantare al mondo.
Avrei voluto liberarti di me, restituirti alla tua età, ma sai, la tua libertà sarebbe coincisa con la mia sconfitta, e t’ho tenuta, promettendo, mentendo, tradendo, fingendo quell’amore che mai sarò capace di provare.
Mentre quell’immenso sentimento che ti commuoveva mentre mi davi la tua verginità, io godevo ammirandomi forte e virile, l’invidia per il tuo sentimento puro e per me irraggiungibile, mi faceva traboccare di rabbia, e dietro quei sorrisi maligni, credevi si nascondesse il mio cuore liquefatto col tuo; ti stavo meschinamente rubando l’amore, e tu eri soltanto amore.
Sono sempre stato attento ad ogni tua incertezza nella voce, ad ogni turbamento nei tuoi occhi, cercando nuove bugie, inventando altri sorrisi, pur di distoglierti da qualunque strada che potesse portarti alla verità, più rimanevo a pensare e più ero sorpreso dalla mia crudeltà, più ti guardavo e più ero sorpreso dalla mia crudeltà, più desideravo e più ero sorpreso della mia crudeltà.
Fiero nell’orgoglio delle mie fantasie, non c’è stata volta che stringendoti non abbia desiderato un’altra donna, e quasi per sentirmi meno in colpa speravo che anche desiderassi l’abbraccio di qualcun altro, magari del mio migliore amico, così da meritare almeno un po’ il mio odio; poi ti guardavo e tu stavi sempre lì, avvinghiata a chissà quale sogno che ci riguardasse.
Se mai un giorno ti chiederai come hai fatto ad essere stata innamorata di me, ti daranno centinaia di risposte, compatendo la tua ingenuità, sarà il loro tentativo di costruirsi la loro immagine di protettori, forse nessuno ti darà una risposta soddisfacente, e quando lo chiederai a me, cosa potrò risponderti? Tu eri il riscatto dai miei fallimenti; la tua generosità! Ecco cosa ti risponderò; eri talmente generosa che mettevi i tuoi diciassette anni a mia disposizione, mi permettevi di sperare, di prender parte alla tua speranza.
Mi è quasi impossibile adesso capire le inspiegabili alchimie della vita: ogni tua forma di verginità violentata dalla mia meschinità, dalle mie ombre e dalla mia perversione.

Adesso che vieni a parlarmi del tuo ritardo, non voglio starti a sentire, ho paura; adesso che vieni a parlarmi del tuo ritardo sono ormai troppo lontano.

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