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 IL CASO DEL CAMMELLO ZOPPO - MARIO MALGIERI

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MessaggioTitolo: IL CASO DEL CAMMELLO ZOPPO - MARIO MALGIERI   IL CASO DEL CAMMELLO ZOPPO - MARIO MALGIERI Icon_minitime12/5/2010, 21:24

«Una notte un uomo si svegliò in mezzo al deserto, senza sapere quanto aveva camminato, né perché.  La luna illuminava la sabbia e vicino a lui non vide né orme né anima viva ad eccezione di un cammello che si allontanò zoppicando.  
Cosa ne dice amico mio, quali deduzioni riesce a trarre da questa insolita situazione?»
Alto, magro, lo sguardo vivace, i modi misurati e decisi, il mio amico Sherlock Holmes pareva divertito. La nostra ennesima discussione sui limiti del metodo deduttivo si protraeva da oltre un’ora e la situazione che mi ero appena inventata doveva servire ad avvalorare la mia tesi: esistono enigmi che non possono essere risolti alla luce della sola logica applicata a quanto è dato di osservare.
Holmes stava accendendo la pipa con la solita lentezza, un espediente, come avevo imparato, per dare tempo al suo meraviglioso cervello di classificare le informazioni, organizzarle e trarne conclusioni fuori dalla portata della maggioranza delle menti umane.
Io ne approfittai per alzarmi dalla poltrona e avvicinarmi alla finestra: avevo udito il rumore di una carrozza che pareva essersi fermata proprio davanti alla nostra casa, al numero 221B di Baker Street.
Guardai verso la strada e vidi effettivamente una carrozza ripartire; alla luce delle due lanterne davanti alla porta potei scorgere un uomo che si guardava intorno con aria un poco incerta.
La voce di Holmes distolse la mia attenzione: «In fondo è elementare, caro Watson, la cosa è molto chiara.»  Ero davvero curioso di sentire le conclusioni di Holmes: io stesso, che pure avevo inventato la situazione, non avevo la minima idea circa una possibile risposta, ma il mio amico fu interrotto da un ripetuto bussare al portoncino d'ingresso.
Andai ad aprire la porta non senza essermi assicurato di avere in tasca il mio revolver. Troppi nemici si era fatto Holmes per trascurare questa precauzione.
Aprii tenendo la mano in tasca, ben stretta sulla mia arma, e mi trovai davanti una persona d'aspetto francamente insolito ma, almeno così mi parve, per nulla minaccioso.
L’uomo, un giovane sulla trentina dal volto glabro, indossava abiti leggeri di foggia strana, certamente inadatti al clima di quella notte d'inverno, inoltre appariva trasandato in tutta la sua persona e portava sul naso un paio di spessi occhiali da vista con una montatura insolita. Nella mano sinistra reggeva quella che pareva essere una grossa borsa da viaggio.
«Il dottor Watson, suppongo?» Notai il suo perfetto accento di Oxford.
«Sì signore, ma non credo di averla mai incontrata prima. Lei è...?»
«Il mio nome non ha importanza al momento. Ho grande urgenza di parlare col signor Holmes per una questione che di sicuro lo interesserà molto.»
Anch'io ero curioso di saperne di più su quello strano personaggio, così lo accompagnai nello studio dove lo sconosciuto, trascurando ogni regola di buona creanza, si rivolse immediatamente al mio amico che da parte sua, ne ero certo, aveva già iniziato a studiarne attentamente l'aspetto e il comportamento.
«Signor Holmes, io sto per raccontarle una storia incredibile, ma prima di giudicarmi pazzo mi lasci finire, poi potrà farmi tutte le domande che vorrà.»
«La prego signore, si sieda e vada avanti, io non do mai giudizi affrettati e soprattutto non mi baso su sensazioni personali. Solo i fatti e le loro connessioni m’interessano.»
Holmes tirò una boccata dalla sua pipa, disponendosi ad ascoltare con attenzione.
«Signor Holmes, ho la certezza che qui a Londra stia per essere commesso uno spaventoso delitto. So chi saranno le vittime, ma non conosco le modalità dell'uccisione né chi sia l’assassino.»  
Holmes si limitò a guardarlo con interesse, ma non fece domande. Il giovane si sentì incoraggiato a continuare.
«Ci sono due cose che per il momento le chiedo di accettare senza spiegazioni: le vittime scompariranno intorno alla mezzanotte del 5 Febbraio. La seconda è che la polizia non si occuperà della loro sparizione e sarà inutile cercare documenti ufficiali relativi a quelle persone: sarà come se non fossero mai esistite, salvo per un particolare che le svelerò in seguito.» Il suo sguardo cadde istintivamente sul borsone che aveva appoggiato sul pavimento, accanto a sé.
Vi fu una pausa mentre Holmes, imperturbabile, emetteva una nuvoletta di fumo. Il mio amico si prese ancora il tempo di vuotare con estrema attenzione la sua pipa in un bel posacenere di onice così io sentii il bisogno di riempire quel silenzio:
«E voi conoscete l'identità delle vittime?»
«Certamente, si tratta di un famoso Baronetto, di una principessa indiana sua consorte e del loro devoto servitore francese. Inoltre temo per la vita anche di un noto investigatore e del suo amico e cronista. I loro nomi…»
