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 L' attesa

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Franca Bagnoli
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Franca Bagnoli

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MessaggioTitolo: L' attesa   L' attesa Icon_minitime17/5/2010, 17:26

"Prego si accomodi. - disse l' infermiera ad Anna - Il dottore sarà qui tra poco". Anna si sedette su una poltroncina della sala d' aspetto dell'ospedale, il cuore gonfio d' ansia per il risultato di un esame clinico importante che aveva fatto qualche giorno prima. Il medico, che aveva letto la paura negli occhi di Anna, le aveva consigliato di non ritirare lei stessa il risultato. Glielo avrebbe comunicato lui stesso, così ne avrebbero discusso insieme.

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Lorenzo baciò Barbara a lungo, dolcemente. " Buonanotte, Barbara. Dormi in fretta! E domani non mi fare aspettare troppo in chiesa. Finalmente vedrò il tuo abito da sposa. Sarai bellissima".
Barbara non dormì affatto e la notte precedente il suo matrimonio le sembrò la più lunga che avesse mai passato.

............................................................................................

Due attese brevi, una angosciante, l' altra gioiosa, ambedue percepite come lunghissime. Che cosa avrà detto il medico ad Anna? E il matrimonio di Barbara e Lorenzo sarà stato felice?
L' attesa è aperta a mille possibilità. E' una porta sul futuro che non si può prevedere. Cercando un esito futuro buono facciamo delle scelte, ma navighiamo al buio. L' attesa è ambigua.
L'ottimista spera, l' incerto si affida alla sorte, il pessimista ha paura. A volte la paura ci travolge e per superarla speriamo che quello che deve avvenire avvenga presto, anche se è doloroso, terribile, tragico. Mi colpì molto, quando lessi Kierkegaard, una sua riflessione. L' umanità di Gesù, dice il filosofo danese, non si rivela nel famoso: "Mio Dio, perché mi hai abbandonato?" ma nelle parole piene di angoscia che rivolge a Giuda, mentre si consuma la cena pasquale. "Quello che devi fare, affrettati a farlo".
Per questa terribile ambiguità dell' attesa la vita dell' uomo è perennemente pervasa dall' angoscia. La possibilità che per Kierkegaard è la categoria fondamentale dell'esistenza non ha niente di positivo. E' la possibilità del fallimento, dello scacco. E così l' uomo vive nell' angoscia e nella disperazione.
Mi piace Kierkegaard perché, sulla base della sua esperienza di vita, ha saputo guardare con occhi colmi di umanità il dolore umano ed ha analizzato le possibili alternative ad una vita di dolore.
Un' alternativa può essere il piacere, rappresentato dalla figura di don Giovanni, il seduttore che passa da una donna all' altra, da un piacere all' altro. Ma un piacere che si moltiplica e non trova mai stabilità, divora se stesso. Don Giovanni è travolto dalla sua spasmodica ricerca del piacere.
Un ' altra alternativa è il dovere rappresentato dalla figura del marito. Ma il dovere è l' ordine non la felicità. Il dovere così inteso può spegnere l'uomo, certamente non placa la sua angoscia.
Ciò che può salvare l' uomo è un salto nel buio, un salto nella fede, una fede non facile, non consolatoria, non banale. Una fede tragica ed eroica, un abbandonarsi al volere di Dio sicuri che sia un volere di padre e non di padrone. Abramo rappresenta questo tipo di fede. E' disposto a sacrificare il proprio figlio. La sua fede vince. Dio non è un padrone.
Il figlio di Abramo vive.
Da quando nasciamo cominciano le attese. Tante. E ci vuole tanta pazienza per reggerle tutte. Soprattutto inizia l' attesa della morte. Ma comincia anche l' attesa della sconfitta della morte.
In questi tempi di vittoria della morte credo sia importante ricordare l'eredità di speranza che ci ha lasciato Kierkegaard. Davide Maria Turoldo ha scritto un oratorio intitolato "La morte ha paura".
Lasciamola morire di paura.
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Annamaria Giannini
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Annamaria Giannini

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MessaggioTitolo: Re: L' attesa   L' attesa Icon_minitime18/5/2010, 01:34

mi piace: lasciamola morire di paura. Grazie Fanca, un abbraccio in una notte un pò così.
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Franca Bagnoli
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MessaggioTitolo: Re: L' attesa   L' attesa Icon_minitime18/5/2010, 04:51

Che c'è, AnnaMaria? Vedo che hai scritto all' una passata. Non puoi dormire? Fammi sapere.
Un abbraccione. Franca.
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MessaggioTitolo: Re: L' attesa   L' attesa Icon_minitime18/5/2010, 08:12

Bellissimo pezzo, Franca, che mi trova concorde.
Le nostre attese iniziano nell'infanzia, quando prendiamo coscienza di noi.
Inizia con l'attesa di Babbo Natale e finisce con l'attesa della morte. Un passaggio non facile, che però lo diventerebbe almemno un poco se accettassimo sin dall'inizio che così è e non c'è nulla da fare. Insomma, bisognerebbe prepararcisi e non pensare che capiterà solo algli altri.
La nostra morte comunque non è importante come quella delle persone che amiamo, per quella c'è solo dolore.
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Franca Bagnoli
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Franca Bagnoli

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MessaggioTitolo: Re: L' attesa   L' attesa Icon_minitime18/5/2010, 08:51

Cara Rita, La mia ragione mi dice che è un evento naturale da non temere. Eppure la mia emotività fa si che la morte mi terrorizzi. Nonostante la mia fede il "dopo" mi spaventa.
Un abbraccio. Franca.
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MessaggioTitolo: Re: L' attesa   L' attesa Icon_minitime18/5/2010, 09:05

Io non ho paura, anzi sono curiosa. A volte mi guardo le gambe e mi immagino come diventeranno. Spero però che nella bara mi trucchino un poco, che so un poco di rossetto come quello che porto, non mi piacerebbe essere pallida come una morta!
Credo che morire sia come addormentarsi, non si ha coscienza di sè, punto e basta. Si tratta appena di attraversare un cancello.
Fin che si è vivi ha tutto senso, poi più nulla, di conseguenza non esisteranno nemmeno i sentimenti che ci spaventano.
L'unica cosa che mi auguro è di fare in fretta! come dice Kirke, è l'attesa quella che logora.
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Franca Bagnoli
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MessaggioTitolo: Re: L' attesa   L' attesa Icon_minitime18/5/2010, 09:29

L' attesa logora perché spesso non sappiamo cosa ci aspetta.
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MessaggioTitolo: Re: L' attesa   L' attesa Icon_minitime23/5/2010, 20:39

poco fa leggevo la prefazione al primo volume dei racconti e dei romanzi di Italo Calvino; sto tentando di convincermi che la sua opera mi sia indispensabile, in questo momento. magari allontana altre pesanti letture. dalle fitte pagine dell'edizione dei i meridiani, è uscita la storia delle mille e una notte: quella del crudele re che tradito dalla moglie, la uccide, e così decide di fare con tutte le altre mogli, durante la prima notte. eppure si fa vincere dal potere narrante di Sheherazade, la quale lo guarisce da quel suo dolore solitario. ella getta un ponte di parole sul vuoto e, quando il re è pronto per il passo successivo - quello di accettare la nuova moglie al suo fianco - smette all'improvviso di intrattenere l'uomo con le sue storie... Si parlava tra l’altro della melanconia e su come lo scrittore avesse tentato, senza affrontarlo direttamente, di sconfiggere il terribile tiranno. anche la morte ci tiranneggia e c’invade la vita, al punto tale che ogni cosa diviene l’ombra di se stessa. i racconti, specie quelli dove l’immaginazione può respirare, sembrano un modo di vivere ogni momento delle nostre impaurite e melanconiche giornate. di sicuro le mie lo sono un poco e me ne rammarico.

di quel filosofo ricordo un breve testo che ho letto per tre volte " la malattia mortale", chiedendomi ad ogni rinnovato tentativo di espugnare quel castello di parole che sempre ritornavano simili a se stesse, se anch'io fossi affetto da quella malattia...

anche dio, Abramo, fanno parte di un racconto: il racconto dei racconti, lascito di stirpi, di intere generazioni. ma come sarebbe bello sapere che tutto ciò si può incarnare nei nostri giorni, nel vivere dove noi testimoniamo tutto questa inquietudine, incertezza, smarrimento.

sapere anche senza dire una parola, vivere nel silenzio e nel pudore di ciò che si sente di essere

fare corpo con ciò che ci rende umani, come sarebbe bello e tragico assieme. sì
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MessaggioTitolo: Re: L' attesa   L' attesa Icon_minitime23/5/2010, 21:17

