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 CORSA SEMPLICE - MARCO MIGLIORISI

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PDG Martedì
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MessaggioTitolo: CORSA SEMPLICE - MARCO MIGLIORISI   CORSA SEMPLICE - MARCO MIGLIORISI Icon_minitime26/4/2010, 21:40

Cinque messaggi sulla scheda vecchia; tre avvisi di chiamata e due SMS. Dalle due alle cinque chi mi chiama o mi scrive non lo fa per interesse personale, ma per parlarmi di sé, chiedermi come va, rilassarsi un attimo con me. Non ho mai avuto la segreteria telefonica: o mi trovano o mi scrivono due righe. “Tutto ok? Sento sempre solo la tua voce registrata...”.
“Ti avevo chiamato perché telefonando a un altro ho riascoltato la tua voce registrata. Che fine hai fatto???”. Quest'ultimo da un po' era il classico testo.
«Il cliente da Lei chiamato non è al momento raggiungibile. La preghiamo di richiamare più tardi»
«Stiamo trasferendo la Sua chiamata alla segreteria telefonica di....» e altre frasi simili ormai di dominio pubblico.
Frasi registrate il primo aprile di cinque o sei anni fa. Allora ci ridemmo su immaginandocele come un riuscitissimo pesce d'aprile.
-“Una voce fuori dal coro, la Sua”, disse entusiasta il direttore responsabile della compagnia telefonica.
-“Una voce che non centra nulla” gli risposi ai tempi.
Ma era troppo deciso: colpito dalla mia voce in cuffia, durante una gita di Pasqua, sull'unico bus turistico della città con audio in  lingua italiana, si era fatto in quattro per rintracciarmi.
Ringraziandolo, alla fine del suo aneddoto, gli consigliai, semmai ci tornasse in gita, l'inusuale e suggestivo giro in bus “by night”: ogni giorno, un'ora circa dopo il tramonto, dal porto alla chiesa madre e ritorno.
Dopo le registrazioni in studio, quelle frasi, per me e i miei amici, divennero le risposte preferite da pronunciare a inizio telefonata. Le usavamo pure di presenza, come scherzo e codice segreto, quasi. Al telefono si protrasse per molto tempo, molto più che dal vivo. Ma, come ogni scherzo arrivato a maturità, o cade o diventa estraneo e disperato. I toni divenivano automatici, di un entusiasmo sventrato, e non più seguiti da pronte risate fragorose in sincrono; come se, corrose da dentro, si tenessero in piedi per puro caso, come se noi volessimo tenerle in vita, al riparo da spiacevoli  presagi.
Finisco di cancellare i messaggi ricevuti imboccando una delle vie sorte nel quartiere di palazzine nato attorno la storica fabbrica della città: zona costruita abusivamente a ridosso della spiaggia con mazzette e sanatorie.
Nella memoria della scheda l'unico SMS salvato del quale scorrono sullo schermo le prime parole“Spero tu stia bene. Non mi im...”.
La fabbrica storica di questo quartiere ha chiuso i battenti ed è stata smantellata fino all'anonimato  per trasferirsi in Romania. Delle malelingue dicono che il padrone abbia preso questa decisione per scappare con l'amante rumena. Su alcuni balconi si vedono ancora  stese ad asciugare le stesse tute, stemma giallo su tessuto blu, una volta mosaico di queste facciate che ricordavano che è domenica. Ora sono diventate chissà cosa e per chi; lo stemma giallo sembra solo una decorazione. Oggi non è festivo e ce ne sono appese sette, bastano per essere ancora notate; sufficienti a far nascere il sospetto, a chi le osserva, che qualcosa succede o ancora non ha finito di succedere del tutto. Ma niente più può nascere nella mente dell'osservatore.
Come se le storie passate, i momenti finiti fossero carcasse di organismi appena morti, tanto complessi quanto il tempo in essi contenuto, che svaniscono nel mondo a velocità differenti lasciandoci raramente poco più delle solite tracce; di solito restano parti fra le più recondite, come se ne venisse fuori il segreto, ne fosse svelato, ma ne scomparisse la storia intorno e con essa l'identità.
Scorreva quel“Spero tu stia bene. Non mi im...” sotto il nome del mio carissimo cugino che avevo memorizzato nella rubrica in spagnolo maccheronico per storie solo a pochi note.
“Spero tu stia bene, non mi importa se non vuoi farci da testimone. Vieni almeno al nostro matrimonio. Hai ancora molto tempo per ripensarci” -Ripetei a mente.
E quelle parole sembravano inimmaginabili se abbinate al suo viso da ruffiano brillante che già mostrava fiero nelle foto della nostra prima infanzia.
Nel giorno del suo onomastico, la mattina, dopo aver fatto gli auguri a mio padre, andavo a trovarlo pure per tirargli le orecchie come da tradizione.
-“Mi sposo.”
-”Con quella scas... quella...quella rompiscatole?” sforzandomi di non usare volgarità in presenza della cuginetta Elenuccia, malgrado fosse così assorta nel giocare a fare le bolle di sapone da non sentirci.
-”Vuoi farci da testimone?”mi chiese.
Né  risposi né domandai.
-“Tra qualche anno inizierò ad avere la mia età” - rispose, a se stesso.
«e scappò via con la paura di arrugginire/il giornale di ieri lo dà morto arrugginito» mi venne in mente di De André non sapendo se si adattasse meglio al mio silenzio o alla sua espressione opaca, ma iniziando a capire che quello fu il puntello mancante che fece tremare irrimediabilmente  la complicata costruzione in cui vivevamo incubando il nostro malinconico morbo silente, e fece tremare anche la bolla di sapone nata dal soffio di Elenuccia, seduta ginocchioni sulla sedia rossa della scrivania, un attimo prima che scoppiasse anch'essa
sul vetro, perfettamente invisibile, affacciato a un paesaggio scosso d'irrequieto maestrale, che si prestava da quinte agli stormi di uccelli migratori in ritardo. Osservammo tutti quella scena richiamati dallo scoppio della bolla che nel silenzio irrotto in ufficio riuscì a rintronare. “Gli uccelli, illusi dai cambiamenti del mondo, stavano per rivedere le loro abitudini, il loro istinto del tempo, ma hanno dovuto affrettarsi a rivivere le proprie nature per sperare di sopravvivere”- mormorò uno di noi, dopo averlo pensato entrambi.