«… i loro nomi a questo punto non sono un segreto» lo interruppe Holmes, «e se ci pensa un istante, pure il mio amico Watson non avrà dubbi, dico bene dottore?»
In realtà mi era chiaro solo il riferimento all’investigatore e al suo amico. La cosa stava prendendo una piega che non mi piaceva per nulla, così mi limitai a un vago cenno d’assenso. Holmes sorrise e si rivolse di nuovo allo sconosciuto:
«Credo che ora ci dobbiate qualche spiegazione, a iniziare dal vostro nome, ma prima vediamo quanto io sia riuscito a capire. La sto osservando da quando è entrato.  Lei è certamente una persona di cultura, che legge e scrive molto. Vedo che ha un paio di occhiali molto interessanti, la montatura mi è sconosciuta e le lenti... potrei osservarle da vicino, per favore?». Avuto tra le mani l'oggetto, Holmes lo esaminò con cura e poi lo restituì.
«Come sospettavo, non sono di cristallo, sono troppo leggere e non sono fredde al tatto, quindi è un materiale più tenero e di natura diversa, come le ha avute?»
«Glielo dirò dopo, se non le spiace, ma è solo un dettaglio.»
Holmes annuì e proseguì il discorso: «Il suo polsino destro è macchiato d’inchiostro di tre diversi colori, il che mi fa pensare a uno scienziato che scrive delle relazioni corredate da grafici. Per restare nella cultura, lei parla con un impeccabile accento di Oxford, ma usa alcune espressioni con un significato leggermente diverso del solito. Ho notato pure le sue scarpe: seppure in condizioni di pulizia francamente deplorevoli, hanno lo stile inconfondibile di Spencer & Oldford in Carver Street. Ma questo specifico modello non compare nel loro catalogo, ne sono certo perché il mio amico qui presente si serve da loro ed io lo ho accompagnato spesso per aiutarlo nella scelta. Il resto del suo abbigliamento poi appare sicuramente eccentrico, oltre che del tutto inadeguato al clima di questo periodo.  Un’altra cosa interessante è quella borsa.» Indicò con la pipa l'oggetto «Pare fatta di pelle scura, ma osservando quei graffi profondi ho notato che il materiale sottostante è di colore diverso, inoltre il reticolo delle piccole rughe, sebbene ben imitato, è troppo regolare per essere naturale. Quindi, come le lenti, anche la borsa è fatta di un materiale che non conosco e, per quanto ne so, non esistente in natura.»
«E' vero, signor Holmes, si chiama "pelle sintetica" ed è realizzata con i derivati del petrolio.»
«Molto interessante, e questo rafforza le mie conclusioni. Ed ecco i fatti: lei dunque è uno scienziato, usa oggetti costruiti con materiali sconosciuti, parla un inglese insolito e ha comprato da Spencer & Oldford un modello di scarpa mai prodotto. Inoltre è venuto a parlarmi di un delitto che ancora non si è compiuto.
Vede, come ben sa il mio amico Watson io ho una mia regola ferrea: quando hai eliminato l'impossibile, qualsiasi cosa resti, per quanto improbabile, deve essere la verità. In questo caso una sola conclusione si accorda con i fatti.»
Una certa teatralità fa parte del carattere di Holmes e, infatti, si prese qualche secondo di tempo per completare il suo ragionamento.
«Lei, caro signore, pretende di provenire dal futuro e, pur apparendo tutto ciò abbastanza folle, io sono incline a prestarle fede.»
Io guardai il mio amico chiedendomi se avesse esagerato con l’ultima dose di cocaina, ma lo sconosciuto mi sorprese ancora di più:
«Signor Holmes, i miei complimenti: è tutto esatto o quasi, io sono uno scienziato. Non provengo dal futuro ma ho compiuto alcuni viaggi nel tempo a bordo di una macchina di mia invenzione ed è durante uno di questi viaggi che ho appreso dell’imminente delitto, oltre che essermi procurato questi oggetti che l’hanno messa sulla pista giusta.»
Io avevo fatto un balzo sulla poltrona. Il viaggio nel tempo? La mia mente scientifica si ribellava alla stessa idea, si trattava di un’assurdità bella e buona ed ero stupito che Sherlock, così razionale, stesse dando peso alle parole di un folle o di un impostore dagli scopi poco chiari.
Non mi potei trattenere: «Ammesso che sia tutto vero, perché si è rivolto al signor Holmes? Non poteva semplicemente salire sulla sua macchina e farsi portare sul luogo e sul momento del delitto in modo da impedirlo?»
«Lei ha ragione, ma sfortunatamente… ha certo letto sul Times dell’incendio che ieri sera è scoppiato in periferia, verso Greenwich. Ebbene la mia macchina del tempo ha avuto un qualche guasto e ha dato fuoco alla mia casa, al mio laboratorio e agli appunti che vi tenevo. Temo che passeranno anni prima che io possa costruirne un’altra».
Holmes di sicuro aveva notato la mia espressione scettica, ma si rivolse allo sconosciuto ignorandomi completamente mentre traeva dalla tasca il suo orologio.
«Dunque, visto che siamo vicini alla mezzanotte del 3 di Febbraio, occorre agire in fretta per evitare che questi delitti siano compiuti. Ho già in mente quale sarà la nostra prima mossa.»

