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 NEGLI OCCHI, LA VECCHIAIA - DANIELA MICHELI

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MessaggioTitolo: NEGLI OCCHI, LA VECCHIAIA - DANIELA MICHELI   NEGLI OCCHI, LA VECCHIAIA - DANIELA MICHELI Icon_minitime22/9/2010, 22:26


Durante la notte, la neve aveva sostituito la pioggerella sottile, di quelle che penetrano ovunque. Tutto era bianco, ovattato, silenzioso.
Persino i mortai oltre la collina, a Nord, parevano aver scelto il silenzio in quell’alba di febbraio.
Miran si svegliò per il trambusto che proveniva dalle scale, insolito a quell’ora.
La sbeccata finestra della scala, coperta con un cartone, ricordava l’ultima visita dei serbi.

Il ragazzo aveva ancora dentro di sé quel giorno, come impresso in una pellicola: erano arrivati in tre, avevano sfondato la porta con un calcio ed erano entrati, imbracciando i loro fucili.
Il più giovane dei due afferrò Miran per un braccio e lo spinse in un angolo.
Gli altri due, invece, presero sua madre ed Adila, la sorella di Miran, e coi fucili piantati alle spalle le costrinsero a salire di sopra, nelle camere da letto.
Adila aveva, al tempo, quattordici anni.
Miran conosceva il suo carceriere. Era un ragazzo poco più grande di lui; avevano giocato a pallone, prima che scoppiasse la guerra.
Non lo riconosceva in quel volto feroce e in quel ghigno cattivo, con la sigaretta penzolante da un lato della bocca, mentre lo fissava intimandogli con gli occhi di ignorare i rumori, i pianti, le grida che scendevano dal piano superiore.
Sentiva sua madre gridare “lasciatela stare, è solo una bambina, prendete me.”
In risposta, sguaiate risate e rumori osceni, grida, che salivano di tono.
Miran comprendeva che stava accadendo qualche cosa di terribile, ma non aveva ancora l’età per afferrarne il senso. Nessuno, in Bosnia-Erzegovina, aveva capito il senso di quello che stava succedendo.
Miran sentiva parlare di pulizia etnica ma nessuno, tra i suoi compagni di giochi, riusciva a spiegargli cosa significasse. Nemmeno sua madre e sua sorella.
Non riuscirono nemmeno quando un vicino venne loro ad annunciare che suo padre era stato deportato in Montenegro.
Le urla, al piano di sopra, scemarono a poco a poco e i due serbi scesero con passi rumorosi e risate sguaiate, di scherno, gioendo nello sfasciare a calci i poveri mobili che arredavano la casa.
Il rumore del vetro frantumato dal calcio del più anziano fu motivo per un nuovo scoppio di risa.
Ad un cenno di chi pareva il capo, si alzò anche il ragazzo che teneva Miran sotto controllo.
“Tu non ci hai mai visto. Tu non sai chi siamo. Quella puttana di tua madre e quella troia di tua sorella ora conoscono il cazzo ed il seme serbo. Lo rimpiangeranno”.
Se ne tornarono verso la collina, imprecando e congratulandosi l’uno con l’altro.
Di sopra, i singhiozzi continuarono a lungo.

