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 La scelta di Greta

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Mario Malgieri
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Mario Malgieri

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MessaggioTitolo: La scelta di Greta   La scelta di Greta Icon_minitime26/6/2008, 06:46

Immaginate che io vi abbia invitato nella mia casa di montagna.
E’ sera, abbiamo appena cenato, alcuni di voi si sono rivelati eccellenti cuochi e ora la polenta concia sta facendo il suo corso, mentre, seduti davanti al camino, sorseggiamo una rara e costosa bottiglia di vera grappa di Picolit che ho generosamente spolverato e stappato (ecco, insomma, un poco mi piange il cuore genovese, ma tra amici... ).
Bene, in cambio vi chiedo un poco d’attenzione, tanto fuori nevica e la TV satellitare non funziona, forse perché non ho più pagato l’abbonamento.
Allora inizio a raccontarvi una storia. Come? Sì, Gina, potrai fare domande, ma fammi il santo piacere di spegnere quella sigaretta, la mia è una casa denicotinizzata, grazie.
Gina è insopportabile, in tutte le compagnie di amici c’è sempre una Gina che non viene mandata a quel paese perché è l’amica di un caro amico.
Ora mettetevi comodi, la sintesi non è il mio forte.
Sapete cos’era l'A.O.I. ? Non sono in molti a ricordarlo e i libri di scuola aiutano poco. Un aiutino?

“Faccetta nera, bell'abissina
Aspetta e spera che già l'ora si avvicina!
Quando saremo insieme a te,
noi ti daremo un'altra legge e un altro Re.”