Due sere dopo, lo sconosciuto, Holmes, io stesso e una quarta persona ci trovavamo in un salottino riservato del Reform Club, uno dei più esclusivi di Londra.
A prima vista poteva sembrare un normale incontro serale tra gentiluomini: eravamo seduti su comode poltrone di pelle e presto fummo avvolti in una nebbiolina di fumo azzurrognolo; davanti a noi, i bicchieri di ottimo brandy mandavano riflessi ambrati alla luce di un lampadario di cristallo e della fiamma di un caminetto.
Io e Holmes eravamo seduti ai lati opposti del tavolino. Alla mia destra stava un uomo alto e di aspetto nobile. Era il più anziano del gruppo oltre a essere socio del club. Vestiva uno smoking impeccabile e fumava un costoso sigaro. La corporatura era appesantita dagli anni e dall’inattività. Il suo nome era Phileas Fogg. Da tempo si era ritirato nella sua vecchia casa di Saville Row in compagnia della moglie Aouda, una bellissima principessa indiana di molti anni più giovane. Entrambi erano accuditi da Passepartout, un servitore francese che diciannove anni prima aveva accompagnato Fogg nell’impresa che lo aveva reso famoso:  per una scommessa di ventimila sterline portò a termine, tra l’ottobre e il dicembre 1872, il giro del mondo in soli ottanta giorni tra inconvenienti e pericoli di ogni genere. In cambio, oltre al denaro, ne ricavò il titolo di Baronetto e la moglie Aouda, incontrata in India in circostanze drammatiche.
L’ultimo membro del gruppo era il più giovane e col suo abbigliamento trasandato e il fare impacciato pareva francamente fuori posto. Ci aveva appena rivelato il suo nome, George, affermando curiosamente che il suo vero cognome era sconosciuto persino a lui stesso. Ci stava esponendo la ragione delle sue preoccupazioni:
«… e così, entrai in una biblioteca, o dovrei dire entrerò, visto che mi trovavo nel 2012, e per pura curiosità mi misi a fare una ricerca su Londra all’epoca della mia partenza, cioè tra due giorni. Benché la documentazione fosse esaustiva e trattasse anche di persone di minor spicco, non trovai traccia di lei, Sir Fogg, della sua famiglia e della sua impresa. Così come le testimonianze sulle vostre avventure, signor Holmes e dottor Watson, si fermavano misteriosamente alla data di domani.» George aveva portato con sé la sua borsa, si chinò e ne estrasse due libri. «Guardate i titoli: “Uno studio in rosso” e questo: “Il segno dei quattro”. Li ricorderete di certo, entrambi narrano di vostre imprese; ebbene, questi libri sono stati pubblicati prima di oggi. Dopo, per quanto abbia cercato, più nulla.»
Holmes pareva impassibile. Guardò il suo orologio e prese la parola.
«Come le ho già spiegato, Sir Fogg, io ritengo attendibile quanto ci racconta il nostro George. Ma sapremo presto la verità: sono le 23 e le date che egli ci ha fornito mi fanno ritenere che il potenziale omicida sarà qui entro pochi minuti.»
Con un effetto teatralmente impeccabile, proprio in quel momento si udì bussare alla porta del salottino.
Io impugnai il revolver e Holmes fece un silenzioso gesto di assenso a sir Fogg: «Avanti» disse quest'ultimo a voce alta.
Entrò un cameriere recando un vassoio sul quale era posato un biglietto da visita
«Questo signore chiede di vederla, Sir.»
Phileas Fogg lesse ad alta voce:
«Jules Verne, scrittore. Lo faccia entrare per favore.»
«Metta via quell’arma,» mi ordinò Holmes, «credo non sia necessaria.»
«Buonasera, mi chiamo Jules Verne, sir Phileas Fogg, suppongo?»
Furono fatte le presentazioni, poi il signor Verne aprì una borsa e ne estrasse un manoscritto rilegato in cartoncino bianco: «Questo è il manoscritto originale di un mio romanzo. Prego, osservate il titolo» e così dicendo lo sollevò in modo che tutti lo potessimo vedere.
Il primo a leggerlo ad alta voce fu Holmes che non seppe trattenere un moto di sorpresa «"Il giro del mondo in ottanta giorni"! Esso tratta per caso dell'impresa compiuta anni orsono dal nostro sir Phileas Fogg?»
«No signore. Esso non "tratta" di quell'impresa: esso "è" quell'impresa. Tutto ciò che avvenne, tutte le persone che ne sono state coinvolte, dal buon Passepartout alla principessa Aouda, dallo stupido poliziotto Fix agli acrobati cinesi, tutto questo vive perchè io l'ho scritto. Anche lei, signor Holmes ha certo un Autore, e lei professor George, il suo Autore io l’ho conosciuto, si chiama Herbert George Wells; pure lei dottore, voi tutti vivete perché qualcuno vi ha creati e vi ha fatto come siete. Forse anch’io, tutti siamo qui perché un Autore ha scritto qualcosa dove noi recitiamo una parte, da protagonisti o magari solo da comprimari che vivono in una riga e poi svaniscono.»
Il silenzio era rotto solo dal crepitare del camino.
Il signor Verne abbassò il libro, guardò negli occhi Phileas Fogg che era rimasto come impietrito e gli parlò con una vena di vero dolore nella voce «E lei, mia creatura, è il protagonista di una storia che ho deciso di non pubblicare, il romanzo che ho scritto mi ha deluso. Dopo averlo riletto e dopo aver meditato a lungo ho deciso che non merita di essere dato alle stampe.»
Holmes, visto che Sir Fogg non sembrava in grado di replicare, intervenne bruscamente: «Lei non ha diritto di fare questo, signor Verne!»
«Certo che ne ho il diritto: io ho creato quei personaggi e solo io posso decidere se essi debbano vivere o morire.»
«Qui si sconfina nella filosofia, signor Verne. Ma io sono fermamente convinto che né lei né nessun altro abbia il diritto di decidere della vita di un uomo, un uomo badi bene, non un personaggio, una volta che questi sia stato messo al mondo. Del resto anche lei deve avere dei dubbi, se no perchè sarebbe venuto sino a Londra per comunicare a Sir Fogg questo gesto? Non poteva semplicemente distruggere il manoscritto nella sua casa di Parigi?»
Verne abbandonò l'atteggiamento aggressivo, fece un gesto come di rassegnazione e si sedette. Anche gli altri presero posto nelle poltrone, compreso Sir Fogg che non pareva essersi del tutto ripreso dalla sorpresa e dal terrore che dovevano averlo sopraffatto pochi istanti prima.
«Ha ragione signor Holmes. Io avevo dei dubbi, e prima di compiere quel gesto definitivo sono voluto venire qua, al Reform Club, per capire sino a che punto avrei potuto spingermi nella mia pretesa di essere un dio, padrone della vita e della morte di coloro che ho creato. Ora che ho conosciuto Phileas Fogg…»
Verne non completò la frase. Rimise la sua opera nella borsa e uscì quasi correndo. Nessuno di noi fece un gesto per tentare di fermarlo.
Più tardi il mio amico ed io scambiammo qualche parola sulla carrozza che ci stava riportando in Baker Street.
«Una serata da non dimenticare, mio caro Holmes. Se non fossi stato presente mi rifiuterei di credere a ciò che è accaduto. Ma mi dica, pensa che il signor Verne una volta tornato a Parigi tornerà sulla sua decisione?»
Holmes pareva assente, lo sguardo fisso fuori dal finestrino, e non parlò sino a quando fummo scesi davanti al portone di casa. La luce delle due lanterne, nella nebbia che avvolgeva tutta Londra, era solo un alone giallastro e il mio amico pareva avere il viso dello stesso colore quando sussurrò alcune parole che io ricorderò per sempre.
«La mia mente razionale non ha una risposta a tutte le domande che quest’avventura ha fatto sorgere. Per esempio, possiamo noi cambiare un futuro già scritto? Ma il quesito principale è un altro, caro Watson, ed è molto più inquietante del cammello zoppo di cui mi parlava due giorni fa: mi sto chiedendo chi sia il nostro autore e se i racconti che sta scrivendo siano degni di essere pubblicati.»

