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 Ritratti distratti - Rosaria Bonacore

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Daniela Micheli
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Daniela Micheli

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MessaggioTitolo: Ritratti distratti - Rosaria Bonacore   Ritratti distratti - Rosaria Bonacore Icon_minitime18/3/2010, 16:46

La copiosa nevicata di pochi giorni addietro era già dimenticata. Restavano solo piccoli cumuli bianchi nelle zone sempre in ombra a ricordarla, ma già i primi gialli fiori di campo ricordavano la primavera era alle porte.
Era da quando sua madre si era ammalata che non andava al cimitero.
Si ripeteva che là sotto suo padre non aveva bisogno di nulla e che l’avrebbe perdonata se avesse lasciato alla pioggia il compito di lavare la sua lapide di marmo grigio e il portafiori dove già ad inizio inverno aveva posto un mazzo che non avrebbe sofferto dei rigori della stagione imminente.
Quella mattina un ingorgo del quale non si capiva da cosa nascesse, la costrinse a deviare e si ritrovò a transitare nella strada laterale al cimitero.
Osservò l’orologio e realizzò che aveva almeno dieci minuti di buono sulla tabella di marcia e che le sarebbero stati più che sufficienti per una veloce visita al padre.
Appena varcato il cancello del cimitero, si fermò a leggere le epigrafi nella bacheca posta di fianco alla guardiola.
Un volto attirò la sua attenzione ancor prima che le parole che vi lesse: “Munita dei conforti religiosi, è venuta a mancare ROSARIA BUONACORE. Ne danno il doloroso annuncio la figlia Giuseppina con il marito Ernesto Giovine, il nipote Federico e i parenti tutti. I funerali si terranno giovedì 18 marzo, con partenza dalla Camera Ardente dell’Ospedale Civile”.
Erano nomi che non le dicevano nulla ma quel viso lei lo conosceva, ne era certa ma non riusciva a mettere a fuoco dove e quando lo aveva visto.
Scosse le spalle e si allontanò, si stava facendo tardi.
Davanti alla tomba del padre, strappò qualche erbaccia che era cresciuta ai lati, lasciò una carezza alla foto e se ne andò: non aveva null’altro da fare là.
Salì in macchina, contenta di vedere che nel mentre la fila chilometrica si era dipanata nel solito traffico di ogni mattina.
Arrivò in ufficio e si accinse a riprendere il lavoro interrotto la sera prima.
Non era attenta però, ogni tanto andava al viso di Rosaria, che sarebbe stata seppellita quel pomeriggio.
Chi era Rosaria?
Perché non riusciva a togliersi dalla mente gli occhi scuri, i capelli grigi raccolti a crocchia sopra un collo rugoso?
Dove l’aveva incontrata?
Cercava di non pensarci ma era quasi quando le veniva in mente un motivetto e lo canticchiava a ripetizione, fino a che non rammentava il titolo e il nome del cantante.
Appena ciò avveniva, la canzonetta era dimenticata.
Continuò il suo lavoro ma ogni tanto si interrompeva, cercando di riportare alla memoria dove Rosaria Bonacore era entrata nella sua vita.
Rispose ad una telefonata, aprì la posta elettronica.
Una mail di spam proveniente dalle Poste arrivò come un lampo ad aprire la memoria.

“Mi scusi, signorina, che biglietto devo prendere per ritirare la pensione?”

“Grazie per la signorina, ma ormai è superato da un pezzo quel confine. Venga, l’aiuto io, deve prendere quello delle casse, ma temo che avrà il tempo di sedersi, vista la fila che c’è stamattina…”

“Lo so, è così sempre, sono anni che vengo qui tutti i mesi. Ma sa, a me non dispiace, mi passo il tempo. Non ho nulla da fare a casa. Vivo sola e per mettere a posto le mie cose mi ci vuole poco tempo, anche se ora io sono lenta nei movimenti. Mi piace venire qui, dove incontro persone della mia età alle quali piace fare due chiacchiere. Sa, signorina, a noi vecchi non ci ascolta più nessuno.”

“Non ha dei figli?”

“Sì, ho una figlia e anche un nipotino che va a scuola. Guardi, le faccio vedere la sua fotografia”, continua mentre fruga nella borsa, in cerca del portafoglio dal quale estrae la foto del nipote protetta in una bustina di plastica, assieme al santino di Padre Pio.

“E’ davvero un bel bambino, sarà orgogliosa di lui.”