Dice nulla? Africa Orientale Italiana, cioè le colonie di quello che fu un effimero impero proclamato dal Duce nel 1936.
L’A.O.I comprendeva un coacervo di terre ed etnie le più varie. Mare, deserti, laghi, altopiani e alte montagne costituivano un territorio vasto quasi sei volte l’Italia e popolato da tribù e civiltà disparate. La sede del Vicerè era Addis Abeba, “nuovo fiore” in amarico, la lingua dei fieri Etiopi che l’avevano eletta capitale della loro nazione dopo che la regina Taitù la volle costruire dal nulla, vicino alle fonti termali che amava tanto.
Vi parlerò di due persone, Greta e Antonio.
Lui era un funzionario del governo coloniale, uomo del sud, religioso, impetuoso, generoso e idealista. L’impetuosità e l’idealismo lo avevano portato nel 1917, meno che diciottenne, a falsificare la firma paterna per arruolarsi volontario in un battaglione di Arditi Incursori, guadagnandosi sull'altopiano di Asiago una croce di guerra e una brutta ferita ad una mano. In Africa era andato, sempre volontariamente, per amore dell’avventura e per spirito di servizio, essendosi guadagnato un posto governativo di rilievo grazie alla sua laurea in giurisprudenza e al suo passato militare di tutto rispetto, cosa che a quei tempi aveva una certa importanza. Naturalmente, socialista da sempre, era anche iscritto al partito Fascista pur non condividendo molti di quegli ideali.
Come dici Gina? Come cazzo faceva un socialista ad essere fascista? Non ti hanno mai detto che pure un certo Benito Mussolini era stato socialista? Lasciami proseguire.
Lei, Greta, di origine tedesca come tradiva il suo nome era figlia di un ingegnere di Essen e di una bellissima milanese. Questo brillante ingegnere era stato inviato in Italia per collaborare alla costruzione di centrali elettriche e la vita di Greta e delle sue sorelle era stata felice per pochi anni, durante i quali si spostavano per l’Italia, da nord a sud, seguendo il lavoro del capofamiglia. Poi… ma questa è un’altra storia, che da sola potrebbe diventare un romanzo, di quelli con povere orfanelle, matrigne spietate e disperazione. Forse un’altra sera ve la racconterò. Basti dire che Greta andò nella nuova terra promessa per cercare uno sbocco a una vita molto difficile.
Si sa che le difficoltà possono distruggere una persona o indurirla. Greta era indurita, almeno all’esterno, ma dentro di lei ancora si agitava uno spirito romantico e passionale. Ma torniamo ad Addis Abeba.
Una sera del 1940, davanti alla farmacia di Piazza del Littorio si fermò una Balilla. Ne scese un bell’uomo, con una barbetta nera, gli occhi vivaci e un temperamento mediterraneo. Acquistò un medicinale e si avvicinò al banco per pagare. Lì fu catturato dagli occhi verdi e dal sorriso gentile della cassiera.
Greta e Antonio si conobbero così, e si sposarono dopo due mesi da quel primo incontro.
Ad Antonio, il governo aveva assegnato, oltre alla Balilla di rappresentanza, un bel bungalow a Nord della città, dove le alture di Entòtto, ricche di eucalipti, iniziavano a inerpicarsi per formare lo spartiacque di Gara Gorfù. Nel grande giardino ombroso, una piccola gazzella veniva a prendersi le carezze di Greta, condividendole amichevolmente con un grosso alano. Sul fondo, verso la foresta, un muretto di pietra fungeva da appoggio per le bottiglie vuote che Greta e Antonio usavano per allenarsi con la pistola. La terra era ancora in parte selvaggia e anche i civili, donne comprese, andavano in giro armati. A parte eventuali atti di guerriglia, del resto repressi duramente, non era infrequente scorgere branchi di iene che si aggiravano ai margini della città. E le iene possono essere pericolose come i leoni, ma ancora più scaltre.
Il clima di Addis-Abeba era quello piacevole dell’altopiano che, a oltre 2000 metri di altezza, domava la calura africana rendendola simile a un'eterna primavera. Insomma, quella di Greta e Antonio era una vita agiata, tipicamente da coloni bianchi, con la condanna del colonialismo ancora molto lontana sia dai libri di storia che dalle coscienze, e alla coppia sembrava che la sorte avesse rivolto loro uno sguardo particolarmente benevolo.
Ma la fortuna coloniale e bellica dell’Italia volse rapidamente al tramonto. I rovesci della guerra fecero diffondere la convinzione che gli Inglesi sarebbero presto arrivati sino lì. Qualcuno tra i coloni si diede alla macchia, andando a vivere in capanne nella foresta sino alla fine del conflitto, ma Greta e Antonio rimasero. Antonio aveva fortissimo il senso della responsabilità e della Patria, tanto da pagare di tasca propria gli stipendi agli impiegati locali quando dall’Italia non fu più possibile ricevere qualsiasi cosa.
Come dici Gina? Bel pirla? Sì, oggi diremmo così, questa cosa può sembrare sciocca, fuori dalle logiche moderne, ma Antonio effettivamente viveva in un altro tempo, un tempo dove Patria, Onore e Dignità avevano un significato che oggi ci è estraneo.
Poi le truppe inglesi arrivarono davvero. Greta ed Antonio videro confiscati i loro beni, dalla casa sino agli spiccioli che avevano in tasca. Fecero appena in tempo a liberare la gazzella e consegnare l’alano al fedele Abebe, il ragazzo che si occupava del giardino, poi furono arrestati, trasportati per camion in Eritrea, a Massaua, e rinchiusi per mesi in un campo di concentramento dove furono stipati, assieme a molte altre famiglie italiane, in baracche di lamiera.
Fuori la temperatura toccava i 50 gradi e le baracche diventavano dei veri forni. I civilissimi Britannici, nei loro bungalow confortevoli e dall'alto della loro imperiale alterigia, rimasero del tutto indifferenti a questa situazione e nulla fecero per mitigarla. In fondo si trattava di uomini donne e bambini, internati perché di un paese nemico, quindi erano nemici. Punto e basta.
Sì lo so, Gina, ho fatto una velata critica agli Inglesi e tuo nonno era un ufficiale inglese. Ecco, magari tuo nonno era proprio uno stronzo di ufficiale addetto a quel campo di concentramento, per quello che ne so. Ora che sei incazzata, se ti va puoi anche uscire; nevica e ci sono otto gradi sotto zero, ti va? No, non sei incazzata abbastanza? Bene, allora piantala e finisci quel bicchiere di grappa.
Molti internati morirono, altri, come Greta e Antonio ebbero delle gravi forme di insolazione e disidratazione, ma sopravvissero.