Il dottor Arthur Conan-Doyle finì di rileggere il manoscritto.
Era profondamente irritato. Il suo editore insisteva perché scrivesse ancora racconti polizieschi con Sherlock Holmes. Quel dannato investigatore saccente! Accidenti al momento in cui lo aveva ideato, ne era diventato schiavo e i risultati erano questi: un racconto raffazzonato, senza né capo né coda e quell’incipit: “Una notte un uomo si svegliò in mezzo al deserto…” e poi il cammello zoppo.  Ma perbacco, non c’entra proprio col racconto!
Con un gesto di stizza prese il manoscritto e lo gettò nel camino acceso.
Placato, si sedette ancora alla scrivania, tirò fuori un altro manoscritto cui stava lavorando, in quel caso con molta soddisfazione, impugnò la penna e tracciò una riga sulla prima pagina, sopra il titolo che recitava “Autobiografia”.
Con un ghigno sulle labbra scrisse il nuovo titolo: “Ucciderò Sherlock Holmes”. (1)



(1) NdA: Per i due lettori che non lo ricordassero,“Ucciderò Sherlock Holmes” è il titolo reale dell’autobiografia di A. Conan Doyle


Ultima modifica di PDG Giovedì il 13/5/2010, 06:57, modificato 3 volte
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MessaggioTitolo: Re: IL CASO DEL CAMMELLO ZOPPO - MARIO MALGIERI   IL CASO DEL CAMMELLO ZOPPO - MARIO MALGIERI Icon_minitime12/5/2010, 21:26

Buona sera a tutti, alla PDG di oggi in particolare, che saluto caramente.
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Daniela Micheli
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Daniela Micheli

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MessaggioTitolo: Re: IL CASO DEL CAMMELLO ZOPPO - MARIO MALGIERI   IL CASO DEL CAMMELLO ZOPPO - MARIO MALGIERI Icon_minitime12/5/2010, 22:54

Piatto ricco mi ci ficco Smile
Domani però...

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Franca Bagnoli
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MessaggioTitolo: Re: IL CASO DEL CAMMELLO ZOPPO - MARIO MALGIERI   IL CASO DEL CAMMELLO ZOPPO - MARIO MALGIERI Icon_minitime12/5/2010, 22:56

Sto meditando su come commentare questo racconto certamente interessante; surreale, fantascientifico, un po' giallo. Mi ha ricodato Pirandello e il suo "Sei personaggi in cerca d' autore". Domani tornerò per un commento più articolato. Ciao. Franca.


Ultima modifica di Franca Bagnoli il 12/5/2010, 22:57, modificato 1 volta
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MessaggioTitolo: Re: IL CASO DEL CAMMELLO ZOPPO - MARIO MALGIERI   IL CASO DEL CAMMELLO ZOPPO - MARIO MALGIERI Icon_minitime12/5/2010, 22:57

Confesso che io ho solo linkato di là ma non ho letto... questo è da mandare su carta Smile

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Fabio Marchiò
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MessaggioTitolo: Re: IL CASO DEL CAMMELLO ZOPPO - MARIO MALGIERI   IL CASO DEL CAMMELLO ZOPPO - MARIO MALGIERI Icon_minitime12/5/2010, 23:03

Urka!!!! Anaspando nello stagno dove son caduto, dopo ave rotto il ghiaccio ecco mi a commentare....commentare? E come posso fare? Che posso dire? Mi sento come Fantozzi, mi si è infeltrita la lingua e non vorrei altro fare che leggere, leggere il prima e il dopo e il durante, finchè non mi si chiudono gli occhi e il libro mi cade sul naso....
...ecco sento l'odore di un libro, le sue pagine, il dorso, bello da tenere in mano, da leggere, da passarci il tempo e immaginare quanto così ben descritto....
...insomma mi sento fuori posto, ma anche questa pagina la sento fuori posto, simile capacità e perizia merita ben altri onori che il mio.....insomma....non ho parole....
....anche se mi viene in mente un libricino con date e nomi di parenti che vien ritrovato bruciacchiato.....insomma sento puzza di penna di genialità superiore...altro che del giorno...
Ok basta con imbarazzanti smancerie, dire che son a occhi sbarrati e bocca paralizzata e poco, brava penna son felice di averti letto, lo considero un'onore.
Dopo questo meraviglioso "corto" (troppo corto, managgia!) buona notte!
ps e il cammello zoppo? dai dimmi come continua...... IL CASO DEL CAMMELLO ZOPPO - MARIO MALGIERI 575356
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Oroserio Sergio
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MessaggioTitolo: Re: IL CASO DEL CAMMELLO ZOPPO - MARIO MALGIERI   IL CASO DEL CAMMELLO ZOPPO - MARIO MALGIERI Icon_minitime12/5/2010, 23:04

Incredibile! Eh Eh; letto tutto d'un fiato, tenterò subito un commento, anche perché ora forse un po' di tempo lo trovo domani sera non so.
Allora mia cara Penna del Giovedì ti confesso subito che questo racconto rientra tra i miei generi preferiti. Mi appassionano tanto che alla fine sorvolo su gaff o imperfezioni. Mi dedico al "viaggio" che fa fare la storia. Ne ho lette tante di simili, mi fai tornare in mente "L'immaginazione al potere" , edito dalla collana Urania - Mondadori, ma ha tratti di fantasia presi da altri contesti; presi nel senso che, di certo, anche tu ami il genere. Nel tempo sarai stato suggestionato da film e romanzi...
Mi sono reso conto della lunghezza solo a fine lettura, piacevole e scorrevole. Dovrei continuarne a dirne bene, ma è tardi, poi se mi viene in mente altro te lo dirò, magari ieri o l'altro ieri. Buona notte e complimenti, mi è piaciuto davvero.


