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 Ritorno al passato

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Daniela Micheli
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Daniela Micheli

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MessaggioTitolo: Ritorno al passato   Ritorno al passato Icon_minitime27/12/2009, 00:15

L’ascensore si aprì con un lieve soffio.
Lula si accostò alla porta contrassegnata con il numero 14357: era a casa, finalmente.
Appoggiò il palmo della mano nel riconoscitore digitale e la porta d’acciaio scivolò lieve sui binari, mentre partiva la voce incisa che le dava il benvenuto.
“Bentornata a casa, Lula. Il forno è stato programmato affinché la cena da te ordinata sia pronta esattamente tra quindici minuti. La quantità e la temperatura dell’acqua sono programmate in modo ottimale per la tua doccia. C’è un messaggio per te, lo troverai sul computer numero sette, quello personale. Arriva da uno studio di avvocati di Londra, pare sia importante”.
“Strano,” pensò Lula, “non conosco alcun studio di Londra, che sarà?”
Decise di rimandare la doccia a più tardi, avrebbe riprogrammato quantità e temperatura; inoltre, non aveva fame per niente.
Si avvicinò al computer indicatole e lo accese, incuriosita.
“Buongiorno, signorina Jones. Lei non ci conosce: siamo lo studio che ha curato gli interessi di sua nonna negli ultimi trent’anni. Abbiamo ricevuto precise istruzioni affinché lei ricevesse questo messaggio oggi, giorno del suo compleanno. Non dovrà fare altro che scaricare l’allegato su una chiavetta USB ed inserirla nel suo navigatore satellitare. La porterà dove sua nonna vuole lei vada. Dovrà andare sola. Ciò che troverà, le appartiene. Buon natale, signorina Jones.”
Lula era sempre più perplessa. Sua nonna era sparita quando lei aveva cinque anni, ne aveva solamente un vago ricordo sbiadito dentro una vecchia fotografia, oltre alle parole di sua madre: le aveva raccontato che una notte di Natale era scomparsa nel nulla, lasciando tutta la famiglia nella disperazione. L’avevano cercata disperatamente, ma senza ottenere alcun risultato. Sua madre non si era mai arresa ed aveva sempre sperato che, un giorno, sarebbe tornata a casa: lei sapeva, sentiva che non era morta.

“Ciao mamma, sono io. Ho ricevuto uno strano messaggio da uno studio legale di Londra, Abbot & Abbot, ti dice qualche cosa questo nome?”
“Ciao, Lula. No, non mi dice nulla. Senti, il giorno di Natale ti aspettiamo” proseguì la madre, “ci saranno anche i Cobain, li ricordi?”
“Mamma, ascoltami: è qualche cosa che riguarda la nonna.”
“La nonna? Ma che dici, Lula?” finalmente Lula ebbe l’attenzione della donna che continuava a snocciolare la lista degli ospiti all’imminente pranzo di Natale.
“Sì, devo andare in un posto, dicono che mi appartiene. Stai tranquilla, mamma, ora vado a vedere di che si tratta. Ti richiamo dopo.”
“Lula, mi raccomando,” proseguì agitatissima la madre “speriamo non sia successa una disgrazia. Oddio, ti prego…”
Salutò la madre, tornò al computer, scaricò il programma come da istruzioni e spense di nuovo tutto, programmando l’allarme prima di uscire.
Nel garage, infilò la chiavetta USB dentro al navigatore che prese a suggerirle dove dirigersi.
La diresse fuori dalla città, facendola guidare per ore tra il tipico paesaggio inglese gonfio di nebbia pesante.
Dopo circa due ore, la voce le disse che era arrivata a destinazione: parcheggiò davanti ad una palazzina bassa, antica, con un bel giardino curato davanti.
Dalla guardiola uscì il portinaio che le se avvicinò con fare garbato:
“E’ la signorina Jones?”
“Sì, sono Lula Jones. Ho ricevuto…”
“L’aspettavo.” l’interruppe l’uomo “Tenga, questa è la chiave dell’appartamento al secondo piano. Sì, una chiave di quelle di una volta, non se ne vedono più tante al giorno d’oggi. La devo accompagnare, signorina Jones?”
Lula scosse la testa, afferrando la chiave che l’uomo le porgeva.
Salì le scale, rifiutando l’ascensore.
Davanti alla porta del secondo piano si fermò, colta da un fremito che non sapeva a cosa era dovuto.
Infilò la chiave ed entrò.
Era un appartamento piccolo, luminoso nonostante il bigio che entrava dalle finestre.
Fece il giro delle tre stanze, non capendo perché lei era lì, l’antivigilia di Natale, in una casa che non aveva mai visto prima ma che sapeva di conoscere.
Sulla scrivania, di fianco al divano, c’era un antico computer portatile.
Lula si sedette e lo accese.
I programmi erano antiquati, un sistema operativo ormai sconosciuto.
Lula cercò un po’ nei file.
Uno, in particolare, la incuriosì.
Era datato 24 dicembre 2009, il giorno antecedente la scomparsa di sua nonna.