Finalmente, nel Gennaio del 1944, tutti i superstiti del campo di Massaua furono affidati alla Croce Rossa che li imbarcò su una vecchia carretta insicura e rantolante. Il canale di Suez era impraticabile da tempo, quindi la nave dovette seguire un’altra rotta. Dopo aver puntato a Sud nel Mar Rosso, si diresse a Est per il golfo di Aden, poi puntò a Sud-Ovest sino a doppiare il Capo di Buona Speranza per poi risalire tutta la costa occidentale dell'Africa. Entrò in Mediterraneo da Gibilterra per approdare finalmente a Genova dopo un viaggio di quasi due mesi e la circumnavigazione del continente africano.
Gina, se dici ancora che in fondo si sono fatti una bella crociera gratis, che manco Costa Crociere, freddo o non freddo ti butto fuori dalla porta a fare l’omino di neve, solo che la carota non te la metto come naso.
Viaggio duro, faticoso e rischioso. Greta e Antonio erano rimasti con gli stracci che avevano addosso, senza una casa e senza un lavoro, ma vivi e insieme. Si ritennero fortunati. Trovarono rifugio a Brescia, presso lontani parenti di lei. La vita continuava, e a riprova di ciò, Greta restò presto incinta.
Greta non era giovane per essere al primo parto. Nel 1945 avere il primo figlio a 37 anni non era comune, era anzi considerato un rischio. Rischio accentuato dalla sua corporatura minuta, con le anche strette. Come dicevano le comari, non aveva i fianchi da fattrice. Inoltre, quasi due anni di sofferenze avevano lasciato dei segni nel morale e soprattutto nel fisico di Greta, tanto che i dottori avevano sconsigliato di portare a termine la gravidanza.
Sì Gina, certo, adesso l’aborto è usato quasi come la pillola ed è legale. Ma allora era tutto diverso.
La religiosità di Antonio e la voglia di maternità di Greta ebbero il sopravvento e il bambino, perché si trattava di un maschietto, venne al mondo sia pure con l’ausilio del parto cesareo e al prezzo di alcuni mesi d’ospedale.
Nei giorni precedenti al parto, Antonio dovette andare a Milano per cercare un amico che gli aveva promesso aiuto e forse un lavoro. Quando il bambino venne al mondo, Antonio non era ancora ritornato e Greta era molto in pensiero. Viaggiare in quelle zone, nei primi mesi del 1945, era difficile e molto pericoloso.
Ora immaginatevi Greta nel suo letto, a fianco il piccino, in una culla con le rotelle, quelle che usano negli ospedali. Sembrava un fagottino di stracci in un cesto del cucito. Greta sentì delle voci nel corridoio. Le parve di riconoscere la voce preoccupata e affannata di suo marito. Poi udì dei passi frettolosi e un Antonio con la barba lunga, i vestiti sporchi e in disordine entrò nella stanza. Vi posso dire con esattezza le parole che si scambiarono.
No Gina, non c’era un registratore, non li avevano ancora inventati, è un espediente narrativo, diciamo che posso immaginare con buona approssimazione quello che si dissero, i fatti però sono proprio quelli.
- Amore, come stai? E quello, quello è il nostro bambino? Un maschio mi hanno detto.-
- Certo che è lui, un bel maschietto, io sto bene tesoro, ora che sei arrivato anche meglio, e anche il bambino sta bene, guardalo, è bellissimo, ma tu come stai? Cosa è successo? Dovevi tornare ieri.-
Antonio baciò con trasporto Greta, poi, a bassa voce, per non svegliare il bambino, iniziò a raccontare del suo viaggio a Milano e di come fosse stato inutile. Non aveva trovato Gianni, il suo amico. La casa era vuota, dei vicini gli avevano detto che Gianni e la sua famiglia erano spariti improvvisamente, senza dire niente a nessuno. Correva voce che si fosse unito ai repubblichini, raggiungendo il suo vecchio comandante e altri suoi commilitoni per continuare a combattere a fianco dei tedeschi.
Poi il treno del ritorno era stato mitragliato dagli aerei americani, vicino a Bergamo. Non si era fatto male nessuno, ma i binari erano rimasti interrotti e lui era riuscito ad arrivare a Brescia solo mezz’ora prima.
Stavano ancora parlando, quando risuonarono le sirene dell’allarme aereo. Un dottore accorse insieme a una suora.
- Presto, tutte quelle che possono camminare, fuori, svelte, al rifugio, le altre verranno prelevate dai barellieri; veloci, veloci!-
Tra la confusione generale, Antonio aiutò Greta a mettersi addosso un impermeabile, avvolsero il bambino in uno scialle, poi, il braccio di lui a sostenere Greta, si diressero verso il rifugio.
L’ospedale era vicino all’antica chiesa di Sant'Afra. Sotto la chiesa si trovava una cripta capace di contenere parecchie persone, ed essendo stata ritenuta sicura era stata adattata a rifugio antiaereo.
Greta ed Antonio vi entrarono, scendendo rapidamente una ventina di gradini.
Nel frattempo uno stormo di bombardieri B24 “Liberator” era arrivato sul cielo di Brescia e già si udivano le prime esplosioni.
“Liberator”, non vi pare un nome di un umorismo un pochino macabro per un ordigno di guerra destinato a “liberare” dalla vita soprattutto i civili delle città bombardate a tappeto?
No Gina, adesso non sto criticando gli Americani; certo, ci hanno liberato, dopo ci hanno protetto dai comunisti mangiapreti e mangiabambini ora ci proteggono dai terroristi, stai tranquilla, parlo di guerra, e in guerra accadono tante cose brutte.
Nella cripta si trovava una ventina di persone, tra le quali un sacerdote, che andò al piccolo altare ricavato sulla parete di fondo e cominciò a celebrare la Messa. Tutti si fecero il segno della croce e iniziarono a pregare.
I boati delle bombe si facevano sempre più vicini, mentre le lampade appese al basso soffitto della cripta cominciavano a oscillare violentemente.
- Greta - sussurrò Antonio - vieni, andiamo vicino all’altare, sono sicuro che Dio ci proteggerà.-
- No!- Greta replicò con tono fermo - Mettiamoci invece lì, vicino a quel muro, mi sembra più sicuro.-
I due discussero brevemente ma animatamente, a bassa voce. La profonda fede di Antonio a cercare di scalfire il duro, lucido pragmatismo di Greta. Infine una decisione fu presa, proprio mentre il grappolo di bombe da 250 chili, sganciate pochi secondi prima da un B-24, stava completando il suo viaggio mortale.
Le bombe sfondarono il tetto di legno della chiesa, ma non erano costruite per esplodere a un impatto così leggero. Un istante dopo trovarono il pavimento di pietra.
Lì finalmente liberarono tutta la loro potenza distruttrice. La chiesa sembrò rigonfiarsi, poi esplose a sua volta. I muri secolari si sbriciolarono, il pavimento venne in parte ridotto in polvere, in parte venne scagliato giù, verso la cripta, come un maglio gigantesco. Della chiesa rimase una nuvola di polvere di pietra e marmo, alcuni tronconi di muri e qualche cumulo di detriti, dal quale si levarono le fiamme alimentate dalla copertura lignea del tetto.
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Mario Malgieri
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MessaggioTitolo: Re: La scelta di Greta   La scelta di Greta Icon_minitime26/6/2008, 06:46

