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 Di quadri, di picche, di fiori e di cuori

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Monica Porta
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Monica Porta

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MessaggioTitolo: Di quadri, di picche, di fiori e di cuori   Di quadri, di picche, di fiori e di cuori Icon_minitime30/5/2009, 10:21

L'autunno era arrivato infine. Il vento freddo dalle Alpi Friulane soffiava feroce su Barcis per poi tuffarsi nell'omonimo lago ad incresparne i riflessi.
Anche gli ultimi turisti, spesi gli ultimi scampoli d'estate, se n'erano andati. Ed i villini che costeggiavano il lago ora apparivano muti e spogli.
Era sola, Vittoria. Sola correva, il viso bagnato, la testa piegata nello scialle nero di lana che le ricopriva le spalle.
Anche il pontile di legno era deserto. Si fermò al suo limitare, le braccia tese a respirare il maestrale, lo sguardo immobile rivolto al picco del Resèttum.
Amava questa stagione, ci perdeva lo sguardo ogni giorno mentre si recava a scuola. Ma oggi non importava, non le importava più niente.
"Zia Sara mi ha scritto, Vittoria. Si è liberato un posto a servizio dai Belfiore, è un'occasione da non perdere”.
Ersilia si interruppe osservando la figlia cambiare espressione, incerta sul come proseguire.
“Sai che ne abbiamo bisogno...papà è al fronte ed io non riesco ad arrivare a fine mese. Ormai hai undici anni, sei pronta. Prepara le tue cose".
Doveva partire, lasciare Barcis e le sue montagne per fare da sguattera a fannulloni ricchi e boriosi.
Poche parole, due lire e l'argomento fu chiuso. Erano così le donne friulane: asciutte, temprate dal vento e dalla fatica quotidiana spesa sui monti a spaccare la legna per guadagnarsi il pane. Non avevano tempo da perdere in chiacchiere né smancerie da passare a figlie ribelli.
"Me le regalò tuo padre all'ultima licenza. Pensavo fosse zucchero e invece mi porta della carta".
Questo le disse sua madre, consegnandole un mazzo di carte da gioco.
I tre passeggeri dello scompartimento 36 continuarono a leggere senza degnarla di uno sguardo mentre prendeva posto sul treno a vapore.
Lo sguardo di Vittoria si perse a seguire il paesaggio che le sfrecciava davanti, il treno in corsa sui suoi pensieri. Ogni tanto si soffermava sulla borsa semiaperta accanto a lei. Il mazzo di carte era lì, e sembrava schernirla, finché cedette cominciando a sfogliarlo.
Il brullo lasciò il posto alle verdi pianure Venete per poi riempirsi di case e fabbriche.
Una fuliggine scura avvolgeva Monza quando Vittoria scese dalla carrozza sgranchendosi le gambe anchilosate dalla posizione. Si guardò intorno, spaesata. Ma fu questione di un attimo. Zia Sara la riconobbe subito. Del resto la piccola era il ritratto di Ersilia, sua sorella. Bruna, smunta, dall'aria triste e scontrosa. L'abbracciò stretta sorridendole e Vittoria le rispose stendendo le sue labbra. Camminarono di buon passo mentre la zia le mostrava la città.
La parlantina sciolta della donna sortì il suo effetto ed ecco apparirle la casa dei Belfiore.
La ragazzina si fermò lì, al centro di piazza Riganti, senza fiato per la meraviglia.
Era bianca, disposta a corte su tre lati. Sei arcate sorreggevano l'edificio principale. Fu questo che vide Vittoria, abituata solo a spelonche friulane. Ed il cancello nero, in ferro battuto, le ricordava quello di un libro.