“Tutti scrivono a Babbo Natale.
Io no, scrivo a te.
Perché in te ho creduto, credo e vorrei ancora credere, mica sei babbo natale tu: sei di carne, sangue, sperma, lacrime, sorrisi, burberate varie e affini, dove, qualche volta - anzi spesso -, ci metto del mio affinché tu lo diventi.
E poi ti voglio scrivere perché è bello arrivare al giorno di Natale e trovare una lettera sotto l’albero.
Va bene, siamo due peccatori miscredenti agnostici, ma ti devo confessare una cosa, solo qui, a te.
Mi piacerebbe svegliarmi domattina con te, stare un poco sotto le coperte a farci le coccole, poi infilarci le nostre vestaglie di pile e andare in sala a spacchettare i regali.
Con calma, prima devo dirti dove siamo.
Sì, perché ora ti descrivo la nostra casa, ci posso mettere dentro di tutto, nessuno me lo impedisce, giusto?

La camera da letto è liscia, senza fronzoli, di un bel legno chiaro.
C’è l’armadio a tutta parete, ti lamenti sempre che i miei abiti occupano cinque ante e tu una solamente, ma sai com’è, anche l’occhio vuole la sua parte, quindi per i tuoi calzoni di velluto e i tuoi maglioni, le tue poche giacche è più che sufficiente l’anta di sinistra.
Il comò, di fianco, ha sopra un porta ritratto dello stesso legno del mobili: è la foto che ci hanno scattato quando siamo andati nel Gran Canyon, abbiamo chiesto alla coppietta italiana che abbiamo conosciuto nel Grill di scattarcela.
Siamo felici, ridiamo, è una splendida foto, anche se tu ti sei lamentato perché non è proprio perfetta la centratura, tu avresti sicuramente fatto di meglio.
Di fianco al comò c’è la mia sedia.
L’unica in tutta la camera.
Me ne sono appropriata di diritto, la mania di preparare ogni sera, in ordine, tutto quello che mi serve l’indomani, è molto di più che quello che serve a te.
Non ti sei mai lamentato, nemmeno quando ti cazzio perché appoggi le tue braghe sopra la mia camicia appena stirata.
Le tende le ho ereditate da mia madre, me le ricamò quando mi sposai e il lino bianco sta benissimo con il grigio dei mobili, il grigio chiarissimo delle pareti e il piumone rosso che dà colore, assieme alle foto che hai scattato e che hai fatto ingrandire.
Il bianco e nero sublima le fotografie e nella cornice rossa sono splendide.
Come il semplice lampadario che non cattura l’occhio se entri, si fonde col soffitto, come se non ci fosse.

