RegistratiIndiceCercaAccedi

Condividi
 

 Mio cugino Buffalo Bill

Andare in basso 
AutoreMessaggio
Divagazioni laterali
Star
Star
Divagazioni laterali

Numero di messaggi : 1499
Data d'iscrizione : 21.09.09

Mio cugino Buffalo Bill Empty
MessaggioTitolo: Mio cugino Buffalo Bill   Mio cugino Buffalo Bill Icon_minitime12/3/2010, 08:30

Veramente si chiama Roberto e non è mio cugino.
Cominciammo a chiamarlo Buffalo Bill, quando si fece crescere i capelli e se li tinse con l’Hennè.
Che non fosse tanto normale era palese per il fatto che avesse sposato mia cugina, già indigesta in giovane età.
Si erano conosciuti a 14 anni ad una festicciola e sposati a 20. Il primo o secondo anno di matrimonio, ora non ricordo bene, andarono nel Burundi insieme alla parrocchia in uno di quei famosi raid umanitari dei bianchi buoni, che vogliono fare i buoni nel terzo mondo, anziché a casa loro.
La cosa dovette essere moooolto interessante, perché al ritorno, mia cugina scappò con il prete e decise di fare il volontariato in maniera più soddisfacente.
Si presentò più tardi per reclamare i mobili, che aveva pagato lei, e Roberto da quel giorno visse tra tappeti e cuscini rifiutando di adeguarsi al canone del marito scaricato costretto pure a ricomperare i mobili.
Fu in quel periodo che decise di lasciarsi crescere i capelli e tingerli . Non soddisfatto della mise, che sicuramente era un segnale di rottura con il passato, andava in giro con una giacca di pelle e frange, proprio come Buffalo Bill.
Non aveva tenuto conto, però, che lavorando in una multinazionale con scarso senso dell’humor ( per non fare nomi, l’I.B.M.) avrebbe avuto dei problemucci.
Il mega capo, infatti, gli propose di mandarlo a fare carriera a Parigi, purchè avesse ridimensionato il suo look.
Il suo rifiuto fu tanto coraggioso , quanto azzardato, insomma praticamente si sparò nelle pa…, in puro stile di frontiera. Credo che sia stato uno dei primi lavoratori sottoposto a mobbing, ma la multinazionale non si sarebbe mai aspettata che il valore italico del mio cugino acquistato durasse 15 anni.
Roberto iniziò la sua Resistenza al sistema, armato di giornali di tutti i tipi: sportivi, scientifici, d’informazione e politici. Era diventato Partigiano della Brigata Carta Stampata.
Credo che si possa definire un eroe, perché 15 anni a timbrare il cartellino e non fare nulla per otto ore, deve essere stata una condizione davvero dura.
In tutto il suo leggere, a un certo punto, s’insinuarono testi di filosofie orientali.
Divenne allora anche seguace di tutte le sette filosofiche che non comportassero sacrifici o spese supplementari e tutti gli anni andò in ferie in India, nel Nepal, nel Tibet, per aggiornare il suo ascetismo. Credo che ci andasse praticamente a piedi, per risparmiare.
Fu durante uno di questi viaggi che prese coscienza dell’ ingiusto colonialismo dei bianchi, in rapporto alla povertà evidente di Bombay.
Mi raccontò un episodio con larghe discettazioni, di cui praticamente non capii molto, ma che merita di essere riferito.
Era seduto su un seggiolone e un povero indiano gli stava pulendo le scarpe, quando rimase folgorato dal fatto che quel poveraccio le puliva solo ai bianchi, essendo gli indiani prevalentemente portatori di scassatissime ciabatte.
E perché erano in ciabatte?
Perché l’uomo bianco li sfruttava in molti modi e loro non riuscivano mai ad affrancarsi dalla miseria. L’uomo bianco concedeva loro giusto quel tanto per sopravvivere, ma non per emergere: lui no, sarebbe stato diverso, non avrebbe approfittato del bisogno di lavorare , avrebbe fatto in modo che la necessità aguzzasse l’ingegno del poveraccio che gli stava pulendo le scarpe, costringendolo a cercare un lavoro più dignitoso e remunerativo.
Se infatti gli avesse dato la rupia che gli doveva, l’indiano si sarebbe accontentato di mangiare quel giorno, ma non avrebbe saputo provvedere al suo futuro.
La soluzione davvero ingegnosa del mio quasi cugino, fu di non pagarlo per niente e andandosene con una scarpa pulita e l’altra no.
Se il discorso dello sfruttamento poteva avere un certo senso, questo implose nella sua soluzione!
Devo dire però, che nonostante le sue originalità, è un ragazzo davvero di cuore. Quando mio padre una volta fu ricoverato in ospedale, fu l’unico che si presentò per fare le nottate, prendendo le ferie dal mobbing.
Mi ricordo ancora la faccia costernata della suora del reparto, quando lo vide arrivare, con i capelli svolazzanti rossi , lunghi fino al sedere e la famosa giacchetta di pelle a frange.
Credo che persino lei avesse visto in gioventù il film Ombre Rosse, e con lo sguardo allarmato che dette al cortile, probabilmente cercava gli indiani o la diligenza.
Fu in qui giorni che una volta tirò fuori dal taschino una scatoletta d’argento di ovvia fattura indiana. Era molto curiosa, tutta elaborata con figure strane in rilievo e l’apertura era costituita dal una lingua fuoriuscente da un volto mitologico.
Per aprire la scatoletta, bisognava dunque tirare la lingua (!)
Con disinvoltura chiese a mio marito, a me e a mia madre (allora sessantenne)se gradissimo uno spinello.
E noi con disinvoltura accettammo.
Cavolo, pensammo, sia mai che moriamo senza averne provato almeno uno! Non ci era mai toccata un’esperienza simile e non ce la volevamo lasciare sfuggire.
Santo cielo, oramai si fuma anche dalle Orsoline, perché noi no?
Ci mise un secolo a fare quei tre cosi per noi e uno per lui. Lo vedevo benissimo che ci godeva come un matto e centellinava con soddisfazione la nostra impazienza. Era sul palcoscenico e ci stava d’incanto, lui che aveva rifiutato il sistema e noi piccoli borghesi a invidiarlo!
Comunque non so se le nostre aspettative fossero dilatate o se lui per risparmiare ci mettesse quasi niente erba, fatto sta che nessuno di noi tre vide Elvis Presley nè Padre Pio o si sentì figlio dei fiori.
Non sentimmo proprio niente!
Bah, forse eravamo troppo vecchi per capire.
Mia madre però disse: “ Non è che avrà fatto come con l’indiano delle scarpe e per non sdoganarci tutto in una volta, ci ha fatto fumare lattuga?!”
Io sono più propensa a credere che sia andato a risparmio.
Ascetizzato , e pure spilorcio.
Torna in alto Andare in basso
Mario Malgieri
Star
Star
Mario Malgieri

