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 La classe liceale

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MessaggioTitolo: La classe liceale   La classe liceale Icon_minitime16/6/2010, 08:38

La classe liceale



Quando quel mattino arrivai a scuola, ero proprio a terra. Non avevo nessuna voglia di studiare, sentivo la primavera che mi scorreva nelle vene, come probabilmente accadeva anche ai miei compagni di classe e nessuno sa meglio dei diciottenni cosa scorre nelle vene a primavera.
Ero in ritardo, ma appena svoltai l’angolo e il mio liceo si stagliò in primo piano, come una ghigliottina, mi resi conto che c’era qualcosa di strano.
Davanti al portone c’era una ressa incredibile, sembrava che nessuno fosse ancora entrato a scuola, forse c’era uno sciopero indetto in nome di qualche originalità, tanto per saltare le lezioni.
Il nostro addetto a queste invenzioni era Giacomo , che sfornava motivi a tutto spiano, di solito per il lunedì, perché la domenica nessuno aveva studiato.
Famoso fu lo sciopero inventato per la parità di diritto allo sciopero in relazione al quello indetto dal liceo classico ( noi facevamo lo scientifico); nessuno capì mai bene di cosa si trattasse, ma andammo tutti al bar a sostenere quel diritto tra cappuccini e brioches, dato che il nostro borsellino non contemplava niente di più.
Mi informai dunque su cosa dovevamo sostenere quel giorno, ma mi fu spiegato da Marilena che il cartello attaccato al portone annunciava una grande novità: il famoso regista Veroli cercava liceali per il suo nuovo film sulla gioventù, le sue aspettative e varie balle retoriche.
Le lezioni sarebbero state dunque sostituite da provini, grazie alla benevolenza del preside.
Secondo me detta benevolenza aveva un aspetto primaverile, perché anche il preside era giovane e gagliardo.
Le ragazze, in primis Marilena, avevano già iniziato ad inventarsi una parte strepitosa, compresi i costumi, i trucchi, i baci da dare a chi, ma soprattutto stavano già spendendo i soldi a palate che avrebbero guadagnato.
C’è poco da fare: le ragazze sono più organizzate di noi, prendono subito la situazione in mano.
Noi maschietti invece, facevamo i disinvolti uomini vissuti, non sapendo nemmeno bene come dovevano essere questi uomini, ma di sicuro non volevamo mostrare tutta l’emozione che ci prendeva; anche noi sognavamo a occhi aperti serial televisivi, belle gnocche da stropicciare , sparatorie alla 007 e ville in Sardegna, accanto ai Vip.
Romeo, che da una vita si allenava grazie al suo nome, a fare il bel tenebroso, assunse atteggiamenti da supermacho, seguendo schemi tutti suoi; secondo me se fossi stato una ragazza piuttosto di un bacio, gli avrei allungato una papignazza in mezzo ai denti, ma io forse non so giudicare con la mente femminile.
Guardai Sandro, detto Lardo, perché aveva più maniglie dell’amore lui che l’omino della Michelin. Mi fece un poco pena perchè capivo che stava pensando alla sua ciccia, che in genere non è il massimo per un attore.
Io invece ero detto Slim, come tutti i magrissimi che si trovano in ogni giornalino a fumetti che si rispetti; in realtà mi chiamo, purtroppo, Evangelista, in seguito ad un raptus ecclesiastico di mio nonno, che impose tale nome.
Porto occhialini alla Cavour, perché mi pare facciano tanto figo e perché mi danno l’aria da secchione, insomma cerco di trarre in inganno i prof, illudendomi che l’aspetto mi salvi dai votacci. Senza risultati palpabili, ovviamente.
Alla fine, venne il bidello e ci fece entrare in classe, raccomandandoci di non fare troppo casino, perché altrimenti ci pensava lui; a fare cosa non si sa.
Quando ci fummo accomodati, arrivò una prof. con una specie di circolare in mano per spiegare cosa sarebbe accaduto.
”Dunque ragazzi, oggi vi si offre una grande occasione, cercate di non buttarla via. Forse non diventerete famosi, non prenderete un Oscar, ma farete un’esperienza importante per la vostra formazione…….”
Passò mezz’ora di pistolotto per arrivare a dire ciò che avrebbe richiesto solo 10 minuti: il regista avrebbe visionato la classe in loco, osservando il suo comportamento, meditando sui ragazzi, i loro volti e il loro modo di esprimersi, poi ci avrebbe fatto sapere.
Ci volle una settimana per visionare tutte le classi e tutto il liceo era al massimo dell’eccitazione, come si può immaginare. Ognuno si ritagliava una parte su misura, piena di intense e significative interpretazioni
