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Daniela Micheli
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Daniela Micheli

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MessaggioTitolo: PAGINE IN CERCA DI AUTORE   PAGINE IN CERCA DI AUTORE Icon_minitime30/6/2019, 22:23

Come sanno bene gli autori che hanno partecipato alle varie proposte di scrittura, i loro nomi venivano rivelati a torneo concluso.

Purtroppo, ho perso tutti i riepiloghi per cui ho delle pagine alle quali non so assegnare un autore.
Onde evitare discussioni o rivendicazioni con chi non è più iscritto al forum, ho fatto questo elenco con le prime righe delle pagine scritte a firma Penna del giorno e che vengono momentaneamente archiviate e non visibili ai frequentatori del forum.

Se voi che siete tornati riconoscete come vostre le pagine, vi chiedo di comunicarmelo e provvederò a rimetterle nelle sezioni giuste.

Scusatemi ma non è poi così vero che il web ha memoria di tutto :-)

Dimenticavo: ho attivato la possibilità per ogni autore di rimuovere le proprie pagine ma non può farlo sempre per quelle uscite a firma La penna del giorno che sono diventate nel tempo pagine protette da copyright pur se al tempo gli autori avevano dato la liberatoria. Anche in questo caso, basta una comunicazione e le pagine verranno tolte dal forum.
Grazie.

AFRODISÌA
- Problemi, belle signore? Siete rimaste a piedi?
- Già. L’auto della mia amica non vuole mettersi in moto. E pensare che non ha finito ancora il rodaggio... È così che si dice: rodaggio?
- Rodaggio, certo. Lei è un’esperta!
- Be’, un’esperta di macchine non direi.
- Vi serve un passaggio?
- Grazie... Ma non vorrebbe prima dare un’occhiata al motore? Magari è solo una sciocchezza.

I FIORI DELLA SIGNORA MARVIN
Avevamo deciso di contribuire tutti a preparare la festa di matrimonio della nostra vicina di villino, Margareth, conosciuta di recente poiché era venuta ad abitare lì solo da qualche mese.
Era una donna simpatica, sui trenta anni, molto attiva e dall’aspetto gradevole.
Per la verità stava poco a casa perché lavorava in città: usciva con l’auto al mattino e ritornava a pomeriggio inoltrato. Era venuta a conoscerci in nome dell’usanza dei “rapporti di buon vicinato” portando un dolce perché – disse – i dolci erano la sua specialità. Le piaceva un sacco farli ma non li mangiava per mantenere la linea. E così ogni occasione era buona per regalarli. Disse anche, strizzando l’occhio, che preferiva “le opere di bene ai fiori” anche se, forse, sarebbe stato carino venire con un mazzo di fiori… ma non era certa che avremmo gradito.

NOTTE SENZA BOTTE
Essendo un animale notturno, in genere vado a letto dopo lo spuntare dell'alba.
E’ come se avessi il fuso orario spostato. Non quello dell’Europa, ma quello della Polinesia. Forse anche alle isole Fiji avrei gli orari spostati, perchè in realtà mi piace la notte. Il buio. Meglio ancora la penombra o le fioche luci dei lampioni di strada, quelli un po’ giallini, che quando c’è la nebbia ti catapultano in un film di Stephen King. 

IL BUIO DELL'ANIMA ATTIRA MOLTA CURIOSITA'  
L'uomo aveva perso la fiducia nelle proprie convinzioni. E quel pomeriggio stava meditando profondamente sulle parole di un'anima gentile che incrociando i suoi passi gli aveva chiesto 
"Che ruolo ha l'allegria nella tua vita?"
Già, l'allegria. 
Tutto lì il problema. 
"Dove è finita l'allegria? Come è finita l'allegria?". 