“Ci sono cinque cameriere, comprese noi, un maggiordomo, due cuoche ed un facchino. E' un posto d'oro, Vittoria, vedrai. Sei assegnata alla signorina Giordana. Sii furba, sta zitta ed osserva. E' il modo migliore per noi, per la nostra istruzione. Ti servirà quando avrai marito. Tu pensa ad imparare e la zia ti promette più avanti un marito coi fiocchi. Vedrai...vedrai che futuro ti attende. Ci penserò io a farti tornare in carne, ragazza. Agli uomini piace la carne...vedrai. Devi solo far attenzione ai maschi della casa, eh mi raccomando...che poi la padrona Marina ci fa veder viola. Ma ti insegno io i trucchi migliori...vedrai”.
Gli anni passarono su quel vedrai e Vittoria ancora aspettava. Far da cameriera a Giordana le era servito a farsi una cultura in materia. Osservare e studiare. Vedere i maschi attorniarla, pavoni dai mille colori. E per ognuno aveva associato una carta.
Una sera, scorrendo il mazzo le venne l'idea. Naturalmente c'erano molti fanti di quadri. La differenza stava nei quadri assegnati ad ognuno. Fanti di fiori e di picche spiccavano nel gruppo ma nessuno di cuori era presente. Forse era questo che faceva arrabbiare Giordana, pestare i suoi delicati piedini facendo i capricci.
Vittoria non ci badava. Ogni sera la guardava prender nota sul suo diario rivedendo i soggetti. Era fortunata, Giordana. Era ricca, era bella, aveva tutta la società bene ai suoi piedi ma la rosa di nomi, per quanto numerosa, da tempo non si arricchiva. Anzi, seguendo le vicende della sua altera signorina, i due di picche avevano presto sfoltito il bel mazzo.
Vittoria imparò che era un numero importante, che a darlo veloce si risparmiava tempo ed insulti dai rifiutati. Fin quando la lista arrivò alle orecchie del padrone Belfiore che intervenì duramente. Allora scoprì che le ricche sfortunate dovevano solo tacere, al pari delle povere sfortunate.
“Ho il nome, Vittoria. Comare Gelmina si è pronunciata”.
La zia la riscosse dai suoi pensieri un pomeriggio di aprile mostrandole la foto.
Vederla e provare ribrezzo fu un tutt'uno e più la guardava più la situazione peggiorava. Non era un fiori, questo era certo. Aveva il viso troppo butterato per essere un mite di fiori. Di cuori nemmeno a parlarne, forse era un picche. Sì, di certo era un picche. E lei non esitò rispondendo col suo due fresco di stampa.
“Piccola ingrata, tu non sai...tu non sai quel che fai. Un partito così, quant'è raro un partito così”.
“Se è vero quel che mi dici dovrebbe essere già sposato a quest'ora”.
“Cercava solo la ragazza giusta. Ti ha visto e mi ha detto che sei già nel suo cuore”.
“Al cuor non si comanda, zia”.
“Non bestemmiare, Vittoria. La compagnia di Giordana ti sta rovinando, ma anche per lei è tempo di crescere. Vedrai, vedrai come la raddrizza il padrone. A suon di sberle la farà ragionare, vedrai”.
Zia Sara ci mise impegno e dedizione cercando di persuaderla. Giorgio era un quadri. Un quadri importante per lei, ragazzina nullatenente. Non era bello, d'altronde la bellezza passava col tempo ma anche Vittoria non era granché. Senza contare che nessuno rifiutava una proposta di comare Gelmina..
Vittoria, irremovibile, sopportò la sfuriata mentre zia Sara se ne andava brontolando tutto il suo disappunto
Non aveva dote, questo era un fatto. Ma non lo voleva un marito benestante, Vittoria. Lavorava già, avrebbe continuato a farlo senza dover subire il fiato lercio di un benestante ubriaco. Gli occhi erano quelli, di quelli che bevono tanto. Glielo dicevano le sue pupille, le raccontavano un mondo gli occhi un uomo.
Osservava Giordana ogni giorno e la vedeva imbruttire sopportando i capricci del suo fidanzato. Ma era ricco, Goffredo, e figlio di un socio della Banca. Natali importanti e soprattutto gran fante di quadri. La sua padrona ormai l'aveva capito, chinando la testa. Ma quella di Vittoria era sua, solo sua.