La bellona della classe, detta Vampy, già aveva sospeso gli appuntamenti per non sciupare i futuri gossip ed era in cerca di un nome d’arte, in quanto Carmela Cicerluacchi non le pareva adatto.
Marcaurelio passava ore in palestra a scolpirsi i muscoli, in previsione di scene di sesso in cui fare bella figura.
Potrei raccontare cosa passasse nella mente di ognuno dei miei compagni, ormai abbagliati ( non tutti fortunatamente) dalla visione di una vita da vip, poveri stupidi illusi ragazzetti di provincia , ma non ne vale nemmeno la pena.
Io, dopo il primo sussulto di interesse, avevo solo voglia di andare al mare con Marilena, ammesso che si decidesse a prendermi in considerazione, del regista e delle sue faccende non mi importava niente.
Mi domandavo però come mai a nessuno venisse in mente di chiedere, ammesso che la classe venisse scelta, quale storia avremmo dovuto interpretare; ognuno evidentemente era pago di interpretare l’eroe di qualche film personale.
E poi venne il gran giorno.
Dopo un mese circa , arrivò in classe il regista Veroli in persona, accompagnato dal preside, dalla segretaria di produzione e altri quattro tizi non meglio identificati.
Ci disse tra grandi sorrisi, che aveva scelto la nostra classe.
Ci furono urla da stadio, gestacci indirizzati alle classi vicine, risate come se avessimo vinto un gratta e vinci, ma soprattutto abbracci finti e toccatine vere, in nome del sano principio “mai perdere l’occasione.”
Quando ci fummo calmati, finalmente Sandro ebbe il coraggio di chiedere di che film si trattasse e la risposta fu molto semplice: dovevamo interpretare una classe di liceali con tutti i suoi normalissimi problemi . Una specie di documentario insomma.
Niente nomi d’arte, niente muscoli da mettere in mostra, niente scene di sesso sfrenato (sig!), niente soldi a palate ma solo un budget da devolvere alla scuola, secondo gli accordi con il preside, che avrebbe sistemato la palestra.
Si sarebbe svolto tutto il lunedì successivo, in poche ore.
Il nostro silenzio fu assoluto.
Penoso.
Veroli, sembrava imbarazzato, si aspettava parole di partecipazione, invece il silenzio era assolutamente cubico..
Il preside ci guardava e strusciava i piedi non sapendo cosa dire.
Come si fa ad interpretare sé stessi?
Lardo che fa il Lardo?
Slim che fa lo Slim?
Vampy che fa la Vampy?
Marilena che fa la Marilena?
Improvvisamente tutto ci parve tremendamente ridicolo ed offensivo e forse improvvisamente maturammo.
Il mondo dei grandi ci aveva illuso, prima mostrandoci i suoi miraggi illusori, poi facendoci sentire come animali da esperimento.
Una specie di Quark sugli adolescenti.
Fu a quel punto che Giacomo si alzò in piedi con tutta la dignità di cui seppe rivestirsi .
Si guardò in giro cercando negli occhi di ognuno di noi il consenso per ciò che stava per dire e lo trovò.
Per un attimo temetti che si esibisse in una pernacchia e un vaf…, invece inalberò la sua migliore faccia da sindacalista e scandendo bene le parole disse:
“Mi dispiace, ma lunedì ci sarà uno sciopero per sostenere la legittimità della libera interpretazione del qualunquismo post moderno in relazione alle teorie di Vladimiro Rossi che contestano la metafisica in quanto sottoprodotto dell’impero colonialista dell’epoca Liberty.
Si renderà conto, signor Veroli, dell’importanza della nostra battaglia, considerando che il tema è troppo importante per potervi rinunciare a favore di un documentario, che sarà certamente ben interpretato da un’altra classe. In futuro magari potremo prendere in considerazione altre collaborazioni, qualora lei ritenesse di doverle fare. “
E si sedette.
Si dimostrò un vero leader, che sapeva prendere in mano qualunque situazione.
Il regista , attore quanto un attore, non fece una grinza e nemmeno una pences, si limitò a borbottare che certamente la nostra battaglia era notevole, e cercando di non sbilanciarsi oltre sul quell’ostico argomento, se ne andò a cercare un’altra classe con la sua coda-cometa di segretari, aggiungendo un diplomatico:”Sarà per un’altra volta.”
Il preside aveva un sorriso strano, tipo post ictus, ed un colore tra il grigioverde militare ed il viola melanzana, davvero curioso.
Si seppe poi che Vladimiro Rossi era il portiere del condominio di Giacomo e che non immaginò mai di essere stato un incentivo allo sciopero.
Lunedì andammo tutti al mare.
C’era anche Marilena, ma stava con Giacomo.
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MessaggioTitolo: Re: La classe liceale   La classe liceale Icon_minitime16/6/2010, 08:55