Adesso vi chiedo di dimenticarvi per qualche minuto di Greta, di Antonio e del loro bambino. Facciamo un salto in avanti di una trentina d’anni, però restiamo a Brescia e parliamo di un'altra bomba, purtroppo.
Tutti vi ricorderete della strage di Piazza della Loggia, vero? Se qualcuno è troppo giovane per ricordarla dovrebbe andare a leggere uno dei tanti scritti che ne parlano, è una di quelle cose che si devono assolutamente sapere per cercare di impedire che possa ripetersi.
Ma lasciate che vi racconti, come se io fossi presente e facessi "la vita in diretta", diamine, io so stare al passo con i tempi!
Qualche mese dopo l'attentato, guardate quella coppia che passeggia in piazza.
L’uomo, quasi trent’anni, alto e con un pizzetto nero, è emozionato. Cinge le spalle della ragazza, bruna e piccolina, che lo guarda con affetto, e forse qualcosa di più. Sono venuti a visitare Brescia da Genova, in una sorta di pellegrinaggio politico. Hanno voluto vedere coi loro occhi quel luogo e rendere omaggio alle vittime dell’orrore e della follia omicida esplosa pochi mesi prima.
Sono rimasti a lungo sulla piazza a osservare i segni ancora visibili e quelli apposti in seguito, corone, targhe, per esecrare e commemorare.
All’inizio erano sconcertati, ora si sentono invadere da una furia sorda per quell’assurdità. Lasciano la piazza; l’uomo, senza spiegazioni, ma chiedendo qualche informazione, si dirige verso un quartiere appena fuori dal centro. La ragazza lo segue in silenzio, lasciando che i minuti stemperino le sensazioni precedenti.
Ora arrivano davanti a una chiesa, non particolarmente bella né antica, di sicuro nulla che valga la pena di una passeggiata a piedi.
- Vedi - dice l’uomo - qui una volta esisteva un’altra chiesa, si chiamava Sant’Afra. Venne rasa al suolo nel Marzo del ‘45 da un bombardamento dei nostri amici americani. Ora non si chiama più Sant’Afra, sopra le sue rovine hanno costruito questo nuovo tempio, proprio bruttino, dedicato a Sant’Angela Merici. Vieni, entriamo, ti devo far vedere una cosa. - La ragazza è un po' perplessa, sa bene che il suo uomo non brilla certo per saldezza nella fede, anzi. Ma tace e lo segue, è incuriosita.
Percorrono una navata, sono soli nella semioscurità. Lui, che certamente è già stato li, tenta di orientarsi. Alla fine trova quello che cerca, una porticina laterale vicino all'altare. Scendono alcuni scalini di pietra dall’aspetto molto più antico del resto della chiesa.
- Qui siamo in quello che rimane della cripta della vecchia Sant’Afra. Durante la guerra l'avevano adibita a rifugio antiaereo, poteva contenere qualche decina di persone. Ecco, vedi ? - l’uomo indica una lapide sul muro con una lunga lista di nomi - Riporta la data, 2 Marzo 1945, il giorno del bombardamento e della distruzione di Sant’Afra. Lì ci sono tutti, voglio dire tutti quelli che erano in questo posto quel giorno. Veramente, quasi tutti; in quella lista mancano tre nomi: quelli di una certa Greta, di suo marito Antonio e del loro bambino di pochi giorni. Pensa, per seguire la strana intuizione della donna, quei tre si misero a ridosso di un muro. Il pavimento della chiesa soprastante resse proprio lì sopra, per quei pochi centimetri sufficienti a fornire loro una specie di tetto. Tutti gli altri, sepolti, compreso il sacerdote che stava dicendo la messa all’altare. Quella famigliola si salvò. Terrorizzati, mezzi soffocati, ma praticamente incolumi. Un miracolo. Pensa, Greta salvò il suo bambino, che non respirava più, tirandogli fuori con le dita i calcinacci che gli erano entrati nella bocca e nel naso. -
Un momento di silenzio, poi l'uomo guarda sorridendo la ragazza al suo fianco:
- Quel bambino si chiamava Mario.-
La ragazza ha un moto di sorpresa, poi capisce. Stringe più forte la mano dell'uomo mentre si avviano all’uscita.
- Sai, cara - dice Mario una volta tornati sula strada, alla luce - mio padre mi raccomandava sempre di rispettare le scelte delle nostre compagne. Mi diceva: “Le donne hanno un dono che a noi uomini è negato. Noi pensiamo di chiedere aiuto a Dio mentre loro, a volte, ascoltano già la Sua risposta”.
Come dici, Gina, se è un caso che anch’io mi chiami Mario e sia nato a Brescia nel '45 ?
Solo una come te poteva fare questa domanda. Voi altri amici l'avete già capito, ne sono sicuro.
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Daniela Micheli
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MessaggioTitolo: Re: La scelta di Greta   La scelta di Greta Icon_minitime26/6/2008, 09:32

