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 Profeti di speranza. Lorenzo Milani

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Franca Bagnoli
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Franca Bagnoli

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MessaggioTitolo: Profeti di speranza. Lorenzo Milani   Profeti di speranza. Lorenzo Milani Icon_minitime6/5/2010, 05:27

Lorenzo Milani, quando nasce il 27 maggio 1923, è già titolare di molti privilegi.
La sua famiglia possiede ville e villini e vanta illustri intellettuali: il padre è professore universitario, il nonno Luigi un notissimo archeologo.
Quando Lorenzo frequenta le elementari, viene accompagnato a scuola da una delle macchine della famiglia, guidata dall' autista. Ma forse nel piccolo Lorenzo già si sta sviluppando il buon seme che lo porterà al rifiuto della ricchezza. Vergognandosi di farsi vedere dai suoi compagni scendere da una macchina lussuosa con tanto di autista, scende a un centinaio di metri dalla scuola che raggiunge a piedi.
Fu proprio il patrimonio culturale ereditato dalla sua famiglia e in particolare l' amore per la pittura, a spingere Lorenzo su quel cammino che la Provvidenza ha tracciato per lui. Affascinato dalla pittura sacra e poi dalla liturgia cattolica, prende la decisione che sorprende la famiglia: a venti anni entra nel Seminario di Cesello in Oltrarno e dopo quattro anni viene ordinato Sacerdote.
Il caso vuole che il Proposto di S. Donato, ormai vecchio, abbia bisogno di un assistente. Il Cardinale Elia Della Costa gli manda "un certo don Milani". S. Donato è vicina a Prato dove l' industria tessile è molto fiorente.
I telai non cessano il loro rumore né giorno, né notte. Molti giovani di
S. Donato vanno a lavorare a Prato e alcuni di loro sono poco più di ragazzini. I turni sono massacranti, i salari bassi. A S. Donato c' è la Casa del popolo e ci sono molti comunisti che la frequentano. Don Lorenzo studia attentamente l' ambiente dove dovrà lavorare. Si rende conto dello sfruttamento dei giovani lavoratori e decidedi aprire per loro una scuola serale. Non vuole fare un facile proselitismo. Vuole capire, ascoltare, riscattare la dignità del lavoro attraverso lo stesso strumento che userà più tardi nella scuola di Barbiana: la cultura. Proprio per facilitare il dialogo evita di alzare barriere, a cominciare da quelle religiose. In nessuna delle pareti della scuola di S. Donato sarà appeso il Crocifisso. I giovani accorrono numerosi alla scuola. Don Lorenzo è un bravo insegnante: sa molte cose e sa dirle bene. Ai suoi allievi dice che il male e il bene non stanno tutti dalla stessa parte. C' è del bene nei comunisti e del male nei preti. Si rende conto che democristiani e comunisti sono entrambi materialisti e che il materialismo ateo è presente anche nel clero. "Un popolo intimamente cristiano - dice -avrebbe saputo esprimere il suo giusto bisogno di rivoluzione senza perdere per questo la sua fede". Condanna rituali insignificanti come le processioni, eventi più folkloristici che spirituali. E constata che la fede del popolo è una fede debole, superficiale. I poveri guardano al modello di vita consumistico che li allontana dal messaggio evangelico.
Quando il 18 aprile 1948 la DC conquista la maggioranza assoluta, don Lorenzo scrive: "Per un prete quale disgrazia più grande? Essere liberi, avere in mano Sacramenti, Camera, Senato, stampa, radio, campanili, pulpiti, scuola e con questa dovizia di mezzi divini e umani, raccogliere il bel frutto di essere derisi dai poveri, odiati dai più deboli, amati dai più forti". Nel luglio 1949 Il S. Uffizio decreta la scomunica per i cattolici che siano iscritti o appoggino il partito comunista. Nelle elezioni amministrative di tre anni dopo, i vescovi toscani invitano a votare per la DC. Don Lorenzo obbedì. Dal pulpito rese nota l' indicazione di voto dei vescovi, aggiungendo che non c' era altro da fare che scegliere i candidati migliori della DC, privilegiando i sindacalisti ed escludendo i candidati che non appartenevano alla DC. Per questa precisazione il Cardinale Della Costa gli ordinò il