Ebbravo Giacomo. S' inventò anche una teoria che fece andare in crisi il regista Veroli.
Belli questi ricordi di scuola . Ne devo ripescare qualcuno anche io.
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MessaggioTitolo: Re: La classe liceale   La classe liceale Icon_minitime16/6/2010, 09:13

Mi dispiace, ma lunedì ci sarà uno sciopero per sostenere la legittimità della libera interpretazione del qualunquismo post moderno in relazione alle teorie di Vladimiro Rossi che contestano la metafisica in quanto sottoprodotto dell’impero colonialista dell’epoca Liberty.

chi risata che mi son fatta qui !!!! Very Happy cheers

(dove anche un portiere di porte condominiali serve a "parare" da qualche parte) Very Happy

Piaciuto.
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MessaggioTitolo: Re: La classe liceale   La classe liceale Icon_minitime16/6/2010, 09:20

hihihihi, per lo sciopero mi sono ispirata al politichese!

No Franca, non sono ricordi, solo e sempre invenzione.
Ai miei tempi non esisteva lo sciopero a scuola e quando mai! Niente pantaloni sotto l'osso sacro, niente ciabatte, spinelli, schiamazzi e offese ai prof.
cheers
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Franca Bagnoli
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MessaggioTitolo: Re: La classe liceale   La classe liceale Icon_minitime16/6/2010, 09:29

E' vero, Rita. Esistevano le seghe, che erano scioperi individuali o di gruppo. Poi c' era il problema di falsificare la firma di un genitore sul diario. Buona giornata.
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MessaggioTitolo: Re: La classe liceale   La classe liceale Icon_minitime16/6/2010, 09:42

Rita Paleari ha scritto:
hihihihi, per lo sciopero mi sono ispirata al politichese!

No Franca, non sono ricordi, solo e sempre invenzione.
Ai miei tempi non esisteva lo sciopero a scuola e quando mai! Niente pantaloni sotto l'osso sacro, niente ciabatte, spinelli, schiamazzi e offese ai prof.
cheers

che peccato !!!! Very Happy
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MessaggioTitolo: Re: La classe liceale   La classe liceale Icon_minitime16/6/2010, 09:43

Franca Bagnoli ha scritto:
E' vero, Rita. Esistevano le seghe, che erano scioperi individuali o di gruppo. Poi c' era il problema di falsificare la firma di un genitore sul diario. Buona giornata.

