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 In corriera a Madrid

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dario guadagnini
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dario guadagnini

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MessaggioTitolo: In corriera a Madrid   In corriera a Madrid Icon_minitime9/11/2011, 23:11

( Es demasiado tarde para ser pesimista )

( es demasiado tarde para ser pesimista )


La mattina avanza per mostrare il chiarore. Le nubi ed i graniti della sierra sono tinti di arancio vivo.
Il sole sta per sorgere.
Osservo questo paesaggio non ancora familiare, cerco agganci per ripetere le impressioni dei primi giorni.
Prolungo lo sguardo a notare le diversità rispetto alla mia terra ...
Questo non è luogo recondito alle mappe , ma di certo , non potevo immaginare di essere, proprio qui, lontano dalle mete ideali di quando ancora ragazzo fantasticavo paesaggi nei miei sproloqui geografici.
Accetto di buon grado questa situazione ... ora mi fa star bene l' idea di concedermi involontariamente in luoghi non idealizzati in precedenza. Scoprire senza aver immaginato , questa è la sintesi di un personaggio nato a nord rispetto a queste latitudini , soggetto subordinato, al tempo stesso, oggetto cosciente delle bizze di un destino non calcolato .

Sono a Miraflores, 1000 metri slm , la prospettiva offre una buona indicazione morfologica del territorio.
Mirando a sud-ovest la vista si dilata in suoli lontani , arsi e spinti al giallo ocra nella memoria della Mancha di Cervantes. Lo sguardo procede verso un termine atteso di curvature non visibili, destinate all'incrocio del mar mediterraneo con quello atlantico. Mi lascia perplesso il fatto di scorgere chiaramente a circa 50 Km di distanza le torri dell'altopiano di Madrid. Senza sorpresa ,invece, la nube torbida di vapori sovrastanti . Fuori città il cielo è terso, il blu è blu, ben distinto dal celeste, che è celeste, non esistono significative variazioni nei toni .... dietro di me, anche l'arancio è arancio.
Le tinte forti hanno modellato i costumi venali di questo popolo con una specie di saggezza indotta dalle polveri dell'esperienza. Così la regione Castillana, fra le corde pizzicate di questa terra, ha assorbito la penetrazione del sole secco , oltre che, le influenze Andaluse di canti e danze flamenche . Lascio scorrere il vento interiore in direzioni trasversali, qui alla " parada " del bus, sotto il plexiglass di varie pesantezze ancora da smaltire ... interrompo il divagare : il pullman sta arrivando.
Salgo ... l'autista si aspetta un proferire in qualche verbo ... pago ! Immediatamente il toro scarica la forza motore per l' allineamento in carreggiata , la spinta contraria mi proietta quasi a metà corridoio . Trovo l'istinto per arrampicarmi ad un cavallo con maniglia ... oplà ... semi giravolta , poi in caduta libera nel sedile vicino al finestrone.
Il bus è quasi pieno nonostante il giorno festivo, non intendo bene il motivo. I pendolari che nei giorni feriali si recano alla capitale sono sicuramente sotto controllo di fase REM ... rimango un momentito confuso ... poi, tanto per divagare getto gli occhi all'esterno.
Vedo bene in estensione il lago di Manzanares , lungo e stretto bacino artificiale, serbatoio per il fabbisogno idrico di Madrid, utile ed indispensabile anche nel retaggio a supporto dell'esperienza franchista; irriducibile cavallo di battaglia di nostalgiche propensioni alla riaffermazione del passato, come da noi fanno quelli delle bonifiche .
Nel frattempo andiamo a scollinare , si vedono modeste alture che prolungano tenui pendenze in dissolvenza, come l'onda tranquilla scompare in mezzo al mare.
Lasciati i colli, arriviamo a Colmenar. La corriera si riempie definitivamente e riparte, mentre la strada si allarga ancora. Nel piano orizzontale l'idea di spazio viene compressa agli elementi circostanti, a sinistra la linea ferroviaria dell'alta velocità, oltre a questa, i prati si dividono in distinte macchie, occupate qua e là da bovini. Alzando gli occhi appare una figura che poi si esprime .... è una cicogna, plana diretta ad atterrare vicino ai resti organici depositati dai ruminanti. A destra, a ridosso della carreggiata, la pista ciclabile si prolunga fino alla città, il diramarsi di svincoli ,deviazioni e segnaletica di lavori in corso, confondono orizzonti di altre terre che spiegano piccoli nuclei urbani dai campanili che sembrano rampe di lancio a definire un'idea di contatto fra la terra ed il cielo.
Mano a mano che ci avviciniamo a Madrid il traffico si concentra e produce rallentamenti ; fermate seguite a ripartenze, finchè, entriamo nella periferia della zona nord . Si avvicendano quartieri formati da interi lotti di case a schiera, opere di strana concezione, non ben assimilabili in senso classico al concetto residenziale di città.
In ulteriore avvicinamento, palazzine dai chiari intonaci, relativi al gusto ed alle esigenze mediterranee. Non sviluppa impressione di spazio organico e ritmo architettonico. Avanzando, il dubbio urbano si trasforma senza creare e distruggere nulla di particolare. Le palazzine diventano palazzoni a manifestare la necessità di spazio ... poco abitabile . Tuttavia, non si intravede il grigiore del topastro che corre e dilegua nel degrado urbanistico.

Siamo all'inizio della strada castillana, lunga lingua che lambisce per chilometri il centro cittadino, un circolare assiduo di mezzi, giorno e notte ... meglio lasciare questa arteria.
Prima di immetterci nel sotterraneo degli autobus rimane il tempo di osservare da sotto le 4 torri di vetro, una dopo l'altra espongono il vanto madrileno di competere " in alto " fra le vedette d'Europa.
Poi , subito giù verso la parada, l'autista molla il volante ed allunga gli arti superiori ... preme il bottone , le porte si aprono accanto al terminal delle autocorriere, qualche passo ... la scala mobile ... altri passi ... ancora scale mobili , quindi, il lungo corridoio ci conduce al metrò.
La metropolitana è moderna, di nuova concezione, ampia in tutti gli spazi, proietta i suoi treni in stazioni rinnovate,
non sembra abbia timore di contenere l'esercito di formiche che si espandono decise verso destinazioni segrete con andatura più o meno operosa .
Entro in carrozza .... qui ci vediamo, uno di fronte all'altro. L'intenzione degli occhi si realizza in più prospettive ... poi blocco le sfere . Nel catalogo del gruppo di viaggiatori distinguo gli spagnoli dai latino americani dentro un rapporto stimato al cinquanta per cento. Una sola donna dalla pelle scura, due cinesi ... o pressapoco. Per tutti gli anni '90, argentini, peruviani, boliviani,cileni .... sono volati in Spagna a rincorrere con le ali dei charter il sogno della sopravvivenza, ospiti operativi nell'epicentro storico-culturale dei conquistadores: in dotazione hanno ricevuto le pale della manovalanza. Da poco più di due anni, buona parte di loro, hanno visto ancora dall'alto le acque dell'atlanico . Una realtà periferica di sogni caduti nel mare assieme ai picconi.. Alcuni si sono integrati, altri erano già presenti nello storico processo di incrocio ed assimilazione alla tierra madre.
Ora, nel sottosuolo tranvario diramo ingenuamente il punto di vista verso un campione umano del tutto simile a quello presente in superficie ... suppongo !
Ecco la stazione : " La Latina " ... intravedo il cartello liberatorio " Salir " ... ultime scale ... finalmente in superficie. Decido di fare un giretto prima di andare al " Rastro ". L'intorno si esprime immediato nei contorni di palazzi, di cupole scintillanti, negli ornamenti complicati, in figure marmoree ; una sequenza non molto chiara di stili , dal barocco al neo classico, dal rococò al neo gotico, un concentrato di abbondanza.
" Las calles " , quelle popolari, espongono opere d'arte sotto forma di bianche lenzuola esposte come gli strisconi degli ultras. I primi piani di edifici scrostati spalancano finestre in terrazze coperte di ossido di ferro ... una donna asciuga i capelli sotto il casco, con un'occhio assorto nelle pagine del gossip, con l'altro perlustra l'andirivieni della calle . Entro in un bar ... salviette e briciole di pane nel pavimento, il chiacchericcio trova spunto nelle " Hola ", le variazioni alfabetiche sono riempite con " S " , " J ", " ll " ... infine, il classico congedo : " Hasta luego chicos ".