Ultima modifica di Oroserio Sergio il 12/5/2010, 23:07, modificato 1 volta
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MessaggioTitolo: Re: IL CASO DEL CAMMELLO ZOPPO - MARIO MALGIERI   IL CASO DEL CAMMELLO ZOPPO - MARIO MALGIERI Icon_minitime12/5/2010, 23:05

Non sai che ti perdi admin leggi leggi......orca paletta!!!non puoi andar a dormir senza leggere
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Daniela Micheli
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MessaggioTitolo: Re: IL CASO DEL CAMMELLO ZOPPO - MARIO MALGIERI   IL CASO DEL CAMMELLO ZOPPO - MARIO MALGIERI Icon_minitime12/5/2010, 23:08

Gnafò, ho avuto una giornata che metà basta: questo me lo stampo domattina, almeno un po' di danno agli aguzzini, per toner e carta, rigorosamente non riciclata.

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MessaggioTitolo: Re: IL CASO DEL CAMMELLO ZOPPO - MARIO MALGIERI   IL CASO DEL CAMMELLO ZOPPO - MARIO MALGIERI Icon_minitime12/5/2010, 23:22

a domani i commenti...per ora apprezzo il puro stile Conan Doyle! Complimenti!
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Annamaria Giannini
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MessaggioTitolo: Re: IL CASO DEL CAMMELLO ZOPPO - MARIO MALGIERI   IL CASO DEL CAMMELLO ZOPPO - MARIO MALGIERI Icon_minitime12/5/2010, 23:45

torno domani. Per ora ho letto e sono rimasta a bocca aperta!
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Alain Colas
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MessaggioTitolo: Re: IL CASO DEL CAMMELLO ZOPPO - MARIO MALGIERI   IL CASO DEL CAMMELLO ZOPPO - MARIO MALGIERI Icon_minitime13/5/2010, 00:35

Mi rifiuto di commentare mentre in sottofondo ho La Russa sul TG3.
Facciamo una colletta e regaliamogli un libro, non ne ha mai letto uno.
Cari partigiani continentali, non ho capito chi deve liberare e chi deve essere liberato.
A domani. (Il brano mi è piaciuto assaissimo)
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MessaggioTitolo: Re: IL CASO DEL CAMMELLO ZOPPO - MARIO MALGIERI   IL CASO DEL CAMMELLO ZOPPO - MARIO MALGIERI Icon_minitime13/5/2010, 07:56

Povero cammello, gobbo e pure zoppo. Sarà mica anche cecato?
A parte la battuta, questo pezzo è davvero forte, direi imbattibile.
Lo scritto è cesellato davvero sullo stile di Conan, i personaggi più che plausibili e la trama perfetta, non pende da nessuna parte.
Bellissima la frase " io ho creato quei personaggi e solo io posso decidere se essi debbano vivere o morire."
Questa è una verità inconfutabile, ogni autore partorisce i suoi personaggi e diventa responsabile della loro vita.

E sì, Conan ne aveva le tasche piene di Holmes, non lo sopportava più e lo voleva realmente eliminare, quindi la citazione è appropiata e colta.

Unica pecca: non c'è la solita nebbia! IL CASO DEL CAMMELLO ZOPPO - MARIO MALGIERI 575356
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MessaggioTitolo: Re: IL CASO DEL CAMMELLO ZOPPO - MARIO MALGIERI   IL CASO DEL CAMMELLO ZOPPO - MARIO MALGIERI Icon_minitime13/5/2010, 08:20

Buongiorno a tutti, la vostra PDG Giovediana è qui, prende un caffettino con una serie di biscottini e ritorna,
Volete favorire?
IL CASO DEL CAMMELLO ZOPPO - MARIO MALGIERI 545810


Ultima modifica di PDG Giovedì il 13/5/2010, 09:32, modificato 1 volta
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MessaggioTitolo: Re: IL CASO DEL CAMMELLO ZOPPO - MARIO MALGIERI   IL CASO DEL CAMMELLO ZOPPO - MARIO MALGIERI Icon_minitime13/5/2010, 08:32

Rieccomi per rispondere ai vostri commenti e inizio dal fondo (è più facile, il commento di Rita è qui, all'altezza del mio naso.

Intanto, carissimissima Rita, una tiratina d'orecchie: lei non mi sta attenta, a cosa pensa, alla primavera? (ma quale primavera, brrr)
La nebbia c'è, magari in fondo ma c'è e non poteva mancare: "La luce delle due lanterne, nella nebbia che avvolgeva tutta Londra, era solo un alone giallastro e il mio amico pareva avere il viso dello stesso colore quando sussurrò alcune parole che io ricorderò per sempre."
Grazie grazie grazie per gli aggettivi che hai usato, sono confusa, mi sto sbrodolando il caffè...
Quanto alla citazione, brava ad averla colta: io sono partita proprio da quel titolo per chiedermi come il buon Arturo avrebbe potuto uccidere definitivamente Holmes. Ci aveva già provato per mano del perfido Moriarty, ma poi era stato costretto a fare un'operazione che nemmeno Lui col buon Lazzoro avrebbe potuto fare di meglio. Very Happy
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MessaggioTitolo: Re: IL CASO DEL CAMMELLO ZOPPO - MARIO MALGIERI   IL CASO DEL CAMMELLO ZOPPO - MARIO MALGIERI Icon_minitime13/5/2010, 08:34