Francesco era un cuori, il suo primo cuori. Lo conosceva da due mesi. Due mesi di minuti rubati, sguardi infuocati e baci proibiti. Il cuore le batteva nel petto mentre lo incrociava per strada. Le accadeva spesso di incontrarlo per strada. Casualmente era lì ad aspettarla all'uscita dal panettiere, o dal calzolaio, anche dalla merciaia riusciva ad incrociarlo. All'uscita due splendidi occhi verdi le chiedevano il permesso di scortarla a casa Belfiore. Naturalmente Vittoria accettava con garbo, nascondendo il sorriso. Ma non durò a lungo. Zia Sara fu presto informata e si scatenò. Francesco era conosciuto e già schedato in città. Era un cuori malato. Il suo sangue lo era, parola di comare Gelmina. Da generazioni la sua famiglia sfornava bambini anormali. E per giunta, Francesco non aveva nemmeno un quadri. No, se lo doveva scordare. Per il suo bene e quello della famiglia.
Non riuscendo a convincerla, zia Sara scrisse ad Ersilia che, prontamente, intervenì sulla figlia.
Vittoria si convinse alla fine. In fondo ce n'erano tanti di cuori. Non aveva ancora visitato i paesi vicini, per esempio. Era stupido fermarsi al primo, anche perché voleva una figlia sana da amare ed istruire al gioco di carte che aveva testato provandolo con successo sulle amiche, sguattere come lei.
“Francesco, non posso. Io...io non ti amo”.
Lo schiaffo lo colpì in viso ma il ragazzo non reagì, non pronunciò nemmeno una parola mentre Vittoria gli voltava le spalle e si allontanava da lui.
“Non t'amo abbastanza”.
Vittoria sussurrò, gli occhi offuscati dalle lacrime che faticavano a seguire i suoi piedi portarla lontano da lui.
Francesco, ferito a morte, due anni più tardi si fidanzò.
Vittoria li vedeva sfilare ogni domenica a messa. Il cuore che si ribellava alle mani in preghiera. Ma non desistette. Era una cuori testarda, Vittoria. Lei preferiva guardare.
E guardando e guardando, continuò il girotondo.
Un giorno di maggio era ancora intenta ad osservare Francesco, il viso schiacciato alla finestra fuori dalla piccola chiesa, il grembiule a righe che svolazzava al vento, mentre il suo amore diceva “sì” ad un'altra. Ma la testa era ancora sua e l'orgoglio pure. Solo il suo cuore non riuscì a dominare quel giorno insieme alle lacrime che le rigavano il volto.
Il tempo passò, le diede ragione, e calmò anche i suoi battiti.
Ancora oggi Vittoria si rivede così, il mazzo di carte sempre stretto nelle mani adunche: ha un viso schiacciato, un grembiule a righe, un vassoio sotto il braccio ma non è l'ultima donna di questa storia.
La cucina, illuminata dal sole di un bellissimo pomeriggio di giugno, la vede ancora giocare insieme ad una bambina. Le carte si mescolano e ricompongono il mazzo per poi tornare girate sul tavolo.
Accanto alle due c'è un'altra persona che le osserva e storce la bocca.
“Di quadri, di picche, di fiori e di cuori, li vedi bambina?”.
“Sono solo sciocchezze, Vittoria. Gli uomini sono solo uomini e con loro bisogna star zitte e obbedire. Solo questo si richiede da noi. Prima lo impara e meglio sarà”.
“Maria, Maria, davvero non vedi più in là? Vuoi che sforni nove figli, come te, che chini in silenzio la testa, vuoi questo per lei?”.
“Dico solo che le riempi la testa di fuffa, che la realtà è ben altra”.
“E cosa ne sai tu del mondo? A malapena hai girato il tuo paesino. Ma io ho visto e ti dico che sì, si può scegliere misurando testa, cuore e piedi. Io l'ho fatto ed ho avuto solo due figli...”.
“E hai fatto peccato mortale”.
La risata trillante di Vittoria risuonò nella stanza.
“E sei stata felice, nonna?” intervenne la piccola, sgranando i suoi occhi marroni che passavano dall'una all'altra senza posa.
“Ho voluto molto bene a tuo nonno, questo lo sai, ma a volte è necessario saper scegliere...”.
