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 MARTA

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Antonella Pozzobon
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Antonella Pozzobon

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MessaggioTitolo: MARTA   MARTA Icon_minitime3/1/2010, 11:56

Marta rientrò in casa dopo essere uscita a comprare il pane. Le mani le tremavano, il cuore andava all’impazzata. Fuori faceva freddo e la gente per strada camminava indifferente e veloce, ognuno concentrato nei propri pensieri per cercare di arrivare a destinazione nel più breve tempo possibile. Nessuno sembrava accorgersi di lei, abitava da poco in quel quartiere di periferia e conosceva ancora poche persone, qualche vicino di casa e i genitori di qualche compagno di scuola di sua figlia. Anche Marta aveva fretta di rientrare in casa, ma non per il gelo. Aveva bisogno della sua amica, di colei che negli ultimi tempi sembrava l’unica in grado di aiutarla: la sua bottiglia di vino rosso. In lei trovava conforto ai suoi problemi, ai suoi dolori. L’ultimo anno non era stato facile, il marito l’aveva lasciata per una donna che aveva quasi la metà dei suoi anni. Di colpo si era ritrovata da sola, con la sua bambina, a dover gestire la sua vita e quella di sua figlia come non aveva mai fatto prima. Marta era una donna fragile, un po’ viziata. Prima di sposarsi erano stati sempre i suoi ad occuparsi di lei, poi il marito, un uomo forte, deciso, in grado di manipolare chiunque lo circondasse. Non aveva mai lavorato Marta, non ne aveva mai avuto bisogno prima ed ora all’improvviso si era trovata sola a dover ricostruire un percorso per sè e per la sua creatura. Era troppo per lei. Le lacrime inondavano il suo viso ogni giorno, la disperazione si era impossessata in pieno di lei finchè una sera, aprendo gli sportelli della credenza, aveva trovato una vecchia bottiglia di Merlot, dimenticata a casa dal marito. Aveva sete. La aprì in fretta, sorseggiò un primo bicchiere, poi un altro, finchè una calma improvvisa cominciò a diffondersi dentro di lei. Quel gusto secco, dolciastro la inebriava piano piano, finchè tutto il contenuto della bottiglia passò dal vetro nel suo corpo. La mattina dopo si era svegliata con un gran mal di testa, ma quando era uscita per fare la spesa, aveva introdotto nel carrello un altro paio di bottiglie. Non credeva potessero farle male, faceva così freddo in quella cittadina, un paio di bicchieri di vino non avrebbero potuto che darle un po’ di quel calore che ora le mancava. Ma da un bicchiere era passata a due, poi a tre e poi a una bottiglia intera dopo cena. E poi ancora un bicchiere di mattina, a digiuno, poi un altro e un altro ancora. Nessuno si era accorto di niente, sua figlia era troppo piccola e il suo ex marito, quando veniva a prendere la bambina, non saliva quasi più. Solo il portiere del palazzo a volte la osservava quando usciva con un passo un po’ traballante, ma lei faceva finta di niente. Era anche abile a nascondere i vuoti del vino. Non li metteva nei sacchetti dell’immondizia, a volte li infilava nella borsa, oppure addirittura sotto il cappotto o l’impermeabile, e li gettava poi ad uno ad uno nella campana per il vetro, facendo attenzione che nessuno se ne accorgesse e osservando quei vetri quasi con rammarico, come se insieme a loro stesse gettando via una parte di sè. Quella sera aveva trovato nella cassetta della posta la convocazione dell’avvocato del suo ex-marito per la sentenza di divorzio, il dolore le trafiggeva l’anima, il cuore. Nemmeno il vino sembrava esserle d’aiuto. Si gettò a peso morto sul divano, mentre una lacrima amara si mescolava sulle sue labbra al gusto del vino. La testa le scoppiava, la mente non era lucida ma all’improvviso si ricordò che nel bagno c’era una boccetta di psicofarmaci, che il medico le aveva prescritto qualche tempo prima. Tra i suoi ricordi annebbiati, realizzò che forse prendendoli tutti insieme ora, mescolati all’effetto dell’alcool avrebbe potuto finalmente trovare pace al suo dolore. Si alzò di colpo dal divano ma le sue gambe traballanti non la sostennero e cadde distesa sul tappeto, rimanendo bloccata in una sgangherata posizione, quasi priva di sensi. Sentì allora, come proveniente da un tunnel lontano, la voce di sua figlia che rientrava in quel momento accompagnata dal padre. “Mamma che ti è successo! Mamma non morire!” L’urlo disperato della bambina penetrò come un serpente tra i neri fumi dell’alcool. Vide lo sguardo allucinato del marito, bloccato e inebetito da quella incredibile situazione. Per Marta fu come una doccia fredda. “Aiutatemi”, fu l’unica parola che riuscì a pronunciare, ma era forse giunto il momento per ricominciare.
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Giampiero Pieri
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Giampiero Pieri

