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 Anversa, un viaggio 1998.

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Fabio Marchiò
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Fabio Marchiò

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MessaggioTitolo: Anversa, un viaggio 1998.   Anversa, un viaggio 1998. Icon_minitime12/4/2010, 00:00

Io c'ero, si io c'ero una notte di primavera, con il vento freddo del nord che ancora gelava le ossa e l'umidità della notte bagnava il selciato, con i riflessi delle luci, le insegne e il sangue a terra che si trasformava in olio bluastro sotto le insegne dei gay.
Si io c'ero, come uomo, con altri uomini, tutti eccitati curiosi e febbricitanti in Frenchstrasse, buio notte, vetrine rosse come ferite aperte eppure chiuse,l'intestino le viscere dell'umanità esteriorizzate, i nostri sguardi bramosi e forzatamente allegri vagavano sui riflessi.
Poi il pugno allo stomaco, lo sguardo di loro che penetra in noi penetratori, come lame taglienti, e affonda e gira nell'anima, nelle budella e non sei ancora morto, ma ti senti la vita sfuggire e guardi e abbassi gli occhi, e spii e non ti bolle niente dentro e ti senti una vera merda, come solo un'uomo sa sentirsi merda.
Non pensi alle loro anime, non vedi sguardi fuggire, non vedi rabbia, questa ti è famigliare rassicurante.
Quante madri hanno vissuto con la rabbia dentro, hanno rifiutato la vita per darti la vita?
Piccoli uomini, con piccoli sessi, con piccoli cuori ma con travolgenti passioni che annegano nella loro stessa passione.
Io c'ero, mi hanno visto, o forse mi hanno guardato ma non visto, si sono mostrate hanno esibito il meglio che avevano da offrire, ma , in quel momento ho capito che non era la merce che cercavo.
Nelle mie riflessioni notturne, la carne s'incarna nel modello desiderato, ma, si trasforma.
Assume strane forme, il sesso pulsa e s'infiamma e ti ingloba ti possiede, ti prende dentro ti digerisce.
Le bocche si allargano sui visi, e pulsano, e si aprono e dal corpo diventato sudario un mare gelido di umori ti annega.
Allora cerchi, gli occhi, e vedi vita, vedi dono.Ma queste sono le femmine che ti camminano a fianco, che incontri nelle strade.
E strano pensare al bisogno, alla fame, alla disperazione, alla miseria che spinge l'umanità a disumanizzarsi.
Forse, inizi a ragionare, siamo così, siamo lacrime e sangue e budella e sessi e mani e piedi, gambe muscoli pance e schiene e culi e bocche e unghie.
Forse giro, faccio girare per queste strade, il mio sociale, assolvo al mio compito, eccolo qua il maschio tutto cazzo, e voglia di prendere, che riempie la strada e le dà vita, comparsa dove pensa di essere attore.
Eccole li, le donne, pronte e disponibile, comparse nel fiume di questo film che chiamano vita.
Peep show, entro, cemento e pavimento duro, in fondo la cassiera, forse l'ultimo scampolo di umanità, lei ha uno scopo, ha un ruolo vero non inventa nulla.
L'abisso dello scollo ti fa vacillare, l'inesistenza della gonna che avvolge le gambe, completa l'opera, entro nell'antro.
Non è antro ma tecnologia raffinata e funzionale.
Il baracco con piccole porticine anonime ti accoglie, entro.
Inserire moneta.
Già la fessura delle monete.
Un pezzettino di parete di fronte si illumina, ecco l'utero cercato.
Luce molta luce cruda illumina un letto tondo girevole che accoglie carne anch'essa cruda.
Eppure inizia a muoversi, esibisce le parti che sa desiderate, le espone te le sbatte sul muso con una violenza che meriti.
E questo che cercavi, non raccontare palle, prendi!
Muore il suo sesso di fronte a te, si raffredda, non più calore e umidità e cedevolezza ma solo pieghe.
Esco a prendere aria.
Mi manca l'aria.
Bevo e sorrido con gli altri, tutti sorridenti come soldatini scappati e denudati.
Il freddo ti resta nelle ossa, chiudo le due falde del giubbotto non per il freddo ma per sentire qualche cosa, qualcuno che mi tenga assieme, tenga e protegga la mia umanità, e non mi lasci dilaniare.
Urlo e divento sordo.
E l'urlo s'amplifica, unisce e tutti urliamo e ci stringiamo spaventati e camminiamo e ci sentiamo soli, e avanti e avanti, e il vento spinge spinge, ma camminiamo non perche spinti, lui il vento a altro da fare che spingere, ma e di là che vanno in solitudine tutti e vai.
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Luca Curatoli
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MessaggioTitolo: Re: Anversa, un viaggio 1998.   Anversa, un viaggio 1998. Icon_minitime13/4/2010, 09:20