DIVERSA E' LA NOTTE

La cosa più abbondante sulla terra è il paesaggio. Subito dopo ci sono le emozioni.
- Mario e Alberto, oggi voi fate queste tre uscite, dai. Tu Aloisi e Barollio fate tutte queste, hoo mi raccomando, prima di sera ok? Tu Marco oggi sei solo vero? Sì, vediamo esci, esci con Giusti.
- Neanche morto. Quello è frocio, ci esci tu con Giusti.
- Dovete mettere due adsl non passare una notte in un motel

BABBAGE
L’uomo in grigio decise che avrebbe rubato i famosi diamanti Glen a mezzanotte. 
Mezz’ora prima era già riuscito ad entrare nella cantina della casa. 
E all’improvviso è colpito da una sensazione strana. 
Un profumo antico, accantonato, di casa, che lo attanaglia. 
Mele! 
Le mele sono là, su un ripiano, pare che occhieggino mollemente lui, l’intruso. 

IL LUNGO VIAGGIO
Sono tristi, infinitamente tristi le sere d’autunno avanzato. Sono colorate di rosa e di malva, sfumate di grigio.
Ma soprattutto mi fanno ricordare l’autunno nel mio Paese.
Venne, un giorno di primavera ormai lontano e chiese udienza a mio Padre, un messo che portava una richiesta speciale: la mia mano per il suo Signore. La fama della mia bellezza aveva varcato i confini del nostro Paese e già molti Signori stranieri avevano inviato i loro messaggeri a mio Padre per chiedermi in sposa.

CIACK, SI GIRA
Nina ha la mente in subbuglio e il corpo annodato; ripone il cellulare e si avvia verso casa.
Ha chiamato il suo ex marito, come sempre quando il piccolo è con lui. Non sapeva che ... ma la voce della segreteria telefonica è stata eloquente: Non siamo in casa (sia-mo?), potete lasciarci (lasciar-ci?) un messaggio dopo il segnale acustico, biiiiiiiip.


LA LUNA NEGLI OCCHI

Di sera, negli aeroporti, si respira una calma frenesia.
I movimenti sembrano lenti, e i ritardi dei voli, scontati.
Uomini in cravatta si aggirano famelici nella sala d’imbarco: mostrano fedeli il Corriere della Sera, ormai con notizie superate, e nascondono con falsa vergogna, la Gazzetta dello Sport.

LA PERGOLA
L’insegna luminosa attirava lo sguardo sui caratteri antichi, di nero stampigliati.
Laura ne fu catturata e varcò l’ingresso del ristorante.
Era il decimo che visitava da quando era iniziata la follia di suo nonno.
Sospirando, seguì il solerte cameriere mentre la sua mente fotografava l’ambiente del locale.
La musica di sottofondo, rigorosamente natalizia, l’accompagnò al tavolo.

PUNTI DI VISTA
eppure ero certo di avere imboccato da solo quel vicoletto buio e maleodorante!
ero io solo nel vicolo che seguivo quell'arzilla vecchietta.
e poi ... i passi rimbombavano nel silenzio e avrei sentito qualcuno camminarmi dietro!
ero sicuramente solo quando ho raggiunto la vecchietta
e quando lei ha gridato nessuno ha sentito
mi sono pure voltato ... ed eravamo soli

GOMME A TERRA
Era una notte buia e tempestosa…
Antonio scaraventò furioso il cric nel bagagliaio e sbatacchiò il cofano soffocando una bestemmia.
Schiumante di rabbia restò lì qualche minuto alla ricerca di un’impossibile via d’uscita, guardando sconsolato la gomma a terra e la ruota di scorta anch’essa sgonfia, finchè, massacrato da quella specie di diluvio universale che imperversava ormai da ore, pensò bene di rimontare in macchina e aspettare che passasse qualcuno per farsi aiutare.

GLI OSCURI COLORI DEL CIELO
Sono tristi, infinitamente tristi le sere d'autunno avanzato. Sono colorate di rosa e di malva, sfumate di grigio. 
Ricordo che pensavo questo al tempo in cui gli Dei erano benigni, io ero un giovane marinaio e il capitano Reham portava la sua nave in qualche porto lontano, dove non potevo osservare il tramonto con la mano stretta in quella di mia moglie, guardando i mie figli che giocavano tra le canoe sulla spiaggia del villaggio. 