Il rastro è il mercato domenicale, occupa tutta la calle de la Ribera de Curtidores , si dirama lateralmente per proporsi con continuità in altre piazzette. C'è di tutto , dall'astronave ai gingilli , conveniente per le economiche esigenze dei madrileñi e di turisti sprovveduti al giusto prezzo. L'atmosfera esplode fra la pressione delle urla di qualche venditore , il colore si manifesta in tinte ed oggetti appesi in strane posizioni aeree .
La folla preme in varchi stretti , il passaggio è limitato da frequenti soste ... comincio a subire l'andatura del gruppo, mi dileguo fra scalinate attigue e viottoli imprecisati . Entro ancora in un locale pubblico, pieno zeppo di persone che discutono fra loro, in mano tengono strane pietanze coperte dall'olio fritto . Raggiungo il bancone, le spalle compresse da altre spalle, davanti a me ho un registratore di cassa dai riflessi argentati stile anni '60, con i numeri che scorrono su e giù ; un uomo manipola quello strumento e concentrato raccoglie le innumerevoli ordinazioni , poi, con precisione batte l'indice nel tasto " Totale " dei suoi desideri.
Dietro , una signora di buona età, con il camice celeste mette sulla piastra sardine riempite di olio con frequenza peschereccia come il lavoratore marittimo distribuisce il raccolto dalle reti ai cassoni dell'imbarcazione.
Il banco espone pietanze fritte per tutti i gusti, melanzane, peperoni, calamari ed altri pesci scoperti ultimamente dalla scienza ... ho tanta sete ed ordino: " un tercio de cerveza ... por favor " .. mi volto appoggiandomi dove posso. Mentre mi rilasso ( si fa per dire ) osservo la gente che dialoga, sono coinvolti in tranquille conversazioni animate ... un flash ... penso ai mal celati atteggiamenti casalinghi di ostentata allegria nel welfare notturno del consumo alcoolico fra guardinghe osservazioni ... esaurito lo scatto ritorno in Spagna rasserenato all'idea della nuova dimensione .