“Non lo amavi, nonna?”.
“Ci sono tanti modi di amare”.
“Non era il tuo vero amore il nonno?”.
Vittoria sorrise al vederla corrugare le sopracciglia e scosse la testa.
“No, non era lui”.
Sospirò, poi estrasse un ciondolo e le mostrò una foto. Era un viso sconosciuto per la ragazzina. Di nuovo un sospiro le sfuggì dalle labbra. Non era la prima volta che vedeva quell'ombra sfiorarle il viso canuto.
“Ma non dici sempre che al cuor non si comanda?”.
“Sì, l'ho detto”.
“Se si obbedisce al cuore non si può scegliere. E non è la cosa più importante essere felici? Più importante dei quadri, di tutti i soldi del mondo?”.
“E' complicato, piccola!”.
“Forse lui non ti amava?”.
La donna scosse di nuovo la chioma argentata.
“Tu gli hai detto di no? Scherzi? Non capisco, nonna, non sei coerente. Direbbe così il re del nulla”.
La bambina catalizzò l'attenzione delle nonne.
“Di chi parli, tesoro?”
“Lui mi parla nei sogni”.
“Santa Caterina” esclamò Maria segnandosi.
“E' solo la tua fantasia. Il nulla è nulla. Non vale la pena spendere il tuo sonno prezioso per nulla” disse Vittoria sorridendole ma ammonendo con lo sguardo Maria a non intervenire.
“Il nulla è dove riposano i pensieri più segreti in attesa di essere svelati” rispose la piccola.
“Maria Goretti” replicò Maria cercando il rosario nella sottana.
Maria lascia stare i santi. Ha soltanto una fervida immaginazione. Crescerà e si scorderà queste sciocchezze” disse Vittoria con una smorfia.
“No, io l'ho promesso” replicò ferma la bambina.
“Non si fanno promesse che non puoi mantenere. Tu pensa solo a crescere. Il resto verrà da sé”.
“Ma...”
“Niente ma. Quando sarai più grande capirai. Non diciamo niente a mamma, ha già tanti pensieri, d'accordo?”
“Prometto di non dirlo a mamma...prometto solo questo” chiuse dura la piccola rintanandosi sotto il tavolo.
Vittoria sospirò incrociando lo sguardo preoccupato di Maria.
“Quando il tuo cuore sarà più grande lo capirai...”- riprese Vittoria accucciandosi.
Una snella figura le raggiunse in cucina mentre Maria osservava, sorpresa, l'orologio a pendolo segnare le 16.00.
Vittoria si rialzò spolverandosi la sottana nera con le mani.
“Eccoti qui, che ci fai in casa con le nonne quando fuori splende il sole?”.
“Mamma!”.
Il grido infantile seguì le due braccia ad angelo per poi tuffarsi ad abbracciare la donna che era apparsa sulla soglia della cucina.
“Corri, corri fuori, bambina”.
Lo sguardo sorridente della donna si increspò mentre tornava a posarsi sulle due rimaste.
“Sei tornata presto, tesoro”.
“Me l'avevate promesso”.
“Oh, insomma, Jolanda. Bisogna istruirla, prima è meglio è”.
“Ha solo otto anni, mamma. E tu non intrometterti, Vittoria”.
“Ha solo otto anni e ne mancano solo cinque a quelli della Teresina. Che mi dici di lei e del suo pancione?”.
“Chi poteva pensare che finisse così?”.
“Già, e ti ricordi la Rosetta che faceva? Centrini, riempiva la sua casa di centrini, ecco che faceva invece di parlare a sua figlia” concluse Vittoria.
“Se è capitato a lei, può benissimo succedere anche alla nostra, ti pare?”.
Jolanda fissò Maria, sua madre. Detestava quando si alleavano per metterla alle strette. Ed ora c'erano proprio riuscite.
“Mi arrendo. Le parlerò ma lo farò io...”.
“Ma noi siamo le nonne...”.
“E' vero e quindi farete le nonne”.
“E con ciò?”.
“Io l'ho fatta ed io la dirigo, mamma. E finisce qui la storia”.
“Sei tornata prima oggi”.
“Mi hanno cambiato il turno. Da oggi il martedì arrivo a quest'ora, tu invece parti domani. Ti ho comprato il biglietto”.
Jolanda uscì dalla stanza e le due donne si scambiarono un'occhiata d'intesa.
Niente si era concluso quel giorno. Avevano due vite intere da regalarle prima del buio.


