RegistratiIndiceCercaAccedi

Condividi
 

 Profeti di speranza. Padre Davide Maria Turoldo.

Andare in basso 
AutoreMessaggio
Franca Bagnoli
Star
Star
Franca Bagnoli

Numero di messaggi : 1679
Data d'iscrizione : 02.04.10

Profeti di speranza. Padre Davide Maria Turoldo. Empty
MessaggioTitolo: Profeti di speranza. Padre Davide Maria Turoldo.   Profeti di speranza. Padre Davide Maria Turoldo. Icon_minitime5/5/2010, 06:21

Padre David Maria Turoldo , dell’ Ordine dei Servi di Maria, fu ordinato sacerdote nel 1940. È stato un uomo di Dio che ha avuto fiducia nell’ uomo alla cui concretezza e quotidianità ha saputo guardare con attenzione e amore. Non solo è stato im sintonia con il Concilio Vaticano II ma, come è stato notato da alcuni suoi biografi, ne preparò la via e ne anticipò le tematiche. La sua fede nell’ universalità dell’ uomo, non avulso da Dio ma riconciliato con Lui, con la natura e con tutti gli altri uomini, lo portò a dare un contributo alla Resistenza, dal ‘ 43 al ’45, collaborando a un foglio clandestino intitolato “L’ uomo” diffuso dal Convento dei Servi. Il fondamento teologico dell’ amore turoldiano per l’ uomo è l’ incarnazione di Cristo che fuga ogni sospetto di antropocentrismo “pagano” e che, secondo me, rappresenta un felice intreccio tra la dimensione orizzontale e quella verticale della vita umana. La sua posizione esprime bene un concetto molto usato ai tempi del Concilio Vaticano II : valore e autonomia delle realtà terrene.
La sua poetica, considerata dai critici una delle più alte espressioni della poesia religiosa, canta la bellezza di Dio e dell’ uomo ma sa guardare anche la debolezza e la sofferenza umane. Mentre scrivo queste note, sentendomi assolutamente inadeguata a penetrare tutta la forza spirituale, morale e civile dei “miei” Profeti di speranza, mi sto dicendo che, davvero, Dio mi ha fatto un grande dono facendomene conoscere tanti di persona. Padre Turoldo l’ ho conosciuto alla Cittadella di Assisi dove un giovane regista, Roberto Carusi, volle rappresentare un Oratorio di Turoldo intitolato “La morte ha paura”- Roberto invitò gli ospiti della Cittadella ad improvvisarsi attori per realizzare lo “spettacolo” nella Basilica di San Francesco. Il progetto era ambizioso in sé e soprattutto per la promessa della presenza dell’ Autore, fattaci da Roberto. Offrii subito la mia disponibilità, con tutta la mia incoscienza e il mio entusiasmo. Iniziammo l prove in un locale di San Francescuccio, prove che durarono pochissimo perché il tempo stringeva. Mio marito sghignazzava, prendendomi in giro e sottovalutando l’ evento. Ma una sera tornò alla Cittadella con gli occhi fuori dalle orbite. “Tutta Assisi è piena di manifesti che annunciano il vostro spettacolo” – disse. Io non infierii, limitandomi ad invitarlo a venire a vederci. Eravamo 23. La sera prima dello spettacolo venne, puntuale, Turoldo, con la sua stazza imponente e la voce da basso. Seguì la prova generale per una decina di minuti dopo di che, esplose: “No. No! Così non va. Meglio non farne niente” Ammutolimmo tutti. Roberto, accasciato sulla sedia dove avrebbe dovuto impersonare l’ Arcivescovo Romero, sembrava il classico cane bastonato. Il cuore di Turoldo si sciolse nella tenerezza che gli era abituale. “Su, su, ragazzi! Rimettetevi all’ opera. Ci vediamo domani sera” E venne quel “Domai sera” E fu un trionfo. La Basilica era gremita e, alla fine della nostra prestazione ci accolse un lungo applauso. A Padre David brillavano gli occhi. Ci lasciò per andare a riposare. Credo che fosse già ammalato del cancro che se lo portò via. Noi, alla Cittadella, fummo festeggiati con torta e spumante. Ognuno di noi ebbe una piccola locandina-ricordo. L’ ho incorniciata e appesa alla parete di un mio piccolo studio che ora è diventato la stanza dei miei nipotini quando vengono a trovarmi a Pescara dalla lontana Boario.
Voglio chiudere questo mio ricordo di Padre Turoldo con una sua poesia:



E NON CHIEDERE NULLA

Ora invece la terra
si fa sempre più orrenda:

il tempo è malato
i fanciulli non giocano più
le ragazze non hanno
più occhi
che splendono a sera.

E anche gli amori
non si cantano più,
le speranze non hanno più voce,
i morti doppiamente morti
al freddo di queste liturgie:

ognuno torna alla sua casa
sempre più solo.

Tempo è di tornare poveri
per ritrovare il sapore del pane,
per reggere alla luce del sole
per varcare sereni la notte
e cantare la sete della cerva.
E la gente, l'umile gente
abbia ancora chi l'ascolta,
e trovino udienza le preghiere.

E non chiedere nulla.
Torna in alto Andare in basso
http://www.francamente.ning.com
 
Profeti di speranza. Padre Davide Maria Turoldo.
Torna in alto 
Pagina 1 di 1

Permessi di questa sezione del forum:Non puoi rispondere agli argomenti in questo forum
 :: Prosa e Poesia :: Prosa-
Vai verso: