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 La fruttarola.(in risposta all'Ikea)

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Annamaria Giannini
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Annamaria Giannini

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MessaggioTitolo: La fruttarola.(in risposta all'Ikea)   La fruttarola.(in risposta all'Ikea) Icon_minitime17/12/2009, 15:22

Stamattina mi sono svegliata tardi.
Dopo una settimana di sveglia all'alba, io, abituata a lavorare di notte ed a coricarmi con la luna, avevo bisogno di dormire.
Mi stiro pigra ed indolente come un gatto sornione, godendomi ancora un attimo la possibilità di poltrire tra le lenzuola che lascio così malvolentieri quando la sveglia mi richiama all'ordine durante la settimana.
Domani è il gran giorno. Sono un pò emozionata ed un pò ansiosa. L' affiancamento è finito e domani sarò sola a dirigere la nuova nave sulla quale mi sono imbarcata.
Decido di infornare una torta al cocco, per inaugurare con le mie clienti il mio nuovo posto di lavoro.
Ne offrirò una fettina ad ognuna di loro,tanto per cominciare con un gesto dolce la mia avventura.
E' l'ora di pranzo, l'odore della torta quasi pronta sta invadendo la mia cucina illuminata dai raggi di un sole che, quest' anno, ha tardato ad arrivare.
E' stupido, forse, essere così entusiasta di un posto che non è certo un grosso miglioramento per la mia carriera lavorativa, ma lo stipendio è buono, l'ambiente mi piace ed è proprio sotto casa. Dal mio punto di vista un colpo di fortuna. Da domani gestisco una bottega di frutta e verdura!

La bottega è piccola e si chiama " Il Gabbiano". Quando ancora ci entravo come cliente lo chiamavo il negozietto delle emergenze, quello dove correre la sera tardi se avevi dimenticato la cipolla o il vino rosso, sicura che la signora che lo gestiva, anche se stava già dando lo straccio ti avrebbe aperto ed accolto con un sorriso.
Spesso mi sono chiesta come facesse a sopravvivere quel buco di negozio sempre vuoto, senza sapere che...
Quando Nadia mi ha domandato se volevo prendere il suo posto ero perplessa. Lo stipendio era buono ed io avevo i miei legittimi dubbi su come facesse il principale a permettersi di pagare così tanto una commessa. Ancora più basita sono stata vedendo il registro dei corrispettivi che mi dimostrava che le vendite, se pur non eccezionali, erano di tutto rispetto.
La mia prima mattina di lavoro è stata illuminante.

Il suono delle campane scandisce i ritmi di quel micro_ universo fatto di colori e di odori antichi.
Quando annunciano la prima messa del mattino, sistemo la frutta e la verdura nei grandi cesti di paglia .Appena arrivati dai mercati generali gli ortaggi sono freschissimi, è divertente sistemarli con fantasia perchè facciano bella figura.
Il profumo del pane fresco appena consegnato tinge di buono gli scaffali e un lattaio burlone mi fa sorridere con una barzelletta sconcia sulla mungitura delle mucche.
E pensare che io ero ancora nel primo sonno quando questa gente aveva cominciato la sua giornata da ore!
Nonostante abiti proprio là dietro non mi conosce nessuno ed io nessuno conosco.Gli orari diversi ci hanno impedito, in questi anni, di incrociare le nostre strade. Le presentazioni sono presto fatte e da tutti ricevo un sorriso ed un benvenuto.

Le campane dicono che la messa è finita, le prime clienti entrano, in pace, nel mio negozio. Si affacciano una ad una, piegate dagli anni e dai dolori.
Questa è la loro bottega, dove fare tappa ogni mattina. E' così da anni. Tanti anni.
Fare la spesa è un rito ben diverso dall'affannosa corsa contro il tempo delle donne di oggi.
Questo è il ritrovo delle chiacchere mattutine, dei pettegolezzi senza cattiveria, ogni malignità smorzata dal tempo e dall'esperienza. Le mani scelgono con calma ogni cipolla, ogni mazzo di spinaci, ogni foglia di insalata. Non usano i guanti di plastica esposti per legge. Non ci sono abituate e pensano che siano solo uno spreco. Tanto, poi, a casa, si lava tutto per bene, no? E non l'hanno già toccata mille mani senza guanti quella frutta?
Sono attente, sanno come maneggiarla senza rovinarla.
Mi fanno tenerezza mentre mi fanno mettere le mani nei loro portafogli, perchè con questi centesimi mica si capisce niente, se li prenda da sola signorina.
Imparo i loro nomi, Severina, Ivana, Iole, Adele...mentre loro si commuovono salutando Nadia, che le lascia nelle mie mani dopo 20 anni.
Le loro sono piccole spese che sanno di solitudine e di cene frugali consumate su una tovaglia che, chissà perchè, mi immagino a scacchi bianchi e rossi.