Erano passate alcune settimane da quel giorno, l’autunno aveva lasciato entrare l’inverno e la neve, che Miran continuava ad osservare dall’angolo sbrecciato del cartone; nessuno era più tornato nella loro casa.
Sua madre gli aveva detto che erano stati fortunati, senza spiegargli da cosa si erano salvati.
Glielo diceva sorridendo, ma non era più il sorriso che aveva prima di quel maledetto giorno.
Lo stesso identico sorriso che non era più apparso a distendere le labbra di Adila.
Prima era un gioco aiutarla nel fare assieme la tufakije: uno di fianco all’altro, intenti a sciogliere lo zucchero nell’acqua, a sgherigliare le noci e sbucciare le mele, metterci tutto il resto e mangiarsela golosamente, con la panna che lasciava loro dei grandi baffi sulle labbra.
Ad ogni domanda che Miran o sua madre le rivolgevano, Adila scuoteva la testa ed iniziava a piangere.
I suoi occhi scuri erano diventati cupi, senza la lucentezza di quelli di una quattordicenne; c’era dentro tutto il dolore di chi aveva visto l’inferno e non trovava più la strada per uscirne.
Quel bianco mattino di febbraio non era diverso dagli altri se non per la presenza della vecchia Bakira: vestita di nero, senza nemmeno una virgola di colore,  così grassa e così ingobbita da incutere timore.
Al paese tutti la fuggivano, i ragazzini cercavano di non incrociarla perché sussurravano fosse una strega che uccideva i bambini appena nati.
Ed era lì, davanti ai suoi occhi, che stava salendo le scale della sua casa.
Dietro di lei, sua madre con alcuni asciugamani di traverso su un braccio e una bacinella di acqua fumante tra le mani.
Dalla camera di Adila nessun rumore, come se la sorella fosse ancora addormentata.
Miran non comprendeva come mai quella donna fosse in casa loro e perché sua madre continuasse a piangere silenziosamente.
Cercando di fare il minor rumore possibile, si avvicinò alla porta della stanza della sorella, per cercare di carpire le parole che parevano bisbigli.
“Sei pronta?”. Ascoltò Bakira rivolgere quella domanda e il sussurro di risposta di Adila gli fece capire che si stava rivolgendo alla sorella.
“Ti farò male, dovrai essere forte bambina. Ora ascoltami bene: spalanca le gambe e pensa che tu non sei qui, in questo momento. Tu sei altrove, sei in un prato che corri dietro alle farfalle e tutte le bruttezze che hai negli occhi non ci sono mai entrate.”
Miran sentiva arrivargli le parole più chiare. La vecchia Bakira aveva ora un tono che non  incuteva più paura, ma si era  addolcito fino a diventare protettivo.
“Adila, dammi la mano adesso”. Anche la voce di sua madre arrivò a Miran colma di disperazione e di dolcezza.
Che stava succedendo in quella stanza? Perché lui non poteva entrare?
Era l’unico uomo di casa e aveva diritto di farlo.
A quel pensiero, spalancò la porta.
Non era preparato a ciò che vide.
Sua madre, di lato ad Adila, le stringeva la mano continuando a singhiozzare piano.
Sua sorella, con uno straccio in bocca, piangeva silenziosa, facendo smorfie di dolore, roteando gli occhi nella ricerca di un qualche cosa che potesse arrivare a porre fine a quel momento sospeso.
La vecchia Bakira continuava a restare inginocchiata davanti alle gambe spalancate di Adila con un lungo e grosso ago in mano, identico a quello che un tempo usava la madre per intrecciare grossi gomitoli di lana.
Sangue.
Tanto sangue.
Sulle lenzuola, per terra.
Sulle mani di Bakira.
Sul livido ventre nudo di Adila.
Grumi di sangue, a colorare di orrore la stanza.
Miran non riuscì a stabilire quanto tempo fosse trascorso da quando era entrato nella stanza: sembrava essere passata una vita intera. Bakira continuava a frugare tra le gambe della sorella.
“Ecco, bambina, abbiamo finito”.
Bakira si alzò, si lavò le mani in un bacile colmo d’acqua, le asciugò con cura e si avvicinò per una carezza alla testa di Adila.
Poi fece un cenno alla madre.
Fu in quel momento che si accorsero della presenza di Miran.
La madre non riuscì ad arrabbiarsi e continuò a piangere mentre con Bakira uscirono dalla stanza.
Sentì pronunciare dalla vecchia una nuova espressione, che non aveva mai udito prima: stupro etnico.
Miran si avvicinò ad Adila.
Non sapeva perché le venne voglia di abbracciarla e di tenerla stretta come mai aveva fatto prima.
Lo fece, schivando tutto quel sangue che sporcava il letto.
Adila lo guardò fisso negli occhi e Miran si stupì, nel trovarli ancora più cupi della sera prima.
Rabbrividì: pensò che gli occhi di sua sorella erano quelli di una vecchia.
Se Miran si fosse guardato in uno specchio, si sarebbe accorto che i suoi erano identici: gli occhi che un tempo erano bambini ma che qualcuno, non in loro nome, non permise restassero tali.