MARIKA
Al risveglio mi tornano in mente le ultime parole di Marika. 
Ho la bocca impastata, i riflessi faticano a ruotare.
Una doccia semigelata e un doppio caffè; le immagini riacquistano la dimensione reale.
Ieri sera, American Bar, con gli amici d’infanzia, un po’ alticcio, dopo aver bevuto il secondo e il terzo bicchiere della staffa.

ABRACADABRA
Benvenuta -, dico simulando un inchino. 
- Bella casa! -, dice lei guardandosi in giro.
Un vestitino lungo fino al ginocchio, un cappellino con i pon pon, quarant’anni, due lauree, attrezzata per ripararsi dal gelo. 
Mescolo whisky e coca, la faccio accomodare, lo stereo pompa una canzone, le verso da bere. Mi guarda, osserva il liquido in controluce, dice:
- Se lo bevo tutto mi porti a casa in braccio?


L'ATTESA

Riprese a leggere, ma un rumore la interruppe. Un click nella sala. Lo scatto di una serratura?
Poi dei passi. Una pausa. Un altro passo.
Poi silenzio.
Era giunto il momento, lo sapeva, lo aspettava da tempo. Piegò il giornale con meticolosità, lo posò alla sua sinistra, gli occhi scandagliavano la penombra della stanza, le orecchie tese a percepire una minima variazione al lieve fruscio del ventilatore, al volo incostante di una mosca nel tepore della sera estiva.

FANTASIA
Soffiava un vento acido quella sera e i bambini, senza neppure volerlo, cercavano di vederlo oltre i vetri della finestra.
“E’ solo il vento”, li tranquillizzò il padre.
Nella stanza due lettini, un cassettone bianco e mongolfiere alle pareti tinte di giallo.
Bambole, arlecchini, trenini, castelli e automobiline, un caotico disordine che metteva allegria.

STASERA SI RECITA A SOGGETTO
Le luci si accesero su un’inquadratura surreale, e per molti versi sgradevole: la scena parlava di un omicidio che alitava protesta invidia ilarità.
Il libro che l’uomo aveva in mano, aperto a metà, era di Deaver.
“Riprese a leggere, ma un rumore la interruppe. Un click nella sala. Lo scatto di una serratura? Poi dei passi. Una pausa. Un altro passo. Poi silenzio. ”, dopo finì la sua patetica recita, dedicata alle mura, ai divani, agli orsacchiotti inghiottiti dalla morsa del passato.

OTTAVINO E FEDORA
Un urlo mai emesso ristagnava nella bocca aperta di Ottavino che giaceva a terra, al centro della stanza, scompostamente raggomitolato su se stesso. Gli occhi fissavano inutilmente un punto della parete, forse ancora cercando quelli di chi, compiaciuto, lo aveva osservato morire. 
Sarà il caso di avvertire i carabinieri? Chiese visibilmente scosso un contadino che era accorso attratto dal vocio di un capannello di persone che andava velocemente ingrandendosi sul retro della chiesa. 


PICCOLA

Riprese a leggere, ma un rumore lo interruppe. Un click nella sala. Lo scatto di una serratura? Poi dei passi. Una pausa. Un altro passo. Poi silenzio. 
L'avvocato Morozzi, si immerse di nuovo nella lettura di quel vecchio quaderno. Da quando era andato in pensione, il suo passatempo preferito era quello di perdersi la domenica mattina tra i banchi dei vari mercatini e delle fiere dei paesi circostanti. Quel piccolo gioiello, dalla copertina nera e spiegazzata, dalle pagine a quadretti piccoli, lo aveva scovato in una cassetta zeppa di cianfrusaglie: queste erano le scoperte che lo riempivano di gioia, più del ritrovamento di vecchi testi stampati. Aveva accumulato col tempo vecchi ricettari, diari e quaderni di scuola ma quel quadernetto, ad una prima, frettolosa e sommaria lettura, si era rivelato lo scrigno dei segreti di un uomo che vergava parole che lasciavano una scia di un nero assoluto...