Dalla camera, ci spostiamo in bagno.
Se ho amato questa casa dal primo momento che l’ho vista, è stato anche per questo mosaico che lo riveste, bellissimo nelle sue tonalità azzurre craclè, oltre che per la doccia matrimoniale dove stiamo comodamente tutti e due senza quasi sfiorarci.
Anche se mi è difficile non farlo, sai quanto mi piace lavarti la schiena e non riesco mai a resistere alla tentazione di farti il solletico.
Lo specchio, che ricopre mezza parete, è sul lavabo doppio.
La tua parte, così maschia, con il bicchiere colmo di lamette e la mia, così femminile, con un unico rasoio.
Rosa, che non si confonda coi tuoi.
Lo so che ogni tanto borbotti quando ti capita in mano la mia crema depilatoria, ma non imparerai mai: io uso il gel, non la schiuma!
Per il resto, non ti puoi lamentare; non c’è mai polvere di cipria, gli asciugamani non sono mai sporchi di fondo tinta o baffi neri del mascara, non truccandomi, anche la biancheria ne trae vantaggio.
Nel corridoio c’è il porta scarpe.
Va bene, hai ostiato e non poco quando il falegname ci ha portato il conto, ma non mi piace avere la camera in legno chiaro e un porta scarpe di un colore diverso, dai.
Poi vero è che al porta scarpe ho abbinato, facendolo fare sempre su misura, anche il mobiletto per la roba da stirare…
Insomma, Andrea, diciamo che mi piaceva così e tu ti sei adattato.
In fondo, mi ami anche per questo: non sopporto il disordine, quando c’è mi parte l’embolo e divento poco simpatica, anzi divento decisamente poco gustosa.
Quindi non è solo per me, il porta scarpe e il portabiancheria in legno di betulla laccato color cenere, è anche per te.
La cucina, con i tozzetti provenzali smaltati bianchi coi decori blu, mi fa venire voglia di cucinare, ogni volta che ci metto piede.
E Dio solo sa quanto poco ami cucinare…
Ma la nostra cucina invita a mettersi un grembiule, a tirare fuori le pentole e cucinare assieme.
Sei bravo, anche se a volte la riduci a Sarajevo, sono una pesa, lo so, ma io quando ho finito di usare una pentola la devo lavare e riporre, non mi piace il lavabo pieno di piatti sporchi.
Poi, stonano con lo stile spartano e funzionale dei mobili.
Va bene, anche questa è costata una cifra, ma è attrezzatissima e sai che mi piace farmi mancare il meno possibile.

La sala…
Ecco la nostra sala, col pavimento in cotto toscano, il televisore (che guardiamo pochissimo) incastrato nella libreria.
Quanti libri, abbiamo, Andrea!
I miei più sciocchi, non amo molto la lettura di trattati storici anche se, ultimamente, mi ci stai abituando, quando mi inizi a leggere qualche passaggio mentre siamo stretti sul divano, io appoggiata a te, con le gambe coperte dal trapuntino.
Sì, un solo divano, dove stare seduti uno di fianco all’altro e non avere la possibilità di addormentarcisi sopra, quando è ora di dormire voglio che andiamo assieme, sotto il nostro piumone.
Prometto che cercherò di non infilarti i piedi gelati tra le gambe, ma è un gesto che mi viene spontaneo fare, così come allungare il braccio, mentre mi sveglio e, quasi incosciente, ti tocco, per sentire se ancora ci sei.

Di fianco al divano, sulla sinistra, c’è la tua scrivania.
Non è grandissima ma lo spazio è quello che è.
Certo che se la tenessi un po’ più in ordine sembrerebbe anche più grande, ma è il tuo angolo, io non mi avvicino.
Il mio PC, quando lo uso a casa, lo tengo sulle ginocchia o mi metto in cucina, non usurperei mai il tuo spazio delimitato da fogli accatastati che hanno un loro ordine e una loro precisione, ma solo per te.
Dall’altra parte, nell’angolo, c’è il camino.
Stamattina ti sei svegliato un po’ prima per accenderlo, mentre hai preparato il caffè che mi hai portato a letto, ti amo quando hai queste gentilezze, alla faccia della parità dei sessi.
Abbiamo fatto poche sere fa un alberello, non molto alto, è vero, pare anche un poco sbilenco, ma è carino: le palle sono tutte di vetro trasparente, le lucine minuscole sono tutte bianche e sotto ci sono solo due pacchetti.
Il tuo ha la carta rossa, luccicante, con un gran fiocco dorato sopra.
Quello che presumo sia il mio è più piccolo, la carta argentata e il fiocco anch’esso argentato.
Chissà che ci sarà dentro, mi chiedo.
Ecco, è ora di aprirli.
Se ti vedessi in questo momento ad uno specchio, non riconosceresti i tuoi occhi: luccicano, come quelli di un bambino.
E io, invece, sono colma di commozione non per il regalo che tengo in mano, ma perché in questo momento sento di averti regalato un sorriso.”