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Daniela Micheli
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Daniela Micheli

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MessaggioTitolo: Re: NEGLI OCCHI, LA VECCHIAIA - DANIELA MICHELI   NEGLI OCCHI, LA VECCHIAIA - DANIELA MICHELI Icon_minitime22/9/2010, 22:48

Occhi che sono stati costretti a crescere senza capire il perché è successo, chi ringraziare di questa "maturazione".
Un racconto duro, PDG, in bianco e nero e uno slabbro di rosso: quello del sangue di una figlia che la madre aiuta ad abortire un figlio non voluto, un figlio bambino che sarebbe nato da ventre bambino.
La storia ci disse che in quegli anni le cose andarono così.
In nome di una voluta e dichiarata supremazia.
Chi ne fece le spese furono, ancora una volta, le donne ed i bambini.
Decisamente a tema, con una prosa che non cede umidità alla carta.
E che lascia, in quella carezza sulla testa di una bambina ormai già donna, un poco di dolcezza che non riscatta, però, la crudezza del tuo racconto.
Brava, PDG.

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Annamaria Giannini
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MessaggioTitolo: Re: NEGLI OCCHI, LA VECCHIAIA - DANIELA MICHELI   NEGLI OCCHI, LA VECCHIAIA - DANIELA MICHELI Icon_minitime22/9/2010, 23:00

Brividi Pdg, brividi lungo la schiena, ad accompagnare una prosa scarna ed efficace che non si abbandona a pietismi, ma descrive ad immagini nitide e spietate.
La seconda penna di questo round, che se pur in tempi diversi descrive una violenza. un'innocenza sporcata e sangue versato che, come dice la penna di ieri, mai potrà essere ripagato. Piaciuta, e molto, la tua storia PDG.Anche se mi ha lasciata con l'amaro in bocca.
Ma quello ce l'avevo già prima. Bravissima.
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Franca Bagnoli
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MessaggioTitolo: Re: NEGLI OCCHI, LA VECCHIAIA - DANIELA MICHELI   NEGLI OCCHI, LA VECCHIAIA - DANIELA MICHELI Icon_minitime22/9/2010, 23:40

Ho il cuore che mi batte forte. Un racconto/documento di un' epoca non lontana ma che si prolunga nel tempo. Quanti orrori dovremo ancora vedere prima che torni a sorgere l' alba? Mi viene in mente un passo di uno scritto di don Tonino Bello, un vescovo alla sequela di un Cristo povero e mite: "Sentinella, quanto manca all' alba?" Io credo che racconti di questo tipo abbiano una funzione civile e morale. Servono a farci aprire gli occhi sull' insensatezza del nostro tempo e a riappropriarci di valori che stiamo perdendo. Dirti, brava, cara Penna, è poco.
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Annamaria Giannini
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Annamaria Giannini

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MessaggioTitolo: Re: NEGLI OCCHI, LA VECCHIAIA - DANIELA MICHELI   NEGLI OCCHI, LA VECCHIAIA - DANIELA MICHELI Icon_minitime22/9/2010, 23:41

ho riletto.Più piano questa volta, con più calma. Ho trovato una parola uguale al racconto di ieri. Orrore.
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MessaggioTitolo: Re: NEGLI OCCHI, LA VECCHIAIA - DANIELA MICHELI   NEGLI OCCHI, LA VECCHIAIA - DANIELA MICHELI Icon_minitime23/9/2010, 00:50

Daniela Micheli ha scritto:
Occhi che sono stati costretti a crescere senza capire il perché è successo, chi ringraziare di questa "maturazione".
Un racconto duro, PDG, in bianco e nero e uno slabbro di rosso: quello del sangue di una figlia che la madre aiuta ad abortire un figlio non voluto, un figlio bambino che sarebbe nato da ventre bambino.
La storia ci disse che in quegli anni le cose andarono così.
In nome di una voluta e dichiarata supremazia.
Chi ne fece le spese furono, ancora una volta, le donne ed i bambini.
Decisamente a tema, con una prosa che non cede umidità alla carta.
E che lascia, in quella carezza sulla testa di una bambina ormai già donna, un poco di dolcezza che non riscatta, però, la crudezza del tuo racconto.
Brava, PDG.