silenzio. Alle politiche del 1953 don Lorenzo fa una distinzione tra cattolici solo battezzati e non praticanti e cattolici praticanti. " Non si può imporre agli unI e agli altri la stessa legge. Non è corretto chiedere ai non cattolici di difendere i diritti religiosi......Nel gioco democratico non c' è posto per diritti considerati oggettivi da una minoranza. Non si poteva chiedere, dopo sette anni di malgoverno, che i non cattolici votassero DC.....Al disoccupato e al senza tetto che non ha fede non si può offrire riforme che lo raggiungeranno dopo la sua morte o dopo che i suoi figlioli saranno già stati marcati nella salute o nell' istruzione......... E poi non si addice a noi cattolici erigerci a paladini del sistema democratico quando dichiariamo di essere indifferenti alla forma di governo e benediciamo Franco, il dittatore spagnolo, al pari di De Gasperi. Non resta al povero nessun motivo razionale per votare DC. Gli restava solo il motivo religioso: un atto di fede e di obbedienza alla Chiesa". Una conclusione amara che penso sia costata a don Milani molta sofferenza. Parla di obbedienza alla Chiesa che certamente amava ma non dice: "Obbedienza a Dio".
Quando la Richard Ginori licenziò centinaia di lavoratori, i partiti politici di Calenzano organizzarono un' iniziativa per solidarizzare con i licenziati, nella saletta del Circolo ACLI della Concordia. Don Lorenzo era presente e, invitato a parlare, disse: " A dir la verità ero venuto per ascoltare ma, dal momento che mi invitate ad esprimermi, devo confessare che, in quanto cattolico, mi sento correo della vostra situazione perché ho votato per il partito che di fatto geverna e consente ai padroni di licenziare impunemente.
Quando morì don Pigi che aveva protetto don Lorenzo, il conflitto fra lui e i preti che lo avversavano, esplose. Nonostante non si fosse trovato negli scritti e nelle parole di don Milani niente che fosse in contrasto con la dottrina della Chiesa Cattolica, fu allontanato da S: Donato. A questo esilio contribuì senza dubbio il libro "Esperienze pastorali" nel quale don Lorenzo denunciava il materialismo che si era insinuato nei cattolici e nel clero. Don Lorenzo soffrì un dolore indicibile per l'allontanamento dalla scuola di S. Donato. Il suo confessore racconta che, nei loro colloqui, diverse volte Lorenzo scoppiava a piangere come un bambino.
L' uomo che scrisse la famosa lettera ai Cappellani militari "L'obbedienza non è più una virtù" , obbedì ancora una volta. Fece i bagagli e partì per un paesino sperduto tra i monti del Mugello.
Ma le vie della Provvidenza sono infinite. Barbiana divenne il luogo di riscatto di tanti ragazzini scartati dalla scuola di Vicchio. Per loro don Lorenzo fondò una scuola che funzionava dal mattino alla sera. E non c'erano vacanze. Molte pietre scartate divennero grazie a don Milani, testate d' angolo. Lorenzo fu sempre dalla parte degli ultimi, vivendo in povertà e continuando a dire le sue scomode verità.
In una sua lettera, parlando di un ignobile inganno perpetrato dal "signorino", padrone di molti poderi in regime di mezzadria, ai danni di un contadino analfabeta, si chiedeva: " E se Adolfo (il contadino)avesse preso il forcone e avesse colpito il signorino, la misericordia di Dio avrebbe privilegiato Adolfo che per colpire ha usato il forcone o il signorino che ha colpito con la penna?". Adolfo aveva chiesto al signorino di dotare la sua povera casa di luce elettrica. Il signorino aveva promesso ma poi gli aveva fatto mettere la sua stentata firma su un modulo che serviva solo a dare informazioni, senza alcun impegno.
A 42 anni don Lorenzo morì di cancro. Ora riposa sotto la terra di Barbiana.
Una piccola lapide porta inciso il nome del Profeta. Intorno, il silenzio dei monti del Mugello. A noi resta l' immensa eredità che ci ha lasciato.
Non possiamo dissiparla. Dobbiamo cercare di farla fruttificare ancora e ancora.
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MessaggioTitolo: Re: Profeti di speranza. Lorenzo Milani   Profeti di speranza. Lorenzo Milani Icon_minitime2/12/2010, 18:25

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