Cercano la verdura di stagione queste signore, e guardano diffidenti le poche primizie che fanno bella mostra di sè su un banco a parte.
Non le vogliono, sanno di frigo, dicono.
Qualcuna cerca apposta la frutta un pò ammaccata, la verdura un pò sciupata, perchè sa che alla cassa riceverà un piccolo sconto.
Si conoscono tutte fra di loro, quelle che già chiamo le mie vecchiette.
Parlano di figli che non telefonano mai, ma li scusano un pò malinconiche, si sa, con tutti gli impegni e la vita frenetica che fanno.
Guardano i prezzi e mi raccontano storie di guerra, di fame e sacrifici.
Trattano combattive sul costo delle mele, poi spendono volentieri un euro per l' ovino di cioccolato.
Il nipotino viene a pranzo oggi, dicono timide, come a scusarsi per quella spesa folle.
Mi piace ascoltarle e le ore passano veloci.
Qualcuna deve andare al cimitero e mi compra le piantine che tengo fuori dalla porta.
Sono troppo care al negozio di fuori dal cancello dove riposano i loro cari.
Sono belli quei visi segnati e le aiuto volentieri a sistemare gli acquisti dentro le borse di plastica che quasi tutte si portano da casa, nonostante io non le faccia pagare.
Alle nove torna la calma.
L'ora di punta è già terminata nella bottega. Le più giovani hanno la macchina, la spesa la vanno a fare al supermecato. Questo è solo il negozietto delle emergenze.
Nerina mi ricorda ansiosa che l' indomani devo far trovare a tutte il lievito di birra.
Domenica prossima è Pasqua. Bisogna infornare le torte salate.
All' una chiudo. L'ultimo compito è quello di portare la spesa a casa di una signora anziana quasi cieca. Abita poco lontano e tre volte la settimana le porto a domicilio quello che le serve. Me la ordina la vicina per telefono. Non so perchè non venga lei, ma che importa.
Vado a conoscere Azzurra.

La casa è piccola e vecchia, proprio come lei, ma linda ed ordinata, proprio come lei.
Entro e mi presento, lei mi fà segno di sedermi e mi offre il caffè. Fa tutto da sola. Gira sicura nella sua cucina, dove troneggia una bellissima madìa, il mobile dove una volta si impastava il pane. La guardo ammmirata e le faccio i complimenti. Orgogliosa, quella vecchietta dal nome così originale, soprattutto visto che le è stato imposto 96 anni fa, apre l'anta del mobile facendo fuoriuscire mille ricordi.
Aveva 4 anni quando già ci impastava il pane, doveva usare un banchetto di legno per arrivare all'altezza giusta.
Era di sua nonna mi dice, io mentalmente faccio i calcoli del tempo e della vita che sono trascorsi su quel legno sbiancato dalla farina.
Bevo il mio caffè, poi mi alzo per correre a casa a prepare il pranzo. Questa piccola antica donna mi fa una domanda strana.
" Posso toccarti il viso?" mi chiede.
I suoi occhi non funzionano più da tanto tempo, ma lei mi vuole vedere.
Le sue mani nodose e segnate sfiorano lentamente i miei lineamenti.
Mi devo chinare perchè se no non ci arriva.
Chiudo gli occhi e mi godo quella carezza così dolce.
"Sei bella" decide alla fine, soddisfatta della sua ispezione " però così giovane hai già pianto tanto, ma hai anche sorriso spesso. Brava. Quando torni Lunedì, il caffè te lo faccio trovare già pronto"
Ed io terrò da parte due fettine di quella torta al cocco per mangiarla insieme a lei.