Gli stormi d'uccelli in alto migravano modellandosi in forme imprevedibili e per strada la gente si piegava alle raffiche improvvise. Un uomo sotto la vetrata dell'ufficio si ritrova schiaffato in faccia il foglio di un giornale. La prima pagina di mercoledì con lo scandalo della giunta in primo piano. La faccia del sindaco in centro alla fronte del malcapitato. “Un uomo con la faccia da giornale!” rise la bimba. Innervosito, con un solo gesto si spiccica il foglio di faccia, ignaro dei vetri a specchio dell'ufficio. Fu un mezzo sorriso sarcastico il mio. Mezzo sorriso era ideale pure per finire la conversazione lasciata a metà.
In quella stanza  non avevo più motivo d'esserci. Non avevo motivo di parlare ancora, non avevo motivo di stare in quei posti e parlare con molta di quella gente. Presi il giubbotto, cercai con la mano la manica destra. Indossandolo mi cadde l'occhio sulla nostra foto della prima comunione sulla scrivania. Col giubbotto penzolante, tolsi gli altri abiti dall'appendino, li posai sul divano accanto, avvicinai mio cugino all'unico specchio dell'ufficio, sotto l'appendiabiti, e lo sistemai, ci sistemammo, come prima di congelarsi in posa in quel maggio col giglio in mano. Il contrasto evidente, imminente, ci rivelava per quello che eravamo: vite glorificate a se stesse, sgretolate lentamente nell'aldiqua imminente ubiquitario. Vite divenute pulviscolo nell'anonima realtà del tutto, ma ancora vivibili fino a quando, senza la pretesa di durare un attimo in più, fluttuavano sul precario equilibrio  dell'assenza di tempo dell'istante presente, senza pretese d'esistere oltre l'attimo. Senza lasciare scia alcuna del proprio essere.
Non avevo motivo neanche di continuare quella dieta rigorosissima che partendo col ridurre i caffè aveva quaresimato frigo e camera da letto per cercare di eliminare le fitte croniche delle mie viscere: i dottori ascoltano del cuore solo il battito e non i sospiri. Erano infatti i sogni, gli amori e i progetti germogliati e lasciati, per anni, a se stessi nella mente che morivano accartocciati in rosse foglie  rugose, che frusciavano come fantasmi ad ogni pensiero, sbriciolandosi e divenendo vento nei circoli viziosi della logica mostruosa delle menti. Con queste folate paralizzanti, attorno idee e sensazioni irrealizzate, e come tali immuni al tempo e alla sepoltura religiosa della memoria, si era solidificata la bolla di vetro tra il mondo e noi. Voci di fantasmi di una vita, seppure surreale, consacrata comunque alla memoria del mio tempo e di chi ne faceva parte. Al crollo imminente ne uscivo quasi illeso se non per il cadavere della mia vita. Potevo ucciderla prima, pensavo, quando era ancora bella e rigogliosa; metterle una rosa in bocca e lasciarla scorrere sul fiume come in “Where the wild roses grow”di Nick Cave.
Mi riviene in mente il motivo della canzone. Lo canticchio sottovoce. Potrei anche a voce alta: qui nel quartiere della vecchia fabbrica verso il tramonto non c'è nessuno in giro e mi chiedo se non è meglio perdersi un attimo nella canzone ché ripensare a quelle tracce insistenti di passato.
Passo da dietro la fabbrica, allungo un po', ma a quest'ora lo spettacolo dell'edificio morto in silhouette con i nidi di cicogne in cima  che si scagliano in contrasto col sole è indescrivibile. Non posso entrarci per il pericolo di crollo. Sembra uno scherzo del destino. Crollerà anche questo edificio, come il tempo alle mie spalle. Ma le macerie di una fabbrica rispetto a quelle di una vita sono più maneggiabili; quest'ultima è un ingegnale incastro di cristalli di momenti: o ne trovi la chiave di volta o la seppellisci lentamente ricordandola come un ricordo e col passare del tempo ricordare d'averlo ricordato, il ricordo, non per tenerlo vivido ma per affondarne le salme volta per volta sempre più in profondità. Sul lungomare dietro la fabbrica mi appoggio al bastione. Sono in anticipo di 50 minuti abbondanti,52 per l'esattezza. Osservo chi c'è in spiaggia. Il mio occhio allenato, identifica in poco tempo chi, vicino alla battigia, osservare, in chi immedesimarmi affibbiandogli i resti della  mia vecchia vita ai suoi gesti, quotidianamente, ripetendo l'unico attimo che mi ha legato al mondo reale nella mia vita di ogni giorno: al tramonto, quando il sole si arrende al tempo e si concede all'uomo e ai suoi limiti. Imito mentalmente i gesti di chi osservo. Il ricordo ritorna e  nel vedermi affondare in questo gesto di tempo, cristallo alla volta,  svuoto le vertebre del vecchio universo parallelo creato dalla mia insana “surrearazionalità” reinventandoli  granelli di sabbia per l'architettura di una Sagrada Familia di errori free jazz ai margini della spiaggia.
Il mondo si raffredda, la sabbia cede all'ombra. Mi levo (si leva) le scarpe: sembrano inutili.
La parte liquida del mio corpo avverte il buio della parte asciutta di me e della terra. Avverte pure l'arrivo di un'onda calda che forse calda non è ma solo più viva perché priva del resto.
I vestiti pure sembrano inutili: gli stessi che da anni sopravvivono al tempo e mi trasformano in un ricordo. Acqua in acqua per scambiarsi, scaricarsi, rigenerarsi, erodersi, modellarsi e reinventarsi. Tra aria e acqua galleggiare, affondare e riemergere varcando la sottile patina che sigilla le due realtà.
Le gocce sulla pelle d'oca riflettono miniature deformate di paesaggi notturni illuminati dai lampioni del lungomare. Gocce sparse alla legge del caso sul mio corpo, fedeli alla stessa legge ,o forse solo parti di mare a me più affini.

