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 Nei suoi occhi verdi ho temuto di trovare l'immensità

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Massimiliano Procellaria
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Massimiliano Procellaria

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MessaggioTitolo: Nei suoi occhi verdi ho temuto di trovare l'immensità   Nei suoi occhi verdi ho temuto di trovare l'immensità Icon_minitime25/4/2010, 18:16

Nella morsa dell’innocenza che non è più motivo di vanto, con gocce infide e creme mal odoranti a corrodere le più belle, le più pure lamine dell’ingenuità, inalando vapori di quell’oro assassino che del gelo ti lasciano il freddo sul cuore e del fuoco ti fanno arsura sterile e cenere, polvere di morte ed esalazioni di sconfitta.
Ordinata e liberatoria la litania dello stare immersi in paludi melmose dove crescono fiori di loto appena per la dolcezza dell’illusione, ma un alito di vita ti trasforma in rancore, radicato, inestirpabile con le sue radici quotidiane abbeverate dai tuoi sguardi di malattia sorniona.
Pare che del sole, hai soltanto un susseguirsi di esplosioni, non luce, un vuoto che ti impedisce di raccontare, che si dilata e restringe per elemosinare poesia, ed è un agonia che solo le sirene sai bene, hanno saputo sopportare.
Ed ogni contrazione ti toglie memoria ed il sereno del cielo, se così ancora lo si può chiamare, e non bastano i flauti a farti da sonno coi loro refoli che vorresti fossero degli angeli; a nudo, se avrai il coraggio di spogliarti, sentirai quanto davvero hanno l’odore del sangue.
Certe volte è il dolore che non ha più nulla da chiedere al corpo né da scavare nell’anima, né da strappare alla miseria, e patire la colpa di non aver saputo stringere i pugni talmente forte da romperti le falangi pur di sentirti dire “figlio malvagio”, come un oltraggio alla purezza e alla beltà.
Adesso sarò io a regalarti gli occhi, non perché tu veda, ma perché io non veda, ed in un bagliore rossastro ti sussurrerò l’incubo che più mi tormenta:

disincanto
violenza carnale
speranza
notturni e preludi
confini
abbandoni e tristezza
armonia
pattumiere ed immensità
paventare
libertà di non sapere amare


Sono sempre alla ricerca di carcasse da squartare da quando ho visto com’è forte e profondo il pianto degli orfani che nessuno riesce a consolare, e li sento mentre attraversano fiumane di quell’arte più povera che è l’arte del morire senza fare rumore; da dove vuoi che cominci a farti del male?
La carità fatta, la misericordia della brava gente sono soltanto sineddoche, è un qualcosa di piccolo per riferirsi a qualcosa di più grande, come sta scritto sui dizionari, ma io non ho ancora ben capito come distinguere i dizionari dalla gente, né ho ben chiara la distinzione tra misericordia ed egoismo da quando per dare amore, mi sono trovato ricoperto di elogi e pieno di soldi; ed ho paura, mentre aspetto che qualcuno tagli quel filo…
C’era sempre dell’amara verità nelle imprecazioni e nei deliri degli alcolisti che andavamo insieme a trovare, sotto le vesti dei bravi volontari, e loro, quei bastardi ingrati che ci sputavano addosso, ora che marciscono sotto la pioggia, ho un pianta d’agave da spogliare per l’eternità, e quattro soldi da buttare sulle loro tombe, ma credimi Carol, avrei voluto raccontarti di più per farti capire quanto sprecato fosse il tuo amore in quell’inganno di sigarette e adolescenza.
Adesso, dopo essermi risvegliato circondato dall’affetto dei miei cari, adesso che non hanno ancora un senso le parole che ti ho appena scritto, voglio dirti quello che più mi addolorava mentre facevamo l’amore:


I tuoi occhi verdi
il lamento del cane lasciato nel sottoscala
il tuo corpo
gli abiti lasciati sul letto
la malasorte
le labbra che non sanno mentire
la tua balbuzie
le bruciature sui seni
io te e l’amore.
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