Stampo, amico Mario.
Non merita una lettura frettolosa perchè so che parla di ciò che amo leggere.

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Massimo Guisso
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MessaggioTitolo: Re: La scelta di Greta   La scelta di Greta Icon_minitime26/6/2008, 12:23

INDELEBILE!!
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Nico Mar
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MessaggioTitolo: Re: La scelta di Greta   La scelta di Greta Icon_minitime27/6/2008, 13:27

Tornerò anch'io, Mariovaldo, quando il lavoro diminuirà
un saluto per ora, il titolo intriga

nico
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sorcio
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MessaggioTitolo: Re: La scelta di Greta   La scelta di Greta Icon_minitime29/6/2008, 07:46

che bellissimo modo hai scelto per raccontare questa storia.
Gina è un'espediente geniale per mettere gli accenti al posto giusto e noi davvero qua seduti davanti a te che racconti, il camino la neve il freddo.
E' proprio una bella pagina, che non fa sconti a nessuno davanti agli orrori che TUTTI, compiono nello sbaglio di una guerra o di un atto terrorstico. Ideali che si annullano ad uno ad uno, di fronte alla vita e all'uomo.
bravo Mario grazie Mario
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Daniela Micheli
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MessaggioTitolo: Re: La scelta di Greta   La scelta di Greta Icon_minitime29/6/2008, 15:28

Il tono confidenziale con il quale ci inviti ad accomodarci, il pensiero che fuori nevica e già questo lascia una sensazione di frescura addosso, ha catturato tutta la mia attenzione.
Parli di tanti orrori compiuti da mano d'uomo, non importa il colore che stava dietro a quelle mani. Importa solamente chi la storia dell'orrore l'ha scritta, da vittima o da carnefice.
Invidio il tuo modo di raccontare.

