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 Dialogo nella luce

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Mario Ughi
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Mario Ughi

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MessaggioTitolo: Dialogo nella luce   Dialogo nella luce Icon_minitime21/12/2009, 13:08

Dialogo nella luce Dialogo

Tonio è un bambino felice. Sua madre lo chiama Tonino e a volte, quando è vivace come i bambini sanno essere, lo chiama Tuonino. A Tonio piace questo soprannome: piccolo tuono. Si sente importante. Fa una smorfia, e sbuffa a soffiar via dalla fronte ciocche di capelli biondi. Con l’energia dei suoi nove anni, piccolo tuono sfreccia in bicicletta per i viali del cortile. Sua madre lo controlla dalla finestra di cucina, senza farsi vedere.
Quel pomeriggio, Tonio è preso dalla riparazione della catena. Piccole mani sporche di grasso, occhi attenti, il sole che a terra taglia ombre scure come il vino. Non vede arrivare l’uomo che gli si ferma di fianco, falde di cappotto a carezzare il terreno, un cappello a tagliare sul volto ombre scure come il vino. L’uomo si guarda intorno con occhi che sembrano sospirare, le mani in tasca, le spalle forzate in una lieve curvatura. Prende fiato e con voce piacevole dice: «Ciao, piccolo tuono.»
Tonio alza gli occhi, una mano a difendersi dal riverbero del sole.
«Buongiorno, signore.»
L’uomo si siede sul marciapiede, con attenzione, si toglie il cappello e sbuffa a soffiar via dalla fronte ciocche di capelli biondi. E bianchi. Sorride al bambino e battendo il palmo della mano per terra, velocemente e più volte, lo invita a sedere vicino a lui. Tonio si siede, stropicciandosi le ginocchia umide di terra, sporcandole di grasso. Poi guarda l’uomo e chiede: «Signore, come sai il mio nome?»
L’uomo carezza con dita leggere la ragnatela di rughe intorno agli occhi. «Guarda come sono vecchio, piccolo tuono. Diciamo che sono un Mago.»
Tonio rimane in silenzio, pensando: «Un Mago, sìssì. Diciamo che sono così piccolo da crederci?»
«Non credi che io sia un Mago?»
«Certo che ci credo, signore. Sei un Mago. E perché stai seduto qui?»
«Sono venuto a parlare con te, di cose importanti. Ho soltanto questa occasione, quindi spero che sia il momento giusto.»
«A parlare, di cosa?»
«Del tuo futuro, piccolo tuono, della vita che verrà. Della possibilità di cambiarla. Di renderla meno arida.»
«Ma scusa, signore, come si fa a cambiare la vita che verrà? E cosa vuol dire arida
L’uomo guarda lontano, i suoi occhi cercano qualcosa, oltre l’arco di luce del cortile.
«Arida vuol dire assetata. Prosciugata dai gesti non compiuti, dai dolori sopportati, dai perdoni non concessi. Dalle parole non dette. Quante cose lascerai scivolare dalle tue mani, piccolo tuono! Sono qui per metterti in guardia.»
Tonio prende a giocare con una fenditura del terreno: vi infila un dito, ne estrae piccoli sassi che poi lancia lontano. «Se conosci il futuro, allora davvero sei un Mago.»
«Ho soltanto questa magia: sapere quello che ti accadrà. Verranno persone alle quali non dovrai credere. Amici che ti rinnegheranno. Amori che ti faranno soffrire. Potrai sentirti molto solo. Ma ricordati: soffrirai davvero soltanto se perderai la speranza, se penserai di essere quello che gli altri vedono.»
«E cosa vedono, gli altri?»
«Una persona da usare e poi abbandonare… se accetterai di dimenticare i tuoi sogni per realizzare i desideri di altri.» L’uomo guarda Tonio con attenzione. «Si può rinunciare a qualcosa credendo di farlo per amore, sperando che questo amore venga riconosciuto e ricambiato. Ma rinnegare se stessi non è mai un buon affare. Non abbandonare i tuoi sogni, piccolo tuono, tu puoi far vibrare il cielo intero.»
Tonio sorride: far vibrare il cielo gli appare come una cosa forte. Una cosa da grandi.
Anche l’uomo sorride alla vista di quella serenità dimenticata. Si avvicina a Tonio con l’espressione di chi vuole rivelare un grande segreto: «Verranno anche altre persone, e queste non ti chiederanno di rinunciare ai tuoi sogni, anzi, ti prenderanno per mano e non ti chiederanno un bel niente. Non lasciarle andare via, piccolo tuono. Dovrai riconoscerle. Potrai amarle.»
Detto questo si alza, così grande e così vecchio agli occhi di Tonio, che rimane seduto nell’abbraccio dell’ombra dell’uomo.
«Adesso devo andare, piccolo tuono. Ricorda: c’è sempre un passo in più da poter compiere, anche quando ti sentirai infinitamente stanco. C’è un sentiero da imboccare, un nuovo mare nel quale bagnarsi. Non perdere la speranza, non perdere i sogni.»
Il volto dell’uomo si apre in un sorriso che Tonio sente come una sola carne con la sua. Un leggero fremito lo scuote, lo schiaffo di un vento freddo. Rabbrividisce, si alza in piedi, volta le spalle all’uomo e corre via.
Tonio sale le scale veloce, entra in casa. Sua madre dalla cucina lo chiama: «Va tutto bene, Tonino?»
«Sì, mamma.»
Tonio si affaccia alla porta della cucina. Sua madre, seduta a sgranare fagioli, gli sorride. Tonio si avvicina alla finestra e guarda giù, verso il cortile.
«Sai mamma? Ho visto un Mago.»
«Un Mago, Tonino? Davvero? E quali magie sapeva fare?»
Sorride, piccolo tuono.
«Una magia sola, mamma. Ma una magia grandissima: mi ha parlato.
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MessaggioTitolo: Re: Dialogo nella luce   Dialogo nella luce Icon_minitime27/12/2009, 10:34

si dovrebbe ritornare bambini, ma non si sa come fare; se è possibile sentire parlare le ombre, quelle stesse ombre scure come il vino. l'uomo si rivolge al bambino ed è questa la magia: due luoghi lontanissimi quelli che normalmente, nella stessa vita, non si riconoscono, non si ricambiano gli asguardi. dice l'ombra con voce di uomo:

«Arida vuol dire assetata. Prosciugata dai gesti non compiuti, dai dolori sopportati, dai perdoni non concessi. Dalle parole non dette. Quante cose lascerai scivolare dalle tue mani, piccolo tuono! Sono qui per metterti in guardia.»

il bambino che per sua natura ha ancora sguardi sereni fa come se quella ombra lo abbracciasse. e dice semplicemente alla madre: mi ha parlato
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