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 Novanta anni e l'avventura

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MessaggioTitolo: Novanta anni e l'avventura   Novanta anni e l'avventura Icon_minitime3/6/2010, 17:21

Novanta anni e l’avventura

Beppe si avvicinò alla panchina con il suo passo insicuro appoggiandosi al bastone. Aveva evitato per anni quella panchina sul lungomare: era detta gentilmente quella dei “passeri morti”, ma poiché gli ultimi suoi coetanei si sedevano lì, se lui voleva fare due chiacchiere doveva rassegnarsi. Quella panchina era di fatto il pontile per l’ultimo viaggio, ma a novanta anni non rimaneva molto altro se non adeguarsi.
“Ciao Benito, come va?”
“Ciao Beppe, oggi Alvaro non c’è? Di solito a quest’ora va a prendere il giornale e poi viene qua.”.
“Mi sa che Alvaro non viene più, caro Benito, ieri ha avuto un ictus ed è ricoverato”.
“Ma come, se l’ho visto due giorni fa in chiesa e stava bene!”
“Già, come se il fatto di averlo visto potesse preservarlo dagli accidenti! Caro Benito, alla nostra età il tempo non si misura più in anni, ma se va bene , in giorni!"
“Hai ragione Beppe, a volte spero di andarmene presto, vedo che sono venuto a noia persino a mia nipote, quella strega; quando viene a stirare, sembra che conti le ore che mi rimangono per ereditare la casa!”
“Consolati Benito, almeno tu hai una nipote con cui litigare. Mio figlio vive in America da anni ed è come se non l’avessi più da tempo. Mi fa effetto pensare che anche mio figlio sia un vecchio; avrà già percorso tutti i miei pensieri quando avevo la sua età, e avrà già scoperto com’è brutta la vecchiaia. Guarda qua come siamo ridotti, almeno se ci avesse tradito anche il cervello, il problema sarebbe stato di chi ci avrebbe dovuto badare, e noi non ci accorgeremmo di niente. Invece, maledizione, ci ha tradito solo il corpo, ci vediamo male, ci sentiamo peggio, camminiamo traballando e abbiamo tutto il tempo per pensare che non c’è rimedio!”
“Via Beppe, oggi ti sei alzato davvero male! Non dubitare che presto ci leveremo il pensiero anche noi, ma non un minuto prima, non un minuto dopo! Ti saluto. Vado a comprare il pane! Sai, i giovani credono che i vecchi abbiano a disposizione tutto il tempo che vogliono, invece no, siccome ci vuole il doppio del tempo a fare le cose, il tempo in realtà è la metà di prima. Meno male che nessuno ce lo aveva detto, altrimenti addio sorpresa!”
“Ciao Benito, ci vediamo domani”.
Il dialogo fu volutamente interrotto, ambedue temevano di confessarsi troppo.
Beppe restò solo sulla panchina e guardò distrattamente i bagnanti. Una nonna rincorreva il nipotino, e lui con gli occhi che brillavano di maligna soddisfazione, correva sempre più forte.
A Beppe venne da ridere, vedendo quella nonna correre con le puppone ballonzolanti come boe al libeccio.
Toh, ecco arrivare Paolo, il bagnino. Da qualche giorno, credendo che nessuno lo notasse, faceva la corte ad una ragazza carina, ma secondo Beppe, con qualche chilo di troppo.
Paolo cercava di essere sempre nei suoi paraggi per renderle piccoli servigi avendo così la scusa per abbordarla. Beppe era stato bagnino in gioventù e conosceva tutte le manovre d’accerchiamento e circonvenzione della preda. Stava ora studiando le tecniche di Paolo e cercava di far coincidere i suoi ricordi con ciò che ora vedeva.
Chiuse gli occhi e improvvisamente sentì il sole scottargli la pelle, i muscoli tendersi mentre sistemava gli ombrelloni. Sentì la sua voce dire ”Allora, passo a prenderti stasera alle 22 e andiamo a ballare".
Beppe percepì l’aumento dei battiti del cuore, mentre aspettava la risposta.
“ Ok, vengo volentieri”.
Beppe riaprì gli occhi costernato, allibito. Decisamente sconvolto!
“Cristo santo, cosa è successo? Sono pazzo. Per un momento mi è parso di essere Paolo! Già, a novanta anni, anche se non voglio sapere di averli, non devo stare troppo al sole!”
Tornò a casa, ma continuò a pensare all’accaduto. Non poteva credere di avere avuto delle allucinazioni: la sensazione d’essere Paolo era stata troppo vera!
L’unica cosa da fare era riprovarci. Il mattino dopo tornò alla panchina, sentendo di essere in bilico tra la ragione e l’impossibile, ma il desiderio predominante era riprovare l’impossibile.
Si sentiva come un esploratore o un avventuriero, anche se il porto di partenza era solo la panchina dei passeri morti.
“Ciao Beppe, vieni con me alla posta? Che c'è, oggi hai una faccia strana, non ti sentirai mica male eh?”
“No, Benito, è che stanotte non ho dormito, vai tu, io resto qui al fresco!”
Non vedeva l’ora che Benito se ne andasse, per rivivere quella magia.
E così fu.