Il dramma della recente storia in Bosnia non può lasciare indifferenti chi, come te e me, non le ha vissute sulla propria pelle ma ne ha visto gli orrori. Gli stupri etnici, le violenze, le deportazioni che hanno subito in quella terra così vicina a noi, non devono essere dimenticate. Grazie, Daniela.
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MessaggioTitolo: Re: NEGLI OCCHI, LA VECCHIAIA - DANIELA MICHELI   NEGLI OCCHI, LA VECCHIAIA - DANIELA MICHELI Icon_minitime23/9/2010, 00:52

Annamaria Giannini ha scritto:
Brividi Pdg, brividi lungo la schiena, ad accompagnare una prosa scarna ed efficace che non si abbandona a pietismi, ma descrive ad immagini nitide e spietate.
La seconda penna di questo round, che se pur in tempi diversi descrive una violenza. un'innocenza sporcata e sangue versato che, come dice la penna di ieri, mai potrà essere ripagato. Piaciuta, e molto, la tua storia PDG.Anche se mi ha lasciata con l'amaro in bocca.
Ma quello ce l'avevo già prima. Bravissima.

Grazie, Annamaria. Credo che la prosa scarna debba compensare il resto: aggiungere orrore a ciò che già è orrore di per sé risulterebbe alla fine, a mio avviso, troppo colmo di troppo. L'amaro in bocca è un buon segno, significa che l'intenzione dell'autore è stata soddisfatta perché era quello l'incipit iniziale.
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MessaggioTitolo: Re: NEGLI OCCHI, LA VECCHIAIA - DANIELA MICHELI   NEGLI OCCHI, LA VECCHIAIA - DANIELA MICHELI Icon_minitime23/9/2010, 00:54

Franca Bagnoli ha scritto:
Ho il cuore che mi batte forte. Un racconto/documento di un' epoca non lontana ma che si prolunga nel tempo. Quanti orrori dovremo ancora vedere prima che torni a sorgere l' alba? Mi viene in mente un passo di uno scritto di don Tonino Bello, un vescovo alla sequela di un Cristo povero e mite: "Sentinella, quanto manca all' alba?" Io credo che racconti di questo tipo abbiano una funzione civile e morale. Servono a farci aprire gli occhi sull' insensatezza del nostro tempo e a riappropriarci di valori che stiamo perdendo. Dirti, brava, cara Penna, è poco.

La penso come te, Franca, sulla funzione civile e morale di una certa letteratura, che, se pur nel piccolo ambito di un forum di scrittura, deve essere obiettivo da portare avanti.
Anche questo è tenere viva la memoria.
E chi non ha memoria, non ha futuro.
Un abbraccio e un grazie, Franca.
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MessaggioTitolo: Re: NEGLI OCCHI, LA VECCHIAIA - DANIELA MICHELI   NEGLI OCCHI, LA VECCHIAIA - DANIELA MICHELI Icon_minitime23/9/2010, 00:55

Annamaria Giannini ha scritto:
ho riletto.Più piano questa volta, con più calma. Ho trovato una parola uguale al racconto di ieri. Orrore.

