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 Amandomi

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Daniela Micheli
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Daniela Micheli

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MessaggioTitolo: Amandomi   Amandomi Icon_minitime10/11/2010, 09:26

La nostra è un'epoca essenzialmente tragica, perciò ci rifiutiamo di viverla tragicamente: non è facile farsi scivolare di dosso la sensazione di tristezza che ci accompagna quotidianamente.
Ogni sera mi aspetta il mio gatto: si avvicina alla porta per darmi il benvenuto.
Fargli una carezza è il primo gesto.
Mi tolgo il cappotto, appendendolo alla gruccia dell’attaccapanni.
Appoggio la borsa sul tavolino, mentre scorro lo posta.
Poi mi dirigo in cucina: mi verso un calice di vino bianco gelato, per darmi il bentornata a casa.
Da quando mi sono separata qualche anno fa, il rituale è sempre questo, ogni sera.
Estate e inverno.
Ho tentato di ricostruirmi una vita, ma se devo farlo con qualcuno che non mi dà nulla che non sia solamente uno scambio di umori, preferisco restarmene da sola, anche se qualche sera la solitudine è pesante.
Sono quelle sere in cui preferisco farmi un bagno caldo, anziché la solita frettolosa doccia, prima di infilarmi dentro al pigiama.
Sono quelle sere in cui la malinconia è più pesante del solito; prendo dal guardaroba la mia biancheria intima più bella e costosa, assieme ad una camicia da notte che non ha fatto in tempo a tarlarsi per lui.
Porto con me il mio calice di vino gelato.
Davanti alla mia vasca da bagno c’è uno specchio a tutta parete.
Apro i rubinetti, verso il bagnoschiuma.
Mi piazzo di fronte allo specchio prima che si appanni, per gustarmi uno spettacolo che è solamente mio e per me.
Mi spoglio.
Prima le scarpe, le calze, poi la gonna.
Segue la maglia.
Resto a guardarmi nel mio body da tutti i giorni, senza pretesa alcuna, indossato solo per la sua funzionalità: non ha nulla di sexy come è, invece, il mucchietto di seta che ho appoggiato sul lavabo.
Dopo lo indosserò.
Faccio scendere uno spallino, sempre controllando i miei gesti.
Poi l’altro.
Lo abbasso del tutto, liberando il seno, sfilandomi l’indumento dal basso.
Sono nuda, ora.
Posso osservare il mio seno sodo, i capezzoli grandi e scuri, i fianchi che ricordano uno strumento musicale e, infine, il triangolo ricciuto che ho smesso di depilare quando lui se n’è andato.
Amo il mio corpo ed amo toccarlo, sentirmi la pelle sotto le mani e la reazione immediata che ha alle mie carezze.
Prendo il seno tra le mani, lo soppeso, con un dito inumidito traccio il contorno dei capezzoli, prima uno e poi l’altro.
Si inturgidiscono, immediatamente, un languore ben conosciuto, scioglie le gambe di mille infinitesimali piccoli brividi che già preannunciano tremori più grandi.
Entro nella vasca: l’acqua calda mi avvolge, si infila dappertutto con calore e il vapore profumato mi stordisce.
Sorseggio il mio vino.
La doccia è lì, invitante, con la sua forma fallica, zampillante acqua calda.
Appoggio una gamba sul bordo e avvicino la doccia in mezzo alle gambe: so bene dove dirigerlo, verso quale punto preciso indirizzarlo per trarre da quel gettito caldo il massimo del piacere che arriva, puntale, in pochissimo tempo a lasciarmi stordita, con la testa rovesciata sul bordo, e il corpo scosso da tremiti che solo il piacere intenso di un orgasmo lascia.
Resto lì, a smorzare tutto, mentre finisco di bere il mio vino che nel frattempo non è più freddo.
Fino a che l’acqua non dà più calore e i brividi diventano di gelo.
Mi asciugo e indosso la biancheria preparata prima: la seta, contro la pelle umida, dà una sensazione di leggerezza e di benessere.
Il reggiseno copre appena lo scuro dei capezzoli, che sbirciano dietro la trasparenza.
Così come il mio basso ventre, ammiccante dietro al pizzo dello slip.
Mi avvicino allo specchio, per scrutarmi più da vicino: ho gli occhi lucidi, come si hanno dopo il sesso.
Anche dopo quello che si fa da soli, per annegare in un brivido di piacere la tristezza di un’esistenza tragica, non voluta, ma che si è accettata.
Ho imparato a volermi bene, ad amarmi.
E sono diventata esperta nel farlo: nessuno riesce a farmi godere come me stessa, nessuno riesce ad amarmi come io mi amo.
Rifiutandomi di continuare a vivere nella tragicità del non amore, del non sesso che dell’amore è componente.
O, semplicemente, per continuare a vivere.

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MessaggioTitolo: Re: Amandomi   Amandomi Icon_minitime10/11/2010, 09:27

Ho scelto di ripostare questo brano qui, tra le pagine diario, appositamente, scartando la sezione eros pur essendo racconto nato per il round in rosso. Oggi merita un suo spazio qui.

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MessaggioTitolo: Re: Amandomi   Amandomi Icon_minitime10/11/2010, 09:52

Il tuo scritto mi ispira la seguente riflessione.
Io credo che la cosa più difficile in questa vita sia ricusare, senza lasciarcene coinvolgere, le brutture, gli inganni, le amarezze, le delusioni di ogni giorno. Per farlo, talora, si sceglie di calarsi, quasi interamente, nell’ambito reiterato di certe abitudini, magari un po’ noiose, monotone, ma attraverso le quali, non dico viviamo, ma almeno sopravviviamo, perché l’arduo, credo, sia proprio vivere, come vorremmo o si dovrebbe, per colpa soprattutto nostra, ma anche degli altri.


Ultima modifica di Paolo Secondini il 10/11/2010, 10:22, modificato 2 volte
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MessaggioTitolo: Re: Amandomi   Amandomi Icon_minitime10/11/2010, 09:54

La colpa è una gran brutta bestia che nessuno vuole. Ma c'è, esiste. E chi ammette di averne un pezzetto, è già sulla via della sopravvivenza.
Grazie, Paolo.

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MessaggioTitolo: Re: Amandomi   Amandomi Icon_minitime10/11/2010, 11:38

Ciao, Daniela

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MessaggioTitolo: Re: Amandomi   Amandomi Icon_minitime10/11/2010, 11:41

Amandomi 899765 Paolo!

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MessaggioTitolo: Re: Amandomi   Amandomi Icon_minitime

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