Chiuse gli occhi e pensò a Paolo; chissà com'era andato il ballo.
La rabbia entrò in lui, la bocca serrata per il dispetto, lei non si era fatta trovare quando era passato a prenderla e poi l’aveva vista in piazza con un altro!
Gliela avrebbe fatta vedere lui! Setacciava la rena con più foga del solito, ecco lei si avvicinava, ma Beppe sentiva rabbia, rabbia e sconforto, ci teneva davvero a lei, si sentiva offeso e preso in giro, non era giusto, se non voleva uscire con lui, bastava che gli rispondesse no, invece di…
“Ciao Paolo, senti ieri sera…”
“Ah, Michela, mi dispiace davvero per ieri, non sono passato a prenderti perché mi si è rotta la moto ; non ti ho avvisato perché non ho il tuo numero di telefono”.
Michela rimase zitta, aspettando un altro invito che non venne.
Beppe era contento matto per aver trovato una scusa perfetta, che gli salvasse la faccia, ma poi gli arrivò un pallone addosso, che lo fece sobbalzare e riaprire gli occhi: l’avventura si era interrotta!
Davanti a sé, vide un bimbetto che scusandosi come se non gliene importasse nulla, riprese il suo pallone e sparì.
“Gesù Maria, ma cosa sta succedendo? Perchè non mi sono mai accorto che si può entrare e uscire dalle persone con questa facilità e avere così mille e mille vite?”.
Fu così che Beppe si deliziò di piccoli momenti della vita di Paolo: era diventato un gioco quotidiano, ma stava sempre attento a non rubare attimi troppo particolari.
Anche nel rubare ci vuole una certa etica, si diceva.
Si accorse però che nemmeno Paolo, nonostante la gioventù, era felice; pensava all’università che stava per terminare, ma dopo, come trovare lavoro, farsi una vita, una famiglia? L’ansia lo assillava nei momenti meno opportuni e così, Beppe, che di ansie e problemi ne aveva di suo, decise un giorno di interrompere quella convivenza.
Questa avventura però lo divertiva troppo, per questo pianificò nuove esperienze, con lo stesso gusto con cui si organizza una festa.
Volle ricordarsi come si stava da bambini, e diventò quel “Renatino non stare al sole, Renatino non entrare in acqua, Renatino non correre”.
Con Renatino fece il più bel castello di sabbia della sua vita, ma mentre se lo rimirava con il cuore pieno di soddisfazione e gli occhi colmi di gioia, un'onda se lo bevve e lui sentì la bocca spalancarsi in un urlo di disperazione e gli occhi gli bruciarono di lacrime salate.
“Hei , Beppe, ma che fai, dormi? Da qualche giorno sembri rimbecillito, stai sempre con gli occhi chiusi, stai rimbambendo?”.
“No Benito, stavo solo pensando che mi piacerebbe fare un altro castello di sabbia”.
“Beppe , credo che i novanta anni ti abbiano raggiunto tutti in una volta! Ciao vado a prendere il pane”.
La volta dopo provò a ritornare adolescente, ma smise subito , troppi problemi, troppi ormoni randagi, troppa scontentezza.
“Cavoli, va a finire che l’età migliore è la mia!” pensò.
Ormai non riusciva più a smettere: l’avventura lo aveva avvinto come una droga. Fu Pippo il pescatore, e si divertì un mondo perché era un tipo sempre allegro e poi pescava una sacco di pesci, cosa che a Beppe non era mai riuscita. Pippo conosceva tutti i segreti del mare, godeva del vento e delle scottature del sole, assaporava il salmastro come se fosse champagne. Pippo fu l’unico spirito libero in cui s’imbattè.
Coabitò poi con Rosaria, ma patì i tradimenti del marito. Coabitò allora con un maresciallo in pensione, ma aveva più acciacchi e mal di stomaco di lui.
Gli altri, i famosi altri che credeva fossero tanto più contenti di lui, in realtà non lo erano affatto.
Decise di smettere, di confidare tutto a Benito e favoleggiò di diventare, come ultima scelta, Benito e in un sussulto di azzardo, di insegnare a Benito di diventare lui.
Benito non venne né quell'oggi, né domani, né mai. Era morto nel sonno
senza partecipare all’ultima avventura.
Beppe passeggiava ora piano piano lungo la battigia, i pantaloni arrotolati per non bagnarli, le vene varicose appese ai polpacci. Nella mente gli galleggiavano gli ultimi discorsi da vecchi: visioni di tremendi ospizi, semolini infiniti, supposte di glicerina e il vuoto degli affetti.
Ad un tratto si fermò guardandosi i piedi contorti dall’età, dove piccole onde tiepide si arricciolavano tra le dita schiumando e fu in quel preciso momento che prese la sua decisione.
“Sarà per questa sera. Al buio. Non voglio vedere cosa lascio, questo mare, questo sole, questi profumi di vita. Non voglio vedere, potrei cambiare idea e trovarmi davvero in un orribile ospizio ad aspettare di morire! Ho ancora una carta da giocare e la voglio giocare a modo mio, porca troia!”.
Ultimo disperato insulto ad un futuro terminale.

