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 SORRIDI

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Luca Curatoli
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Luca Curatoli

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MessaggioTitolo: SORRIDI   SORRIDI Icon_minitime6/1/2010, 10:28

- Dobbiamo andare, - disse lei, facendo mezzo giro su sé stessa. Controllava che non avesse lasciato nulla dentro la camera. Lui sfilò la macchina fotografica dalla borsa a tracolla. Avrebbe voluto fermarlo e dirgli: non è il momento. Ma non disse niente.
- Siediti sul letto, così - mentre con la mano libera dirigeva le parti del suo corpo.
Sei tu il burattinaio, pensò lei. Tu prenoti, tu decidi la meta del viaggio. Lo sai che a me importa fuggire solo dalla realtà. Ho poco senso pratico. Me lo rimproveri spesso. Pensava questo, mentre lui era lì ad inquadrarla. Pensava? Oppure si ripeteva sempre le stesse frasi, come fosse una bambina impegnata a scongiurare un oscuro pericolo. Da donna invece, era consapevolmente impegnata in un lavoro di distanza critica. C'era sempre un oggetto, un libro, una fotografia, l'immagine di una tenda o il profilo di una porta, tra sé e il mondo; tra quello che lei desiderava e lui voleva, c'era sempre qualcosa. Si vedeva vivere come da un vetro. Studiando ogni cosa di lei. Quasi fosse lei la fotografa e non quell'estraneo nascosto dietro un teleobiettivo. A volte credeva che quei suoi tentativi d’immobilizzarla, fossero il modo per darsi delle risposte. Per giocare ai suoi perché senza farsi troppo del male. Le risposte spesso sono più complicate delle domande. Lo sapevano entrambi. Forse per questo non le chiese mai se l'amasse. Lo guardò come se nemmeno il più fragile ragionamento potesse angustiarla.
- Il braccio sinistro lascialo cadere sul fianco. Così. Non si deve vedere. Ora guarda verso me e sorridi.
- Lo sai che non ne sono capace. Nemmeno per finta.
- Provaci, mi piace quando sorridi.
- I sorrisi in fotografia sono artificiali, - disse lei. Ora serrava troppo le labbra per essere naturale. Lo sapeva.
- Sei rigida.
- Mi stai fotografando. E c'è troppa luce qui.
- Andiamo, è la luce a renderti così bella.
Il miglior trucco di una donna è la luce, le disse una volta. Ma si trattava di una foto, non della sua vita.
- Fa come se non te ne dovessi andare. Pensa a qualcosa...
- Sto pensando a come sarebbe bello risvegliarsi un'altro mattino in questa camera d'albergo, - in verità stava pensando che anche la madre di lui, una volta morta, sarebbe stata una fotografia. Si volse verso la grande finestra da dove sbucava la loro macchina verde. Avevano trovato questo motel sulla strada. Stavano ritornando perché troppo forte era la preoccupazione di ricevere una telefonata spiacevole. Un'altra notte, disse lei. Pensava a quella donna che non poteva più uscire di casa. Pensava a quelle notti sotto la coperta, nascosta nella vergogna, mentre lui bestemmiava per sua madre che vagava nel corridoio e scambiava il salotto per il bagno. Pensava a quella badante venuta dall'est, senza storia, con figli lontani, giunta in una terra straniera a pulire donne che hanno perso la memoria di tutto.
Sentiva il calore del sole che le veniva di fianco. Era immobile e finché lui non avesse ripreso parola, lei non si sarebbe mossa. Pensò che lui fosse attratto dalla luce; che fosse quella a scegliere le forme per lui. Viaggiavano spesso perché lui andava cercando le sue idee. Non poteva simularle come fanno i pittori. Quanti giri per trovare il luogo giusto. Lei lo assecondava volentieri. Pensò alle fotografie come a pagine strappate di un libro. Lei l'avrebbe fissato a lungo quel rettangolo, immaginandosi di essere ancora giovane, fatta di luce e con un vestito rosso al posto dell'ombra. La valigia sarebbe stata per sempre accanto alla porta, senza che nessuno dovesse spiegare se fosse l’inizio o la fine di un viaggio. A volte pensava di vivere solo per guardarsi in quei scatti. Di non essere più lei, quella donna ferma che indagava col pensiero e con lo sguardo. Fatalmente questi due aspetti della sua esistenza entravano spesso in conflitto. La geometria di cui era fatta la sua vita, le cose da lei disposte con cura maniacale, contraddicevano il caos dei suoi pensieri. Chiudeva spesso gli occhi per pensare. La notte, quando lui dormiva, temeva quasi che accendendo la luce si ritrovasse nel completo disordine. Anche la casa l'aveva immaginata, prima di scegliere ogni pezzo. E questa camera, l'aveva già vista prima di adesso. La sua stessa esistenza gli pareva nient'altro che una sequenza di immagini pensate e scelte da qualcun altro. Osservò suo marito: sembrava un bambino che indicasse qualcosa. Lei era all'estremità di quel gesto.
- E' perfetta così. Andiamo, - disse lui, prendendo la valigia.
Lei distese le pieghe sulla coperta.
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maria cristina gea
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maria cristina gea

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MessaggioTitolo: Re: SORRIDI   SORRIDI Icon_minitime7/1/2010, 09:56

bellissime queste tue pieghe da stendere tra volti e ricordi e inquadrature di vita.
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