JEAN
Riprese a leggere, ma un rumore lo interruppe. Un click nella sala. Lo scatto di una serratura? 
Poi dei passi. Una pausa. Un altro passo. Poi silenzio. 
Posò lentamente il libro e chiuse la piccola abat-jour che usava per leggere; ora il buio inondava la camera, la sua mente.
La porta che si apre lentamente, uno sparo, un corpo che cade.

IL SUO NOME
Ricordo perfettamente il giorno d’estate in cui era scesa dal treno nella piccola stazione, il piede calzato in un sandalo alto con cinturino alla caviglia, sospeso tra il predellino della carrozza e il marciapiede, entrambi avvolti dal fumo della nafta. Nel suo posarsi a terra, quel piede aveva come impresso un’orma nel cemento, un’orma che marchiava l’ignara comunità di un pericolo sconosciuto e ancora in divenire.

IL LIBRO DEGLI OSPITI
Aveva sempre pensato che certe cose avvenissero solo nei film o nei gialli che amava leggere da ragazzo. 
Andava con la mente a tanti episodi che lo avevano colpito. 
Un brivido gli percorse la schiena mentre le immagini di finali di Shining gli scorrevano davanti.
Lo sguardo andò a posarsi minuziosamente su tutti gli oggetti della stanza, “in fondo “ pensò “ non c’è nulla di anomalo”. La libreria con centinaia di volumi disordinatamente allineati e spesso sovrapposti in un non ordine che in fondo non gli dispiaceva. Le confortevoli poltrone con i braccioli che quasi lo avvolgevano.

GUARDATI DAI SITANIS...
L’afa e una coltre di nubi basse opprimevano la notte.
Sull’aeroporto cadeva una pioggerella sporca che l’indomani avrebbe lasciato dappertutto un velo appiccicoso di polvere color ruggine. Il charter appena giunto da Marrakech si era portato appresso il pesante respiro del deserto.
Per il gruppetto di turisti che rientravano in Italia, la dogana non era che una formalità, una rete a maglie larghe attraverso la quale tappeti, fossili, gioielli berberi e ogni sorta di souvenir filtravano senza intoppi.

LETTERA DI SCUSE
Carissimi, sono veramente dispiaciuto. Avrei voluto partecipare anch’io a questo round sulla rivisitazione dei proverbi, ma non sono riuscito a trovare un soggetto adatto. Nemmeno uno che, valutato allo scopo, non mi suonasse retorico o supponente. Per di più mentre ero qui a cercare uno straccio d’idea qualsiasi, a complicarmi la vita, si è aggiunta anche la sfiga. Mi succedono strani fatti in questi giorni, infatti. Sentite un po’ cosa mi è accaduto oggi, per esempio. 


LA PESCA INTERROTTA

Sentivo che lo stomaco si contorceva, ma era un dolore che amavo. I suoi occhi nocciola, molto intensi e quel suo sguardo penetrante, mi emozionarono da subito. Il giorno in cui lo vidi entrare in classe mi colpì la sua capigliatura disordinata. Il suo bel viso tondo con una carnagione olivastra e un portamento austero, furono determinanti. Lo fissai e lui fissò me. Ma non scelse di sedersi nel mio banco. Trovò posto nel banco davanti a me. Il suo compagno di banco era un tipo bruttino: basso pelosetto e grassoccio e dava l’impressione che non si lavasse. Il mio compagno invece non era brutto e aveva un aspetto pulito. Ma era estremamente noioso. 

LA VISITA
Sento qualcosa, ho sempre avuto come un diapason interno che si mette a vibrare, mi accade solo quando sto per entrare in sintonia con un luogo speciale.-
- Tu hai ancora questi legami, dovresti liberartene, io ho smesso da tempo di prestare ascolto a queste sensazioni ma per me è stato facile, io non sono mai nata davvero.-
- Avevo ragione, guarda!-
Una strada male asfaltata che sale tra muri a secco e platani, da un lato la montagna già punteggiata dalle margherite e, nell'ombra del bosco di castagni, le prime viole. 
A lato una casa isolata, dipinta di giallo, tre gradini sotto un portoncino verde che si apre sulle strette scale di lavagna. 

