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 Era un tardo pomeriggio di maggio

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Daniela Micheli
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Daniela Micheli

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MessaggioTitolo: Era un tardo pomeriggio di maggio   Era un tardo pomeriggio di maggio Icon_minitime23/5/2010, 12:24

Era un tardo pomeriggio di maggio.
La città era blindata perché il Giro d’Italia aveva transennato le strade.
Faceva caldo in quella stanza d’ospedale.
Sul letto c’era un corpo che respirava in modo regolare; era un’aria diversa da quella che respiravo io, non aveva lo stesso profumo di primavera e non c’erano i fiori che allergizzavano narici in quel mondo.
Mi chiedevo se sentiva dolore là.
Ogni tanto un rivolo di sangue usciva dai lati della bocca.
Poche gocce, bastava un fazzoletto solamente.
Non era più come qualche giorno prima, quando avevano messo di fianco al letto un cartone grande dove rotoli interi intrisi della sua emorragia venivano gettati.
Lui, che temeva la vista del sangue, ne aveva persi litri e litri: era il cancro che lo stava liquefacendo dentro.
Non riuscivo ad assistere quando lo cambiavano e mi rifiutavo di gettare l’occhio sui pannoloni che le infermiere gettavano nel sacco dei rifiuti.
Nei pochi momenti di lucidità, a fatica mi domandava perché non smetteva quello stillicidio.
Ricordo la bugia che gli dissi:
“Babbo, ti ricordi quando Matteo si morsicò la lingua e non smetteva di sanguinare? Non potevamo far altro che dargli da bere acqua ghiacciata e, a poco a poco, smise. Bevi, babbo vedrai che smetterai anche tu”.
Mentivo.
Non so se lui sapeva che stessi mentendo ma credo di sì.
Ha sempre saputo anche se non ci ha mai fatto capire nulla.
Quel giorno cadeva il settimo anniversario del tritolo scoppiato a Capaci, ma non lo ricordai.
Solo due giorni dopo, quando ancora avevo nel naso l’odore del sangue, delle medicine, l’odore di ospedale mi domandai se quello assomigliava all’odore che riempì le narici di Giovanni Falcone e di tutto coloro che l’annusarono assieme a lui.
Non ricordai la strage, ero troppo occupata nel mio Golgota.
Ero stanca.
Era maggio ed era da settembre che avevamo iniziato a percorrere quella strada.
Otto mesi in crescendo.
La festa di Natale quell’anno, coi tortellini portati dentro ad un contenitore con il brodo e il sapore di casa.
Capodanno, con un augurio a mezzanotte sul suo cellulare dal quale sapeva solamente rispondere, premendo il tasto verde.
“Buon anno, papà”.
Qualche tempo fa un amico mi disse che sarebbe stato interessante capire il perché del legame intenso che avevo e che ancora ho con mio padre.
Non lo so da cosa è diventato così forte, era mio padre, l’ho amato molto e nei suoi confronti ho un solo senso di colpa: di avergli augurato di morire, quel 23 maggio del 1999.
Per lui, per me, per mia madre.
Per tutti coloro che sono in vita solamente perché esiste l’accanimento terapeutico a tenere in vita i morti.
Lasciarli andare, smettere di vederli soffrire, smettere di soffrire noi che non vorremmo che se ne andassero ma che sappiamo è inevitabile.
Era il tardo pomeriggio del 23 maggio del 1999.
Mio padre stava morendo.
Era già morto ma ancora gli uscivano gocce di sangue dai lati della bocca.
Non mi ricordai dei lutti in Sicilia, quel pomeriggio.
Stavo aspettando che arrivasse il mio lutto.
Quello che ha una data da ricordare.
Ogni giorno.



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Il più grande condottiero è colui che vince senza combattere.[Sūnzǐ Bīngfǎ, 孫子兵法]
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Franca Bagnoli
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MessaggioTitolo: Re: Era un tardo pomeriggio di maggio   Era un tardo pomeriggio di maggio Icon_minitime28/5/2010, 09:43

Ho letto con commozione questa pagina, Daniela. E mi sono ricordata della morte di mio padre.
Il 1985 fu un anno terribile per me. A luglio morì mia cognata che , per me figlia unica, era una sorella, in una data che non ricordo morì un mio vicino di casa, Mauro, Un ragazzo di 28 anni. Io ero in ospedale per l' asportazione della colicisti. Ero in ansia per Mauro che sapevo a Parigi per il trapianto del fegato. Chiedevo continuamente notizie di Mauro ma mio marito diceva di non averne. Mi arrabiai con lui perché pensavo che non le chiedesse. Appena usciì dall' ospedale mio marito mi disse:"Adesso che sei uscita dall' ospedale, posso dirtelo. Mauro, purtroppo è morto. Non entrai nemmeno a casa. Andai dai vicini e trovai una famiglia distrutta. Poi, il 6 ottobre morì mio padre. Un abbraccio. Franca.
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MessaggioTitolo: Re: Era un tardo pomeriggio di maggio   Era un tardo pomeriggio di maggio Icon_minitime31/5/2010, 04:58

I lutti ce li portiamo dentro per sempre, si ricordano sempre con una sorta di incomprensione, nel senso che non li capiamo, non li accettiamo, sono una cosa che a noi non può capitare.
E invece accade.
Mio padre sabato costruì un muretto per un'aiuola. Domenica lo ricoverarono, il mercoledì della settimana dopo era morto. Tumore cerebrale senza mai avere avuto un sintomo. Non abbiamo avuto nemmeno il tempo di spaventarci, che tutto era finito. Era il 16 maggio 1979.
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Franca Bagnoli
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MessaggioTitolo: Re: Era un tardo pomeriggio di maggio   Era un tardo pomeriggio di maggio Icon_minitime31/5/2010, 07:45

I tumori sono proprio infidi. In silenzio coltivano il loro veleno, nascondendolo a tutti. Quando si rende visibile, è tardi.
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Mario Malgieri
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MessaggioTitolo: Re: Era un tardo pomeriggio di maggio   Era un tardo pomeriggio di maggio Icon_minitime31/5/2010, 07:56

Condivido: l'accanimento terapeutico è disumano, contro natura e, se c'è, contro Dio stesso che viene detto misericordioso: sono certo che se fosse il Dio sanguigno e vendicativo descritto dal Vecchio Testamento incenerirebbe i suoi autonominati ministri che pretendono le inutili sofferenze spacciandole per la porta dolorosa del paradiso.
Commosso e molto partecipe, Daniela.
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MessaggioTitolo: Re: Era un tardo pomeriggio di maggio   Era un tardo pomeriggio di maggio Icon_minitime

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