*time is running out - muse
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Giuseppe Buscemi
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Giuseppe Buscemi

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MessaggioTitolo: Re: Di quadri, di picche, di fiori e di cuori   Di quadri, di picche, di fiori e di cuori Icon_minitime30/5/2009, 12:50

Scrivi alla grande. L'ho sempre pensato, per le lancette di Filippo Patacca!
E perché sarebbe epistolare? E' un racconto coi fiocchi: dovrebbe stare in prosa, mica è figlio di un dio minore.
Ci sono molti elementi del tuo stile: le donne, innanzi tutto, così femminili, affettive, materne, eppure indurite, spigolose, perentorie - furlanità a parte. E poi le carte, simboli a loro modo ancestrali. E l'insieme, un insieme di punti di vista che messi insieme fanno una mezza verità (per quella assoluta...). E non ultima la prosa in sé, ricca eppure pratica, descrittiva, dialogata (sempre efficacissimi, i tuoi dialoghi, proprio), filante.
Ho letto, ho visto e mi sono immedesimato.
Nelle parti più descrittive, specie nell'introduzione, potrebbe esserci qualcosa da limare. Ma è un piccolo spunto, opinabile, e figlio dell'apprezzamento davvero grande.
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Monica Porta
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MessaggioTitolo: Re: Di quadri, di picche, di fiori e di cuori   Di quadri, di picche, di fiori e di cuori Icon_minitime30/5/2009, 13:26

L'introduzione incespica, è vero. Cercherò di renderla più fluida.
Ho problemi nelle descrizioni. Sempre avuti. Se entro in una stanza ti posso descrivere tutto circa le persone che vi abitano ma niente del contorno perchè non lo focalizzo. Perciò invento. Ma se lo faccio te ne accorgi subito.
In narrativa epistolare perchè devo smetterla di nascondermi nei miei scritti.
Vedila così: mi sto struccando. Ho iniziato con il nome ed ora ci metto tanto del mio.
Io vivo di dialoghi ed al contempo li temo. Per questo la mia prosa ne risente. Credo sia così...e se così non fosse perlomeno ho fatto un tentativo.
Grazie per la lettura, Gibbì.

