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 Là, dove tutto iniziò

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Daniela Micheli
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Daniela Micheli

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MessaggioTitolo: Là, dove tutto iniziò   Là, dove tutto iniziò Icon_minitime20/6/2019, 20:40

Mi piace pensare che è una bellissima storia che si è conclusa non con un segno del cielo, non con una casualità né per il fato, ma per una sorta di magia, come nelle fiabe antiche dove principi e principesse restano uniti in quel per sempre.
I due protagonisti di questa storia non erano nobili, dunque non principi né principesse: erano contadini che si conobbero settant'anni fa, mentre le bombe scuotevano i muri e, spesso, li decoravano con i buchi dei mortai.
Lui aveva diciotto anni, lei quattordici; a quei tempi i loro figli non erano nemmeno un'idea, erano semplicemente degli occhi scuri che si guardavano di sottecchi, un po' timorosi, da un lato all'altro di una sala da ballo, quando la guerra era finita e volevano entrambi dimenticare i patimenti e le paure e i mesi vissuti nascosti in una stalla a scaldarsi con il letame.
Erano passati cinque anni da quando si conobbero e lui decise che era giunto il momento di smetterla di farsi quaranta chilometri in bicicletta per quelle strade impervie di montagna, era ora di mettere su famiglia!
Scesero così dalla montagna e approdarono in città dove riuscirono entrambi a entrare in fabbrica per lavorare come schiavi, certo, ma solo in quel modo avrebbero potuto riscattarsi dalla miseria, comprarsi la prima 1100 e la macchina per cucire Singer, una casa minuscola dove però riuscivano ad accogliere i parenti in transito nella città, chi per lavoro e chi per studio.
Nacque il primo figlio e dovettero passare dieci anni interi prima che nascesse lei, la figlia che tanto assomigliava al padre non solo per i riccioli scuri.
I nostri protagonisti lavorarono sodo, sacrificarono tanto ma riuscirono a costruirsi una casa grande dove vissero a lungo, mentre i loro figli crescevano e si sposavano a loro volta, regalando loro una compagnia e un nuovo impegno negli anni dolci della vecchiaia, quando la fabbrica era divenuta solo un ricordo.
Erano passati pochi mesi dall'entrata nel dolce far niente della sospirata pensione che lui si ammalò di cancro e la lasciò sola dopo un po' di anni a piangere e commiserarsi della mala sorte in quella loro casa dove ogni angolo ricordava la presenza di lui, dalle fotografie alle pareti ai trofei di pesca sui mobili.
Dapprima pareva che lei non sarebbe sopravvissuta alla vedovanza e invece ci riuscì, creandosi i suoi impegni e continuando a essere madre per i suoi figli alla quale spesso si rivolgevano, litigandoci ogni tanto, ché tutto aveva meno che la diplomazia nell'affrontare situazioni e persone.
Anche lei si ammalò, di una delle malattie più tremende, quella che ti fa perdere la cognizione di te stessa e che ti porta a essere un corpo senza più parola… tranne le parolacce, quelle se le ricordava bene e nella sua inintelligibilità riusciva ancora a pronunciarle senza una sbavatura!
Ce l'aveva forse con il mondo, per la favola che non aveva avuto il lieto fine come avrebbe voluto, non poteva morire a comando e raggiungerlo, ovunque si fosse nascosto a giocare a bocce con la perenne sigaretta tra le labbra.
I figli fecero quello che poterono per farla restare nella sua casa, affrontando orde di badanti che dopo un po' mollavano tutto, stipendio compreso: resistere alla nostra signora non era facile, soprattutto quando si nascondeva dietro le porte brandendo il bastone da passeggio tra le mani e quando urlava loro tutte le parole degne di uno scaricatore del porto di Genova.
Arrivò un'estate caldissima, la più calda a memoria dei figli.
Assieme al caldo, giunse anche una lettera del Comune: dovevano riesumare la salma del padre, al cimitero c'era carenza di stanze a piano terra per gli ospiti che continuamente bussavano e loro decisero per la cremazione del padre e che le sue ceneri sarebbero state portate in montagna, da qualche parte, dove lui aveva tanto amato stare.
Era un giovedì mattina quando il figlio mandò un messaggio alla sorella per dirle che le ceneri erano presso l'agenzia di pompe funebri, pronte per essere ritirare.
La sorella gli rispose che non avrebbe avuto tempo fino a sabato e che sarebbe stato gentile da parte loro trattenere l'urna fino a che non sarebbero passati a ritirarla per poi farsi il giro in montagna, con il mucchietto di cenere che era adesso il loro padre.
Dopo cinque minuti da quello scambio di comunicazioni, il telefono della sorella squillò: era la badante che l'avvisava che sua madre perdeva sangue.
Fu chiamata l'ambulanza e verso mezzogiorno ai figli venne fatto un quadro che nessuno di loro avrebbe mai pensato potesse essere dipinto: la loro madre era piena di tumori e che era giunta alla fine del suo ciclo.
“Ma come, le hanno fatto le analisi a giugno e non è emerso nulla di anomalo, a parte il colesterolo, com'è possibile che ora lei parli di tumori? Vero è che ultimamente non voleva più mangiare né alzarsi dal letto, ma in due mesi è possibile che le si siano sviluppati tumori alla vescica, ai reni e al fegato?”
Queste le parole di fronte a quel quadro astratto, confermato poi dagli altri medici che non si sbagliarono nel dire che ne avrebbe avuto al massimo per tre giorni.
All'imbrunire del secondo giorno, lei tirò un sospiro e morì.
Aveva una smorfia di sorriso sul volto finalmente sereno, forse sapeva cosa stava per compiersi.
E fu così che un sabato mattina di sole, i figli partirono: nel baule c'erano due urne con le targhette dorate che riportavano i nomi di coloro che vi erano contenuti.
Un po' di strada e arrivarono là, sulle montagne dove lei era nata e dove si erano conosciuti settant'anni addietro.
Sul cucuzzolo di una montagna c'era il campanile della vecchia chiesa e dove un parroco aveva benedetto il loro matrimonio, sessantacinque anni addietro.
Poco prima, in uno spiazzo, una panchina che guardava la chiesa e il crinale tutto, il verde riluceva al sole obliquo del mattino e là, in mezzo a quella pace, i due fratelli aprirono le urne e dispersero le ceneri dei loro genitori tra le fronde appena smosse da un vento leggero.
Nel silenzio, tra quelle montagne, la magia si compì.