Caro Luca, la nostra epoca è caratterizzata da incertezze, smarrimenti e paure. Ma penso che non dobbiamo lasciaci travolgere da questi fantasmi. Ci può salvare la fede, una fede non necessariamente religiosa. Una fede laica può essere la fame e la sete di giustizia. il desiderio di un mondo migliore e dare il nostro piccolo contributo per costruirlo. La cosa peggiore che ci può capitare è lasciarci travolgere dai sensi di colpa. Parlo per esperienza. Ho avuto crisi terribili che mi hanno portato sull' orlo della patologia mentale. Ma ho fatto di tutto per salvarmi. Siamo umani e dobbiamo accettare con serenità i nostri limiti. Uno psicoterapeuta che ho conosciuto alla Cittadella di Assisi dove aveva organizzato un terapia di gruppo che durò 15 giorni, ha scritto un libro che ha contribuito a rasserenarmi: "Liberaci dalla perfezione"
Ti abbraccio.
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Luca Curatoli
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MessaggioTitolo: Re: L' attesa   L' attesa Icon_minitime24/5/2010, 12:01

in effetti la perfezione è assillante. in ogni cosa, in ogni gesto, si può annidare il pensiero che potrebbe essere diversamente. così lo sguardo smarrito del bambino, diventa il pensiero pesante dell’adulto; è accaduto nel tempo e tu ti chiedi come possa essere.
ben venga tutto ciò che ci rende disponibili a quel salto: una lettura impervia come certe strade in salita per raggiungere il punto dove si vede tutto, o perlomeno credi di vedere… quel paese, le sue viuzze, gli sguardi dei paesani, a volte non proprio amichevoli... diciamo un po’ idioti; ma chissà come appariranno i miei sguardi agli altri. sentirsi sollevati per aver conquistato non tanto una montagna - mi sentirei sciocco a un pensiero simile - quanto piuttosto per uscire dal cono d’ombra delle piccole come delle grandi paure.
ricordo quando bambino affrontavo con incoscienza il mare, dove non si toccava: mi aiutavo sempre con dei braccioli e più tardi mi avventuravo con un materassino, assieme agli altri; perchè non sapevo nuotare e avevo la fobia del mare profondo. una volta giocando con gli amici, ho rischiato di affogare. la mia compagna di giochi mi prese per i capelli e allora mi convinsi ad andare in piscina… avevo 14 anni e in un mese imparai a stare a galla.
le mie incursioni successive nel mare aperto, furono ancora più spericolate e una volta ho dovuto chiedere l’aiuto di un bagnino col suo pattino rosso: mi riportò a riva senza dire una parola, mentre la vergogna mi riscaldava dalla paura provata.
oggi sono più attento e a dire il vero mi fido poco del mare. c’è un detto della mia terra che fa “a mare non ci sono taverne”, eppure quale felicità nell’allontanarmi da solo verso il largo e, voltare le spalle alla spiaggia, ai bagnanti; fare il morto a galla per riposarmi e per gioco; aprire gli occhi per spalancarli al cielo: quando è tutto stranamente sereno (mentre io non lo sono quasi mai) divento un sorriso silenzioso nel cuore. e mi dico di aver vinto una paura.
abbandonarsi al mare aperto non è un po’ come avventurasi nella vita con quel poco che si è imparato?

sto leggendo un libro di un aviatore e mi sembra meraviglioso questo impasto unico di paura e sapienza, fede e scienza nel cuore di un adulto.

la terapia di gruppo ha aiutato anche me, e lo sai perchè? perchè vedevo la paura, anzi la dicevano loro a turno, senza vergognarsi o comunque la dicevano. e poi si finiva al bar a parlare d'altro, dimenticandoci della stanzetta angusta e delle occhiate del terapista e della sua assistente che da una parte tentava di fare la simpatica e dall'altra annotava cose su dei fogli.

questo volevo dirti stamattina Franca. scrivendolo in questo rettangolino mi sento meglio. ciao
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MessaggioTitolo: Re: L' attesa   L' attesa Icon_minitime24/5/2010, 12:50

Sono contenta, Luca. Certo, per tutti i nostri giorni dobbiamo allenarci a coltivare la speranza e la serenità. Un abbraccio. Franca.
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