Monica
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Giuseppe Buscemi
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MessaggioTitolo: Re: Di quadri, di picche, di fiori e di cuori   Di quadri, di picche, di fiori e di cuori Icon_minitime30/5/2009, 13:53

Incespica, no: è esagerato. Non è un problema diffuso, affatto. E' buona, e migliorabile in pochi dettagli isolati.
Sull'epistolarità non sarei del tutto d'accordo. Non importa se sei tu dentro i tuoi scritti: in una maniera o in un'altra, sei sempre tu. Io ho letto e, non solo mi sono incuriosito e ho partecipato, ma mi sono anche immedesimato. Voglio dire: una pagina palesemente di "diario", una pagina che apertamente ponesse l'autore e le sue vicende personali al centro dello scritto non potrebbe suscitare l'immedesimazione qui suscitata. La tua scrittura, sebbene ispirata fortemente al vissuto, può essere indossata dal lettore senza difficoltà. Non si pensa: "Sì, però sono affari suoi."
Non ho la sensazione, leggendoti, che mi racconti i fatti tuoi, anche se intuisco che da ciò che scrivi partono significati non del tutto espressi e per te importanti.
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Giampiero Pieri
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MessaggioTitolo: Re: Di quadri, di picche, di fiori e di cuori   Di quadri, di picche, di fiori e di cuori Icon_minitime31/5/2009, 07:48

Un racconto ricco di temi, Monica, capace di farti calare come lettore nella quotidianità di un'altra epoca. Questo ci dice che hai fantasia da vendere, ma al tempo stesso ci mostra tutta la tua grande attenzione ai particolari che rendono credibile la storia. Veri lavori di cesello, in qualche caso (o di merletto, se preferiamo, visto il tema specifico). La trama l'ho trovata un po' confusa nel passaggio dalla parte inziale a quella successiva, quando da quella che sembrava una considerazione generica sul modo di vivere - sulla condizione della donna soprattutto - di un'epoca, entri poi decisamente nel dettaglio, nell'esistenza di Vittoria. La trovo una storia piacevolissima a leggersi, con un sospetto gusto di nostalgico riferimento alla proria storia familiare, pur se delle generazioni ormai passate. O si tratta solo di un mio errato sentire?
Mi piace questo genere di scrittura. Mi piace molto questa tua pagina.
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Emma Bricola
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MessaggioTitolo: Re: Di quadri, di picche, di fiori e di cuori   Di quadri, di picche, di fiori e di cuori Icon_minitime31/5/2009, 09:44

Sei brava monica , veramente brava!
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MessaggioTitolo: Re: Di quadri, di picche, di fiori e di cuori   Di quadri, di picche, di fiori e di cuori Icon_minitime31/5/2009, 11:31

GeF ha scritto:
La trama l'ho trovata un po' confusa nel passaggio dalla parte inziale a quella successiva, quando da quella che sembrava una considerazione generica sul modo di vivere - sulla condizione della donna soprattutto - di un'epoca, entri poi decisamente nel dettaglio, nell'esistenza di Vittoria. La trovo una storia piacevolissima a leggersi, con un sospetto gusto di nostalgico riferimento alla proria storia familiare, pur se delle generazioni ormai passate. O si tratta solo di un mio errato sentire?
Mi piace questo genere di scrittura. Mi piace molto questa tua pagina.


Ho aperto troppo a soggetto? E' probabile. Ci lavorerò. L'avevo preparato per il round ma non riuscii ad inserire l'ultima frase obbligata. Le mie dita si rifiutavano di chiudere il brano. Così decisi di cambiare registro. Mi sono ritrovata a scrivere il seguito senza riflettere.

E' una lettera aperta alle donne che hanno lasciato un'impronta visibile sul mio essere me.
Il mio modo per dire ok, forse ho esagerato, lo ammetto. E' difficile gestire l'interferenza sui figli/nipoti. Ora che sono madre di un figlio preadolescente queste contraddizioni le sento moltissimo.
Accompagnarli, sì ha ragione Gibbì in questo, ma quanto è difficile star zitta e calibrare il tiro quando l'esperienza ti dice ben altro.
Allora torno indietro, rivedo la mia storia e gli errori che rinfacciavo alle donne della mia vita. E mi accorgo di sorridere di fronte alla mia passata intransigenza.
Grazie del commento, Piero.
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MessaggioTitolo: Re: Di quadri, di picche, di fiori e di cuori   Di quadri, di picche, di fiori e di cuori Icon_minitime31/5/2009, 11:32

Emma Bricola ha scritto:
Sei brava monica , veramente brava!

Grazie, Emma Smile

Monica
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Nico Mar
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MessaggioTitolo: Re: Di quadri, di picche, di fiori e di cuori   Di quadri, di picche, di fiori e di cuori Icon_minitime3/6/2009, 22:32

Io ci sono cascata dentro. Bello, Monica! e belli i tuoi commenti.
Un abbraccio

***
nico
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Daniela Micheli
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Daniela Micheli

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MessaggioTitolo: Re: Di quadri, di picche, di fiori e di cuori   Di quadri, di picche, di fiori e di cuori Icon_minitime4/6/2009, 15:29

Di quadri, di picche, di fiori e di cuori 331686
Monica, spero che il tempo sia con te più generoso e che possa ritrovare il tempo per regalarci pagine così.
Come quando fuori piove...

_________________
Il più grande condottiero è colui che vince senza combattere.[Sūnzǐ Bīngfǎ, 孫子兵法]
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Susanna Costa
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MessaggioTitolo: Re: Di quadri, di picche, di fiori e di cuori   Di quadri, di picche, di fiori e di cuori Icon_minitime4/6/2009, 22:29

Monica, quanta poesia tra queste righe. Quanta bella poesia. Sai che mi ha commossa?
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Monica Porta
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MessaggioTitolo: Re: Di quadri, di picche, di fiori e di cuori   Di quadri, di picche, di fiori e di cuori Icon_minitime5/6/2009, 17:04

La Mar ha scritto:
Io ci sono cascata dentro. Bello, Monica! e belli i tuoi commenti.
Un abbraccio

***
nico

grazie nico. Un bacio Di quadri, di picche, di fiori e di cuori 35710

monica
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MessaggioTitolo: Re: Di quadri, di picche, di fiori e di cuori   Di quadri, di picche, di fiori e di cuori Icon_minitime5/6/2009, 17:05

Daniela Micheli ha scritto:
Di quadri, di picche, di fiori e di cuori 331686
Monica, spero che il tempo sia con te più generoso e che possa ritrovare il tempo per regalarci pagine così.
Come quando fuori piove...

gli concedo ancora tre mesi e poi lo passo a soglia. il mio oscuro scalpita e tu sai quanto sia efficace la sua prosa Very Happy

monica
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Monica Porta
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MessaggioTitolo: Re: Di quadri, di picche, di fiori e di cuori   Di quadri, di picche, di fiori e di cuori Icon_minitime5/6/2009, 17:06

Sue ha scritto:
Monica, quanta poesia tra queste righe. Quanta bella poesia. Sai che mi ha commossa?

grazie del pasaggio, sue Very Happy

monica
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neferlabella
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MessaggioTitolo: Re: Di quadri, di picche, di fiori e di cuori   Di quadri, di picche, di fiori e di cuori Icon_minitime7/6/2009, 09:27

Leggerti anche dopo molto tempo e come tornare a casa.Un bacio a te ma anche a tutte le penne del sito.
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Franca Bagnoli
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Franca Bagnoli

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MessaggioTitolo: Re: Di quadri, di picche, di fiori e di cuori   Di quadri, di picche, di fiori e di cuori Icon_minitime18/4/2010, 21:37

Bellissimo pezzo. tutto al femminile . E che donne!
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Annamaria Giannini
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MessaggioTitolo: Re: Di quadri, di picche, di fiori e di cuori   Di quadri, di picche, di fiori e di cuori Icon_minitime18/4/2010, 23:29

wow. <non mi sembra di aver letto niente altro di tuo, ma se qualcos'altro qui c'è lo scoverò.
Molto bella ogni pennellata sulle donne. Sei brava a parlare di te senza dire, cosa che io non riesco a fare. E brava coi dialoghi, per me altra bestia nera.Complimenti.
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