La mia prima firma sul libretto delle giustificazioni! ah che bei tempi ! Very Happy
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Mario Malgieri
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MessaggioTitolo: Re: La classe liceale   La classe liceale Icon_minitime16/6/2010, 11:11

Io le superiori le ho fatte nei primi anni '60 e si iniziava a fare qualche sciopero, ma sopratutto si "bruciava" alla grande. Qualche firmetta falsa l'ho fatta pure io, ma avevo l'accortezza di fare in modo che fosse la prof di lettere a leggere la giustificazione: guardava la firma, falsa come una moneta da sette lire, mi dava un'occhiata tra il severo e il complice e non succedeva nulla: le piacevano i miei temi e con lei avevo la media dell'otto. Very Happy
Mi sono divertito a leggerti, come sempre.
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MessaggioTitolo: Re: La classe liceale   La classe liceale Icon_minitime16/6/2010, 11:20

Una volta ebbi una nota di biasimo dalla prof d' Italiano. Temendo le ire di mio padre la feci firnare da mia madre. La prof. non fu contenta. Dovetti mandare mio padre, dopo aver ricevuto una bella dose di rimproveri. "Signor Bagnoli ,- disse la prof. - la donna è la regina della casa ma i decreti li firma il re". Insomma, la donna era regina senza potere.
Decisi che non volervo essere regina della casa.
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MessaggioTitolo: Re: La classe liceale   La classe liceale Icon_minitime16/6/2010, 12:31

Rachele invece disse che il Duce comandava la Nazione, ma lei comandava in casa!
eheheh altri modi di vedere.
Credo che mio figlio abbia battuto tutti, la prima brucia a scuola l'ha fatta a sei anni. Io per caso telefonai a casa e lui rispose, così lo sgamai!
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Giampiero Pieri
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MessaggioTitolo: Re: La classe liceale   La classe liceale Icon_minitime16/6/2010, 21:20



davanti alla scuola tanta gente
otto e venti prima campana
e spegni quella sigaretta e migliaia di gambe
di occhiali di corsa sulle scale
le otto e mezza tutti in piedi
il presidente la croce e il professore
che ti legge sempre la stessa storia
sullo stesso libro
nello stesso modo con le stesse parole
da quarant'anni di onesta professione
ma le domande
non hanno mai avuto una risposta chiara
e la divina commedia sempre piu' commedia
al punto che ancora oggi
io non so se dante era un uomo libero
un fallito o un servo di partito
o un servo di partito
ma paolo e francesca
quelli io me li ricordo bene
perche' ditemi chi non si e' mai innamorato
di quella del primo banco
la piu' carina la piu' cretina
cretino tu
che rideva sempre proprio quando
il tuo amore aveva le stesse parole
gli stessi respiri del libro che leggevi
di nascosto sotto il banco
mezzogiorno tutto scompare
avanti tutti al bar
dove nietzsche e marx
si davano la mano
e parlavano insieme dell'ultima festa
e del vestito nuovo buono fatto apposta
e sempre di quella ragazza che filava tutti
meno che te meno che te
e le assemblee i cineforum
i dibattiti mai concessi allora
e le fughe vigliacche davanti al cancello
e le botte nel cortile e nel corridoio
primi vagiti di un sessantotto
ancora lungo da venire
e troppo breve da dimenticare
il tuo impegno che cresceva
sempre piu' forte in te
compagno di scuola
compagno di niente
ti sei salvato dal fumo delle barricate
compagno di scuola
compagno per niente
ti sei salvato o sei entrato in banca pure tu
pure tu
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Franca Bagnoli
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MessaggioTitolo: Re: La classe liceale   La classe liceale Icon_minitime16/6/2010, 21:46

Oh, Il Ginnasio Liceo Giulio Cesare in corso Trieste. Io ho studiato lì . Che emozione!
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MessaggioTitolo: Re: La classe liceale   La classe liceale Icon_minitime17/6/2010, 08:09

eh, di Venditti ce n'è uno tutti gli altri son nessuno, verrebbe da dire. No, invece ce ne sono tanti altri che cantando ti stringono il cuore perchè parlano di te.
E' triste pensare che ad un certo punto siamo entrati tutti "in banca" senza accorgercene.
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