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Mario Malgieri
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MessaggioTitolo: Re: La scelta di Greta   La scelta di Greta Icon_minitime29/6/2008, 18:02

Vi rinrazio, lo so, il racconto, come troppi dei miei, è lungo e occorre prendersi le ferie per leggerlo. Ma voi, impavidi, avete resistito e siete arrivati sino in fondo.
Io a questo racconto tengo molto, e sapete perchè? Gina a parte, e salvo qualche dettaglio, è tutto assolutamente vero, e se sono qui oggi ad infestare questo e altri siti di scrittura è tutta colpa di Greta (il nome è uno dei dettagli modificati) e della sua scelta.


Ultima modifica di mariovaldo il 29/6/2008, 20:41, modificato 1 volta
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MessaggioTitolo: Re: La scelta di Greta   La scelta di Greta Icon_minitime29/6/2008, 20:38

dammi tempo e ti leggo. per leggerti ho bisogno di calma...
B
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Daniela Micheli
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MessaggioTitolo: Re: La scelta di Greta   La scelta di Greta Icon_minitime29/6/2008, 20:40

Colpa?
Io direi merito, lo preferisco e di gran lunga, Mario.

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sogliaoscura
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MessaggioTitolo: Re: La scelta di Greta   La scelta di Greta Icon_minitime30/6/2008, 10:23

Un tangibile senso di realtà. Ben scritto.
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Giuseppe Buscemi
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MessaggioTitolo: Re: La scelta di Greta   La scelta di Greta Icon_minitime2/7/2008, 00:50

Storia dettagliata con scrupolo, ma col bicchiere in mano.
Bella cosa, Mario.
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Nico Mar
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MessaggioTitolo: Re: La scelta di Greta   La scelta di Greta Icon_minitime8/7/2008, 08:52

È un bellissimo racconto. Quello che mi piace della tua scrittura è che l’involucro non stride e non primeggia, ma riveste con eleganza delle belle storie.
Di Gina ce ne sono sempre troppe, ahinoi, ma per fortuna anche di Greta, vero?

nico
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Massimo Guisso
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Massimo Guisso

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MessaggioTitolo: Re: La scelta di Greta   La scelta di Greta Icon_minitime8/7/2008, 09:01

Due Mariovaldi al giorno, levano il medico di torno!!
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Nico Mar
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MessaggioTitolo: Re: La scelta di Greta   La scelta di Greta Icon_minitime8/7/2008, 09:06

Very Happy Very Happy Very Happy Very Happy strane coincidenze della vita
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Nico Mar
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MessaggioTitolo: Re: La scelta di Greta   La scelta di Greta Icon_minitime8/7/2008, 09:06

belloooooooooooooo il tuo avatar, guisso!
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anna mininno
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MessaggioTitolo: Re: La scelta di Greta   La scelta di Greta Icon_minitime13/4/2010, 12:44

Bello, ironico e doloroso. Ma la vita trionfa.
Grande Malgieri che, finalmente, ha trovato il piacere della scrittura...!!!
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Franca Bagnoli
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Franca Bagnoli

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MessaggioTitolo: Re: La scelta di Greta   La scelta di Greta Icon_minitime18/4/2010, 00:31

Un racconto splendido, Mario. Se non fosse stato per Greta.....Ah, le donne!
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MessaggioTitolo: Re: La scelta di Greta   La scelta di Greta Icon_minitime18/4/2010, 07:53

Franca, vedo che sei riuscita ad accedere, spero che la lettura ne sia valsa la pena, al di là delle belle parole che mi hai lasciato. Grazie.
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MessaggioTitolo: Re: La scelta di Greta   La scelta di Greta Icon_minitime18/4/2010, 11:41

Mario...mi ero persa questa tua pagina, nei miei giri all'indietro in questo forum.
La tua penna mi stupisce sempre.
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