“Ora ha diciotto anni, non è più un bambino ma un uomo. Sono io che l’ho allevato, mia figlia andava a lavorare e lo portava a casa mia ogni mattina. Al tempo, c’era ancora mio marito. E’ morto undici anni fa, di un brutto male. Ha sofferto moltissimo, pover’uomo.”

“Mi dispiace, signora… posso sapere il suo nome?”

“Mi chiamo Rosaria, non sono nata qui, sono emigrata da Sieti, in Campania. La conosce Sieti?”

“No, non conosco Sieti.”

“E’ la città famosa per le sue nocciole. E’ vicino a Salerno, si sale un poco su per il monte e si arriva in mezzo a queste tre case. Non ci torno da tanti anni, ho mio padre, mia madre e mio fratello seppelliti là e nessuno che gli porti un fiore. Mi piacerebbe prima di morire tornarci, ma mio genero non ama molto viaggiare e poi io, alla mia età e con tutti i miei problemi di salute, non so se riuscirei ad affrontare un viaggio così lungo”

“Mi scusi se mi permetto, ma lei mi pare molto in gamba e non mi sembra poi così anziana…”

“Figliola, compirò tra un mese ottant’anni”

“Li porta benissimo, gliene darei una settantina ad essere abbondante…”

“Grazie, ma sono gli anni dentro quelli che se anche non si vedono, invecchiano di più. Ed io ne ho parecchi, sa? Ne ho viste tante in questo trascorrere e non mi piace quello che vedo adesso dalla televisione. C’è tanta, troppa rabbia, troppo odio.”

“Sì, ha ragione, è così.”

“Si sono perduti i valori della famiglia, quando ai miei tempi era la cosa più preziosa, l’unica cosa per cui si lavorava anche dodici ore, per ritrovarci davanti alla tavola la domenica coi vestiti buoni e godendoci il pane all’olio che non si comprava gli altri giorni. Sa, vorrei tornare a quei tempi. Ora mia figlia non viene a pranzo da me ed io non posso andare da lei, abita al quarto piano di un palazzo senza ascensore e mi è troppa fatica salire le scale. Mio nipote ha i suoi amici, la scuola. Non è bello passare le domeniche come se fossero il lunedì o il venerdì.”

“Signora Rosaria, è il suo turno, hanno chiamato il suo numero.”

“Grazie, grazie per davvero per avermi ascoltata. Mi piace parlare. Magari il prossimo mese la ritrovo? Anche lei è qui per ritirare la pensione? Ma no, che stupida, è troppo giovane…”

“No, ero venuta per spedire una raccomandata ma mi ha fatto piacere ascoltarla e mi sono fermata con lei a farle compagnia. Magari torno il prossimo mese, va bene, Rosaria?”

Il mese successivo Rosaria non si presentò agli sportelli della Posta di Via San Carlo.
Ma ora lei aveva ricordato dove aveva visto quegli occhi neri e perché non li aveva dimenticati: assomigliavano a quelli di sua madre.
Con un velo di tristezza, riprese il suo lavoro ma, per una volta, il volto di Rosaria Bonacore non se ne andò via come una canzonetta.

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Daniela Micheli
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MessaggioTitolo: Re: Ritratti distratti - Rosaria Bonacore   Ritratti distratti - Rosaria Bonacore Icon_minitime18/3/2010, 16:59

è una bozza ...

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MessaggioTitolo: Re: Ritratti distratti - Rosaria Bonacore   Ritratti distratti - Rosaria Bonacore Icon_minitime20/3/2010, 22:33

Un'ottima bozza, sono cose che accadono. Avendo lavorato per anni al pubblico, per me ogni necrologio ha un volto ed un paio d'occhi. E dietro quegli occhi io conosco una storia. Ogni volta soffro come se fossere parenti miei.
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Annamaria Giannini
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MessaggioTitolo: Re: Ritratti distratti - Rosaria Bonacore   Ritratti distratti - Rosaria Bonacore Icon_minitime31/3/2010, 16:41

una bozza bella. Un'altra pagina d'amore come mi sto accorgendo sono tutti i noostri ritratti.
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anna mininno
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MessaggioTitolo: Re: Ritratti distratti - Rosaria Bonacore   Ritratti distratti - Rosaria Bonacore Icon_minitime31/3/2010, 17:48

Un ritratto di quelli che restano nel cuore e che ci fa riflettere su quello che si riesce a dare e su quanto ancora si potrebbe, se non si fosse chiusi nel più becero degli egoismi.

Ciao, Daniela! Piacere di conoscerti.
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MessaggioTitolo: Re: Ritratti distratti - Rosaria Bonacore   Ritratti distratti - Rosaria Bonacore Icon_minitime

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