Ora ho voglia di riposare corpo e mente, penso al " Parque del Buen Retiro " ... uhm ... troppo lontano a piedi . Percorro un tratto della " Gran Via " , oltre Plaza Cibeles scorgo il verde, un viale alberato allarga attorno piccoli giardini , mi fermo a stendere le ossa nel prato sotto l'ombra d'alberi che sembrano terapeutici al bisogno di ristoro . L'idea di freschezza è data da una bella fontana che sgorga acque da statue con bocche spalancate.
Disteso come un Real, penso a questa nuova realtà accompagnata dall'imprevisto del futuro , fra conferme affettive ed incognite presenti. Dissimulato fra i turisti, mi ricordo tuttavia, di non essere osservatore privilegiato in terra straniera, nè giornalista, nè fotografo inviato .... minchia. Per allontanare la condizione di precarietà ripeto mentalmente quello che molti altri, prima di me, si sono detti con tutte le buone intenzioni di fronte all'incombenza della necessità :
"... questa è una grande città , di sicuro avrò buone opportunità, nel frattempo mi darò da fare con qualche lavoretto ... ".
E' sufficiente indossare la camicia bianca dei buoni propositi domenicali in uscita dalla funzione domenicale ?
Over 40, accompagnato dalle campane della buona volontà in puro stile confessionale .
Sonori rintocchi di intenzioni mitigate nella pseudo-allegria studentesca targata Erasmus.
Tutto sommato ho il patentino della comunità , libero cittadino europeo , tutelato dalle convenzioni stipulate idealmente da 4 ( di numero ) precursori di idea confederata, per la mia libera circolazione , confuso fra beni e servizi.
Strana miscela di conquiste e gestioni messe in discussione dalle crisi dei soprusi sotterranei, emersi ed emergenti. Diritti graffiati con le unghie, interrogati da opportunismi vaganti nell'alone sibillino del consumo saturato . Altro che turista , minchione fra i minchioni a sperare in qualche lista per la conquista di un lavoro, assieme a 5 milioni di spagnoli .
Una sensazione di pesantezza galleggiante si esprime fra le fronde di questi alberi, simile a quell'altra, non bene spiegata sotto il plexiglass della Sierra. Un pisolino niente male, frazionato in sornione dormiveglia, distratto dal saltello e dal via vai di passeri-passanti e coppie innamorate ... nell'atmosfera dai contorni fioriti della fontana di Nettuno che si intravede in fondo al viale.
Passa un gruppetto di ragazzi con dei cartelli ... non capisco .... basta, in fin dei conti non sono la carta assorbente del diluvio universale , sorvolo il tentativo di alzare il capo per leggere fra le righe dei cartoni animati.
Finalmente riprendo postura da homo erectus. Si sta alzando un lieve vento che dondola le foglie in movimenti allegri ... mi sembra di sentire l'aria salmastra.
Madrid trasmette l'idea di città vicina al mare, unita ad esso tra ceramiche smaltate e sorseggi di tequila.
Non è così , l'oceano da una parte ed il mare dall'altra distano almeno 600 Km. In ogni modo, stabilisco rotta marina per il ritorno a Miraflores . Seguo il sole che mi accompagna nel tragitto verso ovest, alla soglia del giaciglio :
" Puerta del Sol " , punto di aggregazione, ed insieme, simbolo posto al centro esatto della città , situata nel centro ancor più esatto di Spagna. Blocco la considerazione nel rosso sengale della fermata pedonale ... al verde riparto unito a compagni di sosta verso Plaza Mayor ....
" Son las seis de la tarde " del 15 de Mayo !
All'ingresso della Puerta sono concentrati alcuni autoblindati , attorno ad essi una folta pattuglia di polizia ... passo tranquillo , raggiungo il centro della plaza e proseguo verso l'imbocco del metrò . A distanza vedo due ali di folla che provengono dalla calle de la Montera e da quella de Alcalà verso il " Sol "... ora mi spiego la presenza delle forze dell'ordine. Mi fermo ad osservare il flusso migrante senza termine , poi proseguo fino all'imbocco : " strano alla TV e nei giornali non hanno annunciato nulla " . Non vedo bandiere, qualche striscione e molti cartelli.
Decido di rimanere mentre la testa del corteo si avvicina lentamente alla piazza. Si fermano ad intervalli irregolari per scandire con braccia sollevate il ritmo corale degli slogan, dietro di me l' assemblamento di persone riunite nella mia stessa curiosità. Ora sono davanti a noi, alla mia sinistra una donna sopra i 50 osserva compiaciuta e lascia andare l'applauso spontaneo .... un'inesprimibile energia si diffonde .
Il clima di rivendicazione contiene elettricità ma è priva di alta tensione .
I giovani confuliscono ad occupare tutti gli spazi residui della piazza, oramai siamo confusi con loro.
Adesso, Puerta del Sol è zeppa di persone, calle de la Montera è ancora completamente occupata,
non riesco a vedere dall'altra parte .... impressionante !
Scatto delle foto in campo lungo e poi nei particolari dei primi piani , i manifestanti espongono di buon grado i cartelli dalle scritte fatte per essere lette ed inquadrate :

" Las cosas tienen precio el hombre dignitad " .... Kant
" La economia al servicio de las personas "
" Es demasiado tarde para ser pesimista "

Conquistano gli spazi , arrampicandosi in muretti, appigli e statue ... atleti della " polisportiva - 15 M ".
Si avvicendano le impressioni , arrivano dirette dagli sguardi più o meno consapevoli, più o meno ingenui di questi ragazzi. Occupati, disoccupati e preoccupati del futuro, segnalato con rassegazione dalle rinunce dei genitori.
Disparità e vessazioni percepite nell'aria sibillina, dalla prospettiva di strani interessi non ben spiegati dalle versioni visibili ed ufficiali. Ora sono uniti in tanti per la critica al cinismo reale, cominciano a capire quanto sia impalpabile ma concreta la linea di demarcazione fra energia e tensione da scaricare al suolo . Mostrano la forza dell'unione alzando simultaneamente le braccia , con senso collettivo sotto il controllo delle ragioni non violente ... la piazza se ne accorge ... fusa e confusa fra volti junior e senior .
I cartelli mostrati e ruotati definiscono il bisogno individuale , sostituiscono le bandiere dei diritti proclamati e disattesi.

