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 Etty Hillesum. Il coraggio del perdono

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Franca Bagnoli
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Franca Bagnoli

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MessaggioTitolo: Etty Hillesum. Il coraggio del perdono   Etty Hillesum. Il coraggio del perdono Icon_minitime8/10/2010, 18:58

Hannah Arendt, di famiglia ebraica, raffinata intellettuale, nel suo saggio: “Le origini del totalitarismo”, ha scritto: “I lager sono laboratori dove si sperimenta la trasformazione della natura umana. .....Finora la convinzione che tutto sia possibile, sembra aver provato soltanto che tutto può essere distrutto. Ma, nel loro sforzo di tradurla in pratica, i regimi totalitari hanno scoperto, senza saperlo, che ci sono crimini che gli uomini non possono né punire, né perdonare.
Quando l’impossibile è stato reso possibile, è diventato il male assoluto, impunibile e imperdonabile, che non poteva più essere compreso e spiegato coi malvagi motivi dell’ interesse egoistico, dell’ avidità, dell’ invidia, del risentimento; e che quindi la collera non poteva vendicare, la carità sopportare, l’ amicizia perdonare, la legge punire”.
Sono parole forti che hanno la loro verità, una verità svelata con lucido sbigottimento di fronte al male assoluto che sembra annientare la natura umana. Eppure Etty Hillesum non accetta questa verità e, attraverso un lungo percorso, la capovolge, la sostituisce con un’ altra verità. Il percorso di Etty comincia dalla consapevolezza della sua profonda infelicità e dalla scoperta che essa è dovuta a tensioni di ordine spirituale. Dopo esperienze sentimentali complesse dice di essere “lacerata interiormente e mortalmente infelice”. Con l’ incontro con uno psicologo ebreo, il professor Spier, inizia la costruzione della dimensione spirituale di Etty. Legge la Bibbia, S. Agostino, incontra Dio, presente nel suo intimo. “Quella parte di me, la più profonda e la più ricca in cui riposo, è ciò che io chiamo Dio”. Chi scopre Dio scopre i fratelli e verso i fratelli, nel periodo terribile dell’ Olocausto, ha un amore profondo, eroico. Nel 1942 avrebbe avuto la possibilità di salvarsi. Sceglie di condividere la sorte dei suoi fratelli. Come Socrate rifiuta la via della fuga. Entrambi obbediscono alla propria coscienza ma Socrate, al quale non voglio togliere nulla, accetta la morte per ossequio alla legge, Etty semplicemente per amore. Insieme agli altri deportati parte per i campi di concentramento. Sa che la sua missione è quella di donare forza a chi è debole, speranza a chi è disperato, amore a chi è calpestato, torturato, annientato. I suoi compagni percepiscono la forza del suo amore e definiscono la sua persona con l’ aggettivo “luminosa”. Durante la sua prigionia Etty scrive diari e, ormai vicina alla fine, li consegna ad un’ amica pregandola di farli pervenire ad un editore. Sarà difficile pubblicarli ma alla fine l’editore Haan ne capisce l’ importanza e, con puntigliosa pazienza, decifra la scrittura quasi illeggibile di Etty. Anche nei campi dell’ orrore si può trovare un tesoro. I diari di Etty sono il tesoro che ci ha lasciato; la sua luce raggiunge anche noi e ci dà la forza di affrontare tempi tragici. Ascoltiamo la voce di Etty: “ Ieri, per un momento, ho pensato che non avrei potuto continuare a vivere, che avevo bisogno di aiuto. La vita e il dolore avevano perso il loro significato, avevo la sensazione di “sfasciarmi” sotto un peso enorme, ma anche questa volta ho combattuto una battaglia che poi all’ improvviso mi ha permesso di andare avanti con maggiore forza. Ho provato a guardare in faccia il “dolore dell’ umanità”. Ho affrontato questo dolore, molti interrogativi hanno trovato risposta, l’ assurdità ha ceduto il posto ad un po’ più di ordine e di coerenza: ora posso andare avanti di nuovo. E’ stata un’ altra breve ma violenta battaglia, ne sono uscita con un pezzetto di maturità in più. Mi sento come un piccolo campo di battaglia su cui si combattono i problemi o alcuni problemi del nostro tempo. L’ unica cosa che si può fare è offrirsi umilmente come campo di battaglia. Quei problemi devono pur trovare ospitalità in qualche parte, in cui possono combattere e placarsi e noi dobbiamo aprire loro il nostro spazio interiore senza sfuggire”...... “Le minacce e il terrore crescono