Ricordare il ricordo di un ricordo, come quando, da bambini, andavamo a tagliarci i capelli e aspettavamo il taglio seduti su quella sedia capace di farci sentire al luna park quando si alzava e abbassava con una leva.  Seduti, mentre aspettavamo quei pochi attimi prima dello sforbicio, cercavamo, nel riflesso infinito, il nostro viso più piccolo nei giochi di specchi paralleli e contrapposti. Poi si piazzava davanti il barbiere di papà con un sifone per inumidirti i capelli. Davanti a te mille goccioline fresche, umide, t'avvolgevano in una nube. Chiudevi gli occhi allora, sperando non ti tagliassero le orecchie. Quelle stesse gocce che mi ritrovavo anni dopo sulla pelle, al mare, di notte, appena riaperti gli occhi. Come quelle, sparse in un gioco senza regole apparenti, come quelle gocce disperse, su cui ci deformo la faccia poggiandoci viso e sguardo fisso al loro insieme, ravvicinato e sfocato, in questo bus. Osservandole da dentro per viaggiare dentro me stesso, per  viaggiare in una parte della mia vita con la rigida coscienza di riviverla, consapevole di non potermene sorprendere, ma di razionalizzarla.
Ci lasciamo il ponte alle spalle, giriamo a destra. “Alla vostra sinistra questo splendido esempio di incastri di luci su architettura gotica è opera dell'illustre architetto...” risuona nelle cuffie del bus passando per la chiesa quartiere dove abito adesso. Mi alzo, prendo lo zaino e mi avvicino al conducente chiedendogli, con grammatica incerta, se cortesemente può fermarsi un attimo, per farmi scendere.
Le porte si chiudono alle spalle, il suono del bus si allontana nel traffico serale. Aspetto un attimo, mi sistemo bene lo zaino e mi scrollo dalla faccia quelle ultime briciole di ricordo per assumere un'espressione da vita nuova. Mi avvio verso casa. Non ho l'ombrello: sono solo due gocce. Il biglietto lo conservo, ma butto via quello del  giorno prima, come ogni giorno.


Ultima modifica di PDG Martedì il 26/4/2010, 22:07, modificato 1 volta
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MessaggioTitolo: Re: CORSA SEMPLICE - MARCO MIGLIORISI   CORSA SEMPLICE - MARCO MIGLIORISI Icon_minitime26/4/2010, 21:46

Buonasera a tutti, amici di penna. Un bicchierino di vino o una tisana? Una buona lettura e una buona serata.
ciao
PDG Martedì

p.s.
Questa è la canzone citata
https://www.youtube.com/watch?v=PMqkNUU5yRY
Buon ascolto Smile
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MessaggioTitolo: Re: CORSA SEMPLICE - MARCO MIGLIORISI   CORSA SEMPLICE - MARCO MIGLIORISI Icon_minitime26/4/2010, 23:02

Beh, vista l'ora vi auguro anche una buonanotte con questa canzone che con questa bella serata vi propongo di ascoltare affacciati alla finestra
https://www.youtube.com/watch?v=054ASNfqwxQ
Buonanotte Smile
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Fabio Marchiò
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MessaggioTitolo: Re: CORSA SEMPLICE - MARCO MIGLIORISI   CORSA SEMPLICE - MARCO MIGLIORISI Icon_minitime27/4/2010, 09:50

Buon giorno PDG del martedì, mi è testo difficile eppur semplice.
Nasconde qualche cosa, oppure nulla. Tran Tran, o meglio bus bus, cos'è? Ricordi di condizioni passate? Tracce sonore dei bei tempi spensierati, le voci che trasmettono tutta "l'impudenza" della gioventù?
Non sò non capisco e non riesco a capire, forse c'è un nulla da capire....una mancanza?
Sembra quasi.
Che le linee.
Calino.
E' un fraseggio ostico, non riesco a seguire le tracce, forse non sono lo scout adatto....o
forse semplicemente sono su un'altra lunghezza d'onda questa mattina.
Dovrò rileggere per l'ennesima volta. Perchè è sfida e non voglio assentarmi.
Ma anche perchè voglio ri-sintonizzarmi con questa realtà che tracci...ci son dei "fraseggi" che fanno scattare campanelli....come Teseo m'aggiro in questo labirinto.
i dottori ascoltano del cuore solo il battito e non i sospiri.
Buona giornata PDG, Fabio.
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Annamaria Giannini
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Annamaria Giannini

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MessaggioTitolo: Re: CORSA SEMPLICE - MARCO MIGLIORISI   CORSA SEMPLICE - MARCO MIGLIORISI Icon_minitime27/4/2010, 11:35

