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 Turista per caso

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Franca Bagnoli
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Franca Bagnoli

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MessaggioTitolo: Turista per caso   Turista per caso Icon_minitime17/5/2010, 10:16

Il caso che mi ha reso turista per molti anni è la scuola. Prima di entrare nel favoloso (sembrava una favola interminabile ) stato d'insegnante di ruolo, ho girato come una randagia per un bel pezzo d'Italia. La cosa non mi dispiaceva perché i viaggi sono una delle mie passioni. Ma come erano faticosi! Quando insegnavo a Latina, una sessantina di chilometri da Roma dove abitavo, mi alzavo alle 5, andavo alla stazione con la mia 500 e prendevo il treno delle 7. Dalla stazione di Latina al centro ci sono 8 chilometri e bisognava prendere la corriera. Poi occorrevano 10 minuti a piedi per raggiungere gli edifici scolastici. Un anno istituirono i doppi turni nei due Istituti dove insegnavo con un incarico triennale. Fui così fortunata da accaparrarmeli tutti e due. Risultato: sveglia alle 5 e ritorno a casa alle 20.
Il caso, sempre la scuola, mi ha permesso anche viaggi non faticosi e bellissimi. Come commissaria per gli esami di maturità e come frequentatrice di corsi di aggiornamento, ho visto una buona parte dell' Italia meridionale: Taranto, Bari, Bitonto, Trani, Brindisi, i Sassi di Matera.....e Alberobello. Ve la immaginate una merenda in un freschissimo, bianco trullo, adagiato su un tappeto di terra rossa e circondato da ulivi secolari?
Prima di approdare a Latina, avevo insegnato due anni all'Aquila. Naturalmente non era possibile fare la pendolare. Andai ad abitare presso un'affittacamere che mi preparava anche i pasti. Dovevo fare una lotta continua per evitare di morire di esplosione gastrica. Mi riempiva i piatti. Io mi sforzavo di mangiare tutto per non offenderla ma lei interpretava il piatto vuoto come una richiesta di un bis e lo riempiva di nuovo. Dormivo in una stanzetta senza riscaldamento. La mattina i vetri della finestra erano ricoperti, all'interno, da una sottile lastra di ghiaccio. Insomma, dormivo in un frigorifero. Forse le mie ossa cominciarono a ribellarsi allora. Non so ora, ma a quei tempi L' Aquila era una città molto provinciale e pretenziosa. Ricordo che una mattina arrivò in sala professori una collega che, molto scandalizzata, ci annunciò che nel migliore caffè sotto i portici, un contadino aveva osato ordinare un the. "Ma mangiati pane e salame, razza di bifolco!" Questo non lo disse lei. Lo pensò la mia mente indignata e maliziosa. Però era ed è bella, L' Aquila. Ha molti edifici di vera bellezza architettonica. Nel Castello cinquecentesco c'è anche un mammuth perfettamente ricostruito. Dopo L'Aquila il mio randagismo mi portò ad Ostia. Ricominciò il pendolarismo e iniziarono i guai con i presidi. Quello di Ostia odiava gli scioperi. Ne era stato indetto uno sotto Natale. Il preside ci pregò di fare ugualmente gli scrutini, promettendoci di registrarne la data a sciopero finito. Quando tornai dalle vacanze, accingendomi a firmare il verbale, mi accorsi che la data cadeva in pieno sciopero. Insomma, non avevamo scioperato! Mi rifiutai di firmare e il preside, avendo sentito la mia opposizione dalla sua stanza adiacente alla segreteria, mi mandò in classe il giovane vicepreside che, con aria di grande preoccupazione per la mia sorte, mi disse: " Guardi, le conviene firmare. Il preside pensa di spedirle una lettera di ammonizione". La mia lingua sputò fuoco: " Faccia pure. Lo denuncerò ai sindacati per violazione del diritto di sciopero" 0 a 1 per la lingua di fuoco.
Sarà per il mio caratteraccio, ma raramente ho avuto buoni rapporti con i presidi. Uno dei tanti che ho avuto una volta mi chiamò in presidenza ed esordì con aria gioviale: " Vede, io non faccio visite in classe, ma so come lavorano i miei insegnanti" Il mio lato ingenuo drizzò le antenne. " Adesso mi fa un elogio" - pensai. Macché! "Vede - proseguì - lei legge in classe autori contemporanei. Questo i programmi non lo prevedono" La mia lingua un po' tremante ( leggevo Girardi e don Milani. Eretici! Eretici! ) rispose: " I programmi si possono svolgere con il metodo storico o attraverso la lettura dei testi che, del resto, affianca il metodo storico. E nessun programma vieta la lettura di autori contemporanei". Il preside sospirò come per dire: "Chi ci ragiona con questa pazza!" " Torni pure in classe" " Grazie, preside!"
E finalmente salii sul trono. Insomma vinsi la cattedra e vinsi anche il miglior preside che abbia mai avuto. La cattedra era a Chieti e il preside, il professor Perilli, un raffinatissimo intellettuale, inaspettatamente nutrì una grande stima nei miei confronti. Nei due anni che insegnai nel suo Liceo mi affidò tutte le celebrazioni possibili: quella della dichiarazione dei diritti umani, quella del 25 Aprile, quella dell' Olocausto, quella dell'anniversario della nascita di Croce. Pensate! Parlavo dal suo ufficio e, dall'altoparlante, la mia voce si diffondeva per tutte le classi. Quello fu il mio momento di gloria!!! Poi ricominciarono, più o meno virulente, le mie battaglie con i presidi. Vi risparmio quelle con i Provveditori. Quando vinsi la cattedra, la mia più grande gioia fu di non dover varcare più la soglia di un Provveditorato. Come e perché sono finita a Pescara? Perché mi sposai. Il mio amore, che conobbi a Chieti, fu trasferito a Pescara. Fortuna volle che a Pescara ci fosse una cattedra libera. Sembrava che aspettasse me. Ci sono rimasta fino alla pensione. " E i tuoi rapporti con gli alunni?" - mi sembra di sentirvi chiedermi. Credo di poter dire che sono stati buoni. Ogni tanto mi vengono i sensi di colpa per quello che a scuola avrei potuto fare e non ho fatto. Per fortuna qualche volta incontro quarantenni o cinquantenni che non riconosco. Loro, sì, mi riconoscono. Mi fermano, mi dicono il loro nome che, piano, piano, affiora alla mia memoria, e asseriscono di avere avuto molto da me. Io cerco di crederci. Forse la verità sta nel mezzo.
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