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holly prosati
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holly prosati

Numero di messaggi : 630
Data d'iscrizione : 15.07.08

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MessaggioTitolo: ...   ... Icon_minitime31/10/2010, 21:45

Era nel bosco in preda al panico.
Non riusciva a credere di star davvero vivendo quel giorno.
Era senza abito né corsetto né gioiello alcuno che evidenziasse la sua regalità.
Priva di qualsiasi simbolo ch’esibisse la nobiltà del suo sangue.
Sola e spoglia: come i maestosi alberi che la circondavano.
Le innumerevoli querce schermavano il cielo, senza permetterle di scorgere il colle sul quale s’ergeva l’antica dimora. Solo nella tinta dei ricordi e della fantasia riusciva a delineare i confini del suo palazzo reale.
Piegata dallo sconforto iniziò la sua avanzata.
Posava i piedi diafani sul terreno friabile, evitando i sassi più aspri, alla ricerca dell’erba sputata qua e là per il sentiero. Quella fatica le rimandò alla mente un ricordo di molti anni prima: quando sporgendosi dalla finestra della propria camera, in una giornata di pioggia torrida, aveva visto i figli della servitù rincorrersi scalzi per le vie ciottolose del suo palazzo.
Fosse stata un uomo forse non avrebbe sofferto tanto quello sforzo. Fosse stata un uomo si sarebbe trovata ancora nella sua reggia. Fosse stata un uomo avrebbe sposato una delle figlie dei regni vicini.
Fosse stata un uomo non sarebbe stata tradita.
Il suo passo si riempì di vigore: lei non voleva essere un uomo.
Era fiera della donna che era, della principessa che era, della regina che sarebbe diventata.
Era adorata, corteggiata, desiderata da qualsiasi occhio la scorgesse a corte.
Era bellissima e anche la vegetazione non avrebbe lasciato passare inosservata la sua presenza.
Tra gli arbusti di quella foresta l’occhio della natura si sarebbe accorto del suo ignudo splendore.
Di tutto ciò era certa, ma la sua bellezza non l’avrebbe messa in salvo dall’oscurità notte.
Doveva trovare un riparo.
La foresta era astuta ma l’ombra di un cespuglio e l’ingombro di qualche tronco l’avrebbero celata abbastanza al livore della selva.
Si sdraiò sul terreno, infastidita da sassi e arbusti.
Un picchiettio distante, come d’orologio antico, destò i suoi sensi.
Lenta e inesorabile si rivelò la pioggia ottobrina.
L’acqua triste iniziò a percorrerla, studiandola con curiosità.
Fluiva svelta appena scorgeva una cavità sul suo corpo, così da lambirle l’ombelico e l’orizzonte tra le labbra. Lei non faceva caso all’impudica presenza della pioggia, si lasciava possedere da ogni goccia che la desiderasse. Un poco come le tante donne del suo regno, permetteva a chi voleva di scoprire il suo segreto, in cambio di quel qualcosa che a volte distraeva dalla miseria.
Le lacrime figlie del cielo mutarono in bocche, in parole, in sussurri; rozzi.
I baci, i morsi di un conquistatore avido la invasero.
La brama della natura era tale da sfocare il lume della sua anima.
Un acquazzone corposo abbracciò il suo corpo e la terra.
Ogni cavità si riempì di un liquore fangoso.
L’ebbrezza del vento la graffiò facendola tremare.
Le sue dita naufragarono nella melma passionale, uno spasmo incontrollato le percorse gli arti mentre una lacrima si rassegnava alla potenza orgiastica del temporale.
Le foglie strappate ai rami precipitavano. Dominate dai moti del tempo, oscurate dalle ombre del passato, spedite verso un futuro lontano, troppo lontano; felici nel terrore, volavano.
Fine, e la fronda alata si distese sul suo corpo.
Le venature verdastre dipinsero il sistema circolatorio nascosto dalla candida cute.
La piuma d’albero s’avvinghiava alla carne, sulla vetta del monte di venere, gridava.
La chioma profonda radicava nel suolo ansante.
Ciuffi neri, torbidi e ubriachi penetravano tra sassi e fango.
Lei stessa s’inalberava socchiudendo gli occhi nell’oblio dell’attesa.
Tutto si mesceva, raggiungeva l’universo, ormai non distingueva sofferenza e piacere.
Il limbo delle sensazione la navigava verso terre straniere, il sogno si ravvolgeva sulla sua pelle.
La miseria perse lo scettro e fuggì. Qualcosa di ancora fioco s’innalzò.
Lo spirito divino sospirò sul suo viso quieto.
L’arroganza passata, gli sguardi, la malizia in cui intingeva le movenze; tutto si redense.
Una passione più forte, una potenza arcana s’irradiava sul suo corpo.
Il peccato delle labbra carnose si disperse, esalato da un sospiro intenso.
Il sapore aspro della vita la baciava. La lingua accolse profanata l’essenza della terra. Non si ritrasse, ma avanzò senza timore alcuno verso l’infinito. Le parole dell’universo valicavano il significato.
Tutto si leggeva nell’emozione dell’estasi pura.
La pioggia di Dio, caduta, si spense.
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Lara Kelly
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Lara Kelly

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MessaggioTitolo: Re: ...   ... Icon_minitime2/11/2010, 16:48

complimenti holly,
l'avevo letta questa tua prosa poetica.
La trovo piena di suggestioni e colori, di suoni ed emozioni.
Qualcuno crede di amare ma amare è scendere nelle vertigini profonde della terra,
nella carnalità piena e goduta,
nella infinitezza del proprio percepirsi fisicamente.
bello questo orgasmo metaforico, passionale vivo furibondo come un temporale




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