“Mammaaaaa” un piccolo grido fece accorrere la madre.
“Renatino, ma perché non stai mai attento! E' mai possibile che trovi sempre il modo di farti male?”.
“Sono caduto lì, ieri quello scoglio non c’era!”.
“Sì, certo, gli scogli nuovi li portano gli gnomi della notte! Vai a giocare e cerca di stare attento!”.
La madre guardò perplessa lo scoglio.
“Strano, nemmeno io avevo mai notato questo scoglio e a guardarlo bene ha una forma davvero particolare, sembra un corpo umano.Un vecchio corpo umano”.
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Mario Malgieri
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MessaggioTitolo: Re: Novanta anni e l'avventura   Novanta anni e l'avventura Icon_minitime3/6/2010, 17:43

Terribilmente delizioso, si legge come bere un bicchiere d'acqua ma lescia un sapore agrodolce.
Io che sono per età più Beppe che Paolo mi sono sentito coinvolto e partecipe: vivo pure vicino al mare e penso che starò ben lontano da bagnini e scogli... anche se,a ben pensarci, è stata una bella scelta, quella di Paolo.
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MessaggioTitolo: Re: Novanta anni e l'avventura   Novanta anni e l'avventura Icon_minitime3/6/2010, 18:33

non ci crederai, ma se chiudi gli occhi puoi farlo davvero, anche se dura pochissimi micronanisecondi.
Basta che tu non voglia fare Quel Demente, Lui è già troppo essendo Uno!


Lascia stare i bagnini, vai appresso alle bagnine!
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MessaggioTitolo: Re: Novanta anni e l'avventura   Novanta anni e l'avventura Icon_minitime3/6/2010, 20:25

Ecco cosa succede agli anziani che vedo nel parco quando tengono gli occhi chiusi sotto il sole!
Sognano e rubano Smile
Molto bello il tuo pezzo, l'ho trovato originale e ben scritto.
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MessaggioTitolo: Re: Novanta anni e l'avventura   Novanta anni e l'avventura Icon_minitime4/6/2010, 07:38

Grazie Kelly, gli anziani vanno tenuti d'occhio, ne pensano una più del diavolo.
Della panchina dei passeri morti me ne parlò un vicimo di casa e diceva che lui lì non ci sarebbe mai andato.
Invece ci finì anche lui. Tutti ci finiremo.
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MessaggioTitolo: Re: Novanta anni e l'avventura   Novanta anni e l'avventura Icon_minitime

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