di giorno in giorno. M’ innalzo intorno la preghiera come un muro scuro che offre riparo, mi ritiro nella preghiera come nella cella di un convento, ne esco fuori più “raccolta”, concentrata e forte. Questo ritirarsi nella chiusa cella della preghiera, diventa per me una realtà sempre più grande. Dappertutto c’ erano cartelli che ci vietavano la strada per la campagna: ma sopra quell’unico pezzo di strada che ci rimane c’ è pur sempre il cielo, tutto quanto. Non possono farci nulla. Non possono veramente farci niente. Possono renderci la vita un po’ spiacevole, possono privarci di qualche bene materiale e di un po’ di libertà di movimento, ma siamo noi stessi a privarci delle nostre forze migliori col nostro atteggiamento sbagliato, col nostro sentirci perseguitati, umiliati ed oppressi, col nostro odio e con la millanteria che maschera la paura. Certo che ogni tanto si può essere tristi e abbattuti per quello che ci fanno, è umano e comprensibile che sia così. E tuttavia siamo soprattutto noi stessi a derubarci da soli”.........
E ancora: “ Credo in Dio e negli uomini e oso dirlo senza falso pudore. La vita è difficile ma non è grave: dobbiamo cominciare a prendere sul serio il nostro lato serio. Il resto verrà da sé. Una pace futura potrà essere veramente tale solo se prima sarà stata trovata da ognuno in se stesso: se ogni uomo si sarà liberato dall’ odio contro il prossimo, di qualunque razza o popolo; se avrà superato questo odio e l’ avrà trasformato in qualcosa di diverso, forse alla lunga in amore, se non è chiedere troppo. E’ l’ unica soluzione possibile. E’ quel pezzettino d’ eternità che ci portiamo dentro. Sono una persona felice e lodo questa vita, nell’ anno del Signore 1942, l’ ennesimo anno di guerra.
Le mie battaglie le combatto contro di me, contro i miei propri demoni, ma combattere in mezzo a migliaia di persone impaurite, contro fanatici furiosi e gelidi che vogliono la nostra fine, no, questo non è proprio il mio genere. Non ho paura, non so, mi sento così tranquilla. Mi sento in grado di sopportare il pezzo di storia che stiamo vivendo, senza soccombere. Mi sembra che si esageri nel temere per il nostro corpo. Lo spirito viene dimenticato, s’ accartoccia e avvizzisce in qualche angolino. Viviamo in un modo sbagliato, senza dignità. Io non odio nessuno, non sono amareggiata: una volta che l’ amore per tutti gli uomini comincia a svilupparsi in noi, diventa infinito. Bene, io accetto questa nuova certezza: vogliono il nostro totale annientamento. Ora lo so: continuo a lavorare e a vivere con la stessa convinzione e trovo la vita ugualmente ricca di significato, anche se non ho quasi più il coraggio di dirlo quando sono in compagnia.
La vita e la morte, il dolore e la gioia e persecuzioni, le vesciche ai piedi e il gelsomino dietro la casa, le innumerevoli atrocità, tutto, tutto è in me come un unico, potente insieme e come tale lo accetto e comincio a capirlo sempre meglio.
Un’ altra cosa ancora dopo quella mattina: la mia consapevolezza di non essere capace di odiare gli uomini malgrado il dolore e l’ ingiustizia che ci sono al mondo, la coscienza che tutti questi orrori non sono come un pericolo misterioso e lontano al di fuori di noi, ma che si trovano vicinissimi e nascono dentro di noi: e perciò sono meno più familiari e assai meno terrificanti. Quel che fa paura è il fatto che certi sistemi possono crescere al punto da superare gli uomini e da tenerli stretti in una morsa diabolica, gli autori come le vittime”
Ecco il capovolgimento della verità della Arendt: i crimini che non si possono né punire né perdonare, possono essere sconfitti dalla forza dell’ amore. Gli orrori nascono dentro di noi ed è in noi che dobbiamo combatterli. Etty non ha paura degli orrori eterni ma teme che “certi sistemi possano crescere al punto da superare gli uomini e da tenerli stretti in una morsa diabolica, gli autori e le vittime”.
Sono amori grandi oltre ogni limite, come quello di Etty, che salvano il mondo. Ma questi amori sublimi ci interpellano seriamente, severamente. Se lasciamo che altri amino e noi restiamo indifferenti agli orrori, il mondo rischia di non salvarsi.

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MessaggioTitolo: Re: Etty Hillesum. Il coraggio del perdono   Etty Hillesum. Il coraggio del perdono Icon_minitime8/10/2010, 19:02

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