Ieri sera ho letto,ma ero stanca ed ho lasciato gli occhi qui su pronta a recuperarli stamattina.
Ed eccomi qui. Non ti nego che ho riletto più volte, per trovare un filo tra questi ricordi sparsi come le gocce disperse sul corpo dopo il bagno di notte.
Un disordine voluto, ma non casuale,vento nei circoli viziosi della logica mostruosa delle menti, e così è.
La logica ed i ricordi sono i tuoi, e tu ce ne fai partecipi, senza sentire la necessità di farci capire appieno.
Poi c'è quest'autobus che gira di notte e la tua maestria nel regalare sensazioni scrivendo.
Il suono, oltre quello della musica, che sto ascoltando, è quello di una voce calda che riempie tutto il racconto che va oltre le parole impersonali e di cui si percepisce il suono.
Gli sms si cancellano e il biglietto di ieri si butta via.Ma le briciole di ricordo sul viso domani saranno le stesse.

Ecco quello che ho percepito, e non è stato facile, come non lo è la tua pagina. Ma una volta che ci entri ne cogli qualche frammento che ti incanta.
Mi è piaciuta?
E' sicuramente scritta bene ma io prediligo una scrittura più immediata.


Ultima modifica di Annamaria Giannini il 27/4/2010, 11:49, modificato 1 volta
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Mario Malgieri
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MessaggioTitolo: Re: CORSA SEMPLICE - MARCO MIGLIORISI   CORSA SEMPLICE - MARCO MIGLIORISI Icon_minitime27/4/2010, 11:38

Buongiorno, dopo Fabio arriva un altro che non ha capito.
Al di là del suono di parole e frasi, a volte armonioso, a volte (volutamente?) scostante, è proprio il disegno generale che mi è sfuggito. O forse non c'è, o forse ancora bisognerebbe stampare e poi guardare il foglio controluce per scoprirne la filigrana.
Io ci rinuncio, dichiaro il mio fallimento e ti lascio un apprezzamento di stima per l'impegno certamente profuso.
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Annamaria Giannini
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Annamaria Giannini

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MessaggioTitolo: Re: CORSA SEMPLICE - MARCO MIGLIORISI   CORSA SEMPLICE - MARCO MIGLIORISI Icon_minitime27/4/2010, 11:53

il titolo, il titolo mi fa sorridere. Non è stata per niente una corsa semlice seguirti in questo dedalo di ricordi PDG: CORSA SEMPLICE - MARCO MIGLIORISI 829721
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MessaggioTitolo: Re: CORSA SEMPLICE - MARCO MIGLIORISI   CORSA SEMPLICE - MARCO MIGLIORISI Icon_minitime27/4/2010, 13:19

Buongiorno a tutti e grazie per i commenti, e soprattutto grazie per aver letto il mio racconto. Vi rispondo in gruppo, se non vi dispiace.
Sì, ammetto che il racconto non è per nulla immediato, e di questo un po' me ne pento perché, in fin dei conti, volevo condividere con voi delle idee, delle sensazioni...e mi dispiace leggere che Mario ha perso l'entusiasmo davanti al mio testo.
Mario, in questo caso chi fallisce sono probabilmente io, che non riesco a comunicare in modo più semplice le mie idee, le mie sensazioni. Da questo si può capire che non sono una penna che ha combattuto in Vietnam Wink. Alla fine comunque devo dire che volendo o no, nella tua mente è rimasta un'informazione, una sinapsi passiva, non del contenuto del racconto, ma del racconto in sé. Questa tua piccola memoria la considero comunque un piccolo successo. Grazie del tuo tempo, Mario.

Grazie a te, Annamaria, del commento e delle belle parole. Sì, ci sono quei frammenti e ce ne sono altri ancora, forse meno ammalianti o forse più nascosti. Mi fa molto piacere essere riuscito a regalarti sensazioni, anche se effettivamente il titolo trae in inganno Smile. Se lo confronti, però, con quei viaggi assurdi che si fanno in autobus nelle ora di punta...beh...che dire Smile

Ad ogni modo prego a chi è armato di pazienza come Fabio, di leggere questa pagina solo quando e se ne avrà voglia. Senza fretta. Se proprio volete stampatela, ma solo su carta riciclata o da cestinare, per favore (i fogli filigranati, Mario, sarebbero un peccato Wink ).
Fabio, non aggiungo altro per risponderti: voglio che tu lo legga senza influenze da parte mia.