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MessaggioTitolo: Re: MARTA   MARTA Icon_minitime3/1/2010, 12:50

Dicono che l'indifferenza sia anche peggiore dell'odio. Essere esclusi dalla vita di quartiere, o paese che sia, ai giorni nostri può anche sembrare un vantaggio. Sentirsi esclusi dall'affetto di coloro a cui si è voluto o ancora si vuole bene, però, è veramente dura da superare. Questa tua pagina parla del dramma di una persona che mancare ad una ad una le sue certezze. Parli di una donna, ma potrebbe benissimo trattarsi di un uomo. Per questo mi arriva integra nel suo esprimere il disagio che la tua protagonista vive.
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Giuseppe Buscemi
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Giuseppe Buscemi

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MessaggioTitolo: Re: MARTA   MARTA Icon_minitime3/1/2010, 12:56

Marta e i "problemi", Marta e la bottiglia, raccontato in modo ultrasobrio.
Approvo l'auspicio finale: in fondo, tutti vorremmo avere accesso alla salvezza.
Credo che una minore distanza avrebbe giovato.
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Nuccio Pepe
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Nuccio Pepe

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MessaggioTitolo: Re: MARTA   MARTA Icon_minitime3/1/2010, 14:36

Ciao Gibbì !!

cheers

Cara Antonella, brano che esprime il disagio esistenziale che, purtroppo, sembra dilagare in tutte le fasce sociali ed in tutte le età.
Mi sembra drammatica l'affermazione di una 18enne che intervistata in una TV locale dice di bere tanto perchè solo così riesce a " parlare" con gli altri !

Approvo il pizzico di luce finale.
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Annamaria Giannini
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MessaggioTitolo: Re: MARTA   MARTA Icon_minitime3/1/2010, 17:05

Il giorno delle docce fredde oggi.
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Oroserio Sergio
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MessaggioTitolo: Re: MARTA   MARTA Icon_minitime3/1/2010, 23:32

L'indifferenza come un mare dove è facile annegare.
Parlarne di questi casi è importante, scriverne è ancora meglio.

Buona serata
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Edward Sunflower
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MessaggioTitolo: Re: MARTA   MARTA Icon_minitime4/1/2010, 02:07

Sull'orlo del baratro c'e' sempre un appiglio a cui sorreggersi per non cadere definitivamente .... spesso non lo si vede ......
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Antonella Pozzobon
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Antonella Pozzobon

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MessaggioTitolo: Re: MARTA   MARTA Icon_minitime4/1/2010, 08:15

grazie a tutti per i commenti. Una domanda per Gibbì, la cui critica accetto volentieri: credi che non venga abbastanza fuori il dramma della protagonista? Non è una polemica, anzi, sono felice di avere un consiglio!
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Emma Bricola
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MessaggioTitolo: Re: MARTA   MARTA Icon_minitime4/1/2010, 10:01

La solitudine può spingere a rifugiarsi in mondi artificiali dove non si sente il dolore . Ma non è la vita vera, la vita vera è affrontare quello che capita , rimboccarsi le maniche ed andare avanti. Brava, ben scritto, l'unico appunto: non mi piace l'espressione "cuore che batte all'impazzata" è troppo sfruttato secondo me, ma è solo la mia opinione Very Happy
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Giuseppe Buscemi
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Giuseppe Buscemi

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MessaggioTitolo: Re: MARTA   MARTA Icon_minitime4/1/2010, 17:38

Antonella Pozzobon ha scritto:
grazie a tutti per i commenti. Una domanda per Gibbì, la cui critica accetto volentieri: credi che non venga abbastanza fuori il dramma della protagonista? Non è una polemica, anzi, sono felice di avere un consiglio!
O Antone’, consigli e critiche non ne so. Ti dico ciò che ho provato e pensato: il dramma è certamente dichiarato, ma poco vissuto. Mi pare che gran parte del testo, breve, sia occupata dall’antefatto, che ha uno spiccato carattere di cronaca ed esaurisce le cause in modo esplicito ed inevitabile. La strada che dal movente porta al (mis)fatto mi è parsa breve e obbligata.
Credo che puoi articolare di più la traccia.
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Emma Bricola
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Emma Bricola

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MessaggioTitolo: Re: MARTA   MARTA Icon_minitime4/1/2010, 18:06

Gibbì, è davvero un piacere ritrovarti MARTA 556327 MARTA 899765
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