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 "il vecchio che leggeva romanzi d' amore" di Luis Sepùlveda. Recensione

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Franca Bagnoli
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Franca Bagnoli

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MessaggioTitolo: "il vecchio che leggeva romanzi d' amore" di Luis Sepùlveda. Recensione   "il vecchio che leggeva romanzi d' amore" di Luis Sepùlveda. Recensione Icon_minitime2/6/2010, 22:28

"Era un rumore vitale in mezzo all' oscurità. Era, come dicono gli Shuar: di giorno
c'è l' uomo e la foresta. Di notte l' uomo è la foresta" ( pag. 99 ) Queste parole
degli Shuar, una popolazione indigena ecuadoriana sono la chiave per entrare
nella bellezza di una natura incontaminata, ma minacciata da uomini bianchi, i gringos,
avidi e crudeli, che non hanno occhi e cuori per capire la vitalità e l' armonia di un mondo
che giudicano selvaggio, un territorio da sfruttare in tutti i modi, dalla ricerca dell' oro alla
caccia crudele e violentatrice delle sagge leggi rispettate da chi conosce la foresta e l' ama,
alla stupida curiosità di turisti che, quando mettono i piedi nella bellezza del grande mondo
verde, causano guai e tragedie.
L' uomo che è la foresta, nel romanzo di Luis Sapùlveda, intitolato
"Il vecchio che leggeva i romanzi d' amore" è Antonio Josè Bolivar Proano,
un vecchio tutto nervi, un vecchio che non sa esattamente quanti siano i suoi anni
ma che conosce ogni piega, , ogni sussurro, ogni luce ed ogni ombra della foresta
dove vive una vita piena e felice, in una capanna che si affaccia sul fiume Nangaritza
sul quale si posano i suoi occhi quando li distoglie dai romanzi d' amore che legge
appoggiato sul tavolo che ha costruito lui stesso, alto, per proteggere le sue gambe
dall' artrosi. Alla pace della sua capanna, Antonio è giunto dopo molte traversie.
Giovanissimo, quasi un bambino, aveva sposato Donna Dolore Encarnaciòn del
Santisimo Sacramento Estupinan Otavalo e, con lei, aveva aderito ad un piano di
colonizzazione dell' Amazzonia. Il lavoro estenuante, le promesse non mantenute
dal governo, di appoggio economico ai coloni, l' umiliazione della sterilità offesa
dalle malelingue e, infine, la malaria, si portarono via Dolores. Antonio restò solo
con l' unica compagnia dei ricordi, fastidiosi evocatori del "tafano della solitudine"
e di un quadro che ritraeva lui e Dolores con gli abiti delle nozze. Quando un gringo,
entrato nella capanna di Antonio, staccò il quadro per portarselo via, il vecchio
imbracciò la doppietta e gliela puntò contro, deciso a sparare se il gringo non
avesse rimesso il quadro al suo posto. Estenuato da tanto dolore, Antonio desiderò
che la selva diventasse un' enorme pira. Ma l' incontro con gli Shuar cambiò
la vita di Antonio che, progressivamente, giunse ad identificarsi con la foresta
fino ad andarci a vivere. In questo contesto, qualcuno rompe l' armonia del grande
mondo verde. Cacciatori stranieri, i gringos, uccidono i cuccioli di un tigrino,
un animale bellissimo che impazzisce per la perdita dei suoi figli. Si aggira
per la foresta affonddando gli artigli nelle gole degli uomini ai quali dà la caccia.
Vengono organizzate spedizioni guidate dal sindaco di El Idilio, una figura
negativa, autoritaria, incompetente e ridicola. Il fallimento della spedizione è scontato.
Il sindaco affida il compito ad Antonio che ingaggia una lotta personale e leale
con la femmina impazzita di dolore, ma intelligente. Le pagine che narrano questo
singolare duello sono cariche di tensione ma anche della poesia che la foresta
emana, nella luce del giorno e nell' oscurità della notte. La lotta che Antonio
è costretto a fare, contrasta con la sua passione per i romanzi d' amore che
legge ogni volta che può, in piedi, appoggiato al tavolo alto.
La descrizione dei personaggi è straordinaria: sarcasmo, ammirazione, poesia.
Il vecchio Antonio si staglia fra tutti, per la sua forza morale, per la sua saggezza,
per la sua poesia. E quando, finalmente, ucciderà il tigrino, non si sentirà
un vincitore. " Con gli occhi annebbiati dalle lacrime e dalla pioggia, spinse
il corpo dell' animale fino alla riva del fiume, e le acque se lo portarono via,
fino all' interno della foresta, fino ai territori mai profanati dall' uomo bianco,
fino all' incontro col Rio delle Amazzoni, verso le rapide dove sarebbe stato
squarciato da pugnali di pietra, in salvo per sempre dalle bestie indegne.
Gettò subito via con furia la doppietta e la vide affondare senza gloria.
Bestia di metallo, odiata da tutte le creature........e senza smettere di maledire
il gringo primo artefice della tragedia, il sindaco, i cercatori d' oro, tutti coloro
che corrompevano la verginità della sua Amazzonia, tagliò con un colpo di machete
un ramo robusto, e appoggiandovisi si avviò verso El Idilio, verso la sua capanna,
e verso i suoi romanzi, che parlavano d' amore con parole così belle che a volte
gli facevano dimenticare la barbarie umana" ( pag. 132 )
Questo splendido libro è dedicato al sindaco degli Shuar Miguel Tzenke
e a Chico Mendes, "una delle figure più rilevanti e coerenti del Movimento
Ecologico Universale" ( dall' introduzione dell' Autore, Luis Sepùlveda )
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MessaggioTitolo: Re: "il vecchio che leggeva romanzi d' amore" di Luis Sepùlveda. Recensione   "il vecchio che leggeva romanzi d' amore" di Luis Sepùlveda. Recensione Icon_minitime2/6/2010, 23:24

L'ho letto l'hanno scorso, mi è piaciuto da morire e pensare che credevo Sepulveda uno scrittore "pesante", invece mi sono trovata più che bene, mi ha fatto compagnia.
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Franca Bagnoli
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MessaggioTitolo: Re: "il vecchio che leggeva romanzi d' amore" di Luis Sepùlveda. Recensione   "il vecchio che leggeva romanzi d' amore" di Luis Sepùlveda. Recensione Icon_minitime2/6/2010, 23:30

Recentemente ho letto "La lampada di Aladino" di Sepùlveda. E' piacevole ma non bello come
"Il vecchio che leggerva romanzi d' amore". Buonanotte, Rita.
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