Alain Colas ha scritto:
Mi rifiuto di commentare mentre in sottofondo ho La Russa sul TG3.
Facciamo una colletta e regaliamogli un libro, non ne ha mai letto uno.
Cari partigiani continentali, non ho capito chi deve liberare e chi deve essere liberato.
A domani. (Il brano mi è piaciuto assaissimo)

La Russa??? What a Face oddio, avrai avuto gli incubi tutta la notte!
Grazie e a dopo
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MessaggioTitolo: Re: IL CASO DEL CAMMELLO ZOPPO - MARIO MALGIERI   IL CASO DEL CAMMELLO ZOPPO - MARIO MALGIERI Icon_minitime13/5/2010, 08:36

Annamaria Giannini ha scritto:
torno domani. Per ora ho letto e sono rimasta a bocca aperta!

Spero tu l'abbia chiusa nel frattempo: dormire a bocca aperta poi finisce che si russa... e magari si sogna La Russa come Alain! Shocked

Ciao e a più tardi Smile
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MessaggioTitolo: Re: IL CASO DEL CAMMELLO ZOPPO - MARIO MALGIERI   IL CASO DEL CAMMELLO ZOPPO - MARIO MALGIERI Icon_minitime13/5/2010, 08:38

Daniela Micheli ha scritto:
Gnafò, ho avuto una giornata che metà basta: questo me lo stampo domattina, almeno un po' di danno agli aguzzini, per toner e carta, rigorosamente non riciclata.

allora 250 copie e poi volantineggia davanti agli editori dell'Emilia, Romagna e dintorni. Chissà... Laughing
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MessaggioTitolo: Re: IL CASO DEL CAMMELLO ZOPPO - MARIO MALGIERI   IL CASO DEL CAMMELLO ZOPPO - MARIO MALGIERI Icon_minitime13/5/2010, 08:44

Oroserio Sergio ha scritto:
.... Nel tempo sarai stato suggestionato da film e romanzi...
Mi sono reso conto della lunghezza solo a fine lettura, piacevole e scorrevole. Dovrei continuarne a dirne bene, ma è tardi, poi se mi viene in mente altro te lo dirò, magari ieri o l'altro ieri. Buona notte e complimenti, mi è piaciuto davvero.

Si ecco, bravo ieri va benissimo oppure torna a una delle date citate e scrivemele come omaggio di compleanno (eheheh, mi divertono certi giochini, ora tutti a spulciare nei profili per controllare la data clown )
Felice ti sia piaciuto. Certo, ci sono echi di tante letture, urania inclusa, e il tema che ho trattato non è nuovo, c'è anche un mio racconto da qualche parte che già ne parla.
Grazie davvero e buona giornata.
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MessaggioTitolo: Re: IL CASO DEL CAMMELLO ZOPPO - MARIO MALGIERI   IL CASO DEL CAMMELLO ZOPPO - MARIO MALGIERI Icon_minitime13/5/2010, 08:50

Fabio Marchiò ha scritto:
Urka!!!! Anaspando nello stagno dove son caduto, dopo ave rotto il ghiaccio ecco mi a commentare....commentare? E come posso fare? Che posso dire? Mi sento come Fantozzi, mi si è infeltrita la lingua e non vorrei altro fare che leggere, leggere il prima e il dopo e il durante, finchè non mi si chiudono gli occhi e il libro mi cade sul naso....
...ecco sento l'odore di un libro, le sue pagine, il dorso, bello da tenere in mano, da leggere, da passarci il tempo e immaginare quanto così ben descritto....
...insomma mi sento fuori posto, ma anche questa pagina la sento fuori posto, simile capacità e perizia merita ben altri onori che il mio.....insomma....non ho parole....
....anche se mi viene in mente un libricino con date e nomi di parenti che vien ritrovato bruciacchiato.....insomma sento puzza di penna di genialità superiore...altro che del giorno...
Ok basta con imbarazzanti smancerie, dire che son a occhi sbarrati e bocca paralizzata e poco, brava penna son felice di averti letto, lo considero un'onore.
Dopo questo meraviglioso "corto" (troppo corto, managgia!) buona notte!
ps e il cammello zoppo? dai dimmi come continua...... IL CASO DEL CAMMELLO ZOPPO - MARIO MALGIERI 575356