Torta al cocco.
tre uova.
1 bustina di lievito
un vasetto di yogurt magro. ( Il vasetto servirà come unità di misura per gli altri ingredienti)
1 vasetto di olio d' oliva
3 " di farina
1 di farina di cocco.
1 di zucchero
Separare i tuorli dall'albume e montare le chiare a neve.
Amalgamare tutti gli ingredienti, tranne le chiare che incorporerete dolcemente alla fine.
Mettere in forno a 180 gradi per 40 45 minuti.
Una volta freddata si potrà, a piacere farcire di nutella. Spolverare con zucchero a velo oe farina di cocco. E' facilissima e buonissima!
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MessaggioTitolo: Re: La fruttarola.(in risposta all'Ikea)   La fruttarola.(in risposta all'Ikea) Icon_minitime17/12/2009, 15:51

Bravissima. Mi hai fatto commuovere, perchè io quelle donne le conosco, le ho osservate da tutti i punti di vista, sono quelle che quando riesconio ad arrivare alla coop prendono in mano un oggetto, lo guardano, lo rigirano tra le mani e lo ripongono borbottando che lo prenderanno domani. Io sono di quelle che fanno prendere alla cassiera le monetine, ci vedo poco, prima di avere trovato gli occhiali s'è intasata anche l'autostrada. E non so contare il resto, non ci ho ancora capito nulla, spero solo che loro non se ne siano accorte altrimenti è sicuro che mi fregano. E poi per me i numeri sono una cosa che non ha senso, sono una a-tabellina.
Lo strano è che io vedo quelle vecchiette, vedo i loro problemi, mi fanno tenerezza. So che sono una di loro, ma non me ne voglio accorgere.
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MessaggioTitolo: Re: La fruttarola.(in risposta all'Ikea)   La fruttarola.(in risposta all'Ikea) Icon_minitime17/12/2009, 16:37

Se un giorno scriverò un romanzo sull'ikea penso potrò fare concorrenza a moccia come vendite... non so quanti commenti ogni volta che lo inserisco si tira dietro il raccontino^^...
Ad Annamaria la fruttarola(come si definisce lei^^) posso solo fare tanti auguri e un in bocca al lupo!!!^^
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MessaggioTitolo: Re: La fruttarola.(in risposta all'Ikea)   La fruttarola.(in risposta all'Ikea) Icon_minitime17/12/2009, 20:07

Francesco Scardone ha scritto:
Se un giorno scriverò un romanzo sull'ikea penso potrò fare concorrenza a moccia come vendite... non so quanti commenti ogni volta che lo inserisco si tira dietro il raccontino^^...
Ad Annamaria la fruttarola(come si definisce lei^^) posso solo fare tanti auguri e un in bocca al lupo!!!^^
Spero non ti sia offeso se ho scritto nel titolo in risposta all'Ikea.
Era solo un modo ironico per contrapporre le due cose. Mi hai fatto sorridere quando hai detto che a vent'anni non si conoscono i piccoli negozietti ed ho voluto farti entrare in uno degli ultimi, prima che sparisca con gli altri.
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MessaggioTitolo: Re: La fruttarola.(in risposta all'Ikea)   La fruttarola.(in risposta all'Ikea) Icon_minitime17/12/2009, 20:10

Rita Paleari ha scritto:
Bravissima. Mi hai fatto commuovere, perchè io quelle donne le conosco, le ho osservate da tutti i punti di vista, sono quelle che quando riesconio ad arrivare alla coop prendono in mano un oggetto, lo guardano, lo rigirano tra le mani e lo ripongono borbottando che lo prenderanno domani. Io sono di quelle che fanno prendere alla cassiera le monetine, ci vedo poco, prima di avere trovato gli occhiali s'è intasata anche l'autostrada. E non so contare il resto, non ci ho ancora capito nulla, spero solo che loro non se ne siano accorte altrimenti è sicuro che mi fregano. E poi per me i numeri sono una cosa che non ha senso, sono una a-tabellina.
Lo strano è che io vedo quelle vecchiette, vedo i loro problemi, mi fanno tenerezza. So che sono una di loro, ma non me ne voglio accorgere.
Ecco...tenerezza è la parola giusta.
E se qualcuno fregasse il resto da una persona che ti fà mettere le mani nel portafoglio sarebbe un problema più grosso per lui che per te. Con 50 c. in meno vivi uguale. Anche lui probabilmente, ma con che faccia si guarda allo specchio la mattina.
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MessaggioTitolo: Re: La fruttarola.(in risposta all'Ikea)   La fruttarola.(in risposta all'Ikea) Icon_minitime17/12/2009, 23:33

No e perchè avrei dovuto offendermi? Anzi il tuo racconto sopra mi è piaciuto...^^
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MessaggioTitolo: Re: La fruttarola.(in risposta all'Ikea)   La fruttarola.(in risposta all'Ikea) Icon_minitime

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