UNA VITA LUNGA OTTO CHILOMETRI
Non c’erano mattine né pomeriggi nella sua vita. 
Questo pensò, mentre vide la sua immagine riflessa sul finestrino dell’autobus. Lui era tre sedili avanti. Lei ormai era la sua ombra; temeva che potesse percepire la sua presenza. Per questo quel giorno non aveva messo nemmeno una goccia di profumo. Sapeva che un cieco poteva riconoscere un profumo tra tanti, in mezzo alla folla. Lo aveva letto in un libro. Si sentiva inadeguata nei suoi confronti. Così una mattina mentre vagava con lo sguardo lungo i reparti di una libreria, si accorse di una copertina nera. Toccò quella ruvida superficie, come un cieco potrebbe toccare ciò che non vede. 

METAFORA SULLA COZZA
L'ho usata spesso come sputacchiera
rosa d'ambra aspirata, una succhiata
un goccio di limone e si fa cozza, cruda
un rosso tabernè del '90 delicato fiore
aroma di nettare caffè dopo l'uso, fumo
Metafora di pesce norvegese ammollato
di profumato odore, miele di prato, camporella


SOBILLO PIERO, MEMORIE DI AMATRICE. 27 04 2007

La nostra è un'epoca essenzialmente tragica, perciò ci rifiutiamo di viverla tragicamente: questa è solo una delle frasi proibite frutto della mia ricerca. Il possesso di questi appunti mi potrà costare caro. Crederci, secondo il pensiero imperante, sarebbe eresia; la fine di una vita cosiddetta normale. 
Ho deciso, mi espongo. 
Non credevo che dalle parole si passasse davvero ai fatti. In me si è fatta strada l’esigenza di far qualcosa per la collettività. Spero di poter pubblicare, di riuscire a mettermi in salvo da qualche parte. 

NECESSITA' E VIRTU'
La nostra è un'epoca essenzialmente tragica, perciò ci rifiutiamo di viverla tragicamente, opponendoci al fato avverso con ogni mezzo a nostra disposizione. 
Io ho deciso, da qualche tempo, di renderla meno tragica: esattamente è avvenuto pochi giorni dopo che mi sono ritrovata disoccupata. 
Oh, lettore curioso, già vedo una piccola luce che illumina i tuoi occhi e già sai che non resterò qui a raccontarti dei miei guai da precaria.


AIKU E DANIEL

“ La nostra è un'epoca essenzialmente tragica, perciò ci rifiutiamo di viverla tragicamente.”
Dice Aiku guardando Daniel diritto negli occhi.
“ Ti rendi conto che viviamo una fase eccezionale nella storia dell’umanità, che viviamo la fine delle ideologie, dei grandi disegni ? “
Un sorso di caffè serve a Daniel per riflettere, 

LIBERAMENTE, LIBERA TUTTI
“La nostra è un'epoca essenzialmente tragica, perciò ci rifiutiamo di viverla tragicamente”
Mio caro,
mai pensiero fu più reale di questo. Non voglio pensare a tempi realmente “tragici”, credo non ne usciremmo più. Ma, concordo sul fatto che si debba cercare in tutti i modi di salvaguardare la propria anima, il proprio essere dalle onde di malinconia, incompiutezza, disagio e rabbia che ci assalgono quotidianamente.
Questa frase, estrapolata da un discorso più ampio e classico, riferito a tempi ben diversi dai nostri, risulta di una attualità paradossale se la leggo pensando a te, pensando a noi.