Fabio, Fabio, mi confondi! Non nel senso che mi mandi in confusione, ma che mi confondi con una vera penna scrittrice. Io mi diverto a immagazzinare mille letture e poi, come la montagna che partorisce il topolino, a tirarne fuori qualche riga più o meno leggibile.
Qui ci sono alcuni dei personaggi cari alla mia adolescenza, io ho davvero girato il mondo con Phileas Fogg e ho viaggiato nel tempo con HG Wells, ho seguito le orme del Mastino di Baskerville con Holmes... avrei voluto metterci pure il capitano Nemo, i devoti figli del capitano Grant e tanti altri... ma poi quando avrei finito e chi mi avrebbe letto?
Grazie e un caro saluto
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MessaggioTitolo: Re: IL CASO DEL CAMMELLO ZOPPO - MARIO MALGIERI   IL CASO DEL CAMMELLO ZOPPO - MARIO MALGIERI Icon_minitime13/5/2010, 08:58

Faccio mio l' aggettivo fi Rita per il tuo pezzo: imbattibile. Hai saputo intrecciare sapientemente i vari generi letterari: fantascienza, giallo, surrelismo. E hai sviluppato il racconto con mano ferma e con il piglio dello scrittore di professione. Quasi, quasi ti invidio, ma qui l' invidia è verboten. Ti posso abbracciare o rifiuti l' abbraccio di una vecchietta?
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MessaggioTitolo: Re: IL CASO DEL CAMMELLO ZOPPO - MARIO MALGIERI   IL CASO DEL CAMMELLO ZOPPO - MARIO MALGIERI Icon_minitime13/5/2010, 09:05

Buongiorno PDG, buongiorno a tutti.
Da una piovosa, ventosa e fredda Genova sono stato trasportato in una nebbiosa e gelida Londra verso la fine dell'età Vittoriana, la Londra di Jack lo squartatore (vero), di Sherlock Holmes (falso ma che vero sembrava), dei club esclusivi dove l'ingresso era severamente vietato alle donne.
Interessante e documentato il tuo pezzo. Ci accomunano evidentemente letture giovanili e passione per quell'epoca.
Molto gradito, molto piaciuto, credo sia stato divertente per te scriverlo, traspare il piacere di scrivere e raccontare.
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MessaggioTitolo: Re: IL CASO DEL CAMMELLO ZOPPO - MARIO MALGIERI   IL CASO DEL CAMMELLO ZOPPO - MARIO MALGIERI Icon_minitime13/5/2010, 09:12

è vero, la nebbia c'è, mi ero persa nella trama, attrigante e avvolgente. IL CASO DEL CAMMELLO ZOPPO - MARIO MALGIERI 32513
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MessaggioTitolo: Re: IL CASO DEL CAMMELLO ZOPPO - MARIO MALGIERI   IL CASO DEL CAMMELLO ZOPPO - MARIO MALGIERI Icon_minitime13/5/2010, 09:13

Franca Bagnoli ha scritto:
Faccio mio l' aggettivo fi Rita per il tuo pezzo: imbattibile. Hai saputo intrecciare sapientemente i vari generi letterari: fantascienza, giallo, surrelismo. E hai sviluppato il racconto con mano ferma e con il piglio dello scrittore di professione. Quasi, quasi ti invidio, ma qui l' invidia è verboten. Ti posso abbracciare o rifiuti l' abbraccio di una vecchietta?

Ma grazie Franca, nonchè collega pdg Molto felice
"scrittore di professione" oibò, non ci avevo mai riflettuto... ma se penso ai vari Grsham, Follett, Brown... IL CASO DEL CAMMELLO ZOPPO - MARIO MALGIERI 23176 che certo sanno raccontare ma insomma, sopratutto su Brown avrei molto da ridire. Noi qui almeno lo facciamo per divertirci, con gioia e un pizzico di incoscienza.
Certo che l'accetto il tuo abbraccio, tu stessa ti definisci "nonna" e credo che i nonni siano una cosa meravigliosa. IL CASO DEL CAMMELLO ZOPPO - MARIO MALGIERI 899765
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MessaggioTitolo: Re: IL CASO DEL CAMMELLO ZOPPO - MARIO MALGIERI   IL CASO DEL CAMMELLO ZOPPO - MARIO MALGIERI Icon_minitime13/5/2010, 09:16

Mario Malgieri ha scritto:
Buongiorno PDG, buongiorno a tutti.
Da una piovosa, ventosa e fredda Genova sono stato trasportato in una nebbiosa e gelida Londra verso la fine dell'età Vittoriana, la Londra di Jack lo squartatore (vero), di Sherlock Holmes (falso ma che vero sembrava), dei club esclusivi dove l'ingresso era severamente vietato alle donne.
Interessante e documentato il tuo pezzo. Ci accomunano evidentemente letture giovanili e passione per quell'epoca.
Molto gradito, molto piaciuto, credo sia stato divertente per te scriverlo, traspare il piacere di scrivere e raccontare.
Proprio vero, Orso: mi sono divertita e ne ho pure approfittato per rileggere in parte alcuni dei libri citati... con occhi diversi da quelli di tanti anni fa, certo, ma sempre letture affascinanti.

Grazie pure a te per i complimenti
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