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 coriandoli napoletani

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MessaggioTitolo: coriandoli napoletani   coriandoli napoletani Icon_minitime26/10/2011, 08:44

CORIANDOLI NAPOLETANI


Pippuccio ‘o Imprenditore stava osservando quanti coriandoli venivano spazzati dalle strade dopo l’ultima sfilata di carnevale.
Cercava di immaginare come si potesse riciclarli, con vera deformazione professionale, essendo addetto alla sezione riciclaggio del comune di Capri.
“Ecco- pensò – in Cina avrebbero certamente saputo cosa farci, quelli hanno sempre l’idea giusta per far soldi!”
“ San Gennaro! Ma io la Cina ce l’ho in casa , sta con quella sciagurata di mia figlia Salvatrice ’a Santa.!”
La nuova idea lo folgorò quasi come quando aveva scoperto che suo figlio maggiore si era laureato in Scienze Politiche con il massimo dei voti, facendo così sembrare massimamente ignoranti tutti gli altri componenti della famiglia, che a mala pena avevano fatto la quinta elementare.
Non gliela avrebbe mai perdonata!
Si precipitò da Cin ‘o Cinese, fidanzato ufficioso della figlia, e l’apostrofò con un affannato:” Senti un poco, non è che tu in Cina hai dei parenti che s’intendono di soffff wwaaaa, sfftttwar…-
ci mise un poco ad articolare la parola e alla fine scelse uno sbrigativo sofvare, ma Cin capì lo stesso.
Cin ‘o Cinese rispose volonteroso: “Sì, celto, ho 1112.5 cugini che lavolano nel lamo computel. Pelchè lo vuoi sapele?”
Pippuccio gli spiegò il suo piano ingegnoperativaziendalpartonopeo e dopo mesi di contatti, studi, esperimenti scrupolosamente eseguiti in Cina l’idea prese la forma del prodotto.
I coriandoli vennero ritirati dal deposito di riciclaggio e assemblati a due a due, o meglio, farciti con un chips di ultima generazione, sfruttando mano d’opera cinese a basso costo.
Pippuccio aveva ideato coriandoli informatici che una volta lanciati in aria , si sarebbero assemblati formando parole o frasi, adatte a tutte le circostanze.
Lo sfruttamento dei coriandoli non si sarebbe più limitato al periodo di carnevale, ma avrebbe potuto durare tutto l’anno.
Non crediate che convincere i coriandoli a assemblarsi in frasi di senso compiuto sia stato facile. No, non lo fu per niente.
Fu più o meno come estrarre una radice quadrata da un albero genealogico o convincere un adolescente a rientrare prima di mezzanotte.
Fatto sta che alla fine i chips inseriti, comandati via satellite, mettevano in riga i coriandoli con frasi di senso compiuto.
Con un poco di spesa in più si potevano ottenere anche frasi lunghe, slogan pubblicitari, e tutto ciò che il committente era intenzionato a rendere di pubblica lettura.
Libri però non ne vennero mai confezionati, perché ci volevano troppi coriandoli e poi bisognava pagare i diritti d’autore.
La prima scrittura venduta fu un modesto Buon Compleanno, acquistata da un gruppo familiare per festeggiare il compleanno del nonno centenario. Questi fu così stupito, sorpreso e spaventato che morì all’istante, ricoperto da uno strato di coriandoli rosa in caduta libera, migliorando così le condizioni economiche dei parenti.
Se la cosa fosse stata intenzionale, nessuno poté mai appurarlo,
poichè pareva improbabile presentare una manciata di coriandoli come arma di un delitto.
La cosa piacque per la sua originalità e dette vita ad un’infinita possibilità di sfruttamento e di composizioni letterarie.
I politici anziché fare discorsi noiosi, si dedicarono ad improvvisi lanci di coriandoli mediatici, che oltre ad essere allegri, avevano un costo minimo. Porta a porta, la nota trasmissione TV, fu sospesa perché ci fu un ministro che lanciò coriandoli davvero pesanti all’opposizione e un politico ne uscì ferito.
Pippuccio e Cin avevano dato vita alla più grande impresa commerciale della storia.
Vi erano coinvolti i produttori della carta, i coloratori dei coriandoli, gli assemblatori di chips, gli spargitori, i poeti , gli scrittori di varie intenzioni, l’impresa di raccolta e riciclaggio e non ultima la Cina che divenne una colonia di Capri.
In breve divenne un’impresa nazionale, maggiore della Fiat, della mafia e della politica.
Ma le cose quando ingrandiscono troppo fatalmente prima o poi deflagrano.
Ciò avvenne puntualmente durante la partita finale di scudetto tra la Roma e la Lazio
Le squadre , i tifosi, gli ultras, i cittadini, le forze dell’ordine e qualche prete, si erano muniti di una dose abnorme di coriandoli contenenti frasi di tutti i tipi, dagli insulti canonici a quelli in rima. Da quelli che contemplavano le ascendenze e le discendenze dei vari arbitri a quelli che ricordavano inni di triste memoria.
Ognuna delle squadre aveva coriandoli dei propri colori, che lanciati in aria erano meglio delle bandiere e degli striscioni dei tempi passati.
Prima ancora che la partita iniziasse, i tifosi avevano preso a lanciare coriandoli augurali e fu così che circa 15 tonellate di chips volanti entrarono in collisione al centro del campo, come calamite si attrassero e come calamite si agglutinarono in una enorme massa di color romanolaziale,
con conseguente caos letterario e sfasamento delle rime.
La forza di gravità non ha mai avuto senso sportivo, per cui le 15 tonellate di messaggi planarono alquanto indelicatamente in mezzo allo stadio.
Per la prima volta nella storia del gioco del calcio, il silenzio entrò in campo.
Nessuno aveva qualcosa da dire, molti avevano da pensare.
Il primo a riprendersi fu Pippuccio o’Imprenditore, che con sagacia partenopea cominciò a urlare che San Gennaro aveva fatta la Grazia, che non voleva che la Roma e la Lazio entrassero in conflitto e che questo avvenimento dimostrava quanto il Santo ci tenesse alla fratellanza fra le squadre e alla fratellanza in generale. I colori delle squadre giacevano infatti impastati indissolubilmente sul tappeto erboso, in un abbraccio fraterno inestricabile.
Cin ‘o Cinese mormorava versetti di Confucio frammisti a qualche gesummalia e ola che si fa?.
Gli italiani oltre a essere un popolo di poeti, naviganti e playboy, sono anche un popolo imprevedibile e fu così che si assistette all’uscita dei tifosi romanisti-laziali dallo stadio, in perfetto silenzio, commossi, pieni di spirito di fratellanza, tenendosi mano nella mano, come Romolo e Remo o meglio , come Caino e Abele prima del fattaccio. Un sorriso ebete li circondava come un’aureola.
Fu l’unica partita di calcio a memoria d’uomo che finì, prima di cominciare, con uno spettacolare 0 a 0 e con la vittoria di entrambe le squadre.




Ultima modifica di Rita Paleari il 27/10/2011, 19:39, modificato 1 volta
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Franca Bagnoli
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MessaggioTitolo: Re: coriandoli napoletani   coriandoli napoletani Icon_minitime27/10/2011, 16:56

Cara Rita, sei sempre in splendida forma. A presto!
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MessaggioTitolo: Re: coriandoli napoletani   coriandoli napoletani Icon_minitime27/10/2011, 19:39

grazie Franca, tra un impegno ed un dolore alle ginocchia.... geek
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MessaggioTitolo: Re: coriandoli napoletani   coriandoli napoletani Icon_minitime

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