LA SORPRESA
(Atto unico vagamente ispirato da un lavoro di Dino Buzzati)

Dramatis Personae

ERMIONE, detta MIA, ragazza giovane, procace, calcolatrice, amante di Giovanni
RICCARDO, detto RIC, bella presenza, volgare, sui 35 anni, mediocre suonatore di clarinetto.
GIOVANNI, sui 40 anni, tipo intellettuale, molto elegante 
PRIMO SUGGERITORE, tipo virile, in maglione nero
SECONDO SUGGERITORE, tipo dolciastro da efebo, foulard di seta e camicia celeste scuro 

LA SCOPERTA
La nostra è un'epoca essenzialmente tragica, perciò ci rifiutiamo di viverla tragicamente. Io, poi, mi faccio attrarre, quasi sfidando la fredda contingenza, dalle emozioni che agli animi fatui essa sa offrire comunque. Laddove fatuità, di effimero è sinonimo. 
Ed era per un’emozione che il mio pensiero tornava così spesso a lui, alla sua figura massiccia che si muoveva quasi tastando la realtà attorno, saturandone gli spazi. Le gambe forti dentro ai calzoni larghi, non come i jeans attillati dei colleghi, si muovevano divaricandosi bene lateralmente, in un’andatura ritmica e lenta.

SEI LUGLIO
La nostra è un’epoca essenzialmente tragica, perciò ci rifiutiamo di viverla tragicamente e, allo stesso tempo, tragicamente cerchiamo una via di fuga per renderla essenzialmente più interessante. 
Lui sì, che era interessante. 
Non ero l’unica ad essermene accorta, anche sua moglie ne era al corrente. 
Si sono sposati il sei luglio dello scorso anno. 
Ricordo bene quel giorno: lei, una bellissima sposa, pispola all’apparenza, felice e soddisfatta; lui alto, frak grigio, occhi verdi e carisma calamitato. Io, cameriera sudata. Sudavo ferro, e più sudavo, più attratta da lui ero.

SE LEGGENDO
"La nostra è un'epoca essenzialmente tragica, perciò ci rifiutiamo di viverla tragicamente".
"Hai paura che non ce la faccia?"
"Cosa?"
"Ma sì, il solito Lawrence, tornato impotente dalla guerra, la moglie che se la fa con Angelo Ravagli..."
"Parlare di letteratura con te è come sputare agli uccelli"
"Ma tu non sei qui proprio perché ti sei stancata di letteratura? A casa hai tutta la letteratura che vuoi, grondi di romanzi, le poesie ti si appiccicano alle mani anche quando fai il fritto misto. Però adesso sei qui e non per leggiucchiare le pagine di quei quattro libri che hai trovato".
"Già, mi chiedo perché tu li abbia comprati.. dovevi essere ubriaco"
"O forse mi piaceva una libraia"

IL PICCOLO MODELLO
Il vecchio sedeva davanti a un tavolo scuro, tarlato, nella piccola stanza dell’appartamento popolare. Aveva sulle spalle una mantella militare (grigioverde un tempo) tinta di nero: era un ricordo, oltre a un pugnale che custodiva in un luogo segreto, della sua partecipazione, come semplice fante, alla prima guerra mondiale. 
Nella stanza faceva un gran freddo quella mattina di gennaio. Unica fonte di calore un braciere di rame, dove ardeva uno strato di carboni. Su questi il vecchio agitava ogni tanto un ventaglio mezzo bruciacchiato, fatto con penne di gallina. 

LA VECCHIAIA DI MASSIMILIANO
Massimiliano visse una lunga, felice vita. La sua laurea in ingegneria gli assicurò un buon posto di lavoro e la compagna che sposò, dandogli tre figli, gli offrì il conforto di affetti profondi. 
Memore delle passate vicissitudini, Massimiliano scelse di vivere una vita semplice, condividendo parte dei suoi guadagni con un’Associazione che si occupava di bambini abbandonati o in difficoltà. 
Aveva avuto molti nipoti con i quali giocava e scherzava. 
L’ estate portava tutta la famiglia al mare o in montagna. 


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Il più grande condottiero è colui che vince senza combattere.[Sūnzǐ Bīngfǎ, 孫子兵法]
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MessaggioTitolo: Re: PAGINE IN CERCA DI AUTORE   PAGINE IN CERCA DI AUTORE Icon_minitime18/7/2019, 08:47

nulla di mio. Very Happy Very Happy
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