RegistratiIndiceCercaAccedi

 

 DO NOT DISTURB

Andare in basso 
AutoreMessaggio
Marco Naldi
Top
Top
Marco Naldi

Numero di messaggi : 369
Data d'iscrizione : 06.01.08

DO NOT DISTURB Empty
MessaggioTitolo: DO NOT DISTURB   DO NOT DISTURB Icon_minitime12/7/2010, 00:40

Tutti vi sarete trovati a combattere con uno di quei cartellini, quelli che normalmente si trovano nelle camere d’albergo.
Ci ho combattuto, e credo di aver perso.
Non era colpa sua, “DO NOT DISTURB” era il chiaro messaggio che trasmetteva. Ora, ad un ignaro passante, che si trovasse a transitare davanti una porta con una scritta del genere, ammesso che egli la guardi, non verrebbe mai in mente di bussare, o, peggio ancora, di entrare direttamente. Tanto più la cosa non dovrebbe sfiorare la mente di Miss Rossella.
Facciamo un passo indietro.
Siamo in Africa, precisamente in Sud Africa, e Miss Rossella è la donna delle pulizie che ha in gestione la “mia zona”. Ci siamo conosciuti proprio così.
Ore 7:00 di una mattina fredda, buia e conseguente ad una sera di lavoro conclusa alle 3 di notte.
“Toc Toc”.
Ora non è che io avessi tutta questa propensione alla grande dormita, ma insomma…
Assodato l’insistenza del tocchettio, mi alzo con indosso i miei pantaloncini dell’ Inter (originali – Nike per la cronaca) e vado bestemmiando tutti i santi missionari e/o africani, più le divinità zulu, xsosa e afrikaner.
Apro la porta, c’è lei, nera, età non definita ma sopra i 50, grassotta, con i capelli crespi come la carta che si usa per le montagne del presepe, si porta la mano davanti alla bocca e strabuzzando gli occhi sussurra “Sorry” indicando il cartellino. Quest’ultimo danza, animato da un vento gelido, e sembra aggrapparsi disperatamente alla maniglia per non farsi trascinare via.
“Don’t worry Miss Rossella” le faccio io, tanto ormai mi alzo.
Non so se lei abbia visto "Via con il vento", ma accetta il nome continuando a sorridere.
Rimedio uno scotch (inteso come “coso plastico trasparente appiccicoso” e non come whisky) e mi impongo tutte le sere di attaccare il cartellino dalla parte giusta.
Miss Rossella la incontrerò tutti i giorni, e sorride sempre.
Ma in Sud Africa non va tutto bene. Me ne accorgo, per esempio, quando apro la doccia al prima volta. L’acqua calda è al contrario e quando aziono lo sciacquone esce acqua calda. La porta è piena di spifferi. La cassaforte si apre e si chiude quando cacchio le pare …..E fa un freddo boia.
Anche Mandela deve aver fatto qualche cazzata.
Come si fa ad ottenere il potere politico e lasciare quello economico totalmente in mano ad i bianchi?
Come è possibile che milioni e milioni di persone, nere e povere, vivono in baracche, in città di lamiere con fogne a cielo aperto e che qualche decina di migliaia di bianchi ricchissimi possano invece vivere in bellissime ville cinte da alte mura con filo spinato elettrificato?
Uomini neri, giganti, armati di fucili a pompa fanno la guardia nei parcheggi dei ristoranti.
“Armed response”. Il cartello più letto sui muri di Joahnnesburg.
Ghetti. Ghetti bianchi ricchi. Ghetti neri poveri.
Non va bene.
La ricchezza c’è e si tange nei ristoranti, nei centri commerciali, per le strade della Johannesburg bene, quella dei diamanti e dei Safari, nelle centinaia di concessionari di macchine di lusso e negli articoli per la difesa personali venduti nelle ferramenta, una ricchezza ad uso e consumo dei bianchi e di pochi neri corrotti.
Nei ristoranti pieni i tavoli sono monocolore. Ci si evita. Si sta tutti insieme in un ristorante, ma i tavoli sono rigorosamente monoetnici.
Nei volti dei neri leggo dignità, ma anche sottomissione, magari finta, pronta ad esplodere in violenza che viene puntualmente repressa.
L’Apartheid è finito? Non credo. E se è finito è iniziato qualche altra cosa peggiore.
E' questo il progresso? E' questa la civiltà?
Il campionato del mondo è finito, e con la sua fine, cala il sipario sull’Africa ed i suoi problemi, le sue ricchezze sfruttate al massimo, i suoi lussi e le sue distese di baracche di lamiera, i suoi grattacieli ed i suoi diamanti, il Kruger Park, i vini di Cape Town, la carne secca ed i chilometri d’asfalto.
Miss Rossella rimarrà una cameriera di hotel per sempre, se il turismo lo permette, a bussare e sorridere al prossimo straniero che appenderà inutilmente il suo “Do Not Disturb” che danza, nel vento, fuori dalla porta.