Tra un po' vado fuori città e torno stasera dopo le 10 per rispondere con piacere ad eventuali commenti.
Una buona giornata a tutti.
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Marghe Cri
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Marghe Cri

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MessaggioTitolo: Re: CORSA SEMPLICE - MARCO MIGLIORISI   CORSA SEMPLICE - MARCO MIGLIORISI Icon_minitime27/4/2010, 14:14

Ciao PDG, sono qui che leggo e rileggo…
Ho già avuto modo in altre occasioni di dichiarare che le mie preferenze vanno verso uno stile più comprensibile.
Ma nel tuo brano ho riscontrato una notevole capacità di evocare sensazioni ed immagini e uno stile personale che potrebbe essere assai piacevole.

Un esempio?
Ricordare il ricordo di un ricordo, come quando, da bambini, andavamo a tagliarci i capelli e aspettavamo il taglio seduti su quella sedia capace di farci sentire al luna park quando si alzava e abbassava con una leva. Seduti, mentre aspettavamo quei pochi attimi prima dello sforbicio, cercavamo, nel riflesso infinito, il nostro viso più piccolo nei giochi di specchi paralleli e contrapposti. Poi si piazzava davanti il barbiere di papà con un sifone per inumidirti i capelli. Davanti a te mille goccioline fresche, umide, t'avvolgevano in una nube. Chiudevi gli occhi allora, sperando non ti tagliassero le orecchie.
Quando decidi di scrivere in modo piano e diretto il racconto diventa tondo e luminoso.
Inoltre disseminate nel testo ci sono molte immagini vivide ed accattivanti: la cuginetta Elenuccia, appena accennata, con le sue bolle di sapone o l’uomo col giornale schiaffato in faccia.
E frasi molto belle: lo spettacolo dell'edificio morto in silhouette con i nidi di cicogne in cima che si scagliano in contrasto col sole è indescrivibile.
O ancora: Erano infatti i sogni, gli amori e i progetti germogliati e lasciati, per anni, a se stessi nella mente che morivano accartocciati in rosse foglie rugose, che frusciavano come fantasmi ad ogni pensiero, sbriciolandosi e divenendo vento nei circoli viziosi della logica mostruosa delle menti.

Ma il più delle volte mi sono persa a cercare di capire il senso di alcune frasi, gli accavallamenti temporali, gli accenni a fatti non spiegati o ininfluenti:
- Sono in anticipo di 50 minuti abbondanti,52 per l'esattezza… per che cosa, scusa? Forse per il Bus? Forse sì, ma il dubbio mi rimane.
- Il nome segnato nella rubrica “in spagnolo maccheronico per storie solo a pochi note… e visto che non vuoi farcene partecipi, che cosa l’accenni a fare, questo particolare?

Mi rendo conto che il percorso dei ricordi all’interno della mente umana non è rettilineo e non soggiace a regole temporali, ma seguire il percorso dei tuoi mi è risultato francamente faticoso.
Dal mio punto di vista chi scrive solo per sé può ovviamente esprimersi nel modo più congeniale alla propria sensibilità e fantasia, ma non è più consentito farlo quando si propone alla lettura di altri il proprio lavoro.

Vedo dai commenti che precedono che non sono sola ad aver avuto questa incertezza nella comprensione del tuo pur apprezzabile lavoro.
Quello che mi rimane, dopo la lettura e la rilettura e ancora e ancora, non è la sensazione che normalmente lascia un racconto o una pagina di diario, ma l'insieme confuso di molte immagini slegate fra loro ed intramezzate da pensieri a volte compiuti... e a volte no!


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Nuccio Pepe
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MessaggioTitolo: Re: CORSA SEMPLICE - MARCO MIGLIORISI   CORSA SEMPLICE - MARCO MIGLIORISI Icon_minitime27/4/2010, 19:23

Citazione :
Annamaria scrive : questi ricordi sparsi come le gocce disperse sul corpo dopo il bagno di notte.
e mi trova assolutamente d'accordo.

Una voce fuori dal coro ? Voglio esserlo, cara PdG del martedì il tuo brano mi è piaciuto e veramente tanto.
Ho divorato le parole arrivando senza fiato alla fine ! Il flusso dei ricordi che arriva in un angolo di strada , su un bus, riascoltando un messaggio registrato anni prima.