Numero di messaggi : 1878
Data d'iscrizione : 12.05.08

Mio cugino Buffalo Bill Empty
MessaggioTitolo: Re: Mio cugino Buffalo Bill   Mio cugino Buffalo Bill Icon_minitime12/3/2010, 08:49

Mi auguro che di parenti sballati e/o mobbyzzati come Buffalo Bill (dai chiari ascendenti ligur-scozzesi) tu ne abbia molti, così ci gratificherai ancora della tua scrittura deliziosamente ironica e sorridente.
Torna in alto Andare in basso
Divagazioni laterali
Star
Star
Divagazioni laterali

Numero di messaggi : 1499
Data d'iscrizione : 21.09.09

Mio cugino Buffalo Bill Empty
MessaggioTitolo: Re: Mio cugino Buffalo Bill   Mio cugino Buffalo Bill Icon_minitime12/3/2010, 09:06

Di parenti suonati ce ne ho assai, praticamente sono tutti così, deve essere proprio la stirpe! cheers
Torna in alto Andare in basso
Giuseppe Buscemi
Star
Star
Giuseppe Buscemi

Numero di messaggi : 2457
Data d'iscrizione : 28.04.08

Mio cugino Buffalo Bill Empty
MessaggioTitolo: Re: Mio cugino Buffalo Bill   Mio cugino Buffalo Bill Icon_minitime12/3/2010, 10:44

WIWA la resistenza (cugina dell'impedenza più ancora che dell'indipendenza)!
WIWA il cugino Buffalo!
WIWA Paleari, Rita e anche Franco (portiere del Palermo negli anni 80)!
cheers
Torna in alto Andare in basso
Divagazioni laterali
Star
Star
Divagazioni laterali

Numero di messaggi : 1499
Data d'iscrizione : 21.09.09

Mio cugino Buffalo Bill Empty
MessaggioTitolo: Re: Mio cugino Buffalo Bill   Mio cugino Buffalo Bill Icon_minitime12/3/2010, 12:00

e' tanto tempo che non vedo il mio quasi-cugino, si deve essere perso nelle nebbie del Tibet, però l'ascetico si è salvato proprio perchè spilorcio. Seguendo le sue fantasie filosofiche religiose, una volta incappò in un'associazione che gli propose in cambio di uno sbotto di soldi, di tenerlo sdraiato in un prato, mentre un addetto lo sorvegliava nelle sue meditazioni. Fortunatamente ebbe un lampo di genio e capì che lo stavano..come si dice? no, non lo posso dì, non fa mica fino, vi darò l'incipit...lo stavano inc...!

Franco, ma chi quello che giocava con il sigaro in bocca e la gazzetta dello sport in mano per vedere i risultati prima di farli?
Torna in alto Andare in basso
Marco Naldi
Top
Top
Marco Naldi

Numero di messaggi : 369
Data d'iscrizione : 06.01.08

Mio cugino Buffalo Bill Empty
MessaggioTitolo: Re: Mio cugino Buffalo Bill   Mio cugino Buffalo Bill Icon_minitime16/3/2010, 12:54