I protagonisti di questa storia si chiamavano Fioravante e Iole: erano mio padre e mia madre.
Quando la nostalgia di loro sarà immensa, prenderò l'auto e lassù andrò perché li troverò in una foglia più colorata delle altre o, forse, in un castagno imponente.
Ciao papà, ciao mamma: vi sia lieve il vento.

21 Settembre 2015

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turirubino
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MessaggioTitolo: Re: Là, dove tutto iniziò   Là, dove tutto iniziò Icon_minitime20/6/2019, 20:54

Non una parola di più nè una di meno... racconto emozionante.
Grazie Dani

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Turi
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Daniela Micheli
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MessaggioTitolo: Re: Là, dove tutto iniziò   Là, dove tutto iniziò Icon_minitime20/6/2019, 21:24

Grazie a te di aver letto Là, dove tutto iniziò 952353

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Emma Bricola
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MessaggioTitolo: Re: Là, dove tutto iniziò   Là, dove tutto iniziò Icon_minitime20/6/2019, 22:58

Bella😍
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Nuccio Pepe
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Nuccio Pepe

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MessaggioTitolo: Re: Là, dove tutto iniziò   Là, dove tutto iniziò Icon_minitime21/6/2019, 16:18

Trasmettere emozioni, e riceverle. E' questo il bello della scrittura e della lettura
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sorcio
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MessaggioTitolo: Re: Là, dove tutto iniziò   Là, dove tutto iniziò Icon_minitime1/7/2019, 11:34

grazie, per questa lettura.
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Marisa Amadio
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MessaggioTitolo: Re: Là, dove tutto iniziò   Là, dove tutto iniziò Icon_minitime1/7/2019, 21:09

Un racconto intimo e intenso.
Grazie
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Divagazioni laterali
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MessaggioTitolo: Re: Là, dove tutto iniziò   Là, dove tutto iniziò Icon_minitime9/7/2019, 13:18

sì, che è autobiografica si capisce dal primo momento. Quante storie ci sarebbero da raccontare aprendo in un punto qualunque il libro della nostra vita. Very Happy cheers
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Daniela Micheli
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Daniela Micheli

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MessaggioTitolo: Re: Là, dove tutto iniziò   Là, dove tutto iniziò Icon_minitime9/7/2019, 13:36

La scrissi la sera che tornammo dalle montagne dopo aver lasciato lassù i nostri genitori. Credo che qua sopra, con voi che avete vissuto con me l'inizio della malattia di mia madre, degli anni di badanti e della demenza sempre più profonda nella quale ha vissuto per cinque lunghi anni e che in parte fu anche motivo di chiusura del Forum, sia il suo posto.

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