Marghe Cri ha colto dei tratti essenziali del racconto e me ne faccio compartecipe tranne quando rileva " - Il nome segnato nella rubrica “in spagnolo maccheronico per storie solo a pochi note… e visto che non vuoi farcene partecipi, che cosa l’accenni a fare, questo particolare? ", io credo che nei ricordi ci stia tutto anche un pezzo come questo, o no ?

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MessaggioTitolo: Re: CORSA SEMPLICE - MARCO MIGLIORISI   CORSA SEMPLICE - MARCO MIGLIORISI Icon_minitime27/4/2010, 21:02

Buonasera PDG.
sono partito alla grande apprezzando davvero tanto il tuo modo di costruire le frasi. Andando avanti però ho perso più volte il contatto col discorso, un po' come quando un vecchio amico lo ascolti per cortesia, anche se lui non si accorge che si dilunga troppo nel raccontare. Secondo me dovresti rileggere e rileggere più volte e poi tagliare via qualche passaggio che, anche se non formalmente ripetitivo, finisce lo stesso soltanto col ribadire un concetto già ben esposto in precedenza.
Il tuo modo di scrivere è ricco da un certo fascino e acchiappa sicuramente chi legge.
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Daniela Micheli
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MessaggioTitolo: Re: CORSA SEMPLICE - MARCO MIGLIORISI   CORSA SEMPLICE - MARCO MIGLIORISI Icon_minitime27/4/2010, 21:04

Arrivo anche io, vado a leggere...

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MessaggioTitolo: Re: CORSA SEMPLICE - MARCO MIGLIORISI   CORSA SEMPLICE - MARCO MIGLIORISI Icon_minitime27/4/2010, 21:14

densa scrittura: ci sono anche gli sms, ma più di tutto mi è piaciuta quella fabbrica con le tute ancora stese. di più non riesco a scrivere PDG
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MessaggioTitolo: Re: CORSA SEMPLICE - MARCO MIGLIORISI   CORSA SEMPLICE - MARCO MIGLIORISI Icon_minitime27/4/2010, 22:25

Ho letto più di una volta. Poi ho letto il commento di Marghe ed è stata più brava di me a dirti il senso di incompiutezza che ho trovato qui. Forse è perché solitamente io parto da un incipit, proseguo con uno sviluppo termino con un fine. Nella pagina di ieri ho trovato sì pensieri frastagliati ma che alla fine davano un senso di compiutezza alla voce che parlava di un momento sospesa tra il nulla di una non vita e la certezza di essere vita. Qui me lo piglio semplicemente come un volo di parole, molto amare in certi passaggi cioè trasmettenti amarezza. Una sorta di bianco e nero o di colori metallici, come in un film di Ken Loach, un po' surreale nel suo scorrere...

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MessaggioTitolo: Re: CORSA SEMPLICE - MARCO MIGLIORISI   CORSA SEMPLICE - MARCO MIGLIORISI Icon_minitime28/4/2010, 00:51

Buonasera a tutti e scusatemi se mi collego solo adesso...credetemi: solo lavoro...
Vi ringrazio tantissimo per i commenti e per l'attenzione rivolta a questa pagina che, capisco, per molti è risultata poco scorrevole.

@ Marghe Cri
Grazie di cuore del commento. La frase “Sono in anticipo di 50 minuti abbondanti,52 per l'esattezza” si riferisce alla partenza del bus, avevi indovinato, ma lasciarti col dubbio non fa altro che inceppare la lettura...Un paio di parole in più potevano far svanire eventuali dubbi e facilitare la lettura. La rivedrò, grazie Smile.
Per quanto riguarda “Il nome segnato nella rubrica “in spagnolo maccheronico per storie solo a pochi note” avevo pensato di aggiungerci una frase in proposito, ma alla fine ho deciso di no: l'ho immaginata come una di quelle spezie che si apprezzano solo se quasi impercettibili. Perciò ne ho messo solo un pizzico: per non alterare i sapori. Una soluzione potrebbe essere riformulare il concetto. Ci penserò su Wink.
Grazie di cuore Marghe Smile