L'aria del meditterraneo è arrivata a Madrid ... il mare non è così lontano.
" Es demasiado tarde para ser pesimista "

Qualcuno si aggira fra le impalcature adibite alla manutenzione del palazzo che domina il lato ovest della piazza. Accompagnati dalla nascente incitazione raggiungono la sommità dalla quale viene srotolato un lungo striscione con scritte a caratteri cubitali :

" No son rescates son chantajes vuesta crisis no la pagamos, camina sin miedo hacia el amarillo ".
" Non sono salvaltaggi, sono ricatti, la vostra crisi non la paghiamo, cammina senza paura verso il giallo "

... messaggio " lanciato " e ricevuto per la speranza verso prospettive future ... ho qualche dubbio in merito , il debito verrà spalmato come la nutella sul pane europeo, questa una delle ipotesi, forse, quella possibile .
Ma una cosa è certa, hanno il pieno diritto di " ripensare ", alla faccia di chi espone strumentalmente la complessa realtà di questo mondo che consuma beni in modo barbaro e rode le coscienze.
Tecnocrati termodinamici ed accademici con barba e baffi simmetrici, propongono le ricette della nonna , per alimentare l'appetito del delizioso bene comune ... ora. Prima immersi nella torta dell'ambizione del saper vivere brillantemente . Bene, cari maghi della gestione del debito, ora lasciate ai giovani di " spirito " e d'intelletto la possibilità di discriminare ciò che è utile rispetto al superfluo.

Questo evento è nato in banda stretta e larga, moltiplicato in dita articolate fra tastiere iberiche, diffuso dall'occhio di neo-simpatiche web-cam .... ha permesso di tradurre il virtuale nel reale.
Ora qui risolti in questa piazza i nuovi vincoli vitali . Sono frutto di riflessioni , di lavoro ed organizzazione, altro che spontaneo assemblamento senza proposte.
Molto , molto interessante ... cari " controller ", potremmo dare un nome a questo fenomeno, chiamandolo :
evoluzione della specie !
Spengo la cicca e scendo le scale , alla mia sinistra un bidone dell'immondizia contiene a stento un trabocco disordinato di lattine e bottiglie di plastica ... qualcuno ha posto sopra un cartello con scritto : " economia economica " , scatto una foto ... mizzeca ... la batteria è scarica, attendo un minutino nel tentativo di veder ripresa l'energia sufficiente ad un singolo scatto ... mizzeca ... il cartello è stato tolto, non si vede più ... sono stati rapidi ....... oblitero il biglietto !
Il treno sotterraneo mi riporta a Plaza Castilla .... sopra, l'allegra compagnia si ostina nel rumbo de la fiesta.
Nuovi sogni di superficie con i piedi ben piantati a terra ... avanti torcida madrileña , puoi sentire ancora il caldo secco di questa terra ... eh ? ... lo senti il flusso venale assorbito nei tuoi costumi .... adelante ..
Se avessi ricevuto questi segnali dal mio paese , ora sarei piuttosto ottimista ... anche se ormai es demasiado tarde para ser pesimista.
Torniamo veloci a casa sotto larghe volte scavate e minate dagli " abuelos " per le esigenze della città in crescita continua.
Siamo un po' stanchi qui dentro .... andiamo a riposare.

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MessaggioTitolo: Re: In corriera a Madrid   In corriera a Madrid Icon_minitime13/9/2019, 14:52

bè, direi che questo scritto è uno esempio di scrittore in solitudine, che guarda e considera. Colori ed atmosfere sincere. Pare di esserci stati anche noi.

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