un racconto di viaggio che sa di sudore: ma qui si suda per niente, si cede o meglio si guarda perchè tutto è in mostra. ma non si dice la violenza, o meglio, essa stessa diventa cliché, convenzione, vezzo, tic mentale che poi si stampa sul corpo: come le bocche di plastica delle donne - e anche dei maschi - spalancate nei film porno. tu dici:

E strano pensare al bisogno, alla fame, alla disperazione, alla miseria che spinge l'umanità a disumanizzarsi.
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Franca Bagnoli
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MessaggioTitolo: Re: Anversa, un viaggio 1998.   Anversa, un viaggio 1998. Icon_minitime13/4/2010, 09:58

Un racconto drammatico, urlato, che fa riflettere su ciò che può esprimersi attraverso il sesso:violenza, dolore, solitudine. Mi ha fatto pensare ad un racconto di Dostojevskj nel quale uno studente, dopo un incontro con una prostituta, sente tanto rimorso da ammalarsi.
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MessaggioTitolo: Re: Anversa, un viaggio 1998.   Anversa, un viaggio 1998. Icon_minitime13/4/2010, 10:17

a volte si cerca la novità, qualcosa che ci faccia sentire vivi, poi si scopre che ci fa sentire vuoti.
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Fabio Marchiò
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Fabio Marchiò

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MessaggioTitolo: Re: Anversa, un viaggio 1998.   Anversa, un viaggio 1998. Icon_minitime13/4/2010, 13:03

Autobiografico, racconta il dopo di un periodo prblematico ed introspettivo su alcune questioni di fondo.
Già la fessura delle monete.
Un pezzettino di parete di fronte si illumina, ecco l'utero cercato.

Ho usato utero non a caso, i quei momenti, in quel periodo, il bisogno di contetnimento emerge prorompente, è una fuga verso...la madre che accoglie e protegge, contiene, per questo utero e non sesso, anche se quello era mostrato.
Luca i disumanizzati sono questi "richiedenti" al mercato dei bisogni, freddo e palesato unicamente come merce di scambio, plastica appunto.
Franca era drammatico, è stato drammatico guardare questo gruppo di uomini, portuali ( nell'immaginario puoi fartene una rappresentazione, sarà immaginaria poichè molti luoghi comuni sono solo luoghi comuni, in verità sono semplicemente uomini "deboli" forti solo dell'immaginario...), senza sensi di colpa, con bisogni che esauditi lasciano più vuoti di prima, io ho cercato di guardare di osservare le reazioni mie e degli altri, Ho visto cose che non potevo immaginare... (cit. Blade Runner)
E' stato un freddo e gelido e umido vento che mi ha trascinato attraverso un "viale" infinito...e lì mi son fermato, non volevo andare oltre. Franca, il sesso era presente ma non fondamentale era strumento....
Rita non è stato così semplice, la ricerca non era di novità, la ricerca riguardava un'uomo confuso, con tutti i suoi "drammi" (metto tra virgolette perchè erano solo i suoi drammi mica cosa capitali....) lui nei confronti dell'altra metà del cielo, cosa offriva, cosa chiedeva e cosa pensava di se e del so esser uomo....
...da allora ne è passata acqua nel fiume ed ogni tanto riguardo quel ponte...solido, che ho gettato sopra quella confusione...mi piace. Un abbraccio a tutti, Fabio.
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