@ Nuccio Pepe
Grazie Nuccio del commento. Dalle tue parole capisco che ti sei abbandonato con fiducia allo scorrere delle immagini che ti apparivano. Sono contento che il racconto ti piaccia e che tu l'abbia letto divorandolo. Nuccio, se ti capita di rileggerlo e trovi qualcosa che non ti piace, scrivimelo, per favore.
Grazie di cuore Smile

@ Giampiero Pieri
Grazie Giampiero del commento. Sì, alcune parti le avevo già tagliate e credevo bastassero. Senza dubbio devo rileggerlo altre volte, visto i commenti ricevuti e benvenuti. Mi scrivi che in certi momenti ti sei perso, che mi sono dilungato; mi farebbe piacere se mi scrivesti quali parti non ti sono piaciute o ti hanno distratto.
Grazie di cuore Giampiero Smile

@ Luca Curatoli
Grazie Luca del commento. Mi fa piacere che ti sia piaciuto. Mi fa molto piacere saperti che abbia apprezzato l'immagine delle tute. Se per caso lo rileggi e noti qualcosa che non ti quadra te ne sarò grato se me lo scrivi.
Grazie di cuore Luca Smile

@ Daniela Micheli
Grazie Daniela del commento. Anche tu, come altri, lo trovi incompiuto, frastagliato. Senz'altro lo devo rileggere altre volte e limare alcuni particolari. Solo una cosa: se ti capiterà (?) di, così per caso, di ripensare a qualche parola di questo racconto, rileggilo: i film di Ken Loach non sono adatti ad ogni momento.
Grazie di cuore Daniela Smile

Di nuovo grazie.
https://www.youtube.com/watch?v=E2dgMNm64Mg
Per una buonanotte
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MessaggioTitolo: Re: CORSA SEMPLICE - MARCO MIGLIORISI   CORSA SEMPLICE - MARCO MIGLIORISI Icon_minitime28/4/2010, 05:21

Sono le 5 del mattino, forse non è un'ora adatta per questa lettura, piuttosto ermetica; non è la storia in sè che mi ha colpito, ma questo suo scorrere lento tre il paesaggio esterno, la fabbrica e i suoi uomini che non esistono più, il decadimento della vita e i ricordi interni.
E' un racconto fatto più che di parole, di sensazioni.


Il biglietto lo conservo, ma butto via quello del giorno prima, come ogni giorno.

In questa frase ci vedo la rassegnazione, ma anche la voglia di ricominciare.
Di sicuro ci sono frasi riferite al tempo che è passato, molto amare, forse di delusione, ma in fin dei conti è sempre così, guardandoci alle spalle e vedendo le nostre aspettative "di allora" che non si sono realizzate, non possiamo che sospirare scuotendo la testa. Sì, forse sarebbero potute andare meglio tante cose, ma non ce lo scordiamo, avrebbero potuto anche andare peggio.
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MessaggioTitolo: Re: CORSA SEMPLICE - MARCO MIGLIORISI   CORSA SEMPLICE - MARCO MIGLIORISI Icon_minitime29/4/2010, 12:54

Ciao Rita, grazie di essere passata. Le 5 del mattino... questa sarebbe l'ora quando l'uomo medio è nella quarta fase REM, quella dei pensieri... chissà... forse hai scelto il momento migliore...
Sì, il concetto del tempo è spesso presente, come variabile dinamica del ricordo. A dire la verità, in questo racconto c'è uno spaccato di quello che osservo nel mondo che mi circonda, frammenti d'esso miscelati ad azioni, alcune personali altre meno, in modo da ottenere una nuova musica come uno spartito suonato su strumenti non originariamente destinati alla composizione ideata.
Mi piace il modo come hai interpretato la frase finale: mi spiega come hai immaginato le mie parole. Se leggi con un'altra ottica potresti trovare altri significati, ma credo tu abbia letto ascoltando l'eco del tuo cuore, quindi per quale motivo accordare questo strumento su altre scale sfasandone i preziosi e personali armonici?
Ciao e grazie del passaggio (passaggio anche in senso che mi hai fatto viaggiare dentro la tua mente).
Ti auguro una buona giornata.
PDG Martedì
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MessaggioTitolo: Re: CORSA SEMPLICE - MARCO MIGLIORISI   CORSA SEMPLICE - MARCO MIGLIORISI Icon_minitime

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