Lula si ritrovò col volto rigato.
Quella lettera descriveva la casa dove lei si trovava in quel momento ma con una particolarità: non vi era alcun segno che rivelava fosse mai stata abitata.
Non un graffio, non un granello di polvere che in quei vent’anni si sarebbe certamente accumulata dappertutto.
“Mamma, ho scoperto dov’è andata nonna: è in una casa dove per pareti ci sono alberi e per tetto il cielo. Sta bene, mamma. Lei sta bene. E vuole che lo stia anche io. A presto, mamma.”

Lula si sfilò gli stivali.
In quel vecchio appartamento nuovissimo, sentiva odore di casa.
E se nonna Lula aveva deciso che doveva appartenerle, chi era lei per rifiutare? Se portava il suo nome, un motivo c’era.






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MessaggioTitolo: Re: Ritorno al passato   Ritorno al passato Icon_minitime27/12/2009, 09:34

Senza voler scomodare la psicologia - perchè questa storia secondo me si presta a diverse chiavi di lettura - e di cui comunque non ne capisco niente, ad una prima lettura mi viene da pensare ad un urlo. L’urlo dell'inconscio costretto all'angolo dal clamore della vita. Privato a forza del proprio spazio vitale, ad un certo punto non vede che nella fuga la sola possibilità di sopravvivenza. Sì, ecco, questa pagina mi parla di un io sopraffatto dalle incombenze della vita, dei molteplici doveri che finiscono sempre per relegarlo in una angusta clausura.
Il viaggio in un altra città di Lula potrebbe anche non essere veramente, fisicamente, avvenuto. Potrebbe benissimo essere una onirica fuga della mente. C'è in tutti una fase dello sviluppo giovanile che porta a spaziare i propri sogni ogni qualsiasi costrizione reale che la vita ci pone intorno, il sogno che si fa ad occhi aperti, quello capace di abbattere ogni barriera o confine e dare finalmente gratificazione alla aspettative negate. Dal nulla nascono isole pressoché deserte dove noi stessi, soprattutto noi, siamo gli artefici della felicità di un piccolo gruppo di eletti che si vuol salvare dalla “prigione” circostante. Un rifugio che sappiamo benissimo essere temporaneo, ma in cui possiamo riparare quando la pressione dell’esterno si fa insopportabile.
Un salutare abbandonarsi a sé stessi.

Mi sa che non c’ho capito nulla, come al solito… vero?
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MessaggioTitolo: Re: Ritorno al passato   Ritorno al passato Icon_minitime27/12/2009, 10:02

già dell'incipit mi rimbomba la parola casa. no, non è vero. l'effetto c'è a lettura ultimata.
la casa che scende a patti col tempo, che vuole addomesticarlo. forse imprigionarlo. o farsi imprigionare da un tempo che ci invia messaggi da tutti gli angoli. la magia di una chiave, di un espediente qualsiasi per sentire la presenza che ha abitato e addomesticato quella bestia nera. un file, una sorta di lettera dopotutto. essa viaggia nel tempo e ci dice, sorprendendoci come la luce fa col buio, che in fondo il passato e il futuro sono adesso. mi piace come tramuti ciò che sentivi di dover scrivere, buttare fuori in definitiva, attraverso questa voce che carezza le cose. dove e quando è stata presente, mi verrebbe da chiedermi, leggendoti. e dove siamo noi e perchè a volte le cose - fossero pure parole scritte e rilanciate da una tecnologia che invecchia anch'essa, trattengono calore. forse, anzi sicuramente, abbiamo ancora bisogno di storie come queste, per riscaldarci.
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MessaggioTitolo: Re: Ritorno al passato   Ritorno al passato Icon_minitime27/12/2009, 10:33

Giampiero Pieri ha scritto:
Senza voler scomodare la psicologia - perchè questa storia secondo me si presta a diverse chiavi di lettura - e di cui comunque non ne capisco niente, ad una prima lettura mi viene da pensare ad un urlo. L’urlo dell'inconscio costretto all'angolo dal clamore della vita. Privato a forza del proprio spazio vitale, ad un certo punto non vede che nella fuga la sola possibilità di sopravvivenza. Sì, ecco, questa pagina mi parla di un io sopraffatto dalle incombenze della vita, dei molteplici doveri che finiscono sempre per relegarlo in una angusta clausura.
Il viaggio in un altra città di Lula potrebbe anche non essere veramente, fisicamente, avvenuto. Potrebbe benissimo essere una onirica fuga della mente. C'è in tutti una fase dello sviluppo giovanile che porta a spaziare i propri sogni ogni qualsiasi costrizione reale che la vita ci pone intorno, il sogno che si fa ad occhi aperti, quello capace di abbattere ogni barriera o confine e dare finalmente gratificazione alla aspettative negate. Dal nulla nascono isole pressoché deserte dove noi stessi, soprattutto noi, siamo gli artefici della felicità di un piccolo gruppo di eletti che si vuol salvare dalla “prigione” circostante. Un rifugio che sappiamo benissimo essere temporaneo, ma in cui possiamo riparare quando la pressione dell’esterno si fa insopportabile.
Un salutare abbandonarsi a sé stessi.

Mi sa che non c’ho capito nulla, come al solito… vero?

Intanto grazie della lettura, quasi 12000 caratteri quando mai li ho scritti?!?
La tua interpretazione ci sta tutta ma la motivazioni in primis è della nonna. La nipote Lula, che ha il suo stesso nome, non fa altro che recuperareil passato di questa nonna che è sparita. Dove? Forse non si è mai mossa e tutto è rimasto nella sua testa, la casa, l'isola, tutto quanto. La proiezione di ciò che Lula nonna vede è in quella lettera. La nipote la ritrova in una casa mai abitata. Perchè la nonna vuole che appartenga alla nipote? Piero, confesso che non so nemmeno io che cosa ho voluto scrivere Very Happy però mi è piaciuto cosa ci è saltato fuori.

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MessaggioTitolo: Re: Ritorno al passato   Ritorno al passato Icon_minitime27/12/2009, 10:36

Luca Curatoli ha scritto:
già dell'incipit mi rimbomba la parola casa. no, non è vero. l'effetto c'è a lettura ultimata.
la casa che scende a patti col tempo, che vuole addomesticarlo. forse imprigionarlo. o farsi imprigionare da un tempo che ci invia messaggi da tutti gli angoli. la magia di una chiave, di un espediente qualsiasi per sentire la presenza che ha abitato e addomesticato quella bestia nera. un file, una sorta di lettera dopotutto. essa viaggia nel tempo e ci dice, sorprendendoci come la luce fa col buio, che in fondo il passato e il futuro sono adesso. mi piace come tramuti ciò che sentivi di dover scrivere, buttare fuori in definitiva, attraverso questa voce che carezza le cose. dove e quando è stata presente, mi verrebbe da chiedermi, leggendoti. e dove siamo noi e perchè a volte le cose - fossero pure parole scritte e rilanciate da una tecnologia che invecchia anch'essa, trattengono calore. forse, anzi sicuramente, abbiamo ancora bisogno di storie come queste, per riscaldarci.

la casa, il contrasto tra la casa di Lula nipote e la casa di Lula nonna, come affetti freddi il primo e caldo il secondo pur se con colori freddi (toni di grigio) ma come punto focale di affetto... prendila, prendiamola come una fiaba di natale, questa pagina, nata per la lettera a babbo natale poi virata verso altro.
mi è piaciuta scriverla e quando rileggo e mi piace ciò che scrivo, sono soddisfatta...
grazie Luca!

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MessaggioTitolo: Re: Ritorno al passato   Ritorno al passato Icon_minitime27/12/2009, 10:58

Lettura piacevolissima e molto romantica Very Happy
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MessaggioTitolo: Re: Ritorno al passato   Ritorno al passato Icon_minitime27/12/2009, 11:12

Grazie, Emma!
Ma io sono romantica Ritorno al passato 84688

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MessaggioTitolo: Re: Ritorno al passato   Ritorno al passato Icon_minitime27/12/2009, 11:31