E' vero. Ma esiste forse qualche cosa di diverso in una guerra? No, io credo di no. Orrore e basta. Ogni guerra coi suoi risvolti.
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MessaggioTitolo: Re: NEGLI OCCHI, LA VECCHIAIA - DANIELA MICHELI   NEGLI OCCHI, LA VECCHIAIA - DANIELA MICHELI Icon_minitime23/9/2010, 00:57

E coi suoi orrori.
Ragazzi, non so domani come potrà essere la mia presenza ai vostri commenti.
Ora vado, sono rientrato dal lavoro da poco e sto crollando.
Se domattina non vi servo la colazione, sarà l'aperitivo.
Buona notte a tutti.
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Paolo Secondini
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MessaggioTitolo: Re: NEGLI OCCHI, LA VECCHIAIA - DANIELA MICHELI   NEGLI OCCHI, LA VECCHIAIA - DANIELA MICHELI Icon_minitime23/9/2010, 07:30

Racconto pieno di intensa e vibrante drammaticità, racconto ben scritto, da cui trapela il vecchio, ma sempre attuale significato: la guerra trasforma gli uomini - adulti e ragazzi - in esseri abietti, irrazionali, offusca le coscienze, le rende allotrie a ogni forma di tolleranza, comprensione, solidarietà; significato che s'evidenzia attraverso una narrazione molto avvincente.
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Mario Malgieri
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MessaggioTitolo: Re: NEGLI OCCHI, LA VECCHIAIA - DANIELA MICHELI   NEGLI OCCHI, LA VECCHIAIA - DANIELA MICHELI Icon_minitime23/9/2010, 08:31

Eh no, ma allora lo fate apposta, vi siete messi d'accordo!
Questo vecchio orso ha il cuore tenero, in fondo, e basta poco per farlo commuovere, intristire, incazzare, e pure tutte e tre le cose insieme; tu PdG di oggi e la tua collega di ieri avete raggiunto egregiamente lo scopo: sono commosso, intristito, incazzato.
Incazzato non con voi due, ovviamente, ma con questa umanità che proprio non ne vuole sapere di imparare le mille lezioni già impartite e trovare la via per pensare a risolvere i problemi con la parola, la tolleranza, il buon senso e sopratutto l'umanità... ma forse è proprio l'umanità, cioè l'essere umani, che ci frega: l'uomo in fondo era e resta un primate aggressivo, onnivoro, territoriale e intelligente abbastanza per trasformare qualsiasi cosa, dal sasso al pezzo d'uranio, in un arma micidiale. E pure, se qualcuno se lo fosse scordato, a insegnare nelle scuole l'uso delle armi.
Scusa la digressione, PdG. Inutile dire che il tuo pezzo, scritto benissimo, mi è piaciuto, ma solo da un punto di vista letterario: il contenuto, come quello del pezzo di ieri, è da film dell'orrore. Ma non è colpa vostra.
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MessaggioTitolo: Re: NEGLI OCCHI, LA VECCHIAIA - DANIELA MICHELI   NEGLI OCCHI, LA VECCHIAIA - DANIELA MICHELI Icon_minitime23/9/2010, 09:28

Anche questo è un pezzo significatico, molto significativo. Stranamente questo round è all'insergna di un passato che non perdona e che non passa per nulla. Rimane sospeso come un'eredità terribile per tutti e non solo per i protagonisti.
Scritto senza odio, ma solo con profondo dolore.
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MessaggioTitolo: Re: NEGLI OCCHI, LA VECCHIAIA - DANIELA MICHELI   NEGLI OCCHI, LA VECCHIAIA - DANIELA MICHELI Icon_minitime23/9/2010, 11:38

Paolo Secondini ha scritto:
Racconto pieno di intensa e vibrante drammaticità, racconto ben scritto, da cui trapela il vecchio, ma sempre attuale significato: la guerra trasforma gli uomini - adulti e ragazzi - in esseri abietti, irrazionali, offusca le coscienze, le rende allotrie a ogni forma di tolleranza, comprensione, solidarietà; significato che s'evidenzia attraverso una narrazione molto avvincente.

Ti ringrazio, Paolo, degli apprezzamenti qui sopra espresso. Per il tema credo di aver già espresso qui sopra il mio pensiero circa l'universalità di terreno fertile al quale attingere. Purtroppo.
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MessaggioTitolo: Re: NEGLI OCCHI, LA VECCHIAIA - DANIELA MICHELI   NEGLI OCCHI, LA VECCHIAIA - DANIELA MICHELI Icon_minitime23/9/2010, 11:41

Mario Malgieri ha scritto:
Eh no, ma allora lo fate apposta, vi siete messi d'accordo!
Questo vecchio orso ha il cuore tenero, in fondo, e basta poco per farlo commuovere, intristire, incazzare, e pure tutte e tre le cose insieme; tu PdG di oggi e la tua collega di ieri avete raggiunto egregiamente lo scopo: sono commosso, intristito, incazzato.
Incazzato non con voi due, ovviamente, ma con questa umanità che proprio non ne vuole sapere di imparare le mille lezioni già impartite e trovare la via per pensare a risolvere i problemi con la parola, la tolleranza, il buon senso e sopratutto l'umanità... ma forse è proprio l'umanità, cioè l'essere umani, che ci frega: l'uomo in fondo era e resta un primate aggressivo, onnivoro, territoriale e intelligente abbastanza per trasformare qualsiasi cosa, dal sasso al pezzo d'uranio, in un arma micidiale. E pure, se qualcuno se lo fosse scordato, a insegnare nelle scuole l'uso delle armi.
Scusa la digressione, PdG. Inutile dire che il tuo pezzo, scritto benissimo, mi è piaciuto, ma solo da un punto di vista letterario: il contenuto, come quello del pezzo di ieri, è da film dell'orrore. Ma non è colpa vostra.

Buongiorno, Orso dal cuore tenero. Forse Daniela non lo ha fatto volutamente di associare il racconto di ieri e quello di oggi. Ma è assolutamente vero, come detto prima a Paolo, che certe storie, di dolore vissuto direttamente o indirettamente è fonte alla quale attingere. Anche per fare ciò che lassù ha detto Franca.
Un abbraccio ed un grazie sincero per i tuoi apprezzamenti.
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MessaggioTitolo: Re: NEGLI OCCHI, LA VECCHIAIA - DANIELA MICHELI   NEGLI OCCHI, LA VECCHIAIA - DANIELA MICHELI Icon_minitime23/9/2010, 11:43

Rita Paleari ha scritto:
Anche questo è un pezzo significatico, molto significativo. Stranamente questo round è all'insergna di un passato che non perdona e che non passa per nulla. Rimane sospeso come un'eredità terribile per tutti e non solo per i protagonisti.
Scritto senza odio, ma solo con profondo dolore.

L'admin ha detto di scrivere delle storie di ieri, Rita. Qua c'è un bambino, una bambina, una storia di ieri. No, nessun odio, ma profondo dolore ed empatia per chi, in quel pezzo di storia, vi è stato costretto a transitare.
Grazie anche a te.
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Emma Bricola
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MessaggioTitolo: Re: NEGLI OCCHI, LA VECCHIAIA - DANIELA MICHELI   NEGLI OCCHI, LA VECCHIAIA - DANIELA MICHELI Icon_minitime23/9/2010, 15:28

Un racconto che mette i brividi, che fa rivivere l'orrore come se si fosse presenti in quella casa.
Grande livello di scrittura, grande scritto. Bravo
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MessaggioTitolo: Re: NEGLI OCCHI, LA VECCHIAIA - DANIELA MICHELI   NEGLI OCCHI, LA VECCHIAIA - DANIELA MICHELI Icon_minitime23/9/2010, 15:51

Emma Bricola ha scritto:
Un racconto che mette i brividi, che fa rivivere l'orrore come se si fosse presenti in quella casa.
Grande livello di scrittura, grande scritto. Bravo

Grazie, Emma. Però se continuate a farmi i cimplimenti, va a finire che ci credo davvero...
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MessaggioTitolo: Re: NEGLI OCCHI, LA VECCHIAIA - DANIELA MICHELI   NEGLI OCCHI, LA VECCHIAIA - DANIELA MICHELI Icon_minitime23/9/2010, 15:59

credici, credici, non è facile parlare di certe cose senza cascare nel già detto.
Gli occhi dei due ragazzi sono uguali, e questo dice già tutto.
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MessaggioTitolo: Re: NEGLI OCCHI, LA VECCHIAIA - DANIELA MICHELI   NEGLI OCCHI, LA VECCHIAIA - DANIELA MICHELI Icon_minitime23/9/2010, 17:34

Rita Paleari ha scritto:
credici, credici, non è facile parlare di certe cose senza cascare nel già detto.
Gli occhi dei due ragazzi sono uguali, e questo dice già tutto.

Occhi bambini già vecchi, cresciuti prima del tempo, a causa di qualche cosa del quale non comprendono il senso. Già, è tutto lì: negli occhi, la vecchiaia.
Grazie, Rita.
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Luca Curatoli
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MessaggioTitolo: Re: NEGLI OCCHI, LA VECCHIAIA - DANIELA MICHELI   NEGLI OCCHI, LA VECCHIAIA - DANIELA MICHELI Icon_minitime23/9/2010, 18:10

scrittura cruda documentale fino all'insopportabile. del resto l'argomento lascia poco spazio alla speranza e delle promesse fatte, come si disse di quel mostro di Milosevic, ne sono piene le fosse. e i vivi?

quella è stata la mia prima guerra come spettatore. ho visto i baiori fluorescenti, gli obiettivi umani delle bombe intelligenti e le facciate dei palazzi sventrati. leggendoti un poco si ravviva la fiamma della vergogna, della sporcizia e del dolore.

qui i bambini sono già invecchiati negli sguardi: come in una specie di favola, di mondo al contrario, i bambini partoriscono
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MessaggioTitolo: Re: NEGLI OCCHI, LA VECCHIAIA - DANIELA MICHELI   NEGLI OCCHI, LA VECCHIAIA - DANIELA MICHELI Icon_minitime23/9/2010, 20:46

Luca Curatoli ha scritto:
scrittura cruda documentale fino all'insopportabile. del resto l'argomento lascia poco spazio alla speranza e delle promesse fatte, come si disse di quel mostro di Milosevic, ne sono piene le fosse. e i vivi?

quella è stata la mia prima guerra come spettatore. ho visto i baiori fluorescenti, gli obiettivi umani delle bombe intelligenti e le facciate dei palazzi sventrati. leggendoti un poco si ravviva la fiamma della vergogna, della sporcizia e del dolore.

qui i bambini sono già invecchiati negli sguardi: come in una specie di favola, di mondo al contrario, i bambini partoriscono

Non sarei riuscito ad usare null'altro che una scrittura spogliata di ogni tenerezza, documentale è il termine azzeccatissimo, Luca.
Quale altro modo usare, se non una prosa didascalica quasi, a cercare di fare vedere ciò che quegli occhi videro. Anche per me fu la prima guerra vista da spettatore, coi cecchini sui cornicioni a sparare nel mercato. Con gli strupri e tutta la bestialità che alla guerra della ex-Jugoslavia hanno messo una specie di marchio di riconoscimento.
Grazie, Luca.
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Daniela Micheli
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Daniela Micheli

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MessaggioTitolo: Re: NEGLI OCCHI, LA VECCHIAIA - DANIELA MICHELI   NEGLI OCCHI, LA VECCHIAIA - DANIELA MICHELI Icon_minitime23/9/2010, 22:33

Purtroppo la PDG non ha più le chiavi di accesso per risponderti, Massimo. Ma ti leggerà.
Così come leggo ora io, il tuo commento.
Bella l'analisi che hai fatto dei vari personaggi: ci siamo tutti soffermati sulla globalità della storia senza soffermarci troppo su di loro.
Grazie delle tue letture e dei tuoi commenti da parte mia che sono, volente o nolente, l'ospite ospitante di questo forum.
Un bacio, amico mio...

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Nuccio Pepe
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MessaggioTitolo: Re: NEGLI OCCHI, LA VECCHIAIA - DANIELA MICHELI   NEGLI OCCHI, LA VECCHIAIA - DANIELA MICHELI Icon_minitime26/9/2010, 18:23

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Bene credo di essere riuscito a recuperare ... vi ho letto tutte care penne!


Un racconto ? No, una storia nella Storia.
Purtroppo storia che potrebbe, drammaticamente, essere vera.
